Quando la cronaca dimentica chi ha fermato il ladro: il caso Parma e la narrazione invisibile della sicurezza privata.
Parma, via IV Novembre, sera del 10 aprile. Un SUV BMW bianco con il lunotto posteriore in frantumi, un uomo che rovista all’interno, due operatori in divisa che lo notano mentre stanno raggiungendo a piedi una fermata del trasporto pubblico per un controllo a bordo. Si pongono davanti al veicolo, gli impediscono la fuga, lo contengono cautelativamente facendolo risalire in auto, chiamano la Polizia di Stato. Quando le Volanti arrivano, la situazione è già stabilizzata. Gli agenti svolgono ciò che spetta loro in via esclusiva, accompagnamento in Questura, perquisizione, identificazione, denuncia in stato di libertà per furto aggravato.
È così che è andata. Lo conferma il comunicato diffuso il 13 aprile da AISS, Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria, che riferisce in modo circostanziato il ruolo dei due Addetti ai Servizi di Controllo, qualifica nazionale prevista dalla legge Maroni del 2009 e contestualmente autorizzati dal Comune di Parma come Street Tutor ai sensi della Legge Regionale Emilia-Romagna 24/2003.
Eppure, leggendo l’articolo pubblicato il 12 aprile su gazzettadiparma.it con il titolo “Notte di tensione: un 25enne aggredisce una famiglia e due ragazzi”, e con il sottotitolo dedicato proprio alla denuncia per furto aggravato, l’episodio appare in una luce diversa. Citiamo testualmente: «Le volanti giunte sul posto hanno sorpreso l’uomo all’interno del veicolo, con il lunotto posteriore infranto, mentre rovistava nel cruscotto». Nessuna menzione degli Street Tutor, nessun riferimento ai due ASC, nessuna traccia di chi quel ladro lo abbia effettivamente individuato e bloccato.
Non è una sfumatura. È la differenza tra un intervento riuscito grazie al pattugliamento di prossimità integrato con le forze di polizia, e un episodio in cui la Volante arriva, vede, ferma. Due narrazioni opposte dello stesso fatto.
Il fatto, ricostruito
I due ASC erano in servizio per TEP, la società di trasporto pubblico locale, con funzione di supporto ai verificatori a bordo. Una funzione, va detto subito, perfettamente coerente con la qualifica. L’art. 3 commi 7-13 della L. 94/2009 e il successivo DM 6 ottobre 2009 hanno introdotto e disciplinato gli Addetti ai Servizi di Controllo proprio per attività di questo tipo, ovvero presidio di luoghi aperti al pubblico, controllo titoli di viaggio, sicurezza sussidiaria nei contesti di flusso. È una qualifica che richiede formazione specifica, idoneità psicofisica, iscrizione in elenco prefettizio.
Mentre raggiungevano la fermata, gli operatori notano l’auto danneggiata e il soggetto che vi sta frugando dentro. Si pongono davanti al veicolo nel momento in cui l’uomo tenta di uscire. Il contenimento è cautelativo, lo fanno risalire in auto, evitando l’escalation fisica e mantenendo il soggetto a vista in attesa delle forze dell’ordine. Coordinano con i colleghi del trasporto pubblico la chiamata al 112.
Le Volanti intervengono su una scena già messa in sicurezza dagli ASC. Procedono con le attività di propria esclusiva competenza, perquisizione personale che porta al rinvenimento di un telefono cellulare, cuffie Bluetooth e una copia di chiavi appartenenti alla moglie del proprietario dell’auto, identificazione del soggetto, accompagnamento in Questura, denuncia in stato di libertà per furto aggravato. Il proprietario del veicolo, raggiunto telefonicamente attraverso i documenti rinvenuti in auto, si presenta sul posto con il figlio e ringrazia personalmente i due operatori. Si trattava, peraltro, di un’auto a noleggio, circostanza non irrilevante sul piano del danno economico potenziale.
Questi sono i fatti, riferiti dall’Associazione che rappresenta la società affidataria del servizio Street Tutor per il Comune di Parma e che ne valida il modello organizzativo.
La narrazione della Gazzetta
L’articolo della Gazzetta di Parma è strutturato come riepilogo di due distinti episodi di cronaca della Questura, l’aggressione notturna dell’11 aprile e il furto del 10. Per il furto, il pezzo dedica tre paragrafi alla ricostruzione, e in tutti e tre il soggetto attivo è esclusivamente la Polizia di Stato. Le Volanti che giungono, sorprendono, fermano, perquisiscono, denunciano. Nulla da eccepire sulla parte di competenza delle Volanti, che hanno effettivamente svolto i compiti istituzionalmente loro affidati con la consueta professionalità.
Il problema è ciò che manca. Manca il fatto che le Volanti non abbiano sorpreso un bel nulla, perché quando sono arrivate l’uomo era già stato individuato, fermato e contenuto. Manca il fatto che la chiamata al 113 non sia partita da una segnalazione anonima ma sia stata coordinata dagli operatori della sicurezza sussidiaria già presenti sul posto. Manca, in sostanza, la prima metà dell’episodio.
È plausibile che la redazione abbia attinto al comunicato della Questura, che notoriamente racconta la propria parte, ed è del tutto comprensibile. Il problema non è del comunicato di polizia, è del passaggio successivo, quello giornalistico, in cui una verifica minima avrebbe restituito il quadro completo. Se a Parma esiste un servizio di Street Tutor strutturato e finanziato dall’Amministrazione comunale, una cronaca su un furto sventato in pieno centro avrebbe meritato la domanda elementare, c’erano operatori della sicurezza sussidiaria sul posto?
Perché conta
Si potrebbe obiettare che il furto è stato sventato, il ladro denunciato, gli oggetti recuperati. Risultato raggiunto, basta così. Ma sarebbe una lettura corta.
Conta, in primo luogo, perché l’opinione pubblica ha diritto a sapere come funziona davvero la sicurezza nelle proprie città. L’Italia, e in particolare l’Emilia-Romagna, ha costruito negli ultimi vent’anni un modello di sicurezza integrata in cui le forze di polizia ad ordinamento statale dialogano con le polizie locali e con un comparto di sicurezza privata e sussidiaria sempre più qualificato. È un modello costoso per la collettività, finanziato con risorse comunali e regionali, sostenuto da una normativa specifica e da percorsi formativi obbligatori. Se di quel modello, quando funziona, non si parla, è difficile che il cittadino ne percepisca il valore e che la politica sia chiamata a investirvi ulteriormente.
Conta, in secondo luogo, perché esiste un problema strutturale di percezione del comparto sicurezza sussidiaria. Da un lato l’opinione pubblica, alimentata da casi di cronaca nera, tende ad associare il termine “vigilantes” a episodi di abuso, sproporzione, improvvisazione. Dall’altro, quando lo stesso comparto produce risultati operativi concreti, in piena cooperazione con le Forze dell’Ordine e nel rigoroso rispetto dei limiti di competenza, quei risultati restano invisibili. È una asimmetria narrativa che danneggia tanto gli operatori onesti e formati quanto la credibilità del sistema nel suo complesso.
Conta, infine, sul piano professionale. Il personale della sicurezza sussidiaria opera con turni gravosi, retribuzioni mediocri, esposizione fisica e legale costante. Il riconoscimento pubblico del proprio ruolo, quando svolto con la dovuta competenza, è uno dei pochi elementi non economici di valorizzazione del mestiere. Cancellarlo dalla cronaca significa ribadire ai due operatori intervenuti, e ai loro colleghi, che il loro lavoro è invisibile per definizione.
Il quadro normativo, in breve
Per i lettori meno familiari con il comparto, vale la pena ricordare la cornice giuridica entro cui si sono mossi i due operatori di Parma.
Gli Addetti ai Servizi di Controllo, ASC, sono disciplinati dall’art. 3 commi 7-13 della L. 94/2009 e dal DM 6 ottobre 2009. Operano in luoghi aperti al pubblico, hanno competenze definite di osservazione, dissuasione, identificazione e contenimento limitato in attesa delle forze di polizia. Non sono Guardie Particolari Giurate, non portano armi, non hanno funzioni di pubblica sicurezza in senso proprio, ma sono iscritti in elenchi prefettizi e operano per società autorizzate ex art. 134 TULPS.
Lo Street Tutor è invece una figura di derivazione regionale, introdotta in Emilia-Romagna con la LR 24/2003, riformata dalla LR 13/2018 e attuata con la DGR 164/2021. Si tratta di operatori di sicurezza sussidiaria che, su autorizzazione del Comune, svolgono funzioni di presidio territoriale, monitoraggio e mediazione in aree urbane sensibili, con una specifica attenzione alle zone della movida e alle stazioni. La qualifica nazionale di base resta quella di ASC, alla quale si sovrappone l’autorizzazione comunale a operare come Street Tutor su un territorio definito.
A Parma, l’attivazione del servizio Street Tutor anche nell’area della stazione, avvenuta nei mesi scorsi, è una delle scelte di amministrazione attiva più significative in materia di sicurezza urbana. L’episodio del 10 aprile ne rappresenta una validazione operativa concreta.
La richiesta di AISS e il punto editoriale
AISS ha chiesto formalmente alla Gazzetta di Parma di integrare la cronaca pubblicata. Non una rettifica in senso tecnico ai sensi dell’art. 8 della L. 47/1948, perché i fatti riportati non sono falsi, sono semplicemente parziali. Una integrazione, dunque, che restituisca al lettore il quadro effettivo dell’intervento. La richiesta è formulata in termini istituzionali e collaborativi, nel pieno rispetto della professionalità della testata.
Da Difesa Online aggiungiamo una considerazione di metodo. La copertura mediatica della sicurezza in Italia tende, per consuetudine consolidata, a privilegiare il racconto dell’intervento delle forze di polizia, che del resto sono gli interlocutori istituzionali abituali delle redazioni di cronaca. Questo schema produce una distorsione sistematica, non malevola ma costante, che rende invisibili le altre componenti del sistema di sicurezza integrata. Polizie locali, sicurezza privata. Tutti soggetti che concorrono al risultato finale e che quasi mai trovano spazio nel racconto pubblico se non in occasione di cerimonie di ringraziamento o, all’opposto, di scandali.
Il caso di Parma offre l’occasione per riflettere su questa abitudine. Una cronaca completa è possibile, costa poco in termini di tempo redazionale, e produce un servizio pubblico di qualità superiore. È una battaglia culturale che il giornalismo specializzato in difesa e sicurezza dovrebbe contribuire a sostenere, anche quando significa segnalare con franchezza i limiti di una collega di settore generalista.
Ai due ASC intervenuti in via IV Novembre va il nostro riconoscimento. Hanno fatto il loro mestiere, lo hanno fatto bene, hanno consegnato alla Polizia di Stato un risultato. Meritavano almeno di essere nominati.
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Parma, via IV Novembre, sera del 10 aprile. Un SUV BMW bianco con il lunotto posteriore in frantumi, un uomo…
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