La Moldova che spaventa il Cremlino
La propaganda del Cremlino possiede una singolare capacità: riesce contemporaneamente a descrivere la Moldova come un Paese piccolo, povero, debole e sostanzialmente irrilevante e, nello stesso momento, ad attribuirle capacità strategiche tali da rappresentare una minaccia per la Federazione Russa. Una contraddizione che dovrebbe essere evidente, ma che costituisce invece uno degli elementi centrali della narrazione utilizzata da Mosca e dai suoi amplificatori politici e mediatici per contrastare il percorso europeo di Chișinău.
Per anni ci è stato spiegato che la Moldova sarebbe troppo piccola per contare qualcosa, troppo fragile economicamente per avere un peso internazionale e troppo debole militarmente per poter incidere sugli equilibri regionali. Poi, improvvisamente, scopriamo che l’intera Unione Europea avrebbe elaborato una strategia per trasformare proprio questo piccolo Paese in uno strumento contro la Russia. Se davvero la Moldova disponesse di una simile capacità di influenza, sarebbe quasi una buona notizia. Potrebbe magari contribuire a fermare la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. La realtà, naturalmente, è assai diversa. Ma è proprio qui che interviene la propaganda: quando i fatti non sostengono una narrazione, occorre costruirne una sufficientemente inquietante da rendere superflua qualsiasi verifica.
Il Ministero degli Esteri russo ha sostenuto che l’Occidente starebbe trasformando la Moldova in una sorta di “base militare della NATO”, preparandola al destino di una “seconda Ucraina”. È un’espressione efficace dal punto di vista propagandistico perché contiene tutto ciò che serve: NATO, guerra, militarizzazione e, soprattutto, paura.
Il problema nasce quando si prova a confrontarla con la realtà. Dove sarebbero le divisioni corazzate schierate intorno a Chișinău? Dove gli aerei da combattimento di ultima generazione? Dove le migliaia di droni d’attacco? Dove il poderoso sistema di difesa aerea destinato a minacciare la Russia? Non esistono. Ciò che esiste è invece un processo, peraltro piuttosto limitato, di ammodernamento di forze armate rimaste per decenni prive di capacità essenziali: radar, veicoli blindati per il trasporto delle truppe, ambulanze, armi leggere e altri equipaggiamenti. È questa la “terribile macchina militare moldava” che dovrebbe impensierire una potenza nucleare dotata di uno dei maggiori apparati militari del pianeta.
La stessa tecnica viene utilizzata quando la Moldova viene descritta come una futura “testa di ponte” dell’Occidente contro la Russia. È un’espressione volutamente suggestiva, ma raramente chi la utilizza spiega che cosa dovrebbe significare concretamente.
Una testa di ponte per attaccare militarmente la Russia? Basta osservare una carta geografica per comprenderne l’assurdità. Una base destinata ad accogliere un enorme esercito europeo? Non esiste alcun esercito del genere pronto a essere schierato in Moldova. Uno strumento di pressione economica su Mosca? Anche in questo caso sarebbe sufficiente confrontare le dimensioni delle rispettive economie. La forza della propaganda consiste proprio nel non dover fornire spiegazioni. È sufficiente pronunciare determinate parole – “NATO”, “base”, “occupazione”, “militarizzazione”, “seconda Ucraina” – lasciando che sia la paura a completare il racconto.
Un altro tema ricorrente riguarda la neutralità. Secondo la narrativa filorussa, l’integrazione europea rappresenterebbe soltanto il primo passo verso l’ingresso della Moldova nella NATO e quindi verso la definitiva cancellazione della sua neutralità. Anche in questo caso vengono deliberatamente confuse due organizzazioni completamente differenti. L’adesione all’Unione Europea non comporta automaticamente quella all’Alleanza Atlantica e all’interno della stessa UE esistono Stati che mantengono una politica di neutralità militare. La Moldova, inoltre, non ha presentato alcuna domanda di adesione alla NATO. C’è però un elemento che i sedicenti difensori della neutralità moldova tendono curiosamente a dimenticare: sul territorio della Repubblica di Moldova continuano a essere presenti militari della Federazione Russa appartenenti al Gruppo Operativo delle Forze Russe, distinto dal contingente impegnato nel meccanismo di peacekeeping. Ne deriva una concezione quantomeno originale della neutralità: la cooperazione di Chișinău con i partner occidentali viene descritta come una minaccia, mentre la presenza di truppe russe sul territorio di uno Stato sovrano e costituzionalmente neutrale viene considerata perfettamente compatibile con essa.
Periodicamente ricompare poi la storia delle imminenti basi NATO, dei contingenti francesi o rumeni e persino di una futura “occupazione” europea della Moldova. Il Servizio di intelligence estera russo è arrivato a parlare di presunti piani occidentali per occupare il Paese. Le settimane e i mesi passano, ma delle basi segrete, delle divisioni straniere e dell’occupazione non compare alcuna traccia. Poco importa. La propaganda non è tenuta a rendere conto della falsità raccontata ieri: può semplicemente sostituirla con quella di domani.
Lo stesso meccanismo viene applicato ai rapporti economici. Secondo Mosca, l’Occidente starebbe costringendo la Moldova a sacrificare le proprie relazioni con la Russia. Sarebbe però opportuno ricordare perché Chișinău abbia cercato negli ultimi anni di ridurre la propria dipendenza energetica da Mosca. Una dipendenza strategica non è una forma di amicizia quando può essere utilizzata come strumento di pressione politica. La Moldova lo ha sperimentato attraverso le forniture energetiche e attraverso le ripetute restrizioni imposte in passato da Mosca ai prodotti moldavi, dal vino ai prodotti agricoli. Quando un Paese può interrompere le forniture di gas, contribuire a provocare una crisi energetica o trasformare l’accesso al proprio mercato in una leva politica, non siamo più davanti a una normale relazione economica. Siamo davanti a una vulnerabilità.
L’integrazione europea consente alla Moldova esattamente il contrario: diversificare le fonti energetiche, collegarsi sempre più al sistema europeo, accedere a un mercato enormemente più vasto, attrarre investimenti, rafforzare le infrastrutture, modernizzare le istituzioni e ridurre la capacità di qualsiasi potenza straniera di condizionarne le decisioni. Ed è probabilmente questo il punto che la propaganda del Cremlino preferisce evitare. Mosca attribuisce all’Unione Europea la propria logica imperiale: sostiene che Bruxelles voglia controllare la Moldova e utilizzarla contro la Russia perché è proprio la Russia ad aver cercato per decenni di conservare strumenti di influenza politica, economica e militare sul Paese. Le interferenze nei processi elettorali moldavi, il sostegno a forze politiche filorusse, le operazioni di influenza e la presenza militare in Transnistria costituiscono elementi assai più concreti delle fantomatiche divisioni NATO alle porte di Chișinău.
Perché, dunque, l’Unione Europea dovrebbe essere interessata alla Moldova? Non per collocarvi carri armati con cui attaccare la Russia. Non per trasformarla in una piattaforma militare. La realtà è assai meno spettacolare, ma molto più importante per i cittadini moldavi: infrastrutture, energia, investimenti, accesso al mercato europeo, imprese più competitive, regole più trasparenti, istituzioni pubbliche più efficienti, sicurezza delle frontiere e maggiori opportunità di studio, lavoro e sviluppo.
Tutto questo, però, funziona male come materiale propagandistico. È molto più efficace parlare di NATO, guerra, occupazione e “seconda Ucraina”. Perché l’obiettivo non è spiegare ai cittadini che cosa comporti realmente il processo di integrazione europea, ma spaventarli prima ancora che possano valutarlo.
La scelta europea della Moldova significa, in ultima analisi, qualcosa di molto semplice: diventare economicamente più forte, energeticamente meno vulnerabile e politicamente più autonoma. Ed è forse proprio questa la prospettiva che preoccupa maggiormente il Cremlino.
Non una Moldova trasformata in testa di ponte contro la Russia, ma una Moldova sulla quale la Russia non sia più in grado di esercitare il proprio controllo.
L’articolo La Moldova che spaventa il Cremlino proviene da Difesa Online.
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