14 febbraio 1349: massacro di 2000 ebrei a Strasburgo
Il 14 febbraio 1349, nella città libera imperiale di Strasburgo, circa duemila ebrei furono uccisi con l’accusa di aver diffuso la Peste nera avvelenando i pozzi.
La peste stava devastando l’Europa dal 1347 e l’ignoranza sulle cause del morbo – oggi sappiamo trasmesso dalle pulci dei ratti – alimentò paura, superstizione e la ricerca di un capro espiatorio. A Strasburgo, paradossalmente, l’epidemia non aveva ancora raggiunto il culmine quando la violenza esplose.
Una crisi politica interna rovesciò il consiglio cittadino che aveva tentato di proteggere la comunità ebraica. I nuovi dirigenti, sotto pressione popolare e corporativa, decisero il massacro. Gli ebrei furono radunati nel cimitero e bruciati vivi su una struttura di legno; solo pochi, accettando il battesimo forzato, salvarono la vita.
Il massacro di Strasburgo non fu un episodio isolato. Tra il 1348 e il 1351, pogrom analoghi si verificarono in numerose città del Sacro Romano Impero. Nonostante le prese di posizione ufficiali che smentivano le accuse, la paura prevalse sulla ragione.
Quella del 14 febbraio 1349 resta una delle pagine più oscure dell’Europa medievale: un monito su come crisi sanitarie e disinformazione possano trasformarsi rapidamente in persecuzione e violenza collettiva.
L’articolo 14 febbraio 1349: massacro di 2000 ebrei a Strasburgo proviene da Difesa Online.
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