Il Memorandum di Islamabad e la lezione di Krepinevich
Il recente annuncio del testo del Memorandum di Islamabad1 – il documento in 14 punti siglato digitalmente da Washington e Teheran – potrebbe rappresentare una svolta non solo per gli equilibri del Medio Oriente, ma anche per alcune delle principali riflessioni sulla strategia militare contemporanea.
Mentre la cronaca giornalistica si concentra sulla conta dei danni, sul clamoroso strike d’intelligence della coalizione USA-Israele che ha portato all’eliminazione di Ali Khamenei e sulle durissime dichiarazioni di Donald Trump al G7 (“Se si comportano male, torniamo a bombardare”), un’analisi strategica più profonda rivela un paradosso: l’Iran, pur duramente colpito ai vertici e cinto da un blocco navale totale, esce dal tavolo negoziale con lo status di potenza imprescindibile della regione.
Per comprendere come un attore convenzionalmente inferiore abbia potuto costringere la superpotenza americana ad accettare una tregua legata a un piano di investimenti da 300 miliardi di dollari e allo sblocco dei flussi petroliferi, occorre abbandonare le vecchie lenti analitiche. La chiave di lettura risiede nella più recente letteratura dottrinale del Pentagono, e nello specifico nel saggio del 2023 di Andrew F. Krepinevich Jr.: “The Origins of Victory: How Disruptive Military Innovation Determines the Fates of Great Powers”.
Per trent’anni, dalla prima Guerra del Golfo in poi, la dottrina occidentale si è cullata nel monopolio della cosiddetta Precision Warfare (la guerra di precisione): attacchi chirurgici, accecamento dei nodi C4ISR nemici2, superiorità tecnologica assoluta ed eliminazione mirata dei centri di gravità politici e militari (il cosiddetto Targeted Killing). L’operazione che lo scorso inverno ha rimosso Khamenei è stata l’apoteosi tecnica di questo modello.
Tuttavia, la teoria di Krepinevich evidenzia come la tecnologia avanzata, se non supportata da un concetto operativo flessibile, generi solo vittorie tattiche effimere. USA e Israele hanno scommesso sul collasso sistemico della Repubblica Islamica. Ma il network difensivo iraniano e l’apparato di potere interno hanno dimostrato una resilienza asimmetrica che la Precision Warfare non aveva preventivato. La decapitazione cinetica non si è tradotta in resa politica.
È qui che si innesca quella che Krepinevich definisce “Disruptive Military Innovation” (Innovazione Militare Dirompente). L’innovazione vincente non appartiene necessariamente a chi sviluppa l’arma più sofisticata e costosa, bensì a chi introduce un nuovo concetto operativo capace di scardinare le regole del gioco imposte dall’avversario. Secondo Krepinevich, la storia militare dimostra che le grandi potenze tendono a essere sconfitte non quando perdono il vantaggio tecnologico, ma quando non riescono ad adattarsi a un nuovo modo di combattere.
L’Iran ha compreso che cercare il duello simmetrico contro i Carrier Strike Groups (i gruppi navali da battaglia delle portaerei statunitensi) nel Mar d’Arabia sarebbe stato un suicidio. Ha quindi applicato una dottrina di saturazione dell’area (A2/AD – Anti-Access/Area Denial)3 basata sulla democratizzazione tecnologica e sulla geografia.
L’uso massiccio di assetti a basso costo – sciami di droni d’attacco unidirezionali, mine intelligenti navali a basso fondale e missili da crociera anti-nave mobili – ha trasformato lo Stretto di Hormuz in una trappola d’asfissia globale. Nella sfida teorizzata da Krepinevich tra Hiders (chi si nasconde) e Finders (chi cerca), l’Iran ha sfruttato le coste frastagliate e la ristrettezza dello Stretto per ridurre drasticamente l’efficacia operativa dei sistemi radar e di difesa aerea multimiliardari dell’Occidente.
Il fulcro del dibattito internazionale degli ultimi anni è sempre stato il Breakout time4 di Teheran: quanti mesi o settimane separassero i laboratori di Natanz dalla costruzione di un ordigno atomico. Il Memorandum di Islamabad congela lo status quo nucleare (Punti 8 e 9), eppure l’Iran ottiene una parte significativa dei benefici diplomatici ed economici normalmente associati allo status di potenza nucleare.
Ciò dimostra una tesi radicale: la capacità di interdire stabilmente i chokepoint dell’economia globale è un’arma geostrategica più flessibile e spendibile di un arsenale nucleare. La bomba atomica rimane principalmente uno strumento di deterrenza strategica, il cui impiego effettivo è reso estremamente improbabile dai costi politici e militari che comporterebbe. L’interdizione asimmetrica delle rotte commerciali, al contrario, è un’arma a impiego graduale, capace di generare un danno economico intollerabile per le democrazie occidentali in tempo reale, costringendole alla de-escalation per vie politiche.
Nel XXI secolo il possesso dell’arma atomica non è più l’unica via per ottenere una capacità di coercizione strategica. Il controllo, diretto o indiretto, dei principali chokepoint del commercio mondiale può produrre effetti politici comparabili, pur restando al di sotto della soglia nucleare.
Il testo del Memorandum riflette fedelmente questo equilibrio di forze. I guadagni di USA e Israele sono quasi interamente “negativi” o di contenimento: ottengono la riapertura dei traffici commerciali (Punto 5), il cessate il fuoco sui fronti caldi compreso il Libano (Punto 1) e il congelamento del programma nucleare iraniano (Punto 9). I guadagni dell’Iran sono strutturali ed economici: Teheran ottiene la revoca del blocco navale (Punto 5 e 6), il ripristino immediato dei flussi di export energetico e dei relativi canali bancari (Punto 10), ma soprattutto l’accesso a un fondo di investimenti e aiuti internazionali da ben 300 miliardi di dollari (Punto 6).
Non si tratta della capitolazione di un emarginato internazionale, ma del riconoscimento formale che l’Iran mantiene una capacità di interdizione geografica e operativa tale da influenzare in modo significativo, oggi e domani, l’architettura di sicurezza del Medio Oriente.
Se la vittoria si misura dal conseguimento degli obiettivi politici finali, la crisi del 2026 convalida gli ammonimenti di Krepinevich, configurando uno scontro tra due modelli differenti di innovazione militare. La superiorità tecnologica convenzionale non garantisce più il dominio se l’avversario risponde ridefinendo la natura stessa del conflitto.
L’Iran non ha ottenuto una vittoria militare nel senso tradizionale del termine. Tuttavia è riuscito a impedire che i successi tattici e operativi della coalizione si trasformassero in un risultato politico decisivo, dimostrando che nell’era della proliferazione tecnologica low-cost, controllare le vene giugulari del commercio mondiale può rivelarsi più decisivo del monopolio della precisione cinetica nel conseguimento degli obiettivi politici finali.
I prossimi 60 giorni diranno se questo vantaggio negoziale potrà tradursi in un risultato politico duraturo. La prosecuzione delle operazioni israeliane in Libano e le immediate reazioni iraniane sul dossier Hormuz suggeriscono tuttavia che il Memorandum non abbia ancora risolto il problema fondamentale della crisi: la difficoltà di trasformare una tregua militare in un nuovo equilibrio strategico.
È proprio in questo spazio incerto tra cessazione delle ostilità e consolidamento della pace che si misura l’attualità della lezione di Krepinevich.
Fonti e riferimenti essenziali (non esaustivi, utili come base di orientamento per il lettore)
- Krepinevich, A. F. Jr. (2023). The Origins of Victory: How Disruptive Military Innovation Determines the Fates of great Powers, Yale University Press.
- U.S. Department of State / Government of Pakistan (giugno 2026). Islamabad Memorandum of Understanding between the United States of America and the Islamic Republic of Iran. Testo ufficiale preliminare in 14 punti rilasciato dalle agenzie di stampa internazionali (Adnkronos, Bloomberg, Reuters, Military Times) in data 15-17 giugno 2026.
- Center for Strategic and International Studies (CSIS). Studi sulla guerra USA-Iran (2026).
- International Institute for Strategic Studies (IISS). Studi sulla guerra USA-Iran (2026).
Note
1 Islamabad Memorandum of Understanding Between the United States of America and the Islamic Republic of Iran:
- The United States of America and the Islamic Republic of Iran and their allies in the current war by signing this MoU, declare the immediate and permanent termination of military operations on all fronts, including in Lebanon, and undertake from now on not to initiate any war or any military operation against each other, and to refrain from the threat or use of force against each other, and ensuring the territorial integrity and sovereignty of Lebanon. Final deal will confirm the permanent termination of the war on all fronts, including in Lebanon, and other provisions of this paragraph.
- The United States of America and the Islamic Republic of Iran undertake to respect each other’s sovereignty and territorial integrity and to refrain from interfering in each other’s internal affairs.
- The United States of America and the Islamic Republic of Iran commit to negotiating and achieving the final deal in maximum 60 days, extendable with mutual consent.
- Immediately upon the signing of this MoU, the United States of America will begin the removal of its naval blockade and any disturbances or impediments against the Islamic Republic of Iran, and will fully end the naval blockade within 30 days. During this period, the traffic of vessels will be in proportion to the numbers of pre-war traffic being restored by the Islamic Republic of Iran. The United States of America further undertakes to remove its forces from the proximity of the Islamic Republic of Iran within 30 days after the final deal.
- Upon the signing of this MoU, the Islamic Republic of Iran will make arrangements using its best efforts for the safe passage of commercial vessels with no charge for 60 days only from the Persian Gulf to the Sea of Oman and vice versa. The traffic of commercial vessels will immediately start, and considering the need for removing the technical and military obstacles and demining by the Islamic Republic of Iran, will be instated within 30 days. The Islamic Republic of Iran will conduct dialogue with the Sultanate of Oman to define the future administration and maritime services in the Strait of Hormuz in discussion with other Persian Gulf littoral states in line with the applicable international law and the sovereign rights of coastal states of the Strait of Hormuz.
- The United States of America undertakes with regional partners to develop a definitive, mutually agreed plan with at least $300 billion for the reconstruction and economic development of the Islamic Republic of Iran. The mechanism for the implementation of this plan will be finalized as part of a final deal within 60 days. All required licenses, waivers and permissions needed for the relevant financial transactions will be granted by the United States of America.
- The United States of America undertakes to terminate all types of sanctions against the Islamic Republic of Iran, including the United Nations Security Council resolutions, i.e. IAEA [International Atomic Energy Agency] Board of Governors resolutions and all unilateral U.S. sanctions, primary and secondary, in an agreed-upon schedule as part of the final deal. The Islamic Republic of Iran and the United States of America acknowledge the critical importance of the sanctions-termination issue above mentioned, and expressed their intentions to immediately address these issues in the negotiations, in order to achieve mutual agreement on them.
- The Islamic Republic of Iran reaffirms that it shall not procure or develop nuclear weapons. The United States of America and the Islamic Republic of Iran have agreed to resolve the disposition of stockpiled enriched material, pursuant to a mechanism that will be mutually agreed upon in accordance with the schedule mentioned in paragraph seven, with the minimum methodology to be downblending on site under the supervision of the IAEA. The two parties also agreed to discuss the issue of enrichment and other mutually agreed matters related to the Islamic Republic of Iran’s nuclear needs based on a satisfactory framework being agreed upon in the final deal. The final deal will confirm the provisions of this paragraph. The United States of America and the Islamic Republic of Iran acknowledge the critical importance of the nuclear issues above mentioned and express their intention to immediately address these issues in the negotiations in order to achieve mutual agreement on them.
- Pending the final deal, the United States of America and the Islamic Republic of Iran agree to maintain the status quo. The Islamic Republic of Iran will maintain the current status quo of its nuclear program, and the United States of America will not impose any new sanctions and will not deploy additional forces in the region.
- The United States of America undertakes that immediately upon the signing of this MoU until the termination of sanctions, the U.S. Department of Treasury will issue waivers for the export of Iranian crude oil, petroleum products and derivatives, and all associated services, including banking transactions, insurances, transportation, etc.
- The United States of America undertakes to make fully available for use the frozen or restricted funds and assets of the Islamic Republic of Iran upon the implementation of this MoU. The United States of America and the Islamic Republic of Iran will mutually agree on the procedures related to the release of these funds during the negotiations. Such funds, either retained in the original account or transferred, shall be made fully usable for payment to any ultimate beneficiary designated by the Central Bank of the Islamic Republic of Iran. The United States of America undertakes to issue all necessary licenses and authorizations accordingly.
- The United States of America and the Islamic Republic of Iran agree that an executive mechanism will be established to monitor the successful implementation of this MoU and the future compliance of the final deal.
- After signing this MoU and subject to the beginning of the implementation of paragraphs 1, 4, 5, 10 and 11 of this MoU and the continuing implementation of these measures, the United States of America and the Islamic Republic of Iran will start negotiations regarding the final deal exclusively on the other paragraphs.
- The final deal will be endorsed by a binding UNSC [U.N. Security Council] resolution.
2 C4ISR: acronimo di Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (Comando, Controllo, Comunicazioni, Informatica, Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione). Il termine indica l’insieme integrato dei sistemi e delle procedure che consentono di raccogliere informazioni, elaborarle e trasformarle in decisioni operative, garantendo il coordinamento delle forze sul campo di battaglia moderno.
3 A2/AD (Anti-Access/Area Denial): insieme di capacità militari concepite per impedire o limitare l’accesso e la libertà di manovra delle forze avversarie all’interno di una determinata area geografica. Tali capacità possono includere missili a lungo raggio, mine navali, sistemi antinave, difese aeree integrate e assetti senza pilota.
4 Breakout Time: espressione utilizzata negli studi sulla proliferazione nucleare per indicare il tempo stimato necessario a uno Stato, una volta assunta la decisione politica di procedere, per accumulare materiale fissile sufficiente alla realizzazione di un primo ordigno nucleare. Il concetto non coincide con il possesso effettivo di un’arma operativa, poiché non include necessariamente le successive fasi di progettazione, miniaturizzazione e integrazione del vettore.
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