Stanislav Petrov: la notte in cui il mondo non finì
A marzo di quest’anno comparve il primo dei miei due lavori dedicati alla minaccia nucleare, con un’ampia premessa dedicata proprio al tenente colonnello Stanislav Jevgrafovič Petrov. Affermare che grazie a lui si evitò la terza guerra mondiale appare riduttivo: ci salvò dalla distruzione totale, ma nessuno lo seppe per molti anni.
Petrov ci ha lasciato il 19 maggio 2017 ma la notizia è venuta fuori solo quattro mesi dopo; il Corriere della Sera-Esteri la riportò il 16 settembre, come la maggior parte dei quotidiani i: “morto Stanislav Petrov, l’eroe dimenticato che salvò il mondo dall’apocalisse nucleare”.
Occorre tornare indietro di 43 anni. Il 26 settembre 1983 il tenente colonnello Petrov era al comando di un sistema antimissilistico sovietico, nel bunker di Serpukhov 15 ii. Sostituiva peraltro un collega ammalato e già questo aspetto ci aiuta a comprendere come i nostri destini siano dentro un libro ma poi capita che una folata di vento ci fa finire sopra il caffè, oppure strappa una pagina…
Ecco che poco dopo la mezzanotte del 26 settembre il sistema satellitare Oko lancia l’allarme, avendo individuato un missile balistico partito da una base USA e diretto verso il territorio sovietico; poi i missili diventeranno cinque. In casi come questo la procedura era semplice: allertare il sistema di difesa, i vertici di comando militare e lanciare immediatamente un contrattacco missilistico nucleare contro gli Stati Uniti secondo la dottrina MAD (Mutual Assured Destruction) iii.
Per fortuna le cose andarono diversamente.

A sinistra, Petrov col grado di Capitano (https://historicflix.com/stanislav-petrov-the-man-who-saved-the-world/). A destra, in colore marrone, l’area che contiene la dislocazione del Serpukhov 15 (Wikimedia maps)
Lo scenario di riferimento
La prima metà degli anni ’80, definita da alcuni storici come la “seconda Guerra Fredda”, è stato un periodo di forte recrudescenza delle tensioni geopolitiche tra USA e URSS.
Nel dicembre 1979 l’URSS invade l’Afghanistan e la prima reazione statunitense è quella di non ratificare gli accordi SALT II (Strategic Arms Limitation Talks) firmati a Vienna appena sei mesi prima. Anche i sovietici fanno lo stessoiv. Gli USA boicottano le Olimpiadi di Mosca del 1980, promuovendo un’azione coordinata con altri paesiv. Medesimo provvedimento da parte del blocco sovietico, che boicotta le Olimpiadi di Los Angels del 1984.
Sempre a cavallo tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ‘80 sfocia la cosiddetta “crisi degli Euromissili”; l’URSS inizia a schierare sul proprio confine occidentale gli IRBM SS-20 Sabervi e la risposta NATO non si fa attendere; si concretizza infatti con la minaccia di schierare in Europa oltre 500 missili, tra balistici di tipo Pershing-II e da crocieravii di tipo BGM-109G (in buona parte effettivamente dislocati, si ricorderà tra gli altri il “caso Italia” con la base di Comiso). La crisi si chiude definitivamente l’8 dicembre 1987, a Washington, con la firma tra URSS e USA del Trattato INF (Intermediate-range Nuclear Forces), poi entrato in vigore il 1° giugno 1988viii.
Nel novembre 1983 la NATO conduce un’esercitazione militare, la Able Archer 83, che simula un periodo di enormi tensioni tra la NATO e il Patto di Varsavia ma che l’URSS stava scambiando per un vero e proprio attacco nucleareix.

Come nota di colore, che tuttavia aiuta a comprendere ancora meglio il clima di quegli anni, va menzionato che solo qualche mese prima uscì nelle sale cinematografiche il film War Games (fotogramma) che ricorda da vicino, ma a parti invertite, la Able Archer 83: un giovane hacker americano inizia ciò che egli reputava un gioco, il Global Thermonuclear War, non rendendosi conto di aver avuto accesso a WOPR (War Operation Plan Response computer) un superelaboratore militare statunitense che inizia una simulazione tale da convincere i vertici del NORAD (NORth American aerospace Defense command) del lancio di veri missili nucleari sovietici. La fantasia pare aver anticipato la realtà.
Il picco degli arsenali nucleari è raggiunto a metà anni ’80, dove il totale superava abbondantemente le 60.000 unità (oltre il 95% nelle disponibilità delle due superpotenze, con l’URSS in netto vantaggio); tale dato sembrerebbe in controtendenza rispetto alle risultanze dei vari trattati/accordi stipulatix, tesi a limitare il fenomeno. La ragione è da ricercare prevalentemente nell’utilizzo della tecnologia MIRV (Multiple Independently-targetable Reentry Vehicle), che consente ad un unico missile (il vettore) di trasportare e sganciare più testate nucleari in grado di colpire obiettivi differenti.xi Ecco che da un lato il numero dei missili tendeva a diminuire o quantomeno restava stabile, ma il numero delle testate aumentava.
Il sistema Oko
I satelliti Oko (occhio) costituivano una costellazione denominata SPRN (Sistema Preduprezhdeniya Rossiyskaya o raketnom Napadenii, sistema russo di allerta per attacchi missilistici). La struttura è stata sostituita oltre dieci anni fa dai satelliti Tundra/EKS (Edinaya Kosmicheskaya Sistema, sistema spaziale unificato)xii.
Gli Oko utilizzavano telescopi sensibili per rilevare le radiazioni infrarosse emesse dai gas di scarico dei motori a razzo; tracciando la scia era possibile determinare la traiettoria dei missili.
Il sistema fu pensato già a partire dal 1965, dove i vertici della difesa aerea sovietica affidarono il progetto all’ufficio KB-1 poi ridenominato OKB-41 (Opytnoye Konstruktorskoye Byuro, ufficio di progettazione sperimentale). Questa rete di difesa sarebbe stata parallela a un analogo sviluppo negli Stati Uniti, noto come DSP (Defence Support Program)xiii. Tuttavia, a differenza della rete americana che sarebbe stata basata sull’orbita geostazionaria circolare sopra l’Equatore a un’altitudine di 36.000 km, i satelliti sovietici di allerta precoce sarebbero stati inviati su due tipi di orbitexiv.
Gli Oko, con designazione ufficiale US-K (Upravlyaemy Sputnik Kontinentalny, satellite continentale manovrabile) furono realizzati prevalentemente dalle aziende TsNII Kometa e NPO Lavochkinxv. Il primo satellite fu lanciato il 19 settembre 1972 con il nome di Kosmos-520. Nel 1978 l’URSS avviò lo sviluppo di una rete potenziata, nota come US-KMO dove MO sta per Morya Okeany (mari e oceani); si trattava, in sintesi, della seconda generazione che non si limitava alla sola rilevazione dei missili da terra ma anche a quella dei missili lanciati dai sottomarini nucleari statunitensi. Essa comprendeva il satellite 71Kh6 (Oko-1) per orbita geostazionaria e il satellite simile 72Kh6, (Oko-2) per orbite altamente ellittiche (Kh è l’equivalente del cirillico X)xvi.

Modello in scala della generazione Oko-1, US-KMO 71Kh6 (https://russianspaceweb.com/oko.html)
L’episodio
A Serpukhov-15 il quarantaquattrenne tenente colonnello Petrov delle Forze di Difesa Aerea sovietiche come anticipato in premessa è stato chiamato a sostituire un collega.
Sono le 00:14 del 26 settembre 1983; una sirena squarcia il silenzio del bunker e quel suono può significare una cosa sola. Lo schermo principale di Petrov diventa rosso ed egli impiega qualche istante per decifrare le lettere luminose: indicano il lancio di un missile. Il sangue gli si gela nelle vene. Lo schermo cambia visualizzazione, segnalando un attacco in corso. Quindici secondi più tardi arriva un altro segnale. In totale sono cinque i missili nucleari partiti direttamente da una base USA.
Racconterà molti anni dopo: “fu qualcosa di completamente inaspettato. La sirena suonò fortissima e io rimasi seduto per qualche secondo a fissare lo schermo con la parola «lancio» scritta in grandi lettere rosse. Non c’erano regole precise su quanto tempo avessimo per pensare prima di segnalare l’attacco […] e sapevamo che ogni secondo di ritardo avrebbe tolto tempo prezioso. […] Io ero come paralizzato, dapprincipio. Ci mettemmo subito a controllare l’operatività del sistema, ventinove livelli in tutto”. […] Nessun dubbio, il sistema diceva che erano in corso lanci multipli dalla stessa base. Una nostra comunicazione avrebbe dato ai vertici del Paese al massimo 12 minuti. Poi sarebbe stato troppo tardi”.
Il territorio dell’URSS sarebbe stato colpito entro 25 minuti circa, ma Petrov era un analista che pensò e reagì con grande freddezza e professionalità; un altro avrebbe semplicemente applicato il protocollo. Il ragionamento di Petrov fu tanto intuitivo quanto incredibilmente efficace: gli USA non potevano veramente attaccare, poiché se questa era l’intenzione “non avrebbero lanciato solo un grappolo di missili”, precisò in una delle tante interviste. Si convinse che fosse un’avaria del sistema, gestì l’emergenza in autonomia e solo alcuni minuti dopo informò la catena di comando.
Cosa successe: da quanto emerso in seguito, sembra che il sistema Oko avesse registrato un’insolita riflessione dei raggi solari sulle nubi ad alta quota sopra il North Dakota, interpretata come scia termica dei motori di missili. Alcune fonti citano anche il Montana; questo perché nei due stati confinanti si trovano sia la Minot Air Force Base in North Dakota (indicata come l’origine fisica dell’errore) sia la Malmstrom Air Force Base in Montana (tra le basi maggiormente osservate dai satelliti sovietici).
Poiché la propaganda sovietica non poteva permettersi di far emergere le falle dei propri apparati militari, tutto fu insabbiato finendo nel soverscenno secretno (top secret) e naturalmente Petrov dovette attenersi scrupolosamente. Egli non ebbe nessun riconoscimento per aver salvato il Pianeta, anche quando si chiarì che si era trattato di un errore del sistema; anzi, ricevette un richiamo per non aver seguito la procedura standard. Fin dopo il crollo dell’URSS, in Russia la vicenda fu mantenuta ad un livello molto bassoxvii.
La memoria
La storia di Petrov inizia a circolare verso la fine del XX secolo. Nel 1996 i primi articoli sui giornali russi, poi la rapida diffusione anche all’estero. Nelle sue memorie del 1998, Yuri Votintsev, comandante in pensione delle unità di difesa missilistica della difesa aerea sovietica, riconosce finalmente a Petrov il merito di aver intrapreso le “azioni corrette” durante uno degli incidenti nucleari più drammatici della Guerra Fredda.
Gli storici che si occupano di questioni nucleari riconoscono all’unanimità e a gran voce che la sua analisi lucida e pacata scongiurò una catastrofe. Nel documentario “The Red Button” del 2011, l’esperto statunitense di sicurezza nucleare Bruce G. Blair spiega che nel 1983, a causa dei rapporti estremamente tesi tra i due blocchi, l’URSS si trovava in uno stato di allerta e tensione estremi, pronta a reagire al minimo segnale e perciò incline a commettere errori; che è poi ciò che accadde appena pochi giorni prima, il 1° settembre 1983, quando il Boeing 747 230B della Korean Air Lines violò per errore lo spazio aereo sovietico e fu abbattuto poiché scambiato per un aereo spia.
La notte del 26 settembre Petrov ha scelto di pensare e di non affidare il destino dell’umanità ai palazzi del potere. Un uomo solo di fronte ad uno schermo, che ha messo in discussione gli algoritmi e la tecnologia credendo nell’improbabile. Chissà se si ispirò a Vasili Arkhipov, che durante la crisi dei missili di Cuba del 1962 si rifiutò di concedere la propria autorizzazione al comandante del sottomarino B-59 di lanciare un siluro nucleare, poiché la Marina USA aveva sganciato cariche di segnalazionexviii scambiate per bombe di profondità dall’equipaggio (che era sotto forte stress e isolato via radio), con il solo scopo di far riemergere il sottomarino.
A Petrov furono finalmente conferiti diversi riconoscimenti internazionali. Per citare i principali: il World Citizen Award assegnatogli dall’ AWC (Association of World Citizens) nel 2004, un secondo analogo riconoscimento sempre dall’AWC nel 2006 durante un intervento all’ONU e il premio Dresda in Germania nel 2013xix.
L’Assemblea Generale dell’ONU, a seguito della riunione sul disarmo nucleare tenutasi il 26 settembre 2013 a New York, il 10 dicembre dello stesso annoxx ha dichiarato proprio il 26 settembre come Giornata Internazionale per la totale eliminazione delle armi nucleari.

A sinistra Petrov mostra il conferimento del World Citizen Award (Tok de Història). A destra, durante un intervento all’ONU il 19 gennaio 2006 (Association of World Citizens).
Il 19 maggio 2017 Stanislav Petrov scompare all’età di 77 anni a causa di una polmonite. Per quattro mesi, solo i familiari sono a conoscenza della sua scomparsa. È morto come è vissuto; nell’anonimato, in silenzio, nella sua casa a Fryazino a 25 km da Mosca, con la sua pensione militare, arrivando persino a coltivare patate per provvedere al proprio sostentamento. Ma sempre tormentato da quell’episodio.
Lascia due figli e due nipoti, ma anche tutti noi.
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
- CORRIERE DELLA SERA/ESTERI su https://www.corriere.it/esteri/17_settembre_16/morto-stanislav-petrov-l-eroe-dimenticato-che-salvo-mondo-dall-apocalisse-nucleare
- ENCICLOPEDIA BRITANNICA su https://www.britannica.com/biography/Stanislav-Petrov
- FOCUS su https://www.focus.it/cultura/storia/stanislav-petrov-l-uomo-che-salvo-il-mondo-da-una-guerra-nucleare
- HOLLINGHAM R. (2018), The war game that could have ended the world (archivio BBC)
- https://www.globalmilitary.net/missiles/ss-20-saber/
- RISOLUZIONE ONU A/RES/68/32 (2013).
- RUSSIAN SPACE WEB su https://russianspaceweb.com/oko.html
- UNITED STATES SPACE FORCE su https://www.spaceforce.mil/About-Us/Fact-Sheets/Article/731843/defense-support-program/
- Altri siti web citati direttamente nel testo.
i La notizia della morte passò inosservata per diversi mesi sino a quando l’attivista tedesco Karl Shumacher, che aveva provato invano a contattare l’ufficiale nel giorno del suo compleanno (7 settembre), venne a conoscenza del fatto attraverso il figlio. Shumacher fu tra i primi a rendere celebre e pubblica la storia di Petrov.
ii Situato nel distretto di Zhukovsky all’interno della Kaluga Oblast (regione),a circa 40 km da Mosca.
iii L’espressione Mutual Assured Destruction (Distruzione Reciproca Assicurata) fu coniata nel 1963 dall’allora Segretario per la Difesa statunitense R. McNamara. Si tratta della strategia di deterrenza tra USA e URSS, basata su un equilibrio precario in cui la sicurezza di una nazione è garantita non dalla promessa di pace, ma dalla minaccia di guerra totale. (c.d. “equilibrio del terrore”). Il concetto è strettamente connesso all’impiego di ordigni nucleari. Se ad un attacco nucleare seguisse una risposta nucleare altrettanto devastante, le parti subirebbero dei livelli di distruzione tali da essere considerati inaccettabili da entrambe (c.d. “suicidio collettivo”).
iv Ciononostante, entrambi i Paesi rispettarono i termini dell’accordo fino al 1986, un anno dopo la data di scadenza originariamente concordata.
v Molti governi (Germania Ovest, il Canada, il Giappone, la Norvegia, la Cina e i Paesi a maggioranza islamica) sostennero totalmente il boicottaggio; alcuni come l’Italia, la Francia, il Regno Unito ed altri adottarono una via di compromesso permettendo la partecipazione degli atleti sotto bandiera olimpica e non sotto bandiera nazionale.
vi Intermediate Range Ballistic Missile, Missile balistico a raggio intermedio, con una gittata compresa tra 3.000 e 5.500 km; alcune fonti riportano che l’SS-20, la cui denominazione sovietica era RSD-10 “Pioner”(Raketa Sredney Dal’nosti, missile a medio raggio) possedesse una gittata superiore ai 5.500 km. Un missile è definito balistico quando è guidato solo nella fase iniziale del volo (cioè nella fase di spinta, con i motori accesi).
vii Il missile da crociera (CM – Cruise Missile) è un missile guidato che vola a velocità costante per la maggior parte del suo percorso e sfrutta le forze aerodinamiche per la portanza. Non va confuso con il missile balistico.
viii Il documento prevedeva non più semplicemente una limitazione numerica degli arsenali nucleari ma l’eliminazione totale dei missili a medio e corto raggio (e relativi lanciatori).
ix La guerra simulata inizia con le forze corazzate sovietiche che attraversano il confine con la Jugoslavia. Poi viene invasa la Scandinavia e successivamente le truppe iniziano a riversarsi nell’Europa occidentale. Sopraffatte, le forze della NATO devono ripiegare. Pochi mesi dopo l’inizio del conflitto, i governi occidentali autorizzano l’uso di armi nucleari. Le forze NATO lanciano un singolo missile nucleare a medio raggio, radendo al suolo Kiev, e da quel momento gli arsenali nucleari si scatenano. Ciò che i governi occidentali scoprirono solo in seguito è che Able Archer 83 era arrivata pericolosamente vicina a scatenare una vera guerra nucleare. “Esistono prove, anche ai più alti livelli dell’esercito sovietico, che stessero trovando sempre più difficile distinguere le esercitazioni da un vero e proprio attacco”, afferma Nate Jones, direttore del Freedom of Information Act Project del National Security Archive di Washington DC. “Stiamo raccogliendo una serie di documenti che confermano come i sovietici temessero seriamente che l’Occidente potesse lanciare un attacco nucleare”. (https://www.bbc.com/future/article/20181108-the-wargame-that-could-have-ended-the-world).
x Si veda al riguardo l’articolo 70 anni di minaccia nucleare – arsenali e trattati pubblicato il 14 marzo 2026.
xi Il termine reentry (rientro) può trarre in inganno: non si riferisce al recupero del missile presso la zona di lancio, ma al rientro della traiettoria nell’atmosfera, dal momento che tali missili sono esoatmosferici. Si tratta della fase più critica della missione, poiché il rientro in atmosfera genera un attrito violentissimo e temperature di migliaia di gradi. Un esempio di MIRV sono le testate statunitensi W87 trasportate su missile LGM-118 Peacekeeper MX.
xii Sebbene alcune fonti riferiscano che l’ultimo satellite residuo di Oko‑1 (Kosmos‑2479) non è più operativo solo da alcuni mesi.
xiii Il primo lancio di un satellite DSP è avvenuto nei primi anni ’70. Da allora, la costellazione ha garantito una capacità di allerta precoce spaziale ininterrotta. Il satellite DSP originale disponeva di una potenza di 400 watt e di 2.000 rilevatori. Nel corso del programma, il satellite è stato oggetto di numerosi miglioramenti: la potenza è salita a 1.516 watt, il numero di rilevatori è aumentato a 6.000. (https://www.spaceforce.mil/About-Us/Fact-Sheets/Article/731843/defense-support-program/. Già da diversi anni il DSP non è più attivo nella sua configurazione originale. Mantiene la sua funzione ma sotto altre denominazioni e generazioni di satelliti.
xiv Un’orbita era altamente ellittica, con un’apogeo di circa 40.000 km ed un perigeo di circa 600 km (con razzi Molniya); un’altra era geostazionaria circolare a circa 36.000 km (con razzi Proton). Sembrerebbe che L’uso combinato di queste due orbite fosse dovuto alla necessità di compensare alcuni limiti tecnologici dei sensori ad infrarossi dell’epoca e ad alcune limitazioni geografiche delle basi di lancio.
xv La NPO Lavochkin prende il nome da Semyon Alekseyevich Lavochkin, tra i più importanti ingegneri aeronautici sovietici.
xvi I contenuti dell’intero paragrafo sono stati tratti in prevalenza dal sito RussianSpaceWeb (https://www.russianspaceweb.com/oko.html), integrati dalle fonti citate in note precedenti.
xvii Il paragrafo è frutto della sintesi tratta in prevalenza dal Correre della sera esteri del 16 settembre 2017, dall’Enciclopedia Britannica (https://www.britannica.com/biography/Stanislav-Petrov) e da Focus (https://www.focus.it/cultura/storia/stanislav-petrov-l-uomo-che-salvo-il-mondo-da-una-guerra-nucleare). Il tutto corredato da alcuni inserimenti/commenti dell’autore.
xviii Altre ricostruzioni indicano che contenessero cariche equivalenti a 4,5 kg di TNT, idonee a produrre un forte effetto psicologico ma non sufficienti a creare danni allo scafo del sottomarino.
xix Vds. nota 17.
xx Risoluzione A/RES/68/32. Stralcio dell’articolo 7: The General Assembly (….) Declares 26 September as the International Day for the Total Elimination of Nuclear Weapons devoted to furthering this objective, including through enhancing public awareness and education about the threat posed to humanity by nuclear weapons and the necessity for their total elimination, in order to mobilize international efforts towards achieving the common goal of a nuclear-weapon-free world”. (https://docs.un.org/en/A/RES/68/32)
L’articolo Stanislav Petrov: la notte in cui il mondo non finì proviene da Difesa Online.
A marzo di quest’anno comparve il primo dei miei due lavori dedicati alla minaccia nucleare, con un’ampia premessa dedicata proprio…
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