Un altro generale rimosso in Europa: cosa sta succedendo ai vertici militari USA?
C’è un modo molto semplice per alimentare dubbi sulla solidità di una catena di comando militare: rimuovere improvvisamente chi la guida e non spiegare perché.
È quanto accaduto al tenente generale Charles D. Costanza, comandante del V Corps dell’U.S. Army, una delle strutture più importanti del dispositivo terrestre americano in Europa. L’Esercito statunitense ha confermato la sua rimozione, senza precisare né quando sia avvenuta né per quale ragione. Ha soltanto aggiunto che la questione è stata «deferita all’autorità competente secondo i regolamenti dell’Army». Nel frattempo il comando è passato ad interim al brigadier generale John B. Mountford.
Non stiamo parlando del comandante di una guarnigione periferica. Il V Corps è l’unico corpo d’armata statunitense schierato in avanti in Europa e costituisce uno dei principali strumenti con cui Washington esercita il comando e controllo delle proprie forze terrestri sul fianco orientale della NATO. Costanza stesso, appena insediato nel 2024, spiegava che il suo compito era trasformare il V Corps in un vero warfighting headquarters, capace di rendere credibile la deterrenza e di integrare le forze americane con quelle degli alleati.
In altre parole: se un giorno la deterrenza dovesse fallire, quel quartier generale non sarebbe lì per organizzare seminari.
Due comandanti in poche settimane
A rendere la vicenda interessante non è soltanto la rimozione di Costanza.
Il 2 luglio, appena quaranta giorni prima, il generale Christopher Donahue aveva lasciato improvvisamente il comando di U.S. Army Europe and Africa dopo appena 18 mesi. Anche in quel caso l’Army non aveva fornito una vera spiegazione pubblica e il comando era stato temporaneamente affidato al maggior generale Christopher Norrie.

Adesso salta il comandante del V Corps.
Due dei nodi più importanti della catena terrestre americana in Europa cambiano quindi vertice a brevissima distanza, mentre sul continente continua una guerra ad alta intensità e gli Stati Uniti chiedono agli alleati europei di assumersi una quota crescente della propria difesa.
Naturalmente, una coincidenza resta possibile. Ma nelle questioni strategiche le coincidenze hanno un difetto: anche quando sono innocenti producono effetti reali.
È una “purga”? Non lo sappiamo
Qui bisogna evitare la scorciatoia più comoda.
Un funzionario dell’U.S. Army ha dichiarato a Military Times che la rimozione di Costanza non sarebbe politica e non avrebbe nulla a che vedere con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Inoltre, la formula secondo cui la vicenda è stata rinviata alle autorità competenti lascia aperta la possibilità che esista una questione specifica riguardante il generale. Quale, però, non è stato detto.
Sarebbe quindi scorretto inserire automaticamente Costanza nell’elenco delle cosiddette “epurazioni” del Pentagono.
Sarebbe però altrettanto ingenuo fingere che questa rimozione avvenga nel vuoto.
Dall’insediamento di Hegseth, più di una dozzina di alti comandanti sono stati rimossi o sostituiti. Tra questi figurano l’ex chairman dei Joint Chiefs of Staff, generale C.Q. Brown, l’ex chief of naval operations, ammiraglio Lisa Franchetti, e, nell’aprile scorso, il chief of staff dell’U.S. Army generale Randy George, invitato a lasciare l’incarico prima della normale conclusione del mandato.
Il punto, dunque, non è affermare che Costanza sia stato rimosso per ragioni politiche.
Il punto è che Washington ha creato un ambiente nel quale ogni rimozione senza spiegazioni viene inevitabilmente letta anche politicamente.
Ed è un problema che il Pentagono si è costruito da solo.
La deterrenza vive anche di prevedibilità
La deterrenza non è fatta soltanto di carri Abrams, HIMARS, missili, brigate corazzate e munizioni. È fatta anche della convinzione dell’avversario che esista una catena di comando stabile, prevedibile e pronta a reagire.
Il V Corps comanda o coordina importanti forze americane dispiegate in Europa, lavora con gli alleati della NATO e ha un ruolo centrale nell’integrazione delle capacità terrestri sul fianco orientale. Costanza aveva responsabilità sulle forze statunitensi a rotazione lungo un arco che va dall’Estonia alla Bulgaria e su unità permanentemente schierate in Europa.
Una struttura del genere non smette certo di funzionare perché cambia il comandante. Gli stati maggiori americani sono costruiti proprio per garantire continuità.
Il problema è un altro. Un comandante di corpo non è soltanto l’uomo che firma gli ordini. Costruisce relazioni personali con comandanti alleati, governi, vertici NATO e subordinate commands. Conosce piani, sensibilità, capacità e limiti degli interlocutori. La continuità di queste relazioni è parte della capacità operativa.
Per questo l’impatto immediato di un cambio può essere limitato, mentre quello indiretto – soprattutto sulla percezione di stabilità del sistema – può essere ben più significativo. È la stessa distinzione evidenziata nell’analisi del dispositivo NATO: nessun automatismo di crisi per i contingenti alleati, ma un possibile effetto sulla credibilità del meccanismo di rinforzo e della deterrenza nel medio periodo.
Il paradosso americano
C’è poi un paradosso difficilmente ignorabile. Gli Stati Uniti chiedono continuamente agli europei di essere più pronti, più efficienti, più responsabili, più capaci di sostenere autonomamente il peso della propria sicurezza. Richiesta perfettamente legittima.
Contemporaneamente, però, Washington sta cambiando con notevole frequenza alcuni dei vertici militari chiamati proprio a costruire quella deterrenza comune.
Donahue lascia U.S. Army Europe and Africa dopo 18 mesi senza una spiegazione pubblica. Costanza viene rimosso dal V Corps e l’Army dice soltanto che la vicenda è stata trasmessa all’autorità competente. Il predecessore di Costanza aveva comandato dal 2020 al 2024; Costanza era arrivato nell’aprile 2024 e aveva pubblicamente impostato il proprio incarico sulla costruzione di un headquarters capace di combattere una guerra terrestre in Europa.
Qualcosa evidentemente è accaduto.
Gli alleati non sanno cosa.
E Mosca osserva.
Il regalo alla propaganda russa non è la rimozione. È il vuoto
Non serve immaginare misteriosi complotti al Cremlino.
Qualunque apparato di propaganda avversario può prendere due fatti perfettamente autentici – Donahue fuori da U.S. Army Europe and Africa, Costanza rimosso dal V Corps – metterli uno accanto all’altro e costruire la narrativa di un comando americano in Europa attraversato da instabilità e lotte interne.
La risposta migliore sarebbe molto semplice: trasparenza.
Se Costanza ha violato regolamenti, lo si dica quando le procedure lo consentiranno. Se è venuta meno la fiducia nei suoi confronti, lo si chiarisca. Se esistono ragioni operative, amministrative o personali, si definisca almeno la natura generale del problema senza compromettere eventuali indagini.
Perché il silenzio, in una democrazia, non elimina le interpretazioni. Le moltiplica. E quando il soggetto è il comandante del corpo d’armata americano schierato di fronte alla Russia, le interpretazioni non rimangono confinate a Washington.
Il problema è più grande di un generale
Costanza potrebbe aver commesso un errore gravissimo. Oppure no.
Potrebbe esistere una spiegazione del tutto ordinaria. Oppure no.
Oggi semplicemente non lo sappiamo.
Ed è proprio questo il punto.
Quando un comandante a tre stelle responsabile di uno dei dispositivi militari più delicati degli Stati Uniti viene rimosso bruscamente, il fatto che il pubblico, gli alleati e forse una parte dello stesso establishment militare debbano ricostruirne le ragioni attraverso indiscrezioni non è una dimostrazione di forza.
Il Pentagono può certamente cambiare i propri generali. Il controllo civile sulle Forze Armate è uno dei pilastri della democrazia americana.
Ma esiste una differenza sostanziale tra controllare i militari e dare l’impressione che i vertici militari siano diventati figure facilmente sostituibili all’interno di un sistema sempre più opaco.
Sul fianco orientale della NATO la deterrenza serve soprattutto a convincere Mosca che, se arriverà il momento, gli alleati sapranno esattamente chi comanda, chi decide e chi combatte.
Washington farebbe bene a non lasciare dubbi. Almeno sul primo punto…
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