Spionaggio e sicurezza nazionale: cosa rischiano gli ex agenti arrestati e quali conseguenze diplomatiche attendono i rapporti tra Roma e Mosca
L’arresto a Roma di due ex appartenenti al comparto intelligence italiano, accusati di avere fornito informazioni riservate a soggetti riconducibili ai servizi della Federazione Russa, rappresenta uno dei più rilevanti casi di controspionaggio emersi nel nostro Paese negli ultimi anni, inevitabilmente destinato ad essere accostato, almeno sul piano mediatico, al precedente caso dell’ufficiale della Marina Militare Walter Biot.
Secondo quanto emerso dalle informazioni sinora rese pubbliche, l’indagine – avviata a seguito di attività di controspionaggio sviluppate dagli apparati di sicurezza nazionali e successivamente coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma – riguarderebbe la presunta cessione, dietro compenso economico, di informazioni sensibili concernenti il settore della difesa, delle capacità cyber e della sicurezza nazionale, nonché profili attinenti alla cooperazione con la NATO e con i partner internazionali dell’Italia.
Qualora le accuse dovessero trovare conferma nel corso del procedimento penale, ci si troverebbe dinanzi ad una delle più gravi violazioni del rapporto fiduciario esistente tra lo Stato e coloro ai quali viene affidata la tutela delle sue informazioni più sensibili.
I possibili reati contestabili: i delitti contro la personalità dello Stato
Dal punto di vista penalistico, il quadro normativo potenzialmente applicabile è tra i più severi previsti dall’ordinamento italiano.
Le contestazioni attualmente note riguardano il delitto di spionaggio e quello di accesso abusivo a sistemi informatici o telematici, ma l’esatta qualificazione giuridica delle condotte dipenderà tuttavia dalla natura delle informazioni trasmesse, dal loro livello di classificazione e dalla posizione soggettiva dei singoli indagati.
L’evoluzione delle indagini potrebbe inoltre condurre alla contestazione di ulteriori delitti contro la personalità dello Stato, categoria criminosa che il legislatore colloca al vertice della tutela penale degli interessi nazionali.
Particolarmente delicata appare, secondo quanto riportato da diverse fonti giornalistiche, l’ipotesi che tra le informazioni trasferite possano esservi stati dati concernenti operatori dell’intelligence, procedure di controspionaggio, sistemi di difesa e attività riconducibili al dominio cyber. Se tale circostanza dovesse trovare conferma processuale, il livello di offensività delle condotte contestate assumerebbe inevitabilmente una rilevanza ancora maggiore, sia sotto il profilo nazionale sia nell’ambito della cooperazione con gli Alleati.
Al dunque, come detto, si tratta di ragionamenti ipotetici, al netto della presunzione di non colpevolezza o, meglio, di innocenza fino a sentenza definitiva.
Le pene previste dall’ordinamento italiano
L’ordinamento italiano considera i delitti contro la sicurezza dello Stato tra le fattispecie di maggiore allarme sociale.
Il quadro sanzionatorio previsto per i delitti di spionaggio e per alcune delle più gravi fattispecie contro la personalità dello Stato è estremamente severo e può raggiungere, nelle ipotesi più gravi previste dalla legge, pene di durata eccezionalmente elevata sino all’ergastolo.
Anche senza raggiungere le soglie massime previste dalla legislazione, l’eventuale stabile collaborazione con apparati informativi stranieri e la corresponsione di compensi economici costituiscono normalmente elementi suscettibili di aggravare significativamente il trattamento sanzionatorio.
Qualora risultassero coinvolti appartenenti alle Forze armate ancora in servizio, alle eventuali responsabilità penali potrebbero aggiungersi le conseguenze proprie dello status militare, comprese la sospensione precauzionale dal servizio, la perdita del grado e la cessazione del rapporto d’impiego in caso di condanna definitiva.
La risposta italiana: la dichiarazione di persona non grata
La vicenda, tuttavia, non è rimasta confinata al piano giudiziario.
Nelle ore successive all’emersione dell’indagine, il Governo italiano ha disposto l’espulsione di due addetti militari dell’ambasciata della Federazione Russa a Roma, ritenuti coinvolti nelle attività oggetto dell’inchiesta. Ai funzionari interessati è stato assegnato un termine di settantadue ore per lasciare il territorio nazionale.
Sotto il profilo del diritto internazionale, il provvedimento trova il proprio fondamento nell’articolo 9 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961, che consente allo Stato accreditatario di dichiarare persona non grata qualsiasi membro del personale diplomatico senza obbligo di motivazione formale.
Si tratta, in buona sostanza, della principale misura di controspionaggio diplomatico utilizzabile in tempo di pace nei confronti di personale protetto da immunità diplomatica: essa, infatti, protegge il funzionario straniero dalla giurisdizione penale dello Stato ospitante, ma non impedisce a quest’ultimo di disporne l’allontanamento dal proprio territorio nazionale.
La probabile reazione di Mosca
Dal punto di vista diplomatico, la prassi internazionale rende verosimile una risposta fondata sul principio della reciprocità.
La dinamica del cosiddetto tit-for-tat rappresenta infatti una costante delle relazioni internazionali in materia di attività di intelligence: alle espulsioni operate da uno Stato seguono frequentemente provvedimenti speculari nei confronti del personale diplomatico dello Stato che ha adottato la misura iniziale.
La Federazione Russa ha già annunciato l’intenzione di adottare contromisure diplomatiche nei confronti dell’Italia, pur senza avere ancora formalizzato, al momento della stesura del presente articolo, specifici provvedimenti di espulsione nei confronti di diplomatici italiani presenti a Mosca.
Non si tratterebbe, del resto, di una dinamica nuova: durante la Guerra Fredda, e più recentemente a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, numerosi episodi di espulsioni reciproche di personale diplomatico hanno accompagnato la fisiologica competizione tra apparati di intelligence senza determinare la rottura delle relazioni diplomatiche tra gli Stati coinvolti.
La dimensione strategica: la guerra ibrida e il ritorno del controspionaggio
Il significato più profondo della vicenda va probabilmente ricercato nel quadro strategico internazionale degli ultimi anni.
La guerra in Ucraina, la crescente competizione strategica tra Federazione Russa e NATO e la progressiva espansione del dominio cyber hanno riportato al centro della sicurezza nazionale il ruolo del controspionaggio e della protezione delle informazioni classificate.
Le moderne attività di intelligence non si concentrano più esclusivamente sui tradizionali piani operativi o sulle capacità convenzionali degli Stati, ma riguardano sempre più frequentemente infrastrutture critiche, sistemi di comando e controllo, architetture cyber, tecnologie dual use, processi decisionali e vulnerabilità delle reti nazionali.
In tale contesto si colloca il concetto di hybrid warfare o di grey zone competition: una competizione permanente tra Stati che si sviluppa al di sotto della soglia del conflitto armato aperto e che utilizza strumenti informativi, economici, cyber, cognitivi e diplomatici per perseguire obiettivi strategici senza ricorrere direttamente all’impiego della forza militare.
Lo spionaggio, sotto questo profilo, non rappresenta dunque un’anomalia del sistema internazionale, bensì una delle sue costanti storiche.
Ciò che distingue gli ordinamenti democratici è la risposta istituzionale a tali attività: indagini giudiziarie, controllo parlamentare, rispetto delle garanzie processuali e utilizzo degli strumenti previsti dal diritto internazionale.
La vicenda in questione non racconta soltanto un presunto caso di tradimento e di spionaggio, ma anche la capacità degli organi preposti di individuare la potenziale minaccia, neutralizzarla e reagire attraverso gli strumenti propri dello Stato di diritto e della diplomazia internazionale.
L’articolo Spionaggio e sicurezza nazionale: cosa rischiano gli ex agenti arrestati e quali conseguenze diplomatiche attendono i rapporti tra Roma e Mosca proviene da Difesa Online.
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