Le Olimpiadi con il badile. Il supporto dell’Esercito Italiano ai Giochi di Cortina 1956
I VII Giochi Olimpici Invernali, noti come Cortina 1956, si svolsero a Cortina d’Ampezzo dal 26 gennaio al 5 febbraio 1956 e rappresentarono un passaggio fondamentale nella storia sportiva e istituzionale italiana. Per la prima volta una città italiana ospitava una manifestazione olimpica, offrendo al Paese l’opportunità di riaffermare la propria credibilità internazionale nel delicato contesto del secondo dopoguerra.
L’ambizione di ospitare i Giochi era da tempo coltivata dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI). Già dalla fine degli anni Trenta, grazie all’azione diplomatica di Alberto Bonacossa, membro italiano del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), la candidatura di Cortina d’Ampezzo era entrata stabilmente nel dibattito olimpico internazionale. L’assegnazione dei Giochi Invernali del 1944, poi annullati a causa del conflitto, e la candidatura non andata a buon fine per il 1952 costituirono tappe fondamentali di un percorso strategico di lungo periodo.
Il successo ottenuto con l’assegnazione dei Giochi del 1956 fu il risultato di questa perseveranza. Per il CONI, Cortina rappresentava anche una tappa decisiva verso obiettivi ancora più ambiziosi (Roma 1960), sostenuti da un ampio consenso politico e istituzionale.
Accordo CONI–Difesa
Il comitato organizzatore individuò fin da subito nelle Forze Armate il partner istituzionale imprescindibile per la riuscita dei Giochi. Nessun altro soggetto, pubblico o privato, avrebbe potuto garantire in tempi rapidi uomini, mezzi, materiali e capacità logistiche adeguate alla complessità dell’evento.
La collaborazione si fondava sulla convenzione stipulata il 27 febbraio 1954 tra il CONI e il Ministero della Difesa, che sancì un rapporto strutturato e continuativo. L’accordo prevedeva un impegno reciproco nello sviluppo dell’attività sportiva militare e nell’organizzazione di manifestazioni internazionali capaci di valorizzare il prestigio del Paese. I Giochi di Cortina 1956 furono la prima grande applicazione concreta di tale intesa.
L’Esercito nella preparazione dei Giochi Invernali di Cortina 1956
Il Ministero della Difesa istituì a Cortina un Comando Militare autonomo, affidato al tenente colonnello Giuseppe Fabre (foto) e al maggiore Michelangelo Bassignano. La brigata alpina “Cadore” fu incaricata di garantire il coordinamento delle attività militari connesse ai Giochi.

L’Esercito intervenne sin dalle fasi preliminari con un contributo tecnico e operativo determinante: pianificazione dell’organizzazione, preparazione dell’ambiente, realizzazione delle infrastrutture sportive e logistiche, allestimento dei campi di gara e supporto alle prove generali del 1955. L’intera attività fu condotta applicando criteri tipici della pianificazione militare, assicurando un elevato livello di efficienza e coordinamento.
Particolare rilievo ebbe l’azione dei reparti del genio alpino e delle trasmissioni, impegnati nella costruzione di strade, tribune, villaggi, piste e sistemi di comunicazione, elementi senza i quali la macchina olimpica non avrebbe potuto funzionare.
Infatti, l’Esercito mise a disposizione del comitato organizzatore, dall’estate 1954, una compagnia del genio Pionieri alpini, che lavorò nei periodi meteorologicamente più propizi, tra il 12 agosto e 30 novembre 1954 e tra il 1° maggio e 30 novembre 1955.
Lavorando a pieno ritmo nei due periodi estivo-autunnali e in forma più ridotta negli intervalli invernali, la compagnia genio portò a compimento importanti arterie viarie della zona: come la costruzione della strada di accesso al Piano della Bigontina.
Il Comando Militare predispose un piano di ampliamento progressivo che, attraverso le prove generali dell’inverno 1955 – Campionati italiani, Criterium militare e gare internazionali di test – consentì di sperimentare l’organizzazione dei Giochi, realizzare infrastrutture, villaggi e impianti, e collaudare uomini, mezzi e reti di comunicazione in vista dei VII Giochi Olimpici Invernali del 1956.
Cortina 1956
Con l’avvicinarsi dell’inizio dei Giochi, il dispositivo militare entrò nella fase finale. Tra l’autunno del 1955 e il gennaio 1956, reparti specializzati affluirono progressivamente a Cortina, fino a raggiungere un organico complessivo di oltre 800 uomini tra ufficiali, sottufficiali e truppa.
Uno degli aspetti più critici fu rappresentato dalla scarsità di neve, che rischiava di compromettere lo svolgimento delle competizioni, in particolare delle discipline nordiche. Fu in questa circostanza che emerse in modo emblematico il contributo dell’Esercito, chiamato a supplire con mezzi e ingegno all’assenza di tecnologie moderne come i cannoni sparaneve.
L’Esercito organizzò un’imponente operazione manuale di innevamento, basata sulla raccolta della neve in quota, sulla sua canalizzazione verso valle e sul successivo trasporto con autocarri e mezzi di fortuna fino alle piste prive di copertura. Migliaia di ore di lavoro, svolte spesso in condizioni climatiche difficili, videro i militari impegnati con pale e badili in un’azione continua e coordinata.
Questo sforzo straordinario, divenuto celebre, portò gli stessi alpini a definire ironicamente Cortina 1956 come le “Olimpiadi del badile”: un’espressione che sintetizza efficacemente lo spirito di sacrificio, la capacità di adattamento e la dedizione con cui l’Esercito garantì il regolare svolgimento dei Giochi. Senza quell’intervento, molte competizioni non avrebbero potuto avere luogo.
Durante la manifestazione, l’Esercito assicurò inoltre il funzionamento di quasi tutti i servizi essenziali: preparazione e manutenzione delle piste, cronometraggio, collegamenti radio e telefonici, assistenza sanitaria, trasporti, supporto alle delegazioni straniere e al centro stampa. Anche nella fase post-olimpica, i reparti militari furono impegnati nello smontaggio delle strutture, nel ripristino delle aree di gara e nel recupero dei materiali.

La collaborazione tra CONI ed Esercito si concluse ufficialmente il 30 aprile 1956. Il successo dei Giochi di Cortina, unanimemente riconosciuto a livello internazionale, fu anche il risultato di questo contributo silenzioso ma decisivo.
Le “Olimpiadi del badile” restano ancora oggi il simbolo più concreto del ruolo svolto dall’Esercito Italiano, protagonista essenziale di una manifestazione che segnò la rinascita sportiva e l’affermazione internazionale dell’Italia nel secondo dopoguerra.
Questa superlativa prova fu da apripista per i giochi olimpici estivi di Roma 1960, dove l’esercito contribuì con il Raggruppamento Olimpico Militare (ROM).
Riferimenti bibliografici
G. BONINI,Le istituzioni sportive italiane: storia e politica, Torino, Giappichelli, 2006;
G. BONINI, F. CERVELLATI, M. MARCHIONI, Cortina d’Ampezzo 1956 tra organizzazione sportiva e relazioni internazionali, in Materiales para la Historia del Deporte 28 (2024), pp. 1-17;
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Foto: autore / web
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