Giappone, 8.900 miliardi (di yen) per prepararsi alla “nuova guerra”: droni, IA e missili nel bilancio 2027
Il Giappone entra nell’ultimo anno del più ambizioso ciclo di riarmo dalla fine della Seconda guerra mondiale. Oggi il ministero della Difesa ha presentato per l’anno fiscale 2027, che inizierà nell’aprile prossimo, una richiesta record di 8.890,8 miliardi di yen, circa 55,5 miliardi di dollari. Il dato va però letto con attenzione: non è ancora il bilancio approvato e contiene numerose “item requests” prive di un prezzo definitivo. La cifra finale, negoziata entro fine anno, potrebbe quindi crescere sensibilmente.
Non siamo nemmeno davanti a un’accelerazione del 9 o 10 per cento. Il bilancio FY2026 destinato al Defense Buildup Program ammonta già a 8.809 miliardi: la richiesta 2027 è superiore di meno dell’1 per cento. Il punto è la continuità. Nel 2022 Tokyo aveva programmato circa 43.000 miliardi di yen per il quinquennio 2023-2027 e indicato proprio in circa 8.900 miliardi il livello dell’ultimo anno. Il nuovo documento chiude quindi il ciclo avviato da Fumio Kishida, mentre il governo di Sanae Takaichi prepara entro il 2026 la revisione dei tre documenti strategici nazionali.
Anche il famoso obiettivo del “2 per cento del PIL” richiede una precisazione. Tokyo include, oltre alla Difesa, Guardia Costiera, cybersecurity, infrastrutture, ricerca e altre voci di sicurezza. Il quadro fissato nel 2022 prevedeva per il FY2027 circa 11.000 miliardi di yen complessivi, pari al 2 per cento del PIL del FY2022. Nel FY2026 le spese così conteggiate sono già circa 10.600 miliardi, l’1,9 per cento di quel PIL-base. Non è quindi il rapporto fra i soli 8.900 miliardi della Difesa e il PIL corrente.
La pressione cinese, russa e nordcoreana
Il motore della trasformazione resta l’ambiente strategico dell’Indo-Pacifico. Nei documenti giapponesi la Cina è definita la più grande sfida strategica mai affrontata dal Paese. Pechino amplia la presenza navale e aerea nel Mar Cinese Orientale e nel Pacifico, opera attorno alle Senkaku/Diaoyu e intensifica le attività congiunte con la Russia.

A nord restano le forze russe e la disputa sulle Curili, mentre la Corea del Nord continua a sviluppare missili balistici e capacità nucleari.
Occorre però evitare cifre gonfiate. Nel FY2024 i caccia della Japan Air Self-Defense Force sono decollati in scramble 704 volte: 464 contro velivoli cinesi, 237 contro russi e tre per altri casi. Nel FY2025 il totale è sceso a 595, con circa il 61 per cento degli interventi rivolti ad aerei cinesi e il 36 per cento a russi. Nel 2025 Tokyo ha inoltre registrato un’intrusione aerea vicino alle Senkaku, attività di una portaerei cinese nel Pacifico e un volo congiunto di bombardieri cinesi e russi.
Droni e intelligenza artificiale
La novità più interessante della richiesta 2027 è però meno visibile di un nuovo cacciatorpediniere. Il ministero parla di adattamento alle “nuove modalità di guerra”, mettendo al centro sistemi senza equipaggio, intelligenza artificiale e comando digitalizzato. È una lezione che arriva dall’Ucraina, ma risponde anche a un problema giapponese: una popolazione che invecchia e diminuisce rende più difficile alimentare le Forze di autodifesa con personale sufficiente. La stessa strategia giapponese considera i sistemi unmanned, soprattutto se integrati con IA e mezzi con equipaggio, potenziali “game changer”.

La Marina chiede 292,2 miliardi di yen per 17 MQ-9B SeaGuardian, velivoli senza pilota a lunga autonomia destinati a intelligence, sorveglianza, ricognizione e targeting, soprattutto sulle rotte del Pacifico. A questi si aggiungono progetti per droni d’attacco a basso costo, mezzi di superficie e subacquei senza equipaggio e moduli che consentano a un UUV di impiegare missili stand-off. La logica è aumentare sensori ed effettori senza moltiplicare nella stessa misura uomini e piattaforme pregiate.
Ancora più significativa è l’idea di un “AI orchestrator”, un’architettura per integrare informazioni e assistere valutazione del quadro operativo, selezione degli obiettivi e decisioni di comando, sostenuta da un cloud della Difesa. L’obiettivo è far lavorare insieme sensori, navi, aerei, batterie missilistiche e sistemi unmanned nei tempi di un conflitto ad alta intensità.
Il contrattacco diventa capacità reale
Dal 2022 il Giappone ha scelto di dotarsi di una capacità di contrattacco contro obiettivi nel territorio avversario. È una svolta enorme nella pratica operativa del dopoguerra, ma non equivale formalmente all’abbandono del senshu bōei, la difesa esclusivamente orientata alla reazione. Tokyo continua a sostenere che tali armi potranno essere usate soltanto dopo l’inizio di un attacco armato e nella misura minima necessaria; l’attacco preventivo resta escluso.

La teoria, intanto, diventa hardware. Per il 2027 vengono richiesti 56,2 miliardi di yen per la versione navale del Type 12 migliorato, destinata a entrare in servizio sul cacciatorpediniere Teruzuki, e 16,3 miliardi per missili guidati lanciabili dai sottomarini. Compare inoltre, senza prezzo definitivo, lo sviluppo di un missile ipersonico lanciabile da piattaforma subacquea. Sul versante statunitense Tokyo acquisirà fino a 400 Tomahawk, non 500. Il 29 luglio 2026 il cacciatorpediniere Chokai ha effettuato nel Pacifico il primo lancio reale giapponese di un Tomahawk; nel FY2027 si prevede anche di adeguare gli ultimi tre degli otto cacciatorpediniere Aegis esistenti.
La componente navale e l’ombrello antimissile
I due Aegis System Equipped Vessels, nati dopo la cancellazione di Aegis Ashore, dovrebbero entrare in servizio rispettivamente entro la fine del FY2027 e del FY2028. Le dimensioni comunicate dal ministero indicano circa 12.000 tonnellate di dislocamento standard, non 20.000. Avranno radar SPY-7 e 128 celle di lancio verticale e diventeranno nodi centrali della difesa antimissile dell’arcipelago. La prima unità è affidata a Mitsubishi Heavy Industries, la seconda a Japan Marine United.

Proseguono inoltre le fregate FFM derivate dalle Mogami, i sottomarini Taigei e le pattugliatrici Sakura. Izumo e Kaga riceveranno altri lavori per operare con gli F-35B, con completamento previsto nel FY2027 e FY2028: non saranno grandi portaerei paragonabili alle unità statunitensi o cinesi, ma restituiscono al Giappone una componente aeronavale ad ala fissa.
F-35 e GCAP: l’Italia dentro la trasformazione
Sul fronte aereo Tokyo punta a 147 F-35: 105 F-35A e 42 F-35B. Per il prossimo decennio, però, il programma strategicamente più importante è il Global Combat Air Programme con Regno Unito e Italia. Nel luglio 2026 la GCAP International Government Organisation ha firmato con la joint venture industriale Edgewing un contratto che copre le attività fino alla fine del 2027. L’obiettivo resta il nuovo caccia di generazione successiva in servizio nel 2035.

Attraverso GCAP, l’Italia entra direttamente nella costruzione di una delle capacità militari più sensibili del Giappone futuro. Il programma dovrà dialogare con velivoli collaborativi senza pilota, reti di sensori, armi a lungo raggio e comando assistito dall’IA: la “sesta generazione” sarà un sistema di sistemi.
Industria, uomini e sostenibilità finanziaria
Tokyo vuole rafforzare anche la base industriale. Fra le ipotesi figura un modello in cui lo Stato possiede impianti produttivi e ne affida la gestione alle aziende private, per impedire che linee essenziali scompaiano quando gli ordini non garantiscono margini adeguati. Munizioni, ricambi, manutenzione e capacità produttiva sono ormai considerate parte della deterrenza quanto missili e caccia.
Resta il problema della sostenibilità finanziaria. Per il FY2027, le richieste complessive di spesa presentate dai ministeri giapponesi ammontano a circa 143.000 miliardi di yen. Di questi, 36.640 miliardi servirebbero soltanto a pagare interessi e rimborsi sul debito pubblico, una cifra record, superiore del 17 per cento rispetto all’anno precedente.

Nel confronto internazionale, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), nel 2025 il Giappone si collocava al decimo posto mondiale per spesa militare, con 62,2 miliardi di dollari, pari all’1,4 per cento del PIL secondo la metodologia dell’istituto. La sua importanza strategica è però superiore al rango contabile: il Giappone occupa una posizione chiave lungo la prima catena di isole, tra il Pacifico occidentale, il Mar Cinese Orientale e le rotte verso Taiwan, ospita alcune delle principali forze statunitensi avanzate nella regione e dispone di una base tecnologica e industriale di primo livello.
Il messaggio del bilancio 2027 è quindi più profondo della cifra record. Tokyo non sta semplicemente comprando più navi, missili e aerei. Sta trasformando le Forze di autodifesa da uno strumento costruito soprattutto per negare e respingere un’aggressione in una forza capace di vedere e colpire più lontano, dispiegare sensori ed effettori senza equipaggio e continuare a combattere dopo il primo attacco.
La domanda decisiva arriverà a fine anno con la nuova architettura strategica del governo Takaichi: capire se gli 8.900 miliardi di yen siano il punto d’arrivo del ciclo iniziato nel 2022 o soltanto la base di partenza del prossimo.
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