Dalla V-1 allo Shahed e al Geran-5: la storia torna in volo
Guardando la ricostruzione del Geran-5 russo, il pensiero va subito alla V-1. La fusoliera allungata, le ali dritte, il motore dorsale: c’è qualcosa di familiare. L’intelligence ucraina descrive un velivolo a turbogetto, con navigazione moderna e somiglianze con il Karrar iraniano. Non è la prova di una discendenza dalla V-1. È, però, un buon motivo per tornare a quella storia.[1]
A interessarmi davvero è ciò che viene dopo la somiglianza. Lo Shahed-136, denominato Geran-2 in servizio russo, va letto dentro una campagna prolungata.[2, 6] Per il difensore, ogni attacco si aggiunge ai precedenti: trova un dispositivo che ha già impiegato uomini e mezzi, mentre a terra bisogna continuare a vivere, curare e mantenere in funzione i servizi.
Colpire oltre il fronte
Nel 1944 la Germania cercava di continuare a colpire la Gran Bretagna mentre l’aviazione convenzionale non riusciva più a farlo efficacemente. Londra e il porto di Anversa furono fra i bersagli principali delle armi V. Il concetto d’impiego, il CONOPS (Concept of Operations, ndr) tedesco, puntava a generare effetti nelle retrovie: colpire centri abitati, incidere sul morale e ostacolare le attività alleate, pur in una situazione aerea sfavorevole.[4]
La V-1 permetteva lanci ripetuti senza un pilota a bordo. La precisione limitata ne faceva un’arma contro bersagli d’area; produzione e ripetizione alimentavano la campagna, sebbene la saturazione inizialmente immaginata non si realizzasse.[3] Poi arrivò anche il lancio da aeromobili, che ampliò le aree esposte. [5, par. 132] Per gli inglesi cambiava il problema da risolvere anche senza un’arma interamente nuova. È il peso delle TTP, le tattiche, tecniche e procedure con cui un concetto viene messo in pratica.

La V-2 pose un ostacolo diverso: i mezzi dell’epoca non potevano intercettarla in volo.[4] Non era una moderna salva mista sincronizzata, ma la difesa si trovava comunque a proteggere le stesse priorità contro armi che richiedevano risposte differenti.
Un problema che torna
È qui che ritrovo il parallelo russo. Benjamin Jensen e Yasir Atalan, nell’analisi CSIS del 2025, leggono la campagna degli Shahed come attacco alle infrastrutture e alla resilienza civile, insieme al logoramento delle risorse difensive.[6] Il CONOPS ricostruito da quell’analisi affida ad armi a perdere una pressione in profondità che non si esaurisce nella singola incursione. L’effetto coercitivo ricercato, naturalmente, non può essere dato per acquisito.
Anche le modalità d’impiego cambiano. Jack Watling descrive adattamenti dei profili di volo dei Geran e delle contromisure ucraine; i droni operano in una campagna che comprende anche missili da crociera e balistici.[7] Non sto attribuendo ogni TTP al Geran-5: il confronto riguarda l’impiego complessivo della famiglia Shahed/Geran. La navigazione e la selezione dei bersagli sono cambiate profondamente dal 1944, ma il difensore deve ancora rivedere le proprie soluzioni quando l’avversario modifica le sue.
Affrontare molte minacce insieme e sostenere attacchi per settimane sono, inoltre, prove diverse. La prima sollecita la capacità d’ingaggio simultanea, la seconda scorte, mezzi e personale. Questo non rende ogni drone abbattuto un successo per chi lo ha lanciato: contano anche il danno evitato e quanto resta disponibile per difendersi.
Il problema supera l’Ucraina. Nei comunicati di febbraio e giugno 2026, il CENTCOM riferisce di attacchi iraniani con droni e missili che coinvolgono forze statunitensi e paesi del Golfo, e dell’impiego americano di droni d’attacco a perdere contro l’Iran.[8] I ruoli sono diversi, ma la necessità di mantenere la protezione non appartiene a un solo teatro.
Il mare, e una scelta concreta
Torniamo allora agli inglesi. Sir Roderic Hill, Air Marshal della RAF, comandava l’Air Defence of Great Britain. Nel luglio 1944 ordinò di trasferire verso la costa circa 1.000 cannoni contraerei e 23.000 militari.

Separare meglio gli ingaggi di caccia e artiglieria aiutò a sfruttare nuovi radar e spolette di prossimità.[9] Cambiavano lo schieramento e il coordinamento, insieme alla tecnologia.
Nel suo rapporto c’è un vantaggio spiegato senza grandi teorie: la maggior parte degli ordigni abbattuti lì «sarebbe caduta in mare senza causare danni».[5, par. 85] È il passaggio che trovo più attuale. La posizione dell’ingaggio contava anche per le conseguenze a terra. Un ordigno abbattuto sopra un quartiere, un ospedale o una centrale può ancora provocare danni. Il risultato dell’intercettazione va letto insieme a ciò che è rimasto protetto.
Hill riconobbe anche di non poter proteggere con i cannoni tutte le aree minacciate contemporaneamente.[5, par. 132] Quella cintura costiera concentrava le forze; non era una rete distribuita. Restano però entrambi i problemi: dove neutralizzare la minaccia e come far arrivare la difesa a chi ne ha bisogno.
La protezione deve arrivare alle persone
Da qui partirei per il nostro CONOPS difensivo: proteggere le persone e mantenere in funzione ciò da cui dipende la vita di una comunità. Dietro la parola «asset» ci sono ospedali, scuole, abitazioni e infrastrutture critiche. Il C-UAS dovrebbe concorrere alla difesa aerea e missilistica integrata, la IAMD, con capacità complementari: non tutte le minacce richiedono la stessa risposta, e nessun singolo livello basta da solo.
La protezione non dovrebbe fermarsi a poche grandi installazioni. Sul piano militare, portarla al tactical edge significa raggiungere anche le forze disperse. Per le comunità, la proposta corrispondente è estenderla a più luoghi e servizi, con capacità locali coordinate nella difesa in profondità. Non una linea rigida di sistemi sul perimetro, né un’arma su ogni edificio. L’ingaggio anticipato ha valore quando riduce i danni senza trasferirli ai civili altrove.

C’è poi un conto che mi interessa quanto il prezzo dell’intercettore: quello delle persone e dei servizi rimasti senza copertura adeguata. A parità di budget, costi elevati di acquisizione e sostegno possono lasciare pochi sistemi disponibili, da assegnare alle priorità maggiori. Missione e geografia pesano, ma anche il costo decide fin dove arriva la protezione. È il lato dell’asimmetria economica che si perde guardando soltanto il missile costoso contro il drone economico.
Un’intercettazione costosa può valere pienamente ciò che salva. E una munizione economica non rende automaticamente accessibile l’intera difesa: Watling ricorda quanto possa costare coprire un’area vasta con molti intercettori a corto raggio.[7] Per densità della protezione intendo quanto estesamente, e per quanto tempo, possiamo difendere in modo credibile persone e funzioni essenziali, includendo sensori, personale e sostegno. Nel calcolo devono entrare anche le esigenze rimaste senza risposta.
Quando arriva l’attacco successivo
Un CONOPS prende corpo nelle TTP. Comincerei dalle ipotesi sulla minaccia: gli inglesi studiarono contromisure radio per una V-1 che non era radiocomandata.[5, par. 23, nota] Il punto non è liquidare la guerra elettronica, ma accertare da che cosa dipenda l’arma che abbiamo davanti. Vedere un’emissione o sapere che non c’è un pilota non basta per scegliere la risposta.
Poi conta come lavora il dispositivo: chi riceve l’allarme, come si condivide l’identificazione, chi ha l’autorità d’ingaggio e come si coordina lo spazio aereo. Sono responsabilità da chiarire ed esercitare anche con comunicazioni degradate.
Il riferimento NATO combina controllo centralizzato ed esecuzione decentralizzata, con comando e controllo (C2) resiliente e livelli complementari. [10] Nel concetto di protezione includerei anche il raccordo con chi gestisce i servizi essenziali: la risposta non termina con l’ingaggio.
Fra un attacco e l’altro servono equipaggi pronti, mezzi efficienti, rifornimenti e capacità da ripristinare. Il sostegno è parte del concetto operativo. Strutture protette e ridondanza limitano le conseguenze di ciò che riesce a passare; sensori attivi e passivi contribuiscono al preavviso.[10] Nell’analisi post-azione vorrei sapere quali servizi sono rimasti disponibili, quali persone sono ancora esposte e quali ipotesi non reggono più, oltre a quanti bersagli siano stati abbattuti.
È da questi riscontri che dovrebbero cambiare addestramento, procedure e acquisizioni. Nel processo NATO una lezione diventa appresa quando la correzione viene attuata e validata.[11] Partire da un prodotto e costruirgli attorno il CONOPS rischia invece di lasciare senza risposta proprio le domande più importanti.
Dal modo di attaccare al modo di difendere

La prima grande fase della campagna V-1 terminò quando gli Alleati conquistarono i siti di lancio in Francia. Le intercettazioni erano una parte della risposta.[5, par. 113] Anche il risultato della nostra difesa va cercato oltre il singolo ingaggio.
A terra
Il Geran-5 ci ha riportati alla V-1. Seguendo quella somiglianza, siamo arrivati a una questione che riguarda molto più di due armi: che cosa vogliamo mettere al sicuro, e quanto estesamente siamo in grado di farlo?
È qui che vorrei vedere il cambiamento. Una difesa capace di proteggere poche grandi installazioni può essere indispensabile, ma non esaurisce il bisogno di protezione. Restano le abitazioni, le scuole, gli ospedali e le reti da cui dipende la vita quotidiana. Il costo sostenibile conta perché può rendere possibile una difesa che raggiunga anche questi luoghi e che continui a farlo quando gli attacchi si ripetono.
La storia torna in volo. Vorrei che il progresso si vedesse anche a terra: negli ospedali che continuano a curare, nelle scuole che possono riaprire in sicurezza e nelle case in cui si può ancora vivere. È anche lì, oltre che nel numero degli abbattimenti, che dobbiamo misurare il valore della nostra difesa.
Riferimenti e fonti
(Il CONOPS tedesco è ricostruito dalle fonti storiche; quello russo è desunto da analisi attribuite e impiego osservato. Il CONOPS e le TTP difensive costituiscono la proposta dell’autore)
[1] Defence Intelligence of Ukraine / ArmyInform. Intelligence reveals characteristics and component base of Russia’s new Geran-5 UAV. 19 gennaio 2026. Valutazione dell’intelligence ucraina; caratteristiche tecniche attribuite alla fonte.
[2] US Defense Intelligence Agency. DIA report confirms Russia’s use of lethal Iranian unmanned aerial vehicles in Ukraine. 14 febbraio 2023. Identificazione Shahed-136 / Geran-2.
[3] Royal Air Force Museum. Fieseler Fi 103 (V1). Scheda della collezione: guida, impiego su vasta scala e limiti dell’offensiva di saturazione prevista.
[4] National Museum of the United States Air Force. German V-Weapons: Desperate Measures; V-2 with Meillerwagen. Finalità e bersagli della campagna tedesca; limiti dell’intercettazione nel periodo bellico.
[5] Sir Roderic Hill. Air Operations by Air Defence of Great Britain and Fighter Command in Connection with the German Flying Bomb and Rocket Offensives, 1944-1945. The London Gazette, supplemento n. 38437, 20 ottobre 1948, pp. 5585-5618. Rapporto presentato il 17 aprile 1948. Parr. 23 e nota, 85, 113 e 132; in particolare pp. 5588, 5596 e 5601-5602. Citazione tradotta dall’inglese.
[6] Benjamin Jensen e Yasir Atalan. Drone Saturation: Russia’s Shahed Campaign. CSIS Briefs, maggio 2025, pp. 1-4. Interpretazione dell’intento operativo e analisi dei resoconti dell’aeronautica ucraina; non un ordine operativo russo.
[7] Jack Watling. Octopus Adds an Additional Layer to Ukraine’s Air Defences. RUSI, 27 novembre 2025. Analisi attribuita su adattamento e costi della copertura; le prestazioni dichiarate non sono utilizzate come risultati verificati.
[8] US Central Command. U.S. Forces Launch Operation Epic Fury; CENTCOM Forces Defeat Missiles, Drones Launched by Iran. 28 febbraio e 5 giugno 2026. Comunicati di una parte coinvolta nel conflitto, citati come resoconti attribuiti, non come verifica indipendente degli esiti.
[9] John Alexander / Royal Air Force Museum. The decision to redeploy Britain’s V-1 defences. Sintesi della ricerca per la conferenza del 9 maggio 2024: ridispiegamento del luglio 1944, comando e integrazione tecnologica.
[10] NATO. NATO Integrated Air and Missile Defence Policy. 13 febbraio 2025. Parr. 7, 15-23, 27, 30-34 e 39-41. Pianificazione informata dalla minaccia, C2, difesa stratificata, resilienza e protezione passiva.
[11] NATO Joint Analysis and Lessons Learned Centre (JALLC). Lessons Learned. Processo: attuazione e validazione dell’azione correttiva.
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