Air Show: le radici della comunicazione (vincente) dell’Aeronautica Militare
Di Marco Petrelli*
ROMA. Gli Air Show dell’Aeronautica Militare, tradizionalmente coronate dall’esibizione delle Frecce Tricolori, sono ormai un appuntamento fisso e molto seguito dal pubblico, con presenze record e spettatori col naso all’insù ad ammirare l’”Otto cubano” e altre acrobazie della Pattuglia Acrobatica Nazionale.

L’Air Show non è solo spettacolo, è un esempio di comunicazione strategica, connubio di tecnologia, difesa, cultura militare aeronautica ed evento pop.
Da curiosi giornalisti abbiamo iniziato a porci qualche domanda: se di strategia si tratta, dove, come, quando è nata e quando si è radicata nella storia dell’Arma Azzurra?
La nostra ricerca ci ha portati un po’ indietro nel tempo, ben prima della nascita della PAN.
Le origini: la ricerca di un’identità
L’Aeronautica è fondata nel 1923 ultima delle, allora, tre Forze Armate (i Carabinieri, nati nel 1814, saranno elevati al rango di Forza Armata nel ’94).

La Prima Guerra Mondiale è appena terminata e in Europa nascono forze aree indipendenti, realtà autonome e con capacità di proiezione offensiva.
Un nuovo orizzonte, dunque, ma non sempre facile: l’opposizione delle tradizionali forze di terra e di mare è forte sulle due sponde dell’oceano.
Ad esempio, Stati Uniti e Giappone combatteranno l’intera Seconda Guerra Mondiale con potenti forze aeree, pur coordinate dai comandi di esercito e marina (USAAF e US NAVY; Dai-Nippon Teikoku Rikugune e Dai-Nippon Teikoku Kaigun).
In Italia l’Aeronautica è di fatto la prima Forza Armata creata sotto il Governo fascista, raccogliendo le eredità delle esperienze dei “servizi aeronautici” del Regio Esercito e della Regia Marina.
Lo stesso stemma dell’Arma Azzurra racchiude gli storici emblemi delle quattro squadriglie dell’Esercito (27°, 91°, 10° e 87° “La Serenissima”), protagoniste di audaci azioni nella Grande Guerra.
Quindi, la storia c’è. Manca il presente, il costruire cioè un’identità propria in un mondo, quello militare, dove le tradizioni della fanteria, della cavalleria, dell’artiglieria e dei marinai hanno un peso significativo nella cultura e nell’identità stessa della nazione.
Un bell’alpino e un grande aviatore
Figura di spicco della storia aeronautica italiana è Italo Balbo (Quartesana, 1896 – cieli di Tobruk, 1940), giornalista, ufficiale dell’8° Alpini, pilota e Maresciallo dell’Aria, massima autorità della Regia Aeronautica.

Fondatore e direttore de L’Alpino (rivista associativa dell’ANA tutt’ora viva e vegeta), giornalista appassionato ancor prima di indossare l’uniforme, comprende quanto i mezzi di informazione possano essere importanti per costruire immagine e conoscenza dell’Aeronautica.
Dal 1923, l’aereo inizia infatti a comparire praticamente ovunque.
Il Futurismo lo promuove come simbolo di progresso tecnologico e audacia.
E una Forza Armata di aviatori non può che avere il coraggio, l’eroismo, lo spirito d’avventura, l’audacia quali fondamenta del suo servizio alla Patria.
Il Manifesto dell’Aeropittura ne è esempio eclatante.
Dal canto suo Balbo ha la straordinaria intuizione di fare dell’aereo un’icona pop, amata ed apprezzata dentro e fuori le basi dell’Aeronautica, capace di ispirare uno degli artisti firmatari del Manifesto che, in seguito realizzerà il contenitore della bevanda italiana forse più nota in Italia e all’estero, il Campari soda, primo aperitivo ready-to drinkdella storia. Bottiglia ispirata, pare, proprio dal mezzo aereo…
Le Crociere, la stampa e il cinema
Tra il 1929 ed il 1933 Italo Balbo racconta la sua Forza Armata con grandi imprese aviatorie.
Due le direttrici dell’opera “balbiana”: impressionare il mondo con le capacità degli aviatori italiani e far conoscere al mondo l’allora fiorente tecnologia aeronautica nazionale.
Il seguito di giornalisti è sempre grande, dal Mediterraneo occidentale nel 1928 a quello orientale con sosta ad Odessa nel ’29, dove Balbo e i suoi equipaggi sono accolti festosamente e dove gli italiani piazzano all’Unione Sovietica una commessa per una trentina di idrovolanti.
Poi il Brasile e gli Stati Uniti, dove la Crociera Aerea del Decennale (dalla fondazione della R.A., di fatto prima istituzione militare fondata dal fascismo, al potere dal ’22) del 1933 rappresenta un vero trionfo: a New York, la Ticker tape parade sulla 5° Avenue; a Chicago una Balbo Ave dedicata al Maresciallo.
Dono del fascismo agli USA, un’antichissima colonna romana ribattezzata “Balbo Monument“, svetta ancor oggi a Burnham Park, a due passi dal Lago Michigan.
Attorno alle imprese aeree fiorisce una ricca produzione cinematografica, saggistica e di intrattenimento dedicata alla Regia.
Film come L’Armata Azzurra, Luciano Serra, pilota, L’Aquila Nera, I tre Aquilotti; libri celebrativi quali Stormi in volo sull’Oceano, La Centuria Alata; e i settimanali Le Vie dell’Aria e L’Ala d’Italia.
Dopoguerra, ricostruzione e la PAN
Trascorsa la drammatica stagione della 2° Guerra Mondiale e della guerra civile l’Italia, membro fondatore della NATO, ritrova presto uno spazio importante, militare e geopolitico, nel delicato equilibrio della Guerra fredda.

I primi aerei a reazione ricevuti dagli Stati Uniti (North American F-86 Sabre) ed il nostro primo aviogetto del dopoguerra, il FIAT G-91, adottato dai Paesi NATO, riattivano l’attenzione del pubblico su un comparto della Difesa che fa della tecnologia il suo core operativo.
È con questi nuovi velivoli che nascono alcune squadriglie acrobatiche: perizia, tecnica, addestramento e intrattenimento (il concetto di Air Show non nasce oggi!) quando si esibiscono in Italia e all’estero. Cavallino Rampante, Diavoli Rossi, Tigri Bianche, Getti Tonanti e Lanceri Neri, questi ultimi in volo addirittura su Teheran, ai tempi dello Scià Reza Pahlavi. Intanto, al cinema si va a vedere I quattro del getto tonante (con un giovanissimo Terence Hill), Top Gun ante litteram che consolida l’immagine del pilota-cavaliere del cielo.
Poi, nel 1961, l’eredità delle squadriglie acrobatiche è fusa in un’unica, nuova formazione: le “Frecce Tricolori“.
Oggi
Nell’arco dei successivi 60 i cambiamenti politici e sociali hanno mutato anche il rapporto tra il mondo civile e le istituzioni militari. Il cinema e la saggistica hanno iniziato a riflettere il segno dei tempi, con uno scollamento tra civili e stellette che raggiunge un picco molto alto negli anni della Contestazione.
Nel decennio successivo, però, Aeronautica ed Esercito collaborano a due serie tv: su Fininvest (oggi Mediaset) va in onda Classe di Ferro, ambientata in una caserma di leva; sulla RAI Aquile, che narra le vicissitudini degli allievi dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli.

Le sigle cantate da Jovanotti e da Rick Astley contribuiscono al successo dei due prodotti capaci di presentare il mondo militare come ambiente nuovo e professionalmente attrattivo.
Negli ultimi anni, l’evoluzione delle forze armate verso il professionismo e la fondamentale Legge 380 che ha permesso alle donne di abbracciare la carriera in uniforme, ha ulteriormente ampliato il range dei temi trattati e potenziato i canali di comunicazione.
Così, accanto alla operosa Troupe Azzurra (storica articolazione foto – video dell’A.M.), sui social post e video raccontano l’Aeronautica ai Millennials e alla Generazione Z.
Inoltre, tra rivista e libri, di storia e di attualità, i prodotti editoriali dello Stato Maggiore Aeronautica hanno conquistato un loro spazio nelle librerie e nelle edicole diventando, di fatto, qualcosa a portata di mano per chiunque, anche per coloro i quali sono a digiuno di argomenti militari.
Dietro le quinte, uomini e donne dei servizi pubblica informazione e comunicazione.
Più che addetti, semmai mediatori fra due mondi, quello dell’Aeronautica e quello dei media.
Perché solo l’equilibrio fra le rispettive esigenze, identità e priorità può creare quella sana e proficua collaborazione che contribuisce al fine più alto: costruire e diffondere un’identità istituzionale che, nel tempo, si è trasformata in uno strumento polivalente e, va riconosciuto, vincente.
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