Lettera a Difesa Online: il rogo italiano tra scandali, divise e impunità
Caro direttore, finalmente trovo il momento di accomodarmi di fronte a te; ti lascio cantore delle Forze Armate e ti ritrovo sul rogo dell’Inquisizione, seduto su un cuscino di spine.Ma che succede?Tutto corre: da un giorno all’altro si passa dal chachacha sudamericano al rimpiattino mediorientale con americani e pasdaran impegnati nel maliziosissimo gioco in cui uno attende che l’altro attacchi – beninteso – il telefono, sullo sfondo delle spiagge (dorate?) di Hormuz.
Il poeta aveva ragione. Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la tua filosofia: torni a casa, neanche fai in tempo a spolverarti dalla sabbia che ti trovi davanti ad un referendum costituzionale pessimamente condotto ed ancor peggio spiegato al popolo, con conseguenze da tregenda proprio per chi così dilettantisticamente lo ha promosso, in un modo così improvvido da risvegliarsi convinto, a cose fatte, della necessità di una purga stalinista. Peccato che anche qui tertium non datur, perché se è vero che in qualunque Elsinore arrivano puntuali le epurazioni, è altrettanto vero che la loro tempistica o le rende poco comprensibili o forse pure troppo, il che può essere anche peggio.
Sotto questo cielo di Resurrezione siamo tutti più o meno colpevoli di qualcosa, ma credere in trasformazioni da geni del male in 24 ore è cosa difficile da mandare giù, a meno che non ci siano stati rigurgiti troppo a lungo repressi ed esplosi in un botto da giorno del giudizio politico. In questo momento da pulizia di Pasqua, Tony d’Amato ai suoi Miami Sharks avrebbe ricordato che un mezzo passo avanti o indietro o troppo presto o troppo tardi può decretare la fine, che poi è quello che succede ai brocchi e certo non ai cavalli di razza.
Ed ecco che ti ritorna fuori dalle nebbie del passato un’inchiesta che mette a nudo il peggio italiano. Sogei è un nome che incute un sano terrore bipartisan, dopo che, per molti e a lungo, ha rappresentato un salvagente che, a fronte del galleggiamento di qualsiasi rifiuto organico, teneva sulle onde l’ingalleggiabile grazie a pezzi da 500, 200 e 100; gli stessi che grottescamente un dirigente di Terna ha pensato di gettare dalla finestra alla vista dei finanzieri. Cosa ti fa fare la disperazione: a lui ha fatto gettare il denaro, ad altri fa tirare un colpo in testa, perché accade, e lo sai anche tu.
Finita l’eccitazione dello sbattimento del mostro in prima pagina rimane il terrore secondo copioni già visti, insieme agli spiccioli di una paradossale esaltazione di piccolezza da bassissimo impero; viene da chiedersi come si faccia a gioire di eventi che certificano il proprio insuccesso, rallegrandosi che qualcun altro sia finalmente giunto a raddrizzare situazioni che, in casa propria, non si è stati in grado di controllare. Ammesso che le responsabilità vengano acclarate e confermate, viene spontaneo chiedersi se “vendersi” per qualche cena o per la promessa di un posto di lavoro migliore per i propri figli possa trovare una giustificazione, alla faccia di quegli uomini e quelle donne in divisa sempre più spesso sbattuti avanti a mo’ di scudo retorico.
Sai che amo Sciascia e non posso non pensare a don Mariano Arena che spiega al capitano Bellodi perché e come la pochezza umana riesca a superare lo scoglio dei (con rispetto parlando) pigliainculo per arrivare ai quaquaraqua. Uguale uguale. E bada bene direttore, queste sono distorsioni bipartisan, dati tempi trascorsi e carriere. Perdonami, dimenticavo proprio le carriere, secondo un refrain alla borghese piccolo piccolo, dato l’aiuto richiesto a personaggi comicamente estemporanei, magari anche ottenuto, non lo sappiamo ancora, per superare un collega più meritevole al prezzo, se il castello accusatorio verrà confermato, della conoscenza anticipata di capitolati tecnici. Qui, passare dalla tragedia alla commedia è davvero un attimo.
Bisogna prendere atto che la vocazione alle stellette di tanti uomini e tante donne tutti i giorni per le strade non è cosa comune; un po’ come il parroco di campagna che nel riflesso di luce che trafila dal vetro colorato della sua chiesa vede Dio e lo ringrazia, e l’altissimo prelato che osserva la perfezione tecnica delle finiture gotiche della cattedrale ragionando sul loro costo. È arrivato il momento di prendere atto dei perché.
Tutte le organizzazioni dello Stato sono immerse nella realtà quotidiana. Se la realtà è quella che è, è inevitabile che della sua bagna qualcosa si impregni anche perché, erroneamente, sta invalendo un principio di tollerante impunità:ma se un poliziotto viene preso a martellate come nulla fosse, cosa potrà mai accadere se si sottrae la famosa mazzetta?Ma perché pensare ad una rivalsa se non succede nulla?Bisogna pensarci perché questo è quel che si è costruito nel tempo con gli stipendi fasulli, le pensioni taroccate, l’amianto, gli uomini del destino chiamati a salvare la Patria e che sono peggio di quelli cacciati, gli appalti manipolati, gli alloggi lasciati vita natural durante a beneficiari privi di qualsiasi titolo mentre giovani ufficiali e sottufficiali contraggono debiti pur di andare avanti con tutte le conseguenze familiari che questo comporta.
Altissimi gradi in alloggi di servizio e giovani graduati in affitto:è giusto?Una disciplina strettissima, un codice che non lascia scampo, il perenne terrore di sbagliare accompagnato dalla certezza che, caso mai dovesse accadere qualcosa, il militare rimarrà solo; e questo mentre altri comprano automobili, vanno in vacanza, si vestono a negozio e certo non online o al grande magazzino. Qualcosa del tipo:io speriamo che me la cavo. Tanti sono disperati, sì, ma tanti non proprio fessi, gli occhi il loro lavoro lo fanno.
E perdonami, mentre guardiamo a Sogei, non ce la faccio a non ricordare i ragazzi morti nelle caserme, e mi fa orrore pensare a quegli ultimi momenti che hanno vissuto guardando a quella pistola davanti a loro; e ancora di più viene il ribrezzo per quel che accade, da Sogei all’alloggio mai ricevuto, al grado sfumato ed all’abito di sartoria, che rimane una cosa da pretty woman e spesso, anche a condanne gratuitecon giudizi sprezzanti, immotivati e ingiusti, a croci immeritate che segnano le vite.
Direttore, francamente non credo che sia giusto; ti assicuro che guardarsi tutte le mattine allo specchio senza sputarsi in faccia può diventare esercizio difficile e non da tutti, specie quando il senso pratico prevale sulla motivazione e a tanti giovani ufficiali fa lasciare la divisa prima ancora della promozione a maggiore. Ma questo è il tempo dei social, che danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività e venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. Lo diceva Eco, non io. Se poi ora vogliamo mettere in discussione pure lui, beh, chiudiamo bottega.Occhio ai roghi, amico mio…
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