Crisi Venezuela – USA : Analisi operativa dello scenario caraibico
La concentrazione di assetti navali statunitensi nel bacino caraibico ha raggiunto livelli senza precedenti dalla Operazione Uphold Democracy (Haiti, 1994). Il dispiegamento del Carrier Strike Group 12, guidato dalla USS Gerald R. Ford (CVN-78), rappresenta una proiezione di potenza che trascende ampiamente le dichiarate finalità di contrasto al narcotraffico. L’escalation in corso configura un potenziale teatro di operazioni convenzionali contro un avversario dotato di capacità A2/AD (Anti-Access/Area Denial) di matrice russa.
Le forze statunitensi sul campo
Composizione del dispositivo navale

Il comando SOUTHCOM ha consolidato nella regione caraibica un gruppo di forze stimato in circa 15.000 effettivi, articolato come segue:
Carrier Strike Group 12 (CSG-12):
- USS Gerald R. Ford (CVN-78) – portaerei classe Ford con oltre 75 velivoli imbarcati
- Cacciatorpediniere classe Arleigh Burke: USS Winston S. Churchill, USS Bainbridge, USS Mahan
- Nave comando difesa aerea e missilistica integrata
- Circa 4.000 marinai a bordo della sola portaerei
Amphibious Ready Group (ARG):

- USS Iwo Jima (LHD-7) – nave d’assalto anfibio
- USS San Antonio (LPD-17) e USS Fort Lauderdale (LPD-28) – trasporti anfibi
- 22nd Marine Expeditionary Unit (MEU) – circa 4.500 Marines
Assetti aggiuntivi:
- USS Lake Erie (CG-70) – incrociatore classe Ticonderoga
- USS Gravely, USS Stockdale, USS Jason Dunham – cacciatorpediniere
- USS Minneapolis-Saint Paul (LCS-21) – Littoral Combat Ship
- USS Newport News (SSN-750) – sottomarino d’attacco classe Los Angeles
- Unità per operazioni speciali non identificate
Capacità di fuoco stimata: Il dispositivo dispone di oltre 700 celle VLS (Vertical Launch System) con un carico misto di missili da crociera Tomahawk per attacco terrestre, SM-2/SM-6 per difesa aerea e SM-3 per difesa antimissile balistica. Stima prudenziale: circa 180 Tomahawk disponibili per strike su obiettivi terrestri.
Assetti aerei dispiegati

- 10 F-35A Lightning II schierati a Puerto Rico
- Bombardieri strategici B-52H Stratofortress in pattugliamento dimostrativo
- Velivoli F/A-18E/F Super Hornet
- MQ-9 Reaper per ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance)
- Elicotteri MH-60R/S per guerra antisommergibile e operazioni speciali
Operation Southern Spear
Il 13 novembre 2025, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha formalizzato l’avvio della Operation Southern Spear, condotta dalla Joint Task Force Southern Spear sotto coordinamento SOUTHCOM. Dall’inizio della campagna (2 settembre 2025), le forze statunitensi hanno condotto oltre 21 strike contro presunte imbarcazioni per il traffico di stupefacenti, con un bilancio di oltre 83 morti.
La frequenza degli attacchi è aumentata sensibilmente da fine ottobre, con estensione dell’area operativa dal Mar dei Caraibi al Pacifico orientale. Gli strike vengono condotti mediante velivoli da combattimento con armamento aria-superficie, senza apparente tentativo di cattura o abbordaggio.
Capacità difensive Venezuelane – Assessment
Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB)
Consistenza organica: circa 123.000 effettivi regolari, cui si aggiunge la Milizia Bolivariana (cifre governative di 8 milioni di riservisti appaiono propagandistiche; stime realistiche indicano alcune centinaia di migliaia di elementi con addestramento limitato).
Mobilitazione in corso: Il Ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha ordinato il dispiegamento di circa 200.000 effettivi nell’ambito del “Plan Independencia 200”, con attivazione di:
- Forze terrestri, aeree, navali e fluviali
- Sistemi missilistici
- Batterie radar costiere
- Unità di difesa aerea
Componente aerea – Aviación Militar Bolivariana

Caccia operativi:
- 21 Su-30MK2 Flanker – piattaforma multiruolo di fabbricazione russa, capacità aria-aria e antinave (missili Kh-31A supersonici). Rappresentano l’asset più credibile.
- 3 F-16A/B Fighting Falcon – residuali, gravemente compromessi dalla mancanza di ricambi causa embargo USA
- Alcuni F-5E/F Tiger II – obsoleti, operatività dubbia
Valutazione: L’IISS stima che solo circa 30 dei 49 velivoli da combattimento censiti siano effettivamente operativi. La capacità di generare sortite sostenute è severamente limitata.
Difesa aerea integrata (IADS)
Il Venezuela dispone di un sistema di difesa aerea stratificato di origine russa:
Lungo raggio:
- S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant) – almeno 4 batterie confermate, schierate a protezione di Caracas, Puerto La Cruz, Isla Margarita e Guarico. Raggio d’ingaggio fino a 200 km.
Medio raggio:
- Buk-M2E (SA-17 Grizzly) – circa 11 sistemi
- S-125 Pechora (SA-3 Goa) – 44 unità (sistemi legacy ma ammodernati)
Corto raggio/MANPADS:
- Pantsir-S1 – recentemente consegnati (ottobre 2025) secondo fonti russe
- Igla-S (SA-24 Grinch) – in dotazione a unità di milizia
Valutazione critica: I sistemi S-300VM rappresentano una minaccia credibile per operazioni aeree convenzionali. Tuttavia, la loro efficacia dipende dalla qualità della manutenzione e dell’addestramento degli operatori. Fonti suggeriscono che tecnici russi siano presenti per garantire l’operatività dei sistemi più complessi. L’assenza degli S-300 nelle recenti esercitazioni pubbliche solleva interrogativi sul loro effettivo stato di prontezza.
Componente navale
La Marina Bolivariana (25.500 effettivi) dispone di capacità limitate:
- Fregate classe Lupo di origine italiana
- Pattugliatori costieri
- Nessuna capacità oceanica significativa
La minaccia antinave si basa principalmente sui Su-30MK2 con missili Kh-31A e su eventuali sistemi costieri Bastion (non confermati).
Supporto russo
Mosca ha intensificato l’assistenza militare a Caracas. Il deputato della Duma Alexei Zhuravlev ha confermato:
- Recente consegna di sistemi Pantsir-S1 e Buk-M2E via Il-76
- Disponibilità a fornire missili Kalibr e potenzialmente Oreshnik
- Presenza di consiglieri militari russi per manutenzione e addestramento
Un cargo Il-76 sanzionato dagli USA è atterrato a Caracas il 26 ottobre, presumibilmente con equipaggiamenti militari.
Guerra elettronica e dominio dello spettro
Interferenze GNSS documentate
I dati della costellazione CYGNSS della NASA evidenziano un incremento significativo delle interferenze GPS/GNSS nell’area caraibica a partire da settembre 2025, con picchi coincidenti con l’arrivo del CSG-12.

Effetti rilevati:
- Oltre il 10% del traffico aereo commerciale ha riportato degradazione dell’integrità di navigazione nei protocolli ADS-B
- Cancellazione massiva di voli commerciali internazionali (Iberia, Avianca, LATAM, TAP, GOL, Turkish Airlines)
- La FAA ha emesso NOTAM il 20 novembre citando “interferenze accresciute” e “situazione potenzialmente pericolosa”
Attribuzione: L’origine delle interferenze è duplice:
- Lato USA: I gruppi di attacco di portaerei impiegano routinariamente jamming GPS come “cupola protettiva” contro minacce drone/missile
- Lato Venezuela: Dopo il tentativo di attentato con drone contro Maduro (2018), Caracas ha sviluppato capacità EW con assistenza russa per proteggere installazioni critiche

Impatto operativo
La dichiarazione di Trump del 29 novembre (“lo spazio aereo venezuelano deve considerarsi chiuso nella sua totalità”) ha formalizzato una situazione de facto. Sei compagnie aeree internazionali hanno sospeso i voli indefinitamente. La FAA ha imposto preavviso di 72 ore per qualsiasi operazione aerea USA nell’area.
Designazione terroristica del Cartel de los Soles
Il 24 novembre 2025, il Dipartimento di Stato ha designato il Cartel de los Soles come Organizzazione Terroristica Straniera (FTO), identificando Maduro come suo leader. Questa mossa:
- Amplia le basi legali per azioni militari dirette
- Autorizza sanzioni estese e congelamento di asset
- Equipara de facto il governo venezuelano a un’organizzazione terroristica
Analisti contestano la natura del “cartello” come entità strutturata, definendolo piuttosto un termine giornalistico per descrivere la corruzione sistemica nelle forze armate venezuelane.
Contatto diretto Trump-Maduro
Il New York Times ha rivelato che Trump e Maduro hanno avuto un colloquio telefonico a fine novembre, con partecipazione del Segretario di Stato Marco Rubio. Secondo fonti di Infobae, Trump avrebbe posto un ultimatum: abbandono del potere da parte di Maduro e del suo inner circle (Cabello, Padrino López, fratelli Rodríguez) o escalation delle operazioni militari.
Caracas ha smentito qualsiasi ipotesi di incontro bilaterale, definendola “un’invenzione”.
Sospensione dei voli di rimpatrio
La dichiarazione di Trump sullo spazio aereo ha comportato la sospensione unilaterale dei voli di deportazione verso il Venezuela, attivi dal febbraio 2025 nell’ambito del programma “Vuelta a la Patria”. Il 93° volo era atterrato il 28 novembre con 136 migranti.
Assessment tattico – Opzioni militari USA
Scenario 1: Continuazione della campagna antinave
Mantenimento dello status quo con strike mirati su imbarcazioni sospette. Basso rischio escalatorio, impatto limitato sul regime.
Limiti: Non consegue obiettivi di regime change. Crescente critica internazionale per esecuzioni extragiudiziali.
Scenario 2: Strike limitati su infrastrutture
Attacchi mirati con Tomahawk/munizioni guidate su:
- Porti e piste utilizzate per narcotraffico
- Installazioni radar e C2
- Asset militari ad alto valore (caccia Su-30, batterie SAM)
Rischi: Attivazione della difesa aerea venezuelana. Potenziale perdita di velivoli. Reazione di Mosca.
Scenario 3: Campagna aerea estesa (SEAD/DEAD + strike)
Neutralizzazione sistematica dell’IADS venezuelano seguita da strike su obiettivi strategici.
Prerequisiti: Soppressione S-300VM, neutralizzazione Su-30MK2, distruzione C2 nodes.
Valutazione CSIS: Le forze in teatro sono sufficienti per una campagna aerea ma insufficienti per un’invasione terrestre.
Scenario 4: Operazioni covert/decapitazione
Impiego di forze speciali e assets CIA per destabilizzazione interna o azioni mirate contro leadership.
Trump ha confermato l’autorizzazione di operazioni CIA in Venezuela (ottobre 2025).
VALUTAZIONE COMPARATIVA DELLE FORZE
| Parametro | USA (CSG-12 + ARG) | Venezuela (FANB) |
| Effettivi in teatro | ~15.000 | ~200.000 (mobilitati) |
| Superiorità aerea | Schiacciante | Limitata capacità di contrasto |
| Difesa aerea | N/A (offensiva) | Credibile (S-300VM, Buk-M2E) |
| Proiezione di potenza | Globale | Locale/regionale |
| Supporto logistico | Completo | Critico (embargo, crisi economica) |
| Alleati esterni | NATO (limitato), Colombia | Russia, Cuba, Iran, Cina |
Global Firepower 2025: Venezuela si colloca al 50° posto mondiale e 7° in America Latina.
Fattori di rischio e variabili
Escalation orizzontale
Coinvolgimento di attori esterni:
- Russia: Possibile invio di ulteriori sistemi d’arma. Mosca ha dichiarato “nessun ostacolo” alla fornitura di Kalibr o Oreshnik.
- Cuba/Nicaragua: Dipendenti dal petrolio venezuelano sussidiato. Destabilizzazione a cascata.
- Cina: Interessi economici significativi, postura diplomatica prudente.
Impatto umanitario
- Migliaia di passeggeri bloccati per cancellazione voli
- Rotte alternative via Colombia (Bogotá-Cúcuta-San Antonio del Táchira) sovraccariche
- Potenziale crisi di rifugiati in caso di conflitto aperto
7.3 Coesione interna delle FANB
L’unità delle forze armate venezuelane attorno a Maduro è un fattore critico. Padrino López afferma che “oltre il 90% della popolazione respinge qualsiasi aggressione”, ma defezioni di alto livello potrebbero accelerare il collasso del regime senza necessità di intervento diretto.
Il dispositivo militare statunitense nel Caribi configura una postura di coercizione compellente che trascende ampiamente le finalità antidroga dichiarate. La presenza della USS Gerald R. Ford – asset strategico con costi opportunità significativi per altri teatri (Indo-Pacifico, Mediterraneo) – indica una determinazione politica al massimo livello.
Le opzioni sul tavolo spaziano dalla pressione prolungata a strike chirurgici fino a una campagna aerea su larga scala. Un’invasione terrestre appare esclusa con le forze attualmente schierate.
Il fattore tempo gioca contro il mantenimento del dispositivo: la Ford non può rimanere indefinitamente in teatro senza compromettere la postura globale della US Navy. Come osservato dal CSIS: “Gli Stati Uniti sono come un arciere con la freccia incoccata. La posizione è insostenibile: o si scocca o si abbassa l’arco.”
Il prossimo punto di svolta potrebbe essere determinato da:
- Defezioni significative nelle FANB
- Ulteriore escalation degli strike (obiettivi terrestri)
- Incidente che coinvolga forze regolari venezuelane
- Negoziato segreto che garantisca exit strategy a Maduro
La crisi Venezuela-USA 2025 rappresenta il più significativo confronto militare nell’emisfero occidentale dalla fine della Guerra Fredda, con implicazioni che trascendono il teatro regionale e investono l’architettura di sicurezza globale.
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Le relazioni tra Washington e Caracas attraversano la fase più critica dalla crisi petrolifera degli anni duemila. Il Venezuela di Nicolás Maduro, erede del progetto bolivariano di Hugo Chávez, rappresenta da oltre due decenni una spina nel fianco della politica estera statunitense nell’emisfero occidentale: un governo dichiaratamente anti-imperialista, seduto sulle maggiori riserve petrolifere certificate del pianeta, che ha costruito un asse strategico con Mosca, Pechino e L’Avana nel “cortile di casa” americano.
L’amministrazione Trump ha ereditato e radicalizzato la linea di massima pressione inaugurata nel 2019, quando Washington riconobbe Juan Guaidó come presidente legittimo e impose sanzioni devastanti sull’industria petrolifera venezuelana. Il fallimento della strategia di regime change “morbido” ha lasciato sul tavolo l’opzione militare, a lungo considerata impraticabile politicamente.
Tre fattori hanno modificato il calcolo strategico nel 2025: la designazione dei cartelli messicani e del Tren de Aragua come organizzazioni terroristiche straniere, che fornisce copertura legale per l’uso della forza; la narrativa del “narco-stato” venezuelano come minaccia diretta alla sicurezza nazionale USA; e la volontà dell’amministrazione Trump di proiettare risolutezza dopo il disimpegno afghano e le esitazioni ucraine.
Il risultato è il più imponente dispiegamento militare statunitense nei Caraibi dalla Operazione Uphold Democracy (Haiti, 1994) – una concentrazione di potenza di fuoco che trascende qualsiasi logica di contrasto al narcotraffico e configura la preparazione di un teatro operativo convenzionale contro un avversario dotato di capacità di difesa aerea di matrice russa.
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