11 settembre: Moira Smith, l’agente che tornò nella Torre Sud
C’è una fotografia che racconta più di mille cronache. Ritrae una donna in uniforme, il volto teso ma composto, che sorregge un uomo insanguinato e lo accompagna lontano dalle macerie. Lui si chiama Edward Nicholls, è riuscito a uscire ferito dalla Torre Sud. Lei è l’agente Moira Smith e, in quell’istante, immortalato per caso da un fotografo, sta facendo esattamente ciò che ha giurato di fare tredici anni prima, il giorno in cui ha indossato la divisa: proteggere chi non può proteggersi da solo.
Quello che la foto non racconta è il resto della mattina. Non racconta che, dopo aver messo in salvo Nicholls, Moira Smith continuò a tornare verso la Torre Sud. Secondo le testimonianze dei colleghi, uscì più volte accompagnando persone in salvo e rientrò per cercarne altre, mentre l’edificio bruciava e migliaia di persone cercavano una via d’uscita in un caos che nessun addestramento può davvero preparare ad affrontare.
Una vita costruita passo dopo passo
Nata a Brooklyn nel 1963, cresciuta a Bay Ridge, Moira Smith entra nella polizia dei trasporti di New York nel 1988 e passa al 13° distretto di Manhattan nel 1997. Si guadagna la reputazione di agente calma, capace di disinnescare le tensioni con le parole prima che con la forza. Ha un marito, anche lui poliziotto. Ha una figlia di due anni che, quella mattina, sta guardando i cartoni animati, ignara.
Ma l’11 settembre non è la prima occasione in cui Moira Smith corre verso il pericolo. Nel 1991 riceve la Distinguished Duty Medal per aver contribuito al salvataggio di decine di persone dopo il grave incidente della metropolitana di Union Square.
Dieci anni più tardi, davanti alle Torri Gemelle, compirà la stessa scelta.
Quella mattina Moira Smith è tra i primi agenti del NYPD a reagire all’attacco e a raggiungere il World Trade Center.
La calma nel caos
Chi sopravvisse a quella mattina racconta ancora oggi la stessa cosa: che la sua presenza, in mezzo al fumo e al panico, aveva l’effetto di rendere tutto stranamente sopportabile. Un sopravvissuto, Martin Glynn, ha ricordato che grazie alla sua autorità calma l’evacuazione sembrò quasi un fatto ordinario, come se lei riuscisse a tenere lontana, con la sola voce, la piena percezione del pericolo. Non urlava ordini. Indicava una direzione e le persone la seguivano.
Fu vista per l’ultima volta mentre rientrava nella Torre Sud per aiutare altri a uscire. Pochi istanti prima del crollo, una trasmissione radio disperata – una voce di donna che chiedeva aiuto, quasi senza fiato – venne captata dalla centrale operativa. Fu identificata, in seguito, come l’ultimo contatto radio di Moira Smith. Aveva 38 anni. I suoi resti furono ritrovati soltanto nel marzo del 2002, sei mesi dopo.
Ciò che resta
Il distintivo numero 10467 di Moira Smith è oggi custodito al National September 11 Memorial & Museum di New York. Le fu conferita, alla memoria, la Medal of Honor del NYPD, la più alta onorificenza del corpo, e il suo sacrificio fu ricordato pubblicamente anche dall’allora presidente George W. Bush. Resta, a distanza di venticinque anni, l’unica agente donna della polizia di New York caduta durante gli attentati dell’11 settembre.
Ma forse il modo più giusto per ricordarla non è nelle onorificenze. È in quella scelta, ripetuta più volte nel giro di pochi minuti, di tornare indietro. Mentre migliaia di persone correvano per mettersi in salvo, Moira Smith ha continuato a camminare nella direzione opposta.
Perché questa storia riguarda anche noi, oggi
Parliamo spesso, in questa rubrica, di sicurezza, minacce, equilibri internazionali che cambiano di settimana in settimana. Sono discorsi necessari, ma rischiano di far dimenticare che la difesa, quella vera, si misura anche in gesti minuscoli e quotidiani: una pattuglia, un’evacuazione condotta con voce ferma, una mano tesa nel fumo. Un mestiere che la storia ha raccontato quasi sempre al maschile e che invece ha avuto – e ha ancora – il volto di donne come Moira Smith.
Non ricordarla soltanto in occasione di un anniversario, ma restituirle un nome e un volto tra le migliaia di storie individuali inghiottite dall’11 settembre, è forse il modo più onesto per dire: anche lei era in difesa. Fino alla fine.
L’articolo 11 settembre: Moira Smith, l’agente che tornò nella Torre Sud proviene da Difesa Online.
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