Droni su Mosca, rubli in fumo: l’inverno economico di Putin
Astrologicamente parlando, il 24 febbraio 2022 è stato giorno di stretta pertinenza del segno dei Pesci, dunque associato a sensibilità, empatia, intuito e forte inclinazione verso la dimensione ideale e spirituale; un qualcosa che l’improvvida blitzkrieg russa, arrogantemente puntata su collasso lampo, accerchiamento, controllo, stabilizzazione e annessione dell’Ucraina in 30 giorni, non aveva considerato. Capita a chi studia poco.
La curiosità zodiacale si è riaccesa in questi giorni, dove attacchi condotti da droni, rigorosamente sotto il segno dei Gemelli, hanno bucato la contraerea moscovita con mente analitica e strategica, ma soprattutto con uno spirito ironico e brillante, che fa il paio con i lampi del 2022, opportunisticamente e rapidamente convertiti in uno scontro esistenziale contro tutto l’Occidente, tanto per non farsi mancare niente e per prendersela comunque con qualcuno. E questo, a chi muove per primo sulla scacchiera, non dovrebbe succedere, specie se dentro casa ti volano coperture per raffineria da centinaia di tonnellate e chi reagisce lanciando droni autoctoni a lungo raggio secondo tattiche di saturazione che, grazie a IA, a voli a bassissima quota e ad una rete di supporto interno, ti dà un assaggio, così tanto per gradire, di quel che ha dovuto subire da 4 anni a questa parte.
L’effetto non è solo bellico, benché le dense volute di fumo nero che si elevano dalle raffinerie non possano non colpire l’immaginario di chi la guerra la pensava inarrivabilmente lontana, perché c’è anche un impatto economico asimmetrico e capace di intaccare i punti nodali del modello di finanziamento russo secondo una strategia di logoramento mirato che blocca la raffinazione creando shock interni sempre più estesi ed uno sbilanciamento del rapporto costi benefici a favore di Kiev; i droni di Kiev, come quelli huthi, costano molto meno di un sistema antiaereo S400 o Pantsir, anche se poi il famoso tetto della raffineria lo ha fatto saltare proprio la contraerea.
A parte la necessità di distogliere sistemi missilistici dal fronte, Mosca subisce gli scossoni di bilancio causati dall’erosione della base imponibile che finanzia le spese militari russe e che costringe a misure che infiammano l’inflazione; al posto del trainante ma ingannevole boom bellico, ora è il turno di una languida decrescita e di una precarietà economica che sta portando alla stagnazione.
È un malessere diffuso che influenza il conflitto in funzione delle prossime manovre macroeconomiche, fermo restando che le proiezioni del FMI sono sfavorevoli e contemporanee al calo delle entrate petrolifere, in aggiunta al ruolo rivestito dalle sanzioni occidentali ed alle progressive limitazioni imposte alla flotta ombra1. Ma, come dicono gli Stark di Grande Inverno, winter is coming, ed i problemi russi potrebbero riacutizzarsi per un deficit demografico incombente, determinato dal calo della fertilità, dalla guerra, dall’emigrazione.
Di fatto, la Russia è priva di potenziale a lungo termine connesso alle dinamiche interessanti la popolazione e la carenza di manodopera si riverbera in un tasso di disoccupazione insolitamente basso2, accompagnato dagli strali di un fisco sempre più oppressivo che contribuisce al rallentamento di un’economia raffreddata dai provvedimenti antinflattivi.
Fin troppo facile criticare la Banca Centrale, un po’ meno trovare correttivi ad una guerra che prosciuga le risorse e si avvolge su sé stessa, rendendo insapore anche il sale della vita, notoriamente ottimista.
Posto che un’esistenza troppo sapida corre il rischio di stuccare, la domanda è se la Russia riuscirà a mantenere ritmo e volume delle spese militari anche in funzione del PIL, della sostituzione delle importazioni occidentali con quelle cinesi, dei prezzi di vendita del greggio, unica entrata di pregio per un bilancio asfittico e a corto di spinte, per cui si può imporre, ma ad un prezzo abnorme, di battere ulteriormente moneta, vendere proprietà statali e oro, nazionalizzare le imprese commerciali con un accentuato crowding out, ovvero con lo spiazzamento determinato da un massiccio intervento statale inidoneo succedaneo di investimenti privati.
Bisogna giocare sulle contraddizioni apparenti, come dire che la domanda supera l’offerta e, contemporaneamente, che c’è un calo della spesa al consumo, ma tenendo conto che in Russia tutto, o quasi, è contemplabile.
La spesa privata rallenta non perché manchi il denaro, visto che i salari reali sono ai massimi per la carenza di manodopera, ma perché non ci sono beni acquistabili dato che l’offerta o è satura o è bloccata dalle sanzioni, senza contare i tassi d’interesse imposti dalla CBR (Banca Centrale della Federazione Russa, ndr) che inducono al risparmio forzato.
Visto che il rallentamento è dovuto anche al controllo dell’inflazione, aumentata dopo il finanziamento bellico keynesiano e il contenimento dell’impatto delle sanzioni, è evidente il surriscaldamento economico, con la domanda che supera l’offerta e l’attività economica che lievita in modo incontrollato.
Obbligatorio per la CBR mantenere condizioni monetarie rigide che portano a tassi elevati, riduzione del credito per le piccole e medie imprese, aumento del rischio di insolvenza.
Ovvio dunque immaginare una stagnazione, con un ambiente macroeconomico complesso e limitato, una prospettiva caratterizzata da una transizione che parte da un’espansione indotta dalla mobilitazione per arrivare ad un equilibrio instabile con crescita bassa, inflazione alta e pure aggravata dall’isolamento strutturale dei mercati dei capitali; insomma, la Russia sta passando a un regime di crescita a basso potenziale.
E qui si affaccia l’inevitabile dilemma evergreen: burro o cannoni?
La Cina ha intanto superato l’UE nel partenariato commerciale russo, tagliando il nastro inaugurale di un rapporto asimmetrico e vantaggioso in cui Mosca rappresenta una percentuale ridotta ma significativa di export petrolifero, visto che Pechino si serve di un gruppo diversificato di fornitori, assecondando così i principi della legge della Perversità della Natura3.
Con un’economia più grande di almeno 6-8 volte quella russa, la Cina ha la stessa leva di potere di mercato dell’UE, ma senza le dipendenze strutturali dall’energia di Mosca, a cui ha bloccato il progetto del gasdotto Power of Siberia 2.
Alla fine della fiera, invasa l’Ucraina, la Russia ha lasciato ad altri provider l’oca d’oro europea, così da permettere alla Cina di approfittare della mancanza di alternative e con un mercato su cui riversare il suo surplus produttivo altrimenti invenduto. Insomma, l’acquisto cinese di risorse fossili a prezzi inferiori fa di Pechino un partner commerciale necessario, specie per le importazioni, ma non ottimale, secondo chi scrive inquadrabile tra le sommità del concetto della Terza Massima di Dude4 anche perché detentrice di una politica monetaria da cui liberarsi è praticamente impossibile5.
Da un punto di vista scespiriano, rimane il dubbio moscovita per cui sia stato più nobile soffrire i colpi del ginepraio ucraino e delle sue frecce d’oltraggiosa fortuna, o prendere le armi contro un ricco portafogli energetico rinunciando all’egemonia eurasiatica, senza contare che anche il Fondo Nazionale per il Welfare (NWF), una volta ricchissimo fondo sovrano, si trova in posizione di asimmetria strutturale, ovvero di deficit di liquidità; rimane da vedere se Mosca abbia o meno la percezione dei rischi che correrebbe intraprendendo la stessa strada, quella che fu sovietica, di militarizzare completamente la società, giungendo però poi agli stessi risultati del 1989.
Intanto, il regime di prestiti sovvenzionati detenuti dalle grandi banche, va a beneficiare il complesso militare-industriale, una sorta di debito di guerra nascosto che costringe la CBR ad alzare i tassi suscitando le proteste delle élite.
Insomma, l’economia russa si sta definitivamente asciugando come il NWF, visto che la capacità industriale bellica Keynesiana ha raggiunto il suo limite massimo di espansione, oltre il quale può solo implodere. Se è vero che i prossimi 18 mesi costituiranno una prova della verità, i cigni neri di inflazione, tassi e mercato del lavoro dovranno rientrare in un range più accettabile, anche perché lo smantellamento delle strutture attuali, improntate sulla guerra, sarà cosa difficilissima, vivendo ora come in una bolla (speculativa) prossima allo scoppio.
E qui c’è da seguire, ancora e ancora, una donna, la governatrice El’vira Sahipzadovna Nabiullina, l’unica ad aver avuto il coraggio di esprimere alla summa di machismo presidenziale, il proprio dissenso circa la guerra in Ucraina; l’unica che ha continuato a fornire dati e numeri tanto più attendibili quanto più scomodi, il che non è poco in un ambito in cui la diplomazia dei soldi non sempre assicura gratificazioni, vista la scarsissima empatia ispirata dagli economisti.
In Russia, malgrado quanto reclamizzato, la teoria della Moneta Moderna6 non può essere applicata e, malgrado le antipatie di cui sopra, bene fa la governatrice ad opporvisi per adottare politiche ortodosse e restrittive vincolate alle risorse effettive; qualsiasi controtendenza creerebbe solo ulteriore inflazione.
Piaccia o no, la CBR è una delle istituzioni più efficienti capace, finora, di impedire il collasso economico. Il problema è proprio in quest’ambivalenza, che vede Nabiullina, che non si è mai espressa contro l’operazione militare speciale, da un lato perfetta tecnocrate ma dall’altro invisa e pericolosa per un sistema affamato di capri espiatori7.
Se le sue assenze al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo il 4 ed all’incontro con Putin il 10 giugno in tema di inflazione hanno alimentato una prevedibile ridda di speculazioni pari, per numero, al numero dei balconi dei secondi piani dei quartieri residenziali di Mosca, al netto delle giustificazioni ufficiali è però altrettanto vero che, per i meno distratti dalle aterosclerosi e dalle psicosi presidenziali yankee, il suo previsto ritorno sulla scena il 19 giugno, subito dopo la riunione del Consiglio di Amministrazione sulla politica monetaria, ha inviato un segnale fortissimo ai mercati, confermando una linea restrittiva necessaria ad arginare le pressioni inflazionistiche strutturali. Ecco dunque tassi invariati ed una valenza politica estremamente forte laddove correlata alla centralità tecnica della governatrice a fronte degli attriti creati dai falchi del Cremlino dottrinariamente a corto di esami universitari.
È stata dunque confermata la prevalenza della stabilità macroeconomica a fronte di qualsiasi pressione politica interna, con la riaffermazione dell’indipendenza tecnica della Banca Centrale ed il respingimento delle ulteriori richieste di credito facile da parte del blocco industriale-militare.
I messaggi sono molteplici: il primo sta nei vestiti frusti dell’imperatore, che preferisce sfilare con quel che già indossava per rivedere, almeno per un po’, i suoi progetti così collidenti con una situazione economico finanziaria compromessa; il secondo sta politicamente nella presenza stessa di Nabiullina, paragonabile ad un calice amarissimo da sorbire fino in fondo riguardando quel tetto di raffineria sparato verso un cielo costellato di droni.
Possibili proiezioni: un’impostazione macroeconomica che punti alla resistenza, al controllo dell’inflazione ed al perseguimento di un asse strategico di forte dipendenza economica da Pechino. Per ora, la pace non passa dalle leve economiche ma ancora dai rapporti di forza sul campo.
Piccola nota zodiacale attuale conclusiva: la cuspide gemelli-cancro, ad appena due giorni dal solstizio d’estate è indicativa di un momento di magia e magnetismo personale. È solo astrologia, però…
1 Petroliere fantasma utilizzate da Mosca per aggirare il price cap sul greggio
2 2%
3 La probabilità che un determinato evento si verifichi è inversamente proporzionale alla tua preparazione ad affrontarlo.
4 La fregatura che vedi è nulla in confronto a quella che non vedi.
5 Vd. anche Mancanza di Know-How Avanzato, Sostenibilità Economica, Tempi di Infrastrutturazione
6 Secondo la MMT uno Stato che ha sovranità monetaria, non ha debiti in valuta estera e opera con un cambio flessibile, non può fallire finanziariamente; per la MMT, il limite alla spesa pubblica non sono le tasse o il deficit, ma le risorse reali disponibili.
7 Un think tank legato al Ministero della Difesa ha già da tempo avvertito di una possibile crisi bancaria in relazione all’aumentare dei crediti inesigibili.
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