La sicurezza negli eventi: non si improvvisa, si progetta
In un contesto in cui la sicurezza è tornata al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale, sentiamo l’esigenza di riportare il dibattito su un punto fondamentale: la sicurezza non può essere ridotta a un adempimento formale, né può essere affrontata con logiche improvvisate.
Come operatori del settore e come realtà che ogni giorno lavora sul campo, riteniamo necessario fare chiarezza sul valore della progettazione operativa, del corretto dimensionamento dei dispositivi e del ruolo professionale della sicurezza sussidiaria all’interno degli eventi e delle manifestazioni aperte al pubblico.
È in questa prospettiva che si inserisce l’impegno di AISS – Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria, libera associazione di imprese e professionisti che operano nei settori delle investigazioni e della sicurezza sussidiaria personale e aziendale, con l’obiettivo di tutelare la qualità del comparto, contrastare le distorsioni del mercato e promuovere un modello di sicurezza fondato su competenze reali, organizzazione e responsabilità.
Questa riflessione nasce quindi non solo dall’esperienza pratica, ma dalla necessità — oggi più che mai — di sostenere un approccio serio: sicurezza significa prevenzione, presidio, coordinamento e capacità di risposta, non solo attestati e numeri.
Sicurezza negli eventi: non si improvvisa, si progetta
Dagli attestati alla congruità operativa: perché non esiste l’operatore-supereroe, e la sicurezza va dimensionata sulla struttura e verificata in Commissione di Vigilanza
Negli ultimi anni il tema della sicurezza negli eventi — concerti, manifestazioni pubbliche, eventi indoor e outdoor, appuntamenti istituzionali — è diventato centrale. Cresce l’attenzione, aumentano i controlli, si moltiplicano le richieste di piani, attestazioni, procedure e documenti.
Ed è giusto che sia così: la sicurezza è un interesse collettivo, non un dettaglio.
Ma proprio mentre aumenta la sensibilità generale, si sta diffondendo un equivoco pericoloso: pensare che la sicurezza sia un insieme di attestati e numeri, invece che un sistema operativo reale.
Il risultato è una richiesta sempre più frequente rivolta a chi fornisce i servizi:
“Mi serve un operatore che faccia sicurezza, antincendio e primo soccorso.
Deve avere tutti e tre gli attestati.”
Questa richiesta nasce dall’esigenza di “essere coperti” e di presentare una struttura formalmente completa. Ma sul piano operativo crea un problema evidente: non esiste l’operatore-supereroe.
La sicurezza non è una singola persona “tuttofare”: è un impianto organizzativo che deve funzionare sul campo.
La sicurezza di un evento non è la somma dei requisiti formali
Chi gestisce un evento, spesso con budget rigidi e responsabilità importanti, tende a ragionare così:
ho gli attestati
rispetto i numeri minimi
consegno la documentazione
quindi sono conforme
È un’impostazione comprensibile.
Ma è proprio qui che serve un cambio di mentalità, immediato e chiaro:
la sicurezza di un evento non è la somma dei requisiti formali, ma il risultato dell’interazione tra persone, ruoli, spazi e scenari che evolvono nel tempo.
Un attestato certifica competenze.
Ma un attestato non presidia un varco, non gestisce un flusso e non interviene in due emergenze contemporaneamente.
In altre parole: conformità formale e tenuta operativa non sono la stessa cosa.
1) Tre attestati non fanno una squadra
La formazione è fondamentale e va difesa, non ridotta.
Ma è necessario chiarire un principio semplice:
un attestato certifica competenze, non moltiplica la capacità operativa di una persona.
In un evento reale esistono funzioni diverse e contemporanee, come:
• gestione e presidio dei flussi (ingressi, uscite, aree sensibili)
• assistenza all’esodo in caso di emergenza
• attivazione di procedure antincendio
• gestione del primo soccorso e collegamento con i sanitari
• coordinamento e comunicazioni interne
Il problema nasce quando si pretende che la stessa persona faccia tutto nello stesso momento.
In condizioni normali può sembrare “gestibile”.
Ma la sicurezza non viene progettata sullo scenario ideale: viene progettata sulla possibilità che più criticità accadano insieme.
Ed è qui che l’idea del “super-operatore” diventa una scorciatoia che può generare confusione operativa, ritardi di intervento e perdita di presidio nei punti critici.
2) Il “worst case” non è teoria: è il motivo per cui esistono i piani di emergenza
In un evento reale può succedere, nello stesso momento:
• un malore in area pubblico
• una pressione su un varco di uscita
• un innesco o un principio di incendio in area tecnica
In quei momenti non serve “qualcuno con tre attestati”. Serve:
presidio fisso dove conta
ruoli separati e coordinabili
possibilità di attivare protocolli diversi in parallelo
un coordinamento che tenga insieme tutto
Questo è ciò che distingue un evento autorizzato da un evento realmente sicuro.
3) La cornice normativa: autorizzazioni e Commissione di Vigilanza
Quando si parla di eventi di pubblico spettacolo, il perno autorizzativo è chiarissimo:
R.D. 18 giugno 1931, n. 773 (TULPS)
Art. 80 – disciplina il rilascio dell’autorizzazione per i locali di pubblico spettacolo, prevedendo il parere della Commissione comunale o provinciale di vigilanza.
Questa cornice è fondamentale: la Commissione esiste per garantire tutela e sicurezza.
Il punto, però, è che oggi la sicurezza non può essere valutata solo con un approccio “documentale”.
Deve essere valutata anche come congruità operativa: un piano può essere completo sulla carta, ma non funzionare nella pratica se i ruoli sono sovrapposti o se mancano presidi nei punti cruciali.
4) Direttiva 18 luglio 2018: approccio flessibile e vulnerabilità
Un passaggio decisivo nel sistema safety italiano arriva con:
Ministero dell’Interno – Direttiva 18 luglio 2018 (Piantedosi)
“Modelli organizzativi e procedurali per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche”.
Questa Direttiva nasce anche per superare rigidità applicative e introduce un principio essenziale:
- approccio flessibile
- misure calibrate sulle vulnerabilità reali dell’evento
- valutazione su luogo, pubblico, tipologia e criticità
Ed è un punto chiave: significa che la sicurezza non può essere la mera applicazione automatica di un rapporto numerico, ma deve essere progettata e adattata al contesto.
5) La regola “1 operatore ogni 250 persone”: origine e interpretazione corretta
Uno dei numeri più citati nel settore è il famoso “1 ogni 250”.
Per essere seri, bisogna dire chiaramente da dove nasce e cosa significa davvero.
5.1 Origine storica: gli stadi e gli steward
Il rapporto 1/250 viene storicamente associato al sistema degli steward negli impianti sportivi:
Decreto del Ministero dell’Interno 8 agosto 2007
(Organizzazione e servizio degli steward negli impianti sportivi)
dove viene previsto un dimensionamento che può arrivare a rapporti come 1 steward ogni 150 spettatori effettivi oppure 1 ogni 250, a seconda di criteri organizzativi e capienza.
Quindi sì: il “250” nasce dentro un mondo — quello degli stadi — dove esiste un’organizzazione standardizzata, con ruoli, presidi e una regia tecnica.
5.2 Ripresa nel mondo eventi: Linee guida safety 2018
Nell’ambito della Direttiva 18 luglio 2018, le linee guida allegate indicano che:
“Il numero complessivo di operatori di sicurezza (…) non dovrà essere inferiore ad una unità ogni 250 persone presenti.”
Questo dato è importante, ma va letto per ciò che è:
un parametro minimo, non un automatismo.
6) Il punto centrale: la sicurezza si dimensiona sulla struttura, non solo sulle persone
Ed eccoci al punto che oggi va chiarito al mercato, ai clienti e — in modo costruttivo — anche nelle sedi di verifica.
Caso reale: “250 persone” ma “4 varchi da presidiare”
Immaginiamo una location che può ospitare al massimo 250 persone, ma che presenta quattro aree/varchi distinti da presidiare (ingressi, uscite, corridoi critici, porte di emergenza o punti di passaggio obbligato).
Cosa direbbe chi ragiona solo per numeri?
“Sono 250 persone, quindi basta 1 operatore.”
È una risposta che sembra “facile”.
Ma la domanda vera, quella operativa, è un’altra:
e gli altri tre varchi chi li controlla?
Perché la realtà è questa:
• i varchi non sono un dettaglio
• i varchi sono i punti dove nasce la criticità
• i varchi sono i punti dove si blocca o si salva un deflusso
• i varchi sono i punti dove serve presenza, controllo e gestione
Quindi, in un caso così, è evidente che:
se i varchi da presidiare sono 4, i presidi devono essere 4
non può essere 1 solo operatore “perché la capienza è 250”
Questo esempio spiega ciò che spesso manca nel confronto tra teoria e realtà:
la sicurezza non è una media: è una geometria.
7) Antincendio e primo soccorso: gli attestati sono necessari, ma la funzione deve essere attivabile
È corretto che in sede di verifica si chiedano persone formate.
Ma la sicurezza non può fermarsi alla prova documentale.
7.1 Antincendio
Un addetto formato deve:
• riconoscere un rischio
• attivare procedure
• supportare evacuazione e gestione emergenza
• intervenire solo dove possibile e in sicurezza
Ma attenzione: l’intervento antincendio non è “automatico” solo perché l’attestato esiste, se non c’è un assetto coerente (presidi, posizionamento, procedure, coordinamento, dotazioni).
E per le manifestazioni con alta affluenza esistono riferimenti specifici:
• D.Lgs. 8 marzo 2006, n. 139 (ordinamento e funzioni dei Vigili del Fuoco)
• D.M. 22 febbraio 1996, n. 261 (servizi di vigilanza antincendio VVF)
che richiamano la necessità, in determinati scenari, di un presidio strutturato di vigilanza antincendio VVF.
Questo rafforza un concetto fondamentale:
in certi contesti l’antincendio non è “un attestato”: è un presidio dedicato.
7.2 Primo soccorso
Stesso principio: il primo soccorso è un ruolo delicatissimo e deve essere garantito in modo concreto.
La domanda non è “chi lo ha sulla carta”, ma:
• dove si trova quella persona?
• è libera in quel momento?
• può intervenire senza lasciare scoperto un varco?
• esiste un coordinamento con i sanitari?
8) Commissione di Vigilanza: serve un Referente unico
Le Commissioni di Vigilanza sono un pilastro del sistema.
Ma la sicurezza moderna non può essere letta solo come lista di requisiti e attestati.
È qui che diventa fondamentale dare peso alla competenza tecnica sulla sicurezza operativa, perché la sicurezza non è un modulo: è una costruzione.
Per tali ragioni si auspica l’individuazione di un profilo professionale atto ad assolvere il ruolo di Referente unico per:
- la gestione del dispositivo di sicurezza
- il coordinamento dell’emergenza
Così come è presente il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione in accordo al D.Lgs. 81/08 e s.m.i. e la figura del Security Manager in ambito aziendale, per tutti gli eventi sarà necessario individuare un Referente unico per la gestione e il coordinamento dell’emergenza, che dovrà:
- essere l’interfaccia tecnica unica durante la Commissione di Vigilanza di Pubblico Spettacolo
- presentare il dispositivo di sicurezza, ovvero la progettazione messa in atto per la sicurezza dell’evento, agli Organi di Vigilanza e alle Forze dell’Ordine coinvolte
Non per aumentare la burocrazia, ma per rendere le prescrizioni più aderenti alla realtà e aumentare l’efficacia del dispositivo complessivo.
Il punto è semplice: con l’approccio attuale spesso va tutto bene finché non succede nulla.
E così si mantiene in piedi l’assunto di avere eventi formalmente corretti, ma operativamente fragili.
La sicurezza non è un costo, è un interesse comune
La sicurezza non è una formalità e non è una spesa fine a sé stessa.
È una garanzia collettiva che tutela:
- il pubblico
- i lavoratori
- gli organizzatori
- le istituzioni
- l’evento stesso
Ma per funzionare deve essere progettata come un sistema:
ruoli distinti
presidi reali
posizionamenti corretti
coordinamento
procedure attivabili davvero
Perché la sicurezza non si improvvisa.
Si progetta.
E non serve un supereroe.
Serve un modello che funzioni.
Riferimenti normativi
R.D. 18 giugno 1931, n. 773 (TULPS) – Art. 80
Decreto del Ministero dell’Interno 8 agosto 2007 – steward negli impianti sportivi
Ministero dell’Interno – Direttiva 18 luglio 2018 (Piantedosi)
Linee guida Luglio 2018 (allegate) – criterio minimo “1 operatore ogni 250 persone presenti”
D.M. 19 agosto 1996 – regola tecnica prevenzione incendi per locali di pubblico spettacolo
D.M. 18 marzo 1996 – norme di sicurezza per impianti sportivi
D.Lgs. 8 marzo 2006, n. 139 – ordinamento VVF
D.M. 22 febbraio 1996, n. 261 – servizi di vigilanza antincendio VVF
Richiesta di confronto con il Governo
La sicurezza negli eventi è un interesse comune: tutela il pubblico, i lavoratori, gli organizzatori, le istituzioni e l’intero sistema Paese.
Per fare in modo che questo sistema sia realmente efficace, è indispensabile riconoscere che la sicurezza non si improvvisa: si progetta, e la progettazione deve poggiare su regole applicabili, ruoli chiari e responsabilità definite.
Per questo motivo, come comparto e come associazione di categoria, riteniamo maturo e necessario avviare un confronto strutturato con il Governo e con le Istituzioni competenti, affinché il settore della sicurezza sussidiaria possa contribuire in modo concreto alla costruzione di modelli più solidi, coerenti e realmente efficaci.
AISS si rende disponibile sin da subito a un tavolo tecnico, con spirito collaborativo e propositivo, per mettere a disposizione esperienza operativa, competenze e conoscenza delle criticità reali che emergono sul campo: dall’abusivismo alla carenza di standard uniformi, fino alla necessità di dimensionamenti più aderenti alle vulnerabilità effettive dei luoghi e degli eventi.
Non per aumentare la burocrazia, ma per aumentare la sicurezza reale.
Perché rendere più sicura l’Italia significa anche dare alle realtà serie, responsabili e qualificate del settore la possibilità di contribuire, con metodo e responsabilità, alla tutela collettiva della nostra Nazione.
Fabio Marsili
Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria – Responsabile nazionale grandi eventi
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