Filippo Cappellano e Marco Pasquali: L’Esercito e ordine pubblico (1945-1948)
Filippo Cappellano e Marco Pasquali
Ed. Armadillo
pagg. 152
In un momento di tensioni sociali e polemiche sulla presenza della “Folgore” in ordine pubblico, l’uscita postuma di questo libro del generale Filippo Cappellano diventa di interesse immediato. Il periodo della storia italiana dalla liberazione dell’aprile 1945 fino all’attentato a Togliatti del luglio 1948 è ben noto sotto l’aspetto storico e politico-sociale, ma non c’era ancora uno studio di quegli anni di crisi e di gravi perturbamenti sociali secondo un’ottica militare.
Questo agile volume fa ora luce sull’attività informativa e di controllo operata dai servizi segreti militari sulle numerose organizzazioni clandestine paramilitari che sorsero in Italia tra il 1945 ed il 1948; sulla difesa delle frontiere, sulle operazioni di controguerriglia condotte in Sicilia contro il banditismo e il separatismo e sull’attività di ordine pubblico svolta nelle piazze dai reparti di Carabinieri e dell’Esercito.
Per la ricerca ci si è valsi della documentazione custodita nell’archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, che da poco ha declassificato due fondi ricchi di documenti prima con classifica di riservatezza o di segretezza. Il primo fondo raccoglie le relazioni annuali compilate da comandi e reparti dell’Esercito e dei Carabinieri, relative all’attività operativa ed addestrativa espletata nel periodo compreso tra il 1945 ed il 1954. Il secondo fondo è stato acquisito dagli archivi del Servizio informazioni militare e si riferisce all’attività dei servizi segreti dalla seconda guerra mondiale fino alla costituzione del S.I.F.A.R. dell’agosto 1949.
Intanto chiariamo cosa s’intende per ordine pubblico (in sigla: OP). È l’ordinato sviluppo sociale sulla base di valori sanciti dalle leggi fondamentali dello Stato e l’assenza di turbative, quali guerre, rivoluzioni, sedizioni, tumulti o rivolte in grado di minacciarlo o addirittura di rovesciarlo. L’attività di pubblica sicurezza è, invece, quella funzione amministrativa volta ad attuare le misure necessarie allo scopo di assicurare la pacifica convivenza e l’ordinato svolgimento della vita della collettività nel rispetto della legge. Nell’immediato dopoguerra, il mantenimento dell’ordine pubblico e la vigilanza sulla legalità istituzionale impegnarono duramente le forze di polizia, supportate da ingenti formazioni dell’Esercito, come non accadeva dai tempi della repressione del brigantaggio nel Meridione dal 1861 al 1870.
Tra il 1945 ed il 1948 l’Esercito – peraltro uscito a pezzi dalla guerra – svolse un importante ruolo a garanzia del rispetto delle leggi e dell’ordine costituito, supplendo alla carenza di organici del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza e dell’Arma dei Carabinieri, la cui struttura territoriale nel settentrione era stata smantellata durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana. La Polizia, inoltre, era ritenuta all’epoca d’impiego poco affidabile in caso di scontri di piazza contro forze di estrema sinistra, a causa dell’immissione nelle sue file come agenti ausiliari di migliaia di ex partigiani.
Grave anche la recrudescenza del banditismo in Sicilia, contro il quale si dovette far ricorso a tecniche di vera e propria controguerriglia, mirate all’annientamento delle formazioni separatiste ed al contenimento di agguerrite bande criminali che agivano con l’appoggio omertoso delle popolazioni locali. Le elevate perdite subite nel 1946 nelle province sicule costituiscono il maggior tributo di sangue versato nel dopoguerra dall’Esercito Italiano nel corso di attività operative interne. Nel frattempo, in Puglia scoppiavano violente rivolte contro il latifondo e a Bolzano violenti erano i contrasti etnici.
Nonostante la situazione internazionale in fermento per la crisi di Berlino, la costituzione del Cominform e lo stato di tensione latente con la Jugoslavia per il possesso del Territorio Libero di Trieste, il Governo italiano assegnò la priorità al potenziamento delle forze di polizia per garantire la stabilità delle istituzioni democratiche minacciate dall’apparato militare clandestino del Partito comunista, alcune frange del quale credevano ancora nella rivoluzione.
De Gasperi, di fronte alle offerte americane di armamenti destinati alla ricostruzione delle Forze Armate, preferì invece aiuti sotto forma di materie prime per la disastrata economia nazionale e la fornitura di mezzi e materiali per il potenziamento delle forze di polizia. Condizionato dai vincoli organici imposti dalle forze di occupazione alleate prima e dalle clausole restrittive del Trattato di pace poi, l’Esercito indirizzò i propri sforzi più al concorso alle forze di polizia per il mantenimento dell’ordine costituito interno, che alla difesa da aggressioni provenienti da stati confinanti.
Solo con l’adesione dell’Italia al Trattato Atlantico del 1949 ed il rapido potenziamento dello strumento bellico nazionale per effetto dei cospicui aiuti in materiali bellici forniti dagli Stati Uniti, il ruolo dell’Esercito in compiti di ordine pubblico declinò, grazie anche al rafforzamento delle forze di polizia ed al più sereno clima politico nel Paese. Il periodo critico era concluso, senza aver però scalfito il nuovo ordinamento democratico.
Negli allegati al libro è riportata una serie di documenti anche inediti dove è evidente la preoccupazione per l’ordine pubblico ma anche un forte senso di fedeltà al nuovo Stato democratico.

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