Guerra ibrida alla democrazia: la campagna occulta che prepara le urne europee del 2027
Tre notizie nella stessa settimana, in apparenza scollegate. Il 29 ottobre due ricercatori, Marc Owen Jones della Northwestern University di Doha e l’analista indipendente Sohan Dsouza, pubblicano “Manufacturing the Great Replacement”, 139 pagine che documentano quella che definiscono la più grande operazione di influenza a pagamento mai rilevata contro paesi dell’Unione Europea. Lo stesso giorno Le Monde apre la sezione Pixels con una campagna massiccia che inonda la Francia di pubblicità razziste a pochi mesi dalle presidenziali del 2027. Sei giorni dopo, nella notte tra il 3 e il 4 novembre, Abdul El-Sayed vince la corsa al Senato in Michigan e diventa il primo musulmano eletto alla camera alta degli Stati Uniti, al termine di una campagna in cui il principale gruppo di pressione filo-israeliano ha investito decine di milioni di dollari per fermarlo.
Il filo che lega questi fatti non è un complotto, è un mercato. Quello dell’influenza sull’opinione pubblica occidentale intorno alla presenza musulmana, che oggi si gioca su due tavoli distinti: uno occulto, illegale e industrializzato, appena mappato in Europa; uno dichiarato, legale e altrettanto costoso, appena sconfitto nelle urne americane. Capire la differenza tra i due, e dove si toccano, è la premessa per leggere quello che aspetta Francia e Italia nel 2027.
Mezzo miliardo di esposizioni
I numeri del rapporto vanno letti con la cautela che gli stessi autori impongono.
Le “esposizioni” sommano unità diverse (impression, reach, visualizzazioni) e non corrispondono a persone; Google e TikTok non pubblicano dati di spesa; le cifre sono quindi un pavimento, non un soffitto. Detto questo, il pavimento è alto. Tra l’ottobre 2023 e l’ottobre 2026 l’operazione ha accumulato 532,6 milioni di esposizioni registrate in 30 paesi, con una proiezione che arriva a 830 milioni. Su Facebook sono state censite 1.473 inserzioni distribuite su 64 identità di pagina, per una copertura di 94,7 milioni; su YouTube 189 video su 15 canali, con 132,2 milioni di visualizzazioni; su TikTok 359 inserzioni da cinque account inserzionisti, 72,2 milioni di copertura, più un account di marca con 105 video.
Sul fronte economico Meta ha quantificato in circa 1,2 milioni di dollari la sola prima fase, la spesa più alta mai dichiarata dalla piattaforma per un’operazione rivolta a Stati membri dell’UE. Il tracker commerciale Ad Clarity ha misurato 1,59 milioni su 17 etichette di pagina. La stima complessiva dei ricercatori oscilla tra 5,08 milioni di dollari documentati e 8,22 milioni proiettati.
La pubblicità è solo lo strato visibile. L’operazione ha gestito account di marca e account occulti su X e Telegram, una petizione su Change.org con oltre 7.500 firme intestata a un’organizzazione per i diritti umani inesistente, una rete di almeno 24 account fantoccio impegnati a modificare le voci di Wikipedia sul Qatar, cartelloni a Times Square e in Libano, un video proiettato al CPAC 2024 e una protesta organizzata ad Atlanta.
La cronologia rivela la resilienza del sistema.
La prima fase, dall’ottobre 2023 al luglio 2024, corre soprattutto su Facebook; Meta rimuove la rete a metà maggio 2024 e lo comunica in agosto, ma alcune inserzioni restano attive fino a luglio.
La seconda fase, novembre e dicembre 2024, riparte sotto nuove identità e punta sull’Ungheria.
La terza, dall’ottobre 2025 all’ottobre 2026, torna in grande scala su Facebook, YouTube e TikTok. Quando nell’ottobre 2026 YouTube chiude quattro canali, tre vengono ricreati con gli stessi nomi nel giro di pochi giorni.
La geografia degli obiettivi è quella che interessa noi. Il Regno Unito è il primo pubblico con 154,1 milioni di esposizioni, gli Stati Uniti seguono con 99,7 milioni quasi tutti in prima fase, la Francia ha il maggior numero di posizionamenti (991 su 2.748) ed è seconda per pubblico. L’Italia conta 76,2 milioni di esposizioni, tutte concentrate nella terza fase, la Germania 34,3 milioni, anch’esse in gran parte recenti.
Il Qatar al posto di Soros
La struttura narrativa è il vero oggetto di studio. In Europa le inserzioni riprendono l’impianto della “Grande Sostituzione”, la teoria secondo cui le popolazioni europee bianche verrebbero deliberatamente rimpiazzate da immigrati, in prevalenza musulmani. Nelle versioni antisemite il burattinaio è George Soros; qui, osserva Jones, il Qatar assume esattamente quel ruolo, quello di potenza occulta che dirige l’immigrazione per islamizzare il continente. È un’operazione di sostituzione del bersaglio a schema invariato, e il dettaglio non è secondario: lo stesso stampo può essere riempito di nuovo con qualunque altro nome.
I contenuti oscillano tra la propaganda classica e l’intrattenimento. “Grand Theft Qatar” è una parodia del videogioco in cui un personaggio in abiti del Golfo compra palazzi europei per trasformarli in moschee.

La serie “Qatar is responsible” sovrappone immagini di migranti nelle città europee allo slogan omonimo, con varianti come “You are being replaced”. “Euro Summer Fest” confeziona messaggi anti-musulmani con l’estetica di un festival estivo. Ci sono canzoni generate con l’intelligenza artificiale, tra cui una parodia natalizia che immagina un’Europa senza maiale e senza alcol per colpa del Qatar, un finto brano per l’Eurovision, appelli al boicottaggio di PSG, Harrods e Qatar Airways, attacchi personali e sessualizzati alla sceicca Moza, madre dell’emiro, e persino inserzioni che chiedevano alla principessa del Galles di boicottare Doha. Il materiale ricicla sistematicamente video già diffusi da grandi account della destra identitaria, tra cui il cluster Radio Genoa, ricaptionati come prova contro il Qatar.
Accanto al filone europeo corre quello mediorientale. In Libano l’operazione ha diffuso contenuti anti-Hezbollah e anti-Iran rivolti al pubblico sciita, prima con cartelloni nel 2024, poi nel 2026 con video generati dall’IA che “ringraziano” Teheran per la distruzione del Sud. Nel 2026 compare un filone iraniano esplicito: almeno 118 inserzioni TikTok rivolte al pubblico europeo, 12,6 milioni di copertura, che invocano il rovesciamento del regime e si oppongono ai negoziati. La prima è del 24 febbraio 2026, quattro giorni prima dell’inizio degli attacchi americano-israeliani contro l’Iran. La sincronia con l’agenda militare di Israele, per chi segue quel teatro, non ha bisogno di commenti.
Quanto funzioni, il rapporto prova a misurarlo. Su 406 commenti a inserzioni britanniche del 2024 su Facebook, il 61 per cento esprimeva adesione a posizioni islamofobe. Su 2.560 commenti YouTube tra 2024 e 2026 il quadro è più sfumato: 28 per cento favorevoli, 42 per cento contrari, e circa il 15 per cento attribuiva le inserzioni a Israele. Quest’ultimo dato è un campanello d’allarme di segno opposto: un’operazione costruita per demonizzare i musulmani finisce per alimentare, in una fetta del pubblico, un’altra teoria del complotto.
Un calendario che segue le urne
Il rapporto non parla di interferenza elettorale per ipotesi, lo fa per cronologia. Nella prima fase la Francia riceve 570 dei 921 posizionamenti, con un picco di 247 nel febbraio 2024, in vista delle europee di giugno; le esposizioni francesi raggiungono 28,8 milioni con l’apice a inizio maggio. La sola pagina “Défendons la laïcité” pubblica 200 inserzioni in 184 giorni e raggiunge 8,7 milioni di persone, partendo dal tema della laicità per approdare al Qatar; il 13 giugno 2024, quattro giorni dopo il voto, le sue inserzioni raggiungono ancora 3,7 milioni di utenti. Nel Regno Unito gli acquisti si fermano il 17 maggio 2024, pochi giorni prima della convocazione delle elezioni generali e due mesi prima dei disordini di Southport.
Nel 2026 lo schema si ripete. In Francia 84 inserzioni partono tra il primo luglio e fine settembre, in vista delle senatoriali del 27 settembre, con 37 milioni di esposizioni prima del voto e altri 18 milioni in ottobre; gli acquisti quasi si fermano a settembre e riprendono il 28, il giorno dopo le urne. Il video “Le Q@tar finance l’invasion islamique de l’Europe” supera 1,6 milioni di visualizzazioni. È questo il materiale che Le Monde descrive come visto, negli ultimi mesi, da diversi milioni di utenti francesi su YouTube, TikTok e Facebook, in violazione della legge francese.
In Germania i 339 posizionamenti del 2026 sono secondi solo alla Francia. La campagna parte a fine giugno e corre fino alle elezioni della Sassonia-Anhalt del 6 settembre: circa 26,6 dei 40,2 milioni di esposizioni tedesche dell’anno cadono in quella finestra, e l’ultima inserzione Facebook viene consegnata il giorno stesso del voto. Dopo le urne, tra il 22 settembre e il 21 ottobre, 83 posizionamenti TikTok aggiungono 8,1 milioni di esposizioni, con un “Qatar Euro Party” ambientato alla discoteca La Belle di Berlino, quella dell’attentato del 1986.
E l’Italia. Tra febbraio e fine aprile 2026, 156 inserzioni rivolte al pubblico italiano, 154 delle quali su TikTok, per 5,2 milioni di esposizioni; l’ultima datata corre fino al 27 aprile, quattro settimane prima del primo turno delle amministrative del 24 e 25 maggio. Il 12 febbraio 2026, in piena Olimpiade di Milano-Cortina, due video su YouTube raccolgono 1,1 milioni di visualizzazioni: sono finti discorsi dell’emiro del Qatar che chiedono agli italiani di non mangiare maiale e non bere alcol, annunciano l’invio di forze di sicurezza qatariote e si chiudono con la scritta “Qatar supports Italy”. Già il 2 agosto un utente di r/italy chiedeva chi finanziasse la pubblicità anti-Qatar su YouTube in Italia e perché. La risposta del rapporto è secca: la campagna resta attiva nei paesi che si avvicinano a elezioni decisive, e cita esplicitamente Francia e Italia nel 2027.
Le impronte digitali e il muro degli intermediari
Chi paga? È la domanda a cui il rapporto risponde solo a metà, e lo dichiara. Gli autori attribuiscono l’origine dell’operazione a Israele “con confidenza da moderata ad alta”, precisando che parti del lavoro sono state affidate a contractor. Non indicano un committente, non indicano un’agenzia governativa, parlano di un ecosistema privato dell’influenza. Le prove sono quelle che gli operatori si sono lasciati dietro. I metadati dei video caricati su Telegram mostrano una settimana lavorativa dalla domenica al giovedì, nel fuso UTC+3, con nomi utente e cartelle in ebraico; una sessione di modifica su Wikipedia, normalmente instradata attraverso proxy tedeschi, lascia scoperto un indirizzo IP israeliano di rete fissa; materiale della campagna transita in due occasioni attraverso Johnnie Moore e la sua società JDA Worldwide; un nome nei metadati corrisponde a Lior Chorev, creativo politico israeliano già collegato a un’operazione anti-Qatar abortita nell’ottobre 2023; un disco rimovibile battezzato “ShukiD” rimanda a un grafico israeliano che ha lavorato con società di influenza, senza che l’identificazione sia stabilita. Nessuno degli interpellati ha risposto.
Sul lato dei soldi il muro regge. Le inserzioni sono state acquistate attraverso intermediari in Vietnam, Brasile e Belgio, e tramite inserzionisti TikTok con nomi tedeschi. I due che hanno risposto, LT Media in Vietnam e Agência Moll in Brasile, dichiarano di aver venduto i propri account pubblicitari a un acquirente che non sanno o non vogliono nominare. Meta ha quantificato la spesa ma ha ammesso di non sapere chi fosse il responsabile. È il modello operativo del mercato nero degli account, con il Vietnam che funge da semplice proxy: una filiera costruita per rendere impossibile risalire al cliente.
Va aggiunto, per onestà analitica, che la guerra informativa tra Doha e Gerusalemme corre in entrambe le direzioni. Nel settembre 2026 Netanyahu ha accusato dalla tribuna dell’ONU il Qatar di condurre una campagna contro Israele, accusa che Doha ha respinto; think tank americani come la Foundation for Defense of Democracies hanno pubblicato analisi su reti mediatiche sospettate di operare a favore degli interessi qatarioti. Il Qatar è un attore d’influenza a pieno titolo, con Al Jazeera e la propria diplomazia. La differenza che il rapporto mette in luce è un’altra: qui il veicolo scelto per colpire Doha è l’odio verso i musulmani europei, cioè verso cittadini e residenti di Francia, Germania e Italia, e il terreno su cui si gioca sono le nostre elezioni.
Un precedente istituzionale rafforza la verosimiglianza del quadro. Viginum, il servizio francese contro le ingerenze digitali straniere incardinato nel SGDSN, ha rilevato nel marzo 2026 e reso pubblico l’11 giugno, con un rapporto tecnico dedicato, un’operazione distinta, battezzata Rokh Solis e attribuita a un attore non statale basato in Israele, costruita per denigrare La France Insoumise e alcuni suoi candidati alle municipali del 15 e 22 marzo: caratteri ebraici nei metadati di un sito, un account TikTok localizzato in Israele, e una probabile riconduzione a un’entità privata israeliana priva di statuto legale, Blackcore, inserita in un ecosistema di società di cybersicurezza. Viginum non ha stabilito alcun legame con la campagna anti-Qatar, e nemmeno noi lo facciamo. Ma il fatto che un servizio di Stato abbia già messo nero su bianco l’esistenza di un’industria privata israeliana dell’influenza attiva nelle elezioni francesi toglie al rapporto di Jones e Dsouza l’etichetta di tesi isolata.
Michigan: il denaro alla luce del sole
Spostiamoci sull’altro tavolo. Abdul El-Sayed, ex responsabile della sanità pubblica di Detroit, musulmano, candidato dell’ala progressista democratica, ha conquistato il seggio senatoriale lasciato libero da Gary Peters. Il 5 agosto aveva vinto le primarie contro la deputata Haley Stevens per 14.893 voti, meno di un punto percentuale su oltre un milione e mezzo di schede, dopo che il super PAC collegato all’AIPAC aveva speso oltre 30 milioni di dollari a sostegno della sua avversaria, un record per il gruppo in una singola corsa. L’AIPAC aveva annunciato lo stesso giorno che avrebbe continuato a contrastare la sua “agenda radicale anti-Israele” a novembre; il comitato senatoriale repubblicano aveva già prenotato 45 milioni di pubblicità per Mike Rogers; Trump e Vance sono intervenuti personalmente nelle ultime settimane. Nella notte del 4 novembre l’Associated Press ha assegnato la corsa alle 2:27, con El-Sayed al 51,9 per cento contro il 46,1 di Rogers a 85 per cento dello scrutinio. Rogers perde il secondo seggio senatoriale in due anni, i democratici riconquistano il Senato.
Nel discorso della vittoria El-Sayed ha quantificato in 42 milioni di dollari la spesa dell’AIPAC contro di lui e ha detto che gli americani non vogliono che i loro soldi finanzino “apartheid, o genocidio, o guerra”. Il Times of Israel ha letto la corsa come un test del sostegno ebraico al Partito Democratico, ricordando le polemiche sulla sua retorica, compresa la frase “hurt people hurt people” pronunciata dopo il tentato attentato a una sinagoga del Michigan, per la quale si è poi scusato. Michigan Public ha registrato anche le inserzioni d’attacco sulla sua fede e sulle sue origini.
Due precisazioni, perché il terreno è scivoloso. La prima: il rapporto Dysinfluence non menziona le elezioni di metà mandato americane, e i 99,7 milioni di esposizioni statunitensi appartengono quasi tutti alla prima fase, quella del 2023-2024.
Non esiste alcuna evidenza di un collegamento tra la campagna occulta europea e la corsa del Michigan, e questo articolo non lo suggerisce.
La seconda: la spesa dell’AIPAC è legale, dichiarata e tracciabile nei registri della Federal Election Commission. È lobbying nel senso pieno e legittimo del sistema americano.
Proprio per questo il confronto è istruttivo. In Michigan il modello dichiarato ha perso perché è diventato esso stesso il tema: El-Sayed ha costruito la campagna attorno ai soldi spesi contro di lui, e l’elettorato ha premiato chi denunciava il denaro, non chi lo spendeva. Il modello occulto è progettato esattamente per evitare questo effetto. Non c’è un nome da attaccare, non c’è un registro da consultare, non c’è un avversario che possa farne una bandiera. Chi ha visto “Qatar is responsible” su TikTok non sa che qualcuno ha pagato per farglielo vedere, né chi. È la ragione per cui, in termini di sicurezza democratica, il secondo modello è più pericoloso del primo, pur muovendo una frazione del denaro.
Cosa riguarda l’Italia
Settantasei milioni di esposizioni, tutte nell’ultimo anno, piazzano l’Italia tra i primi pubblici dell’operazione, e il rapporto la indica per nome tra i paesi dove la macchina resta accesa in vista del voto del 2027. I contenuti che la riguardano sono tagliati su misura: le Olimpiadi, il maiale, il vino, un finto emiro che manda forze di sicurezza. Non è traduzione, è localizzazione.
Il dibattito italiano sulle minacce ibride si è concentrato, con buone ragioni, su Mosca. Questo rapporto dice una cosa scomoda: il mercato dell’influenza occulta non è un monopolio russo, e un’operazione di queste dimensioni può emanare dall’industria privata di un paese alleato, con l’obiettivo di spostare l’opinione pubblica europea su un tema interno come l’immigrazione per servire una disputa regionale che con l’Italia non c’entra. Le due cose non si escludono; si sommano.
Gli strumenti non mancano del tutto. Il Digital Services Act impone alle grandi piattaforme archivi pubblici delle inserzioni e obblighi di trasparenza sul committente, e l’AGCOM è il coordinatore nazionale per i servizi digitali. Il rapporto chiede di più: verifica d’identità rigorosa per chi compra pubblicità politica o a sfondo politico, e tempi di rimozione compatibili con un calendario elettorale, non con quelli di una revisione trimestrale. La vicenda dei canali YouTube chiusi e ricreati in pochi giorni dimostra che la moderazione reattiva, da sola, non basta.
Quello che manca davvero è un soggetto pubblico italiano che faccia quello che Viginum fa in Francia: rilevare, attribuire e pubblicare. In Francia la stampa può scrivere di ingerenza israeliana nelle municipali citando un documento di Stato; in Italia, sulla stessa campagna che ha raggiunto 76 milioni di volte i nostri schermi, non vi sono al momento prese di posizione…
Il voto del 2027 si terrà con questa macchina in funzione. La questione non è se qualcuno proverà a influenzarlo, è se qualcuno starà guardando.
Fonti
Materiale scaricabile (CSV)
35 tabelle: 27 del rapporto e 8 archivi pubblici, con 2.126 righe di dati
- M. O. Jones, S. Dsouza, Manufacturing the “Great Replacement”, Dysinfluence, 29 ottobre 2026: thegreatreplacement.dysinfluence.com/report
- M. O. Jones, Electoral interference: how a racist covert campaign from Israel targeted France, Germany and Italy before they voted, Substack, novembre 2026: marcowenjones.substack.com
- D. Leloup, Massive influence campaign floods France with racist ads, months before 2027 presidential election, Le Monde, 29 ottobre 2026: lemonde.fr
- Al Jazeera, Report reveals campaign promoting racist, Islamophobic, anti-Qatar views, 30 ottobre 2026: aljazeera.com
- TRT World, Researchers trace massive anti-Muslim disinformation campaign to Israel: trtworld.com
- SGDSN / Viginum, Rokh Solis: analyse d’un mode opératoire informationnel ayant ciblé les élections municipales de 2026, rapporto tecnico, 11 giugno 2026: sgdsn.gouv.fr; SGDSN / Viginum, Protection du débat public contre les ingérences numériques étrangères, élections municipales des 15 et 22 mars 2026, rapporto pubblico, giugno 2026: sgdsn.gouv.fr; sintesi su vie-publique.fr
- Michigan Public, Michigan election 2026 live updates, 4 novembre 2026: michiganpublic.org
- Michigan Advance, El-Sayed declares victory and storms into the US Senate, 4 novembre 2026: michiganadvance.com
- Times of Israel, El-Sayed claims victory in Michigan, 4 novembre 2026: timesofisrael.com
- Associated Press, How Abdul El-Sayed went from political oblivion to progressive breakthrough in Michigan Senate race, 5 agosto 2026
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