Operazione “Absolute Resolve” e il fantasma della storia: se Roosevelt avesse rapito Mussolini?
Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, le forze speciali statunitensi hanno condotto quella che l’amministrazione Trump ha battezzato “Operazione Absolute Resolve”: un raid militare su larga scala che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, prelevati dalla loro residenza di Caracas e trasferiti negli Stati Uniti per essere processati con accuse di narcoterrorismo.
L’operazione, preceduta da settimane di escalation militare nel Mar dei Caraibi con l’affondamento di oltre trenta imbarcazioni sospettate di traffico di stupefacenti e circa 115 morti, rappresenta un punto di rottura nella storia delle relazioni internazionali del XXI secolo. Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, una superpotenza ha militarmente rimosso e catturato il capo di Stato di una nazione sovrana, trasferendolo sul proprio territorio per sottoporlo a giudizio.
Il presidente Trump, nella conferenza stampa da Mar-a-Lago, ha rivendicato l’azione come una delle più grandi dimostrazioni di forza americana, paragonandola all’eliminazione di Soleimani e Al-Baghdadi. Ha inoltre annunciato che gli Stati Uniti avrebbero “amministrato” il Venezuela fino a una transizione politica, citando esplicitamente la Dottrina Monroe, o, come l’ha ribattezzata con tipico understatement trumpiano, la “Dottrina Donroe”.
Il nodo giuridico: quando il diritto internazionale diventa carta straccia
Dal punto di vista del diritto internazionale, l’operazione rappresenta quella che la professoressa Marina Castellaneta dell’Università di Bari ha definito “una flagrante violazione”. L’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite proibisce esplicitamente la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di qualsiasi Stato.
L’uso della forza militare è consentito solo in tre circostanze: con l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con il consenso del governo dello Stato interessato, o in caso di legittima difesa contro un attacco armato. Nessuna di queste condizioni era presente nel caso venezuelano.
L’amministrazione Trump ha costruito una complessa architettura giuridica per legittimare l’operazione. Il fulcro è il mancato riconoscimento di Maduro come presidente legittimo del Venezuela, sulla base delle elezioni del luglio 2024, giudicate fraudolente dagli Stati Uniti e da parte della comunità internazionale. Questa posizione, sviluppata dal Segretario di Stato Marco Rubio, consente di aggirare il principio dell’immunità personale dei capi di Stato: se Maduro non è presidente, non gode di alcuna protezione.
Alla Corte distrettuale del Southern District di New York, Maduro non si presenterà quindi come capo di Stato della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ma come Nicolás Maduro Moros, privato cittadino accusato di guidare il “Cartello dei Soli”. È una mossa che trasforma una questione di diritto internazionale in un procedimento penale interno statunitense.
Le reazioni internazionali sono state immediate e polarizzate. Russia e Cina hanno condannato duramente l’azione, definendola rispettivamente “cinica e ingiustificabile” e “pratica di prepotenza e coercizione”. L’Unione Europea ha mantenuto una posizione ambigua, ribadendo il mancato riconoscimento di Maduro ma invocando il rispetto della Carta ONU. Amnesty International ha parlato di “grave violazione del diritto internazionale”. Jeffrey Sachs, intervenendo al Consiglio di Sicurezza, ha ricordato che dal 1947 gli Stati Uniti hanno tentato circa settanta cambi di regime ricorrendo alla forza, alle operazioni segrete e alla manipolazione politica.
L’economia della storia: cosa sarebbe successo se…
L’operazione venezuelana invita inevitabilmente a un esercizio di storia controfattuale. Se gli Stati Uniti nel 2026 hanno potuto rapire militarmente il presidente di una nazione sovrana invocando la lotta al narcotraffico, cosa sarebbe accaduto se Franklin Delano Roosevelt avesse fatto la stessa cosa con Benito Mussolini?
L’ipotesi non è del tutto peregrina. Roosevelt nutriva un profondo disprezzo per il dittatore italiano, sentimento peraltro ricambiato, come testimoniano le sprezzanti annotazioni di Galeazzo Ciano sulla disabilità del presidente americano. E l’OSS (Office of Strategic Services), precursore della CIA, aveva certamente le capacità operative per pianificare un’azione del genere.
Immaginiamo quindi uno scenario alternativo: il 3 gennaio 1938, pochi giorni prima del discorso con cui Mussolini avrebbe celebrato il tredicesimo anniversario della sua svolta dittatoriale. Un commando di Marines penetra a Villa Torlonia, neutralizza i Moschettieri del Duce e trasferisce il dittatore su un naviglio veloce diretto negli Stati Uniti.
Le conseguenze sarebbero state sconvolgenti. L’apparato fascista, privato del suo capo carismatico, si sarebbe probabilmente dissolto nel giro di ore. Il Re Vittorio Emanuele III, costretto a prendere l’iniziativa, avrebbe potuto affidare il governo a una figura come Italo Balbo, notoriamente filoamericano, antitedesco e popolare negli Stati Uniti, alla guida di una coalizione monarchica e liberale.
L’Italia del 1938, senza Mussolini, non avrebbe firmato il Patto d’Acciaio con Hitler. La Guerra Civile Spagnola, privata del sostegno militare italiano, si sarebbe probabilmente conclusa con un compromesso tra franchisti e repubblicani. Hitler, senza il suo alleato mediterraneo e preoccupato dall’interventismo americano, avrebbe dovuto rimandare, o forse abbandonare, i suoi piani di aggressione in Europa.
La Seconda Guerra Mondiale, nella nostra ipotesi controfattuale, sarebbe iniziata con anni di ritardo, forse nel 1942, e con una configurazione geopolitica radicalmente diversa. L’Italia avrebbe potuto trovarsi tra le potenze vincitrici anziché tra quelle sconfitte, mantenendo parte del suo impero coloniale. L’Olocausto, con i suoi sei milioni di vittime ebraiche, avrebbe avuto una portata diversa, forse ridotta, forse semplicemente spostata nel tempo.
Ma questo scenario idilliaco nasconde una verità scomoda: Roosevelt non rapì Mussolini. Non lo fece nonostante avesse i mezzi e forse le motivazioni. E la ragione sta nel fondamento stesso dell’ordine internazionale che sarebbe emerso dopo il 1945.
Gli Stati Uniti di Roosevelt, consapevoli di voler costruire un nuovo ordine mondiale basato sulle Nazioni Unite, sulla Carta Atlantica, sul principio dell’autodeterminazione dei popoli, non potevano permettersi di fondare questo ordine sulla legge del più forte. La stessa America che avrebbe contribuito a scrivere la Carta dell’ONU non poteva violare ante litteram quei principi che sarebbero diventati il fondamento della convivenza internazionale.
L’ironia della situazione attuale è che gli Stati Uniti, custodi nominali di quell’ordine internazionale costruito dopo il 1945, stanno oggi smantellando proprio le regole che hanno contribuito a creare. Trump può invocare la Dottrina Monroe del 1823 e il Corollario Roosevelt del 1904, ma quei principi erano stati consapevolmente superati, o almeno addomesticati, proprio dal Franklin Delano Roosevelt architetto delle Nazioni Unite.
La professoressa Castellaneta ha colto il punto essenziale: “Oggi le due superpotenze [USA e Russia] sono alleate nella distruzione del diritto internazionale”. L’aggressione russa all’Ucraina e l’operazione americana in Venezuela, per quanto diverse nelle motivazioni, condividono lo stesso disprezzo per i principi della Carta ONU.
Lezioni dalla storia mai accaduta
Il nostro esercizio controfattuale su Roosevelt e Mussolini ci insegna qualcosa di importante: le azioni unilaterali, per quanto possano sembrare efficaci nel breve termine, hanno conseguenze imprevedibili nel lungo periodo. Un mondo in cui Roosevelt avesse rapito Mussolini nel 1938 sarebbe stato un mondo senza quelle regole internazionali che, per quanto imperfette, hanno garantito settant’anni senza conflitti mondiali.
La domanda che oggi si pone non riguarda la legittimità morale della rimozione di Maduro, dittatore accusato di gravi violazioni dei diritti umani, ma la legittimità del metodo utilizzato. Come ha osservato la delegata cilena Paula Narváez Ojeda al Consiglio di Sicurezza, “le gravi violazioni dei diritti umani non hanno una soluzione militare”.
Il Cile, che ha ritrovato la democrazia dopo Pinochet grazie alla pressione internazionale e alla mobilitazione civile, non a un raid di Marines sulla Moneda, parla con cognizione di causa.
Maduro è ora detenuto nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, lo stesso carcere che ha ospitato Jeffrey Epstein. Si è dichiarato “prigioniero di guerra” e “uomo onesto”. Il suo avvocato, Barry Pollack, lo stesso che ha ottenuto la liberazione di Julian Assange, si prepara a una battaglia legale che potrebbe durare anni.
Ma il danno più profondo non è al sistema giudiziario americano, è all’architettura del diritto internazionale. Come ha avvertito l’ambasciatore pakistano Munir Akram alle Nazioni Unite, “l’escalation crea precedenti pericolosi e rischia di produrre instabilità incontrollabile per anni”.
Roosevelt, nel 1938, scelse di non rapire Mussolini. Scelse di rispettare, anche con un dittatore, quei principi che avrebbero fondato l’ordine internazionale del dopoguerra. Era un’altra America, un’altra concezione del ruolo degli Stati Uniti nel mondo.
Oggi, mentre Trump annuncia che Washington “amministrerà” il Venezuela come una sorta di protettorato coloniale, menzionando la parola “petrolio” trenta volte nella sua conferenza stampa e mai la parola “democrazia”, la domanda che ci dobbiamo porre non è se Maduro meritasse di essere rimosso. La domanda è: quale mondo vogliamo costruire? Uno basato sul diritto, o uno basato sulla forza?
La storia non risponde a queste domande. Ma ci offre, attraverso i suoi “se”, una bussola per orientarci nel presente.
L’articolo Operazione “Absolute Resolve” e il fantasma della storia: se Roosevelt avesse rapito Mussolini? proviene da Difesa Online.
Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, le forze speciali statunitensi hanno condotto quella che l’amministrazione Trump…
L’articolo Operazione “Absolute Resolve” e il fantasma della storia: se Roosevelt avesse rapito Mussolini? proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
