La lancia contro i giganti: i proietti ad energia cinetica
Nel mio contributo precedente, dedicato al munizionamento a carica cava, si è brevemente accennato alle due grandi tipologie di proiettili/proiettii in base all’energia utilizzata all’impatto, che anche in questa sede occorre ricordare: quelli ad energia chimica, come i già illustrati HEAT (High Explosive Anti Tank), e quelli ad energia cinetica (KE – Kinetic Energy) che sono il tema del presente lavoro; a questa categoria appartengono praticamente tutti i proiettili/proietti che devono penetrare o perforare un bersaglio (animato o inanimato) senza attingere alla chimica degli esplosiviii.
I proiettili/proietti KE devono mantenere un’adeguata velocità all’impatto, ossia funzionale allo scopo per cui sono stati costruiti (bersagli animati, blindature leggere, corazze, strutture, ecc.). La velocità all’impatto dipende dalla velocità iniziale, cioè quella misurata alla volata dell’armaiii, che a sua volta è funzione delle variabili qui sintetizzate: massa, caratteristiche chimiche e temperatura del propellente; massa, dimensioni e profilo aerodinamico del proiettile/proietto; caratteristiche della canna (lunghezza, rigatura, usura). Se si capisce facilmente che un proiettile cal. 9 mm per pistole ed uno cal. 5,56 mm per fucili d’assalto forniscono prestazioni differenti poiché differenti sono le masse, le dimensioni, l’aerodinamica e le armi con cui sono impiegati, meno intuitiva è la differenza tra un cal. 7,62 mm per armi russo-sovietiche ed il 7,62 mm NATO; il calibro nominale è il medesimoiv ma solo quello, poiché sono due proiettili differenti così come lo sono due cartucce completev.

Trattandosi di volo balistico, la velocità all’impatto dipende ovviamente dalle caratteristiche del fluido attraversato; se si tratta di aria, la temperatura e la densità sono elementi da tenere in debita considerazione ed è noto a tutti come essa offra una resistenza all’avanzamento; senza addentrarsi in pesanti tecnicismi, si accenna “quanto basta” a quelle (perché sono più di una) più importanti: la resistenza d’attrito, quella di scia (legata alla forma del fondello), quella d’onda (connessa alla velocità subsonica, transonica o supersonica dell’oggetto in volo). Quest’ultima è la forma di resistenza che incide maggiormente sul totale.
In questa sede non è possibile affrontare le caratteristiche e le prestazioni del mare magnum di proiettili/proietti ad energia cinetica in circolazionevi, ma ci si soffermerà solo sui materiali che hanno ispirato il titolo dell’elaborato, ossia i penetratori utilizzati da MBTvii o sistemi d’arma similari: gli APDS (Armour Piercing Discarding Sabot) e gli APFSDS (Armour Piercing Fin Stabilized Discarding Sabot). A questi ultimi sarà dedicato più spazio, perché più moderni.

Entrambi sono proietti decalibrati il cui nucleo centrale è contenuto in un guscio esterno a frattura prestabilita (sabot), avente lo stesso calibro della bocca da fuoco, che si separa dal proietto nei primi istanti della traiettoria. Questa soluzione unisce due aspetti della progettazione di artiglieria: velocità iniziale elevata e concentrazione dell’energia perforante; l’alta velocità iniziale viene infatti ottenuta massimizzando la spinta del propellente contenuto nel bossolo utilizzando un proietto con massa ridotta ma superficie di base ampia all’interno della canna. Tra i due vi sono evidenti differenze costruttive che saranno illustrate più avanti.
La perforazione al momento dell’impatto con la superficie resistente, oltre che dai fattori già delineati, dipende anche dalle caratteristiche meccaniche del proietto. Con specifico riferimento all’interazione proietto/corazza, per vincerne la resistenza il proietto deve essere più denso del bersaglio; il fattore chiave risiede nella capacità di concentrare massa e energia su una piccola sezione per avanzare nel bersaglio senza deformarsi troppo o schiacciarsi; la resistenza al taglio o alla rottura superficiale, tipiche della durezza, non sono fattori primari con ciò significando che un proietto duro ma leggero (quindi con basso rapporto massa/volume) può essere deviato o schiacciarsi con effetti di penetrazione modesti. Gli APDS e gli APFSDS impattano a velocità supersonicheviii abbondantemente superiori a 1000 m/s e la penetrazione è di tipo idrodinamico, ossia per erosione delle superfici (e non per frattura delle stesse) e la durezza del penetratore conta pocoix.
Come già anticipato, le due tipologie di proietti sono differenti; ecco qualche dettaglio in più (con le caratteristiche tecniche dei penetratori trattate in un paragrafo a sé).
APDS: i primi esemplariiniziano ad apparire in combattimento nel 1944, utilizzati su cannoni controcarro britannici. Già da diversi anni il suo impiego è poco diffuso sui calibri per MBT, a favore del più prestazionale APFSDS, ma resta ancora utilizzato in modo significativo su canne di medio calibro (20-30 mm) e, ove ancora previsti, sui CIWS (Close In Weapon System) a bordo delle navix. La struttura dell’APDS comprende il sabot, il nocciolo che è il carico pagante e sulla sommità del quale sono applicati:
- un cappuccio plastico, normalmente in acciaio dolce, che ha lo scopo di “raddrizzare” il proietto al momento dell’impatto sulla corazza, in modo da effettuare la perforazione attraverso lo spessore minore e ridurre la percentuale dei rimbalzi;
- un cappuccio balistico (tagliavento), di solito in alluminio, con la funzione di conferire al proietto un basso coefficiente di forma, migliorando la penetrazione nell’ariaxi.

Esistono anche APDS di calibro inferiore, con struttura analoga salvo minime differenze, come lo statunitense 25×137 M791xii illustrato nell’immagine che segue:

APFSDS: il loro ingresso in servizio risale agli inizi degli anni ’60, con l’URSS pioniera in questo campo, mentre gli eserciti occidentali si sono mossi un decennio abbondante più tardi.
Proprio in quegli anni iniziarono a svilupparsi tecnologie più sofisticate per la realizzazione di corazze per MBT, sempre più difficili da perforare con i nuclei in carburo di tungsteno dei “subproietti” allora in uso. Così si comprese che la soluzione poteva risiedere in proietti penetranti più lunghi, di diametro inferiore e ad alta densità.
Il principio di funzionamento dell’APFSDS è simile a quella dell’APDS, ma in questo caso non c’è un nocciolo perforante ma una rod, un’asta lunga, sottile e stabilizzata con alette; l’APFSDS è quindi adatto a canne ad anima liscia ma impiegabile anche con canne rigate con opportuni accorgimenti tecnici.xiii Il sabot, come quello dell’immagine sottostante, in genere è del tipo “a carrello” (in alcuni testi specializzati chiamato anche “a sella”), che permette di guidare i proietti all’interno della canna senza oscillazioni.
Le lunghezze e i diametri delle’frecce” sono diversi da proietto a proietto. Di seguito qualche esempio ma per ciascun dato vale il “circa”, poiché i dati esatti non sono divulgati: nel russo 3BM 32 il penetratore è lungo 480 mm e con un diametro di 30 mm; nel russo BM42 è lungo 574 mm e con un diametro di 28 mm. Entrambi sono impiegati in canne cal 125 mm. Nel M829A3 statunitense cal. 120 mm è lungo 800 mm e con un diametro di 25 mmxiv.


Vi sono anche APFSDS con sabot di progettazione differente, come quello delle figure che seguono; in alcuni casi, come l’immagine a destra, la combinazione con alette di grandi dimensioni garantiscono la non oscillazione del proietto all’interno della canna.

Come utile curiosità: il proietto da addestramento cal. 120 mm M865 TPCSDS-T (Target Practice Cone Stabilized Discarding Sabot-Tracer), per MBT statunitensi, monta un cono al posto delle alette stabilizzatrici. Essendo un proietto da addestramento, con questo accorgimento la gittata è minore e così anche l’area di sgombero può essere ridotta.

Anche per gli APFSDS esistono tipologie di calibro inferiore, come lo spagnolo 30×173 mm MK258 per il cannone da 30 mm che equipaggia il VCI (Vehículo de Combate de Infantería) 8×8 Dragón.

Del meccanismo di penetrazione nelle corazze, di tipo idrodinamico, si è già detto nella lunga premessa ma per gli APFSDS vanno aggiunti ulteriori dettagli; al momento dell’impatto si ha un bilanciamento di velocità, ossia: la parte terminale del proietto conserva essenzialmente tale velocità, mentre la parte a contatto con la corazza si muove in avanti a velocità più bassa. Di conseguenza, i materiali erosi del proietto e della corazza sono spinti all’indietro e all’esterno. Questo spiega perché, come da immagine precedente che simula l’impatto di un proietto in lega di tungsteno, il diametro del foro è circa il doppio del diametro del penetratore (nei proietti all’uranio impoverito non è esattamente così, come più avanti specificato).
Quando la zona di contatto si avvicina alla superficie della faccia interna della piastra di corazza, la pressione provoca l’improvviso cedimento dell’ultimo spessore di metallo (già indebolito dal calore). L’elevata energia cinetica che ancora anima ciò che rimane del proietto viene dispersa all’interno del mezzo sotto forma di un getto di frammenti metallici incandescenti ad alta velocità, staccatisi sia dal proietto sia dalla corazza.
I materiali
Nell’eterna lotta tra la Spada e lo Scudo, i materiali per i noccioli/frecce perforanti si sono evoluti nel tempo. I proietti più datati utilizzano il WC (Tungsten Carbide, W è il simbolo del tungsteno)xv in alcuni casi con aggiunta di cobalto. Già da qualche decennio, i materiali più utilizzati sono due: le leghe di tungsteno e quelle al DU (Depleted Uranium, uranio impoverito).
Nelle WHA (Tungsten Heavy Alloy), leghe al tungsteno più pesanti, la percentuale di tale elemento è tra il 90% e il 97% ed il rimanente è composto da nichel, ferro o rame. Non è possibile conoscere l’esatta composizione per ciascun proietto poiché questi dati ovviamente non sono disponibili su fonti aperte, tuttavia una composizione tipica sembra essere 95% tungsteno, 3% nichel, 2 % ferro oppure rame. Le polveri si mescolano, si pressano e si sinterizzanoxvi a temperature inferiori al punto di fusione del tungsteno; in questo modo il prodotto finale è alla densità voluta e privo di pori.

Riguardo l’impiego dell’uranio impoverito, occorre immediatamente sottolineare che l’argomento è estremamente delicato e controverso; da anni le munizioni contenenti tale materiale sono oggetto di forti contestazioni etiche, sanitarie e ambientali ma al momento non sono esplicitamente vietate da trattati internazionalixvii. I rischi per la salute connessi all’inalazione di aerosol, ingestione o contatto sono stati ampiamente trattati e riconosciuti da più Agenzie/Organismi attraverso documenti e pubblicazioni; in tale quadro, di seguito si riportano alcune doverose precisazioni onde escludere a priori possibili incomprensioni e/o strumentalizzazioni dei contenuti successivi:
- già da tempo, come tra l’altro precisato anche in un comunicato stampa del 7 febbraio 2018, lo Stato Maggiore della Difesa ha ribadito che le Forze Armate Italiane “mai hanno acquistato o impiegato munizionamento contenente uranio impoverito”;
- nel 2004 e nel 2015 sono state istituite apposite Commissioni Parlamentari d’Inchiesta sull’uranio impoverito, che hanno operato per alcuni anni e le cui risultanze sono contenute nelle relazioni consultabili sui siti istituzionalixviii.
Quanto sopra per sottolineare altresì che:
- l’utilizzo dell’uranio impoverito nei proietti è trattato in questa sede con approccio esclusivamente tecnico, ossia teso ad evidenziarne le peculiarità in balistica terminale (penetrazione o protezione);
- l’autore di questo articolo non ha alcuna competenza su aspetti medico legali e sanitari in generale. Le informazioni connesse ai rischi associati all’utilizzo e/o maneggio e/o contatto di vario tipo con tale tipologia di munizionamento sono tuttavia contenute in un’ampia (ma non esaustiva) nota a fondo testoxix.
L’uranio impoverito (d’ora in poi DU) è un sottoprodotto del processo di arricchimento dell’uranio. Con riferimento alla produzione di ordigni nucleari, un kg di uranio altamente arricchito produce circa 200 kg di DUxx. Si tratta quindi di un materiale disponibile in quantità relativamente grandi e a basso costo ed è meno radioattivo dell’uranio naturale di circa il 40%.
Il risultato finale è un prodotto in cui la percentuale di U235 è più bassa che nel materiale originale (passa dallo 0,71% allo 0,2-0,4% circa).

Fin dai primi anni ‘70, le Forze Armate USA hanno condotto ricerche sul DU in vista di un suo possibile impiego in munizioni controcarri e corazze per MBT. In seguito, i munizionamenti al DU sono entrati a far parte dell’arsenale statunitense e sarebbero stati utilizzati per la prima volta nel 1991 durante la prima Guerra del Golfo. Da alcuni studi si apprende che il munizionamento USA è stato realizzato in queste tre tipologiexxi:
- munizionamento US Air Force: il DU è legato con lo 0,75% di titanio;
- munizionamento US Navy: il DU è legato con il 2% di molibdeno;
- munizionamento US Army: DU legato a 0,5% titanio, 0,75% molibdeno, 0,75% zirconio e 0,75% niobio (cosiddetto quad).
Il DU ha una densità pari a 19,05 g/cm3 ossia 1,7 volte più denso del piombo e leggermente inferiore a quella del tungsteno (19,25 g/cm3). Diversamente dai proietti in lega di tungsteno, il foro d’ingresso nella corazza non è il doppio del diametro del penetratore ma più contenuto. Il suo utilizzo, al netto della tossicità di cui si è argomentato in precedenza, sembra avere alcuni vantaggi rispetto alla lega di tungsteno per le seguenti ragioni:
- prestazioni: tra le caratteristiche del DU vi è quella piroforica, ovvero la capacità di accendersi spontaneamente a contatto con l’aria; quando un penetratore al DU impatta e perfora la corazza, si polverizza la maggior parte dell’uranio che esplode in frammenti incandescenti (fino a 3000 °C) nella parte interna della corazzatura perforata, aumentandone l’effetto distruttivo. Inoltre il DU, durante la penetrazione nella corazza, ha la tendenza a produrre ASB (Adiabatic Shear Band – strisce di taglio adiabatico) diversamente dal tungsteno che subisce un fenomeno di “affungamento”. Le ASB sono sostanzialmente strette zone (millesimi di millimetro) che si producono nel materiale del bersaglio, dove le deformazioni plastiche si concentrano intensamente a causa di un rapido riscaldamento adiabatico (senza dissipazione di calore), portando a fratture localizzate che favoriscono la penetrazione del proietto; la punta del proiettile può assumere una forma simile ad una punta di scalpello mantenendo poi questa forma durante l’evento d’impatto anziché appiattirsi o arrotondarsi;
- economicità: il DU è “attraente” per il rapporto costo/prestazioni. Il tungsteno è una materia prima più rara e costosa che tra l’altro rende più complessa la lavorazione; il DU, come già accennato è un sottoprodotto dell’uranio arricchito, quindi praticamente già disponibile in quei paesi dotati del nucleare e che peraltro consente di evitare, almeno in parte, lo smaltimento di tale materiale che è un processo economicamente impegnativo.

Per le sue peculiarità , il DU è utilizzato anche nelle corazze di alcuni MBT e più fonti indicano l’utilizzo di tali mezzi, unitamente ai proietti al DU, nel conflitto russo-ucrainoxxii.

All’annuncio dell’invio di munizionamento al DU in Ucraina da parte del Pentagono nel settembre 2023xxiii, Mosca ha scatenato un’ondata di accuse contro l’Ucraina, tra cui il “superamento della linea rossa” e affermazioni secondo cui l’uso del DU porterebbe a un’epidemia di malattie oncologiche. Tuttavia l’esercito russo stesso possiede un’ampia gamma di proietti al DU per MBT (arsenale standard dei T-72B3, T-80BVM e T-90), per cui tale forma di protesta appare quantomeno poco coerente. Sembrerebbe che tale singolare posizione sia dovuta al fatto che il proietto russo cal. 125 mm 3BM59 Svinets-1, con un penetratore in DU, sia leggermente più lungo del suo analogo in tungsteno 3BM60 Svinets-2. Quindi l’utilizzo della versione in DU avrebbe richiesto una modifica al meccanismo di caricamento ma non tutti i veicoli sono stati aggiornati per consentire l’uso di entrambi i tipi di proiettile. Ecco che, secondo Mosca, il proprio esercito non avrebbe utilizzare i proietti al DU quanto avrebbero volutoxxiv.

Anche Israele sembrerebbe aver utilizzato munizionamento al DU ma il condizionale è d’obbligo. Secondo quanto riportato dal ICBUW (International Coalition to Ban Uranium Weapons),xxv “ il rappresentante permanente della Palestina presso l’ IAEA (International Atomic Energy Agency), Saleh Abdel Shafi, ha chiesto un’indagine sul potenziale utilizzo di uranio impoverito da parte di Israele a Gaza. (…..) In un’intervista ad Al Jazeera, Saleh Abdel Shafi ha sottolineato il presunto utilizzo di uranio impoverito da parte di Israele a Gaza (….). Sebbene il sospetto di Shafi sull’utilizzo di armi a uranio impoverito da parte dell’esercito israeliano sia giustificato, considerate le armi e le piattaforme disponibili, l’ICBUW osserva che non vi sono prove conclusive a sostegno di tali affermazioni”xxvi.
Le protezioni
I proietti KE, indipendentemente dai due processi di realizzazione del rod perforante, sono più difficili da fermare rispetto a quelli della tipologia HEAT. Le soluzioni in grado di fornire un elevato grado di protezione, di cui si è già accennato nel precedente lavoro dedicato ai proietti a carica cava, sono le protezioni aggiuntive di tipo attivo; sono sistemi che vanno ad ingaggiare direttamente la minaccia, deviandola (sistemi soft kill) oppure eliminandola (hard kill), con l’obiettivo di evitare l’impatto di un proietto piuttosto che dover resistere allo stesso. Il tutto in ogni condizione ambientale, in un tempo minimo di rilevamento minaccia e adozione delle contromisure e con un rischio di danni collaterali molto ridotto.
Alcuni esempi: i russi Arena (che ha sostituito i precedenti Drozd e Shtora) e Afghanit (sul carro T14 Armata), gli israeliani Trophy e Iron Fist (adottati anche dagli USA), operativi già da alcuni anni ma che periodicamente vengono aggiornati. Trattandosi di protezioni aggiuntive, esse sono utilizzate in modo combinato con eventuali altre aggiuntive di tipo passivo e ovviamente con le protezioni ordinarie, cioè quelle con cui il veicolo esce dallo stabilimento di produzione. Con riferimento a queste due tipologie, i dati tecnici sui materiali utilizzati sui singoli MBT naturalmente non sono disponibili poiché riservati; come per i proietti trattati nei paragrafi precedenti, seguirà quindi una narrazione basata su elementi ricavati da fonti aperte.
Dagli anni ‘50 anche lo Scudo ha fatto passi da gigante. Si è passati dal RHA (Rolled Homogeneous Armour) alla sua versione “I” cioè migliorataxxvii, ai materiali compositi (composite armour) come la corazza Chobham, sviluppata nel Regno Unito soprattutto (ma non solo) per i propri MBT Challenger, e la sua evoluzione Chobham – Dorchesterxxviii. La combinazione di materiali (ceramica-acciaio balisticoxxix) offre vantaggi soprattutto contro i getti provenienti da proietti HEAT, ma se abbinata ad altri sistemi è utile nel bloccare anche i penetratori KE. Altre tipologie di corazze composite incorporano anche strati di uranio impoverito, come sugli statunitensi Abrams M1A2 e i britannici Challenger-2.
Da diversi anni è stata sviluppata anche una tipologia di protezione che non contiene esplosivo, chiamata NERA (Non Explosive Reactive Armour). Si basa sull’uso di un riempitivo inerte, come una particolare gomma, tra due lastre, grazie al quale il penetratore di un APFSDS viene deviato e frammentato, riducendone (non annullandone) le capacità di penetrazione/perforazione. Sembrerebbe efficace contro gli APFSDS di generazione più datata ma non contro i più moderni. La variante della NERA è la NxRA, composta da pacchi di lastre metalliche separate da materiali reattivi (composti chimici e/o elastomeri), che all’ impatto, si attivano muovendo le piastre e deformando il proietto. Questo tipo di protezione è utilizzato sul carro francese Leclerc.

Occorre, infine soffermarsi su un aspetto che non è proprio un dettaglio; nella progettazione dei mezzi blindo/corazzati destinati ad equipaggiare le unità terrestri si deve tenere conto della cosiddetta “formula” tattica. Viene chiamata “formula” perché, come si vedrà, fa riferimento a fattori che si aggiungono o sottraggono, ma il risultato non è un numero bensì una scelta. Senza entrare in ridondanti tecnicismi, è sufficiente comprendere che la formula tattica rappresenta l’insieme dei fattori che contraddistinguono le qualità operative del mezzo da combattimento, che sono: la potenza di fuoco, la mobilità e la protezione. La connessione tra questi tre fattori fa emergere una incompatibilità di principio a carattere tecnico, dal momento che essi non possono coesistere nello stesso veicolo al massimo della espressione; tutto ciò che si “aggiunge” ad un mezzo, che già possiede di suo una massa importante, ne limita la mobilità quindi le scelte in tal senso sono sempre frutto di ponderati compromessi; questo aspetto aiuta i meno esperti a capire come mai esistono più tipologie di mezzi da combattimento (masse, prestazioni balistiche, protezioni da minacce e capacità di movimento) progettati per esigenze diverse.
In conclusione, una nota di linguaggio per rispetto ai lettori più esigenti, ai palati più fini: i tecnicismi sono stati riportati allo stretto indispensabile e i contenuti non possono essere considerati esaustivi. Al tempo stesso, me ne rendo conto, il lavoro qui proposto non possiede il dono della sintesi…
Spero di aver raggiunto un buon compromesso, che soddisfi sia gli “addetti ai lavori” che i lettori meno esperti.
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
- AL-MARASHI I., ESLAMI M., VIEIRA A. (2024) Depleted uranium munitions and the Ukraine war: a warning against DU renaissance.
- ARMY RESERACH LABORATORY documento TR-1347 (1997), Improved Rolled Homogeneous Armor (IRHA) Steel Through Higher Hardness.
- BETTIN C. (2015), I proiettili – tecnologia e balistica, Tipografia Imprimenda.
- COLLECTIVE AWARENESS TO UNEXPLODED ORDNANCE (CAT-UXO) su https://cat-uxo.com/.
- GENERAL DYNAMICS, Ordnance and Tactical Systems (brochure).
- US FIELD MANUAL 3-22.1 (2003), Bradley Gunnery.
- https://www.kotsch88.de/m_120mm_smart.htm.
- https://www.rheinmetall.com/en/products/weapons-and-ammunition/medium-calibre-ammunition.
- https://www.iaea.org/topics/spent-fuel-management/depleted-uranium
- https://www.difesa.it/il-ministro/comunicati/difesa-il-ministro-crosetto-ha-istituito-una-commissione-indipendente-per-studi-su-uranio-impoverito-n-142.
- https://www.icbuw.eu/
- https://armiestrumenti.com.
- Altri siti web, citati direttamente nel testo o nelle note.
i Nella terminologia militare il “proietto” ha un calibro uguale o superiore ai 25 mm, mentre con “proiettile” si intende tutto ciò che ha calibro inferiore; inoltre, nel linguaggio tecnico si dice proiettile se è in volo balistico, se è invece ancora crimpato (fissato) al bossolo, si dice “palla”.
ii Occorre tuttavia precisare che esistono specifiche tipologie di munizionamento con forme “miste”, ossia utilizzano delle cariche esplosive per massimizzare gli effetti della penetrazione al momento dell’impatto, come gli AP-HE (Armour Piercing-High Explosive) oramai poco utilizzati e sostituiti dai più moderni SAPHEI (Semi Armour Piercing High Explosive Incendiary).
iii Il concetto è espresso, volutamente, in modo semplificato. Occorrerebbe infatti evidenziare che, all’uscita dalla volata dell’arma, i gas prodotti dalla deflagrazione del propellente tendono a superare il proiettile determinando, tra l’altro, una spinta addizionale sulla base dello stesso. Dal momento che un oggetto in volo balistico, traiettoria durante, può solo perdere velocità, si comprende come la velocità iniziale (alla volata) non coincida con la velocità massima (che, a titolo di esempio, per i proiettili di pistola viene raggiunta entro 1-2 metri), anche se nella letteratura divulgativa e comunque non orientata a studi specifici e/o sperimentazioni i due concetti sono spesso sovrapposti.
iv Il calibro nominale non sempre corrisponde a quello effettivo: a titolo di esempio, il 7,62 mm NATO è in realtà circa 7,82 mm.
v La cartuccia è l’insieme della palla, del bossolo, dell’innesco e del propellente.
vi Oltre ai proiettili tradizionali, la cui tipologia è già di per sé vastissima, anche tra più moderni ne esistono di vario tipo. Qualche esempio: i FAP (Frangible Armour Piercing), proiettili perforanti composti da materiali fragili come tungsteno o leghe sinterizzate (processo differente dalla tipica fusione tra metalli) che si frantumano all’impatto, massimizzando il trasferimento di energia; occorre a tal proposito specificare che il tungsteno è fragile a temperatura ambiente, non lo è se sottoposto ad alte temperature. E ancora, i FAPDS-T, simili ai precedenti ma sottocalibrati. I PELE (Penetrator ewith Enhanced Lateral Effect): munizioni senza spoletta né esplosivo. Sono costituiti da un nucleo centrale “morbido” (polimero o lega di alluminio), circondati da un involucro più duro (acciaio o titanio) che si frantuma all’impatto generando migliaia di frammenti per massimizzare i danni laterali. (https://www.rheinmetall.com/en/products/weapons-and-ammunition/medium-calibre-ammunition#anchor-pele-ammunition).
vii Acronimo di Main Battle Tank; questa è la definizione corretta rispetto alla più popolare “carro armato”, per distinguere il carro da combattimento sviluppatosi dopo il secondo dopoguerra dai precedenti.
viii La velocità del suono è la velocità di propagazione in un mezzo, come l’aria, delle onde sonore. Il numero di Mach M= V/a, è il rapporto tra la velocità di un oggetto in moto in un fluido e la velocità del suono nel fluido considerato. In regime supersonico la velocità del proietto V è superiore alla velocità del suono a (1,2<M<5). Con M≥5, la velocità è ipersonica.
ix Quando le velocità d’impatto non supera, indicativamente, gli 800 m/s, avviene la penetrazione per corpi rigidi dove il proiettile “rompe” il bersaglio staccandone, frantumandone o spostando il materiale man mano che penetra. E’ il caso di molti proiettili di armi portatili. (BETTIN C. I proiettili – tecnologia e balistica, p.152).
x In estrema sintesi, il CIWS rappresenta l’ultimo livello di difesa di una nave contro minacce a corto raggio o velivoli che hanno penetrato tutte le altre misure difensive. Un CIWS molto diffuso è il Phalanx, un cannone Gatling da 20 mm con una cadenza di fuoco di 4.500 colpi al minuto (che nel tempo è stato oggetto di ammodernamenti e ad ogni buon conto non è l’unico sistema con queste caratteristiche).
xi Sinteticamente: ciò che definisce l’attitudine di un proietto/proiettile a penetrare nell’atmosfera è il coefficiente balistico C = m /ia2, dove “m” è la massa del proiettile, “a” il calibro e “i” il coefficiente di forma, un numero adimensionale. Più “i” è basso, più l’ogiva del proiettile è affusolata e di conseguenza il coefficiente C è alto.
xii 25x 137 sta per calibro 25 mm e lunghezza del bossolo 137 mm.
xiii Un proietto APFSDS può essere lanciato da un cannone ad anima rigata grazie ad una driving band (fascetta guida)che ne permette lo scorrimento e allo stesso tempo riduce la sua rotazione ad un livello accettabilmente basso (circa 50 giri al secondo). Come utile elemento di confronto, un proietto APDS cal. 105 mm possiede una frequenza di rotazione di oltre 780 giri/s, per cui 50 giri/s non influisce sulla stabilità del proietto. Peraltro, i penetratori della tipologia APFSDS non possono essere stabilizzati giroscopicamente, essendo questa inapplicabile quando il rapporto lunghezza / diametro è maggiore di sei. Va infine osservato che l’APFSDS logora la rigatura in misura minore rispetto all’APDS.
xiv https://www.kotsch88.de/m_120mm_smart.htm.
xv Il tungsteno è chiamato anche wolframio, derivando dallo svedese wolfram.
xvi La sinterizzazione è un processo differente dalla tipica fusione; quest’ultima rende il metallo completamente liquido ad alte temperature, mentre la sinterizzazione funziona a temperature molto più basse, solitamente intorno al 60-80% del punto di fusione del metallo.
xvii In tale contesto occorre menzionare la ICBUW (International Coalition to Ban Uranium Weapons), un’organizzazione fondata nel 2003 a Berlaar in Belgio che coordina le campagne contro le munizioni all’uranio impoverito in tutto il mondo nell’ambito delle Nazioni Unite. Questa Organizzazione si propone di vietare e contribuire all’eliminazione delle armi all’uranio, poiché il loro utilizzo è eticamente inaccettabile, militarmente sproporzionato e discutibile ai sensi del diritto internazionale. (https://www.icbuw.eu/).
xviii Le Commissioni sono due: la prima, con delibera del Senato del 17 novembre 2004; la seconda con delibera della Camera dei Deputati del 30 giugno 2015. Entrambe hanno avuto più sviluppi lavorativi. I siti istituzionali sono:
- https://www.parlamento.it/Leg14/browse/4271;
- https://inchieste.camera.it/inchieste/uranio/home.html?leg=17&legLabel=XVII%20legislatura.
Inoltre, un comunicato del Ministero della Difesa del 5 dicembre 2023 riporta che il Ministro (sintesi) “ha istituito, con proprio decreto, una commissione indipendente per aggiornare gli studi fin qui realizzati sulle conseguenze derivanti dall’esposizione all’uranio impoverito. Alla Commissione sono stati affidati in particolare due compiti:
- procedere ad un aggiornamento degli studi scientifici sinora effettuati sul tema del nesso causale potenzialmente esistente tra le attività di servizio svolte dal personale militare e l’insorgenza di determinate patologie riconducibili a particolari fattori di rischio ambientale. L’esigenza di aggiornamento nasce dalla necessità di valutare gli studi epidemiologici svolti negli ultimi anni e gli sviluppi delle conoscenze scientifiche nonché dei progressi tecnologici;
- individuare ogni possibile misura organizzativa, nonché adeguate misure di prevenzione e protezione idonee a ridurre i rischi e a garantire il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza del personale, specialmente di quello impiegato nei teatri operativi”.
xix Sintesi di quanto pubblicato dall’IAEA (International Atomic Energy Agency). Il documento completo è consultabile su https://www.iaea.org/topics/spent-fuel-management/depleted-uranium:
L’uranio impoverito (DU) è considerevolmente meno radioattivo dell’uranio naturale perché non solo contiene meno U-234 e U-235 per unità di massa rispetto all’uranio naturale, ma anche perché praticamente tutte le tracce di prodotti di decadimento oltre a U-234 e Th-231 (torio) sono state rimosse durante l’estrazione e il trattamento chimico dell’uranio prima dell’arricchimento. Il principale rischio potenziale associato alle munizioni all’uranio impoverito è l’inalazione degli aerosol che si generano quando le munizioni colpiscono un bersaglio corazzato. Le dimensioni, la distribuzione e la composizione chimica delle particelle rilasciate all’impatto sono estremamente variabili, ma la frazione di aerosol che può penetrare nei polmoni può raggiungere il 96%. La composizione tipica di questi aerosol è di circa il 60% di U3O8 (octaossido di triuranio), il 20% di UO2 (diossido di uranio) e circa il 20% di altri ossidi amorfi (ossidi organizzati in modo disordinato, a differenza degli ossidi cristallini che sono disposti in un reticolo preciso e ripetitivo). Sia l’U3O8 che l’UO2 sono composti insolubili. Gli individui che hanno maggiori probabilità di ricevere le dosi più elevate dalle munizioni all’uranio impoverito sono, pertanto, coloro che si trovano vicino al bersaglio al momento dell’impatto o coloro che lo esaminano (o entrano in un mezzo) dopo l’impatto.
Una potenziale via di esposizione per chi visita o vive in aree colpite da uranio impoverito, dopo che gli aerosol si sono depositati, è l’inalazione di particelle di uranio impoverito presenti nel terreno e rimesse in sospensione dall’azione del vento o dalle attività umane. Il rischio sarà inferiore perché le particelle di uranio rimesse in sospensione si combinano con altro materiale e aumentano di volume; di conseguenza, una frazione minore dell’uranio inalato raggiungerà le parti profonde dei polmoni. Un’altra possibile via di esposizione è l’ingestione accidentale o intenzionale di terreno. Ad esempio, gli agricoltori che lavorano in un campo dove sono state sparate munizioni all’uranio impoverito potrebbero ingerire inavvertitamente piccole quantità di terreno, mentre i bambini a volte mangiano deliberatamente la terra. A lungo termine, le vie di esposizione che diventano più importanti sono l’ingestione di uranio impoverito presente nell’acqua potabile e la catena alimentare attraverso la migrazione dal suolo o la deposizione diretta sulla vegetazione.
Il rischio derivante dall’ingestione di cibo e acqua è generalmente basso, poiché l’uranio non viene trasportato efficacemente nella catena alimentare. Si stima inoltre che una grande frazione delle munizioni all’uranio impoverito (DU) sparate da un aereo probabilmente manchi il bersaglio previsto. La maggior parte di questi proiettili sarà sepolta a varie profondità sotto la superficie del terreno e persino all’interno di edifici. Alcuni potrebbero trovarsi in superficie nelle vicinanze del bersaglio. Lo stato fisico di queste munizioni sarà molto variabile, a seconda delle caratteristiche del terreno, e potrà spaziare da piccoli frammenti a proiettili interi e intatti. Chiunque dovesse trovare e maneggiare queste munizioni potrebbe essere esposto alle radiazioni esterne emesse dall’uranio impoverito. Ad esempio, un agricoltore che ara un campo potrebbe dissotterrare un proiettile intatto qualche tempo dopo. A causa del tipo di radiazione emessa dall’uranio impoverito, la dose ricevuta sarebbe significativa solo se la persona esposta fosse a contatto con i proiettili. Inoltre, maneggiando i proiettili, si potrebbe inavvertitamente ingerire parte degli ossidi di uranio friabili che si formano a seguito dell’erosione della superficie dei proiettili stessi.
Va infine sottolineato che i rischi sanitari da esposizione sono menzionati anche in pubblicazioni interne della Difesa, tra cui: Vademecum sulle misure di protezione del personale contro i rischi di natura ambientale e CBRN, ed. 2009 – Configurazione degli elementi del rischio conseguente al possibile impiego dell’uranio impoverito ed. 2000.
xx Al-Ansari N., Al-Muqdadi K. : Depleted Uranium: its nature, characteristics and risks of the military uses on humans and the environment.
xxi Ivi.
xxii Al-Marashi I., Eslami M., Vieira A. (2024) Depleted uranium munitions and the Ukraine war: a warning against DU renaissance su https://www.frontiersin.org/journals/political-science/articles/10.3389/fpos.2024.1387183/full. Associated Press, 8 settembre 2023 suhttps://apnews.com/article/ukraine-russia-blinken-depleted-uranium-566352a33ea9035ae706345eaa4cfa95. BBC, 21 marzo 2023 su https://www.bbc.com/news/world-europe-65032671. Aljazeera, 7 settembre 2023 su https://www.aljazeera.com/news/2023/9/7/what-are-depleted-uranium-munitions-and-why-is-us-sending-them-to-ukraine. Il Giornale, 7 settembre 2023 su https://www.ilgiornale.it/news/guerra/cosa-sono-e-funzionano-armi-alluranio-impoverito-2206676.html.
xxiii Peraltro il Regno Unito si era già mosso qualche mese prima ed anche in tale frangente la Russia ha reagito con indignazione.
xxiv Defence Express, 10 settembre 2023 su
xxv articolo del 4 settembre 2024 su https://www.icbuw.eu/allegations-of-depleted-uranium-use-in-gaza/.
xxvi Peraltro, dalle fonti aperte disponibili, non risulterebbe che l’israeliano MBT Merkawa utilizzi proietti al DU, tuttavia questo resta un dato parziale; come già evidenziato nel testo tale tipologia di munizionamento esiste anche per calibri e armamenti differenti. Ad ogni buon conto, le varie accuse mosse ad Israele (su Gaza e Libano) ci sono da tempo, più di una testata giornalistica è andata in questa direzione, ma i risultati delle indagini sono stati spesso negativi, incompleti o ambigui. In sintesi, al momento si può parlare solo di forti sospetti.
xxvii Le leghe RHA convenzionali sono a basso tenore di carbonio (nichel-cromo-molibdeno [Ni-Cr-Mo] e manganese-molibdeno-boro [Mn-Mo-B]). La composizione chimica ottimale sviluppata per l’acciaio RHA migliorato (IRHA), in percentuale in peso, è la seguente: carbonio – 0,26, nichel – 3,25, cromo – 1,45, molibdeno – 0,55, manganese – 0,40, silicio – 0,40 e impurità: fosforo <0,010 e zolfo <0,005, con il materiale rimanente costituito essenzialmente da ferro (93,68). (Army Reserach Laboratory, ARL-TR-1347 (1997), Improved Rolled Homogeneous Armor (IRHA) Steel Through Higher Hardness).
xxviii Si tratta di un tipo di protezione per veicoli che consiste nell’associazione o alternanza di strati di materiale differente quali metallo, plastiche speciali, ceramica balistica, o l’impiego di spazi cavi riempiti di aria o di gas inerti o estinguenti in pressione. La Chobham-Dorchester è formata da moduli costruiti da diversi strati di materiali plastici e ceramici ricoperti da una maglia metallica.
xxix L’acciaio balistico, in generale, si distingue da quello “semplice” per una maggiore concentrazione di carbonio e nichel.
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Nel mio contributo precedente, dedicato al munizionamento a carica cava, si è brevemente accennato alle due grandi tipologie di proiettili/proiettii…
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