Alfio Caruso: Incursori del re – La vera storia della X MAS
Alfio Caruso
Ed. Neri Pozza, Vicenza 2025
pagg. 239
“Il mio cuore è rimasto a Bocca di Serchio.” Questa fu la nostalgica ammissione di Luigi Durand de la Penne rilasciata durante un’intervista. Quel luogo “per parecchi italiani rimane un posto sconosciuto, eppure fu in quest’angolo della Lucchesia fra la pineta, il bosco, la riserva di caccia, le acque dispettose del Serchio che venne addestrata una straordinaria genia di fuori di testa, capaci di pilotare un siluro per miglia e miglia prima di attaccare la nave nemica. Assieme ai sommozzatori (gli uomini Gamma) e ai piloti dei barchini esplosivi e dei motoscafi d’assalto – in tutto 238 incursori – furono capaci dal giugno 1940 al settembre 1943 di far tremare la Royal Navy britannica: trentun medaglie d’oro, fra queste quelle di de la Penne, lo testimoniano.”
Così l’autore, giornalista, tra i fondatori, nel 1974, de Il Giornale di Indro Montanelli, ci introduce a questo suo avvincente saggio dove sono narrate le imprese degli incursori. Si inizia nel 1918, quando “la Marina italiana accarezza il progetto di violare il porto di Pola, tana della flotta austriaca.”
Protagonista indiscusso di questa prima fase è stato il MAS, acronimo di “Motoscafo Armato Silurante,” il cui mentore era l’ammiraglio Paolo Thaon di Revel. Mezzo nato nel 1906 grazie all’ingegnere livornese Attilio Bisio, il MAS era un motoscafo armato velocissimo, con una decina di uomini di equipaggio.
Il primo successo, con il MAS 9, lo conseguì, la notte tra il 9 e il 10 dicembre 1917, il tenente di vascello Luigi Rizzo forzando il porto di Trieste e affondando la corazzata Wien. A lui si deve anche, il 10 giugno 1918, l’affondamento, di fronte a Premuda, della corazzata Szent Istvan con il MAS 15 (conservato al Vittoriano di Roma). Pola, però, fu violata grazie al tenente medico Raffaele Paolucci e al maggiore del genio navale Raffaele Rossetti che, l’uno all’insaputa dell’altro, stavano lavorando allo stesso progetto: una torpedine motorizzata con due cariche esplosive, regolate a tempo, da applicarsi alla chiglia della nave nemica attraverso uno speciale apparecchio magnetico, una sorta di sanguisuga, cui venne dato il nome di “mignatta”. Grazie ad essa, i due ufficiali, la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 1918, violarono il porto di Pola, affondando la corazzata Viribus Unitis.
Nel 1935 Teseo Tesei ed Elios Toschi, due tenenti del genio navale, entrambi ingegneri, partendo dalla “mignatta”, progettarono il siluro a lenta corsa (slc), meglio noto come maiale. “L’appella così Tesei al termine di un’esercitazione: mentre lo assicurano al pontile il siluro, mosso dalla risacca, emette un rumore simile al grugnito del suino. E allora che «maiale» sia per l’eternità.” Si trattava, in pratica, di un sottomarino a propulsione elettrica che, a differenza della “mignatta”, poteva procedere sott’acqua ed emergere a piacimento, con i due uomini di equipaggio posti a cavallo del sottomarino stesso.
Venne individuata, per l’addestramento, una zona che doveva necessariamente essere appartata: la Bocca di Serchio, in Lucchesia, su cui vigerà, da parte di coloro che lì si addestreranno, il silenzio totale. Nel 1938 fu costituita, a La Spezia, la I flottiglia MAS al comando del capitano di fregata Paolo Aloisi. Per armare undici maiali e sette barchini vennero scelti 21 ufficiali, tra cui Luigi Durand de la Penne e Gino Birindelli.
Dopo lo smacco di Punta Stilo del 9 luglio 1940, “servono i mezzi d’assalto per colpire le forze navali britanniche e ovviare ai fallimenti di navi, aerei, sommergibili.” Gli obiettivi furono il porto di Alessandria e Gibilterra.
Le prime azioni degli incursori, con l’affondamento dei sommergibili Iride e Gondar, furono degli insuccessi. Alcuni di loro, tra cui Birindelli, furono fatti prigionieri. A La Linea, nei pressi di Gibilterra, il maiale di Tesei si spiaggiò. “Gli inglesi girano a vuoto. Hanno compreso che dietro la torpedine arenata ci sia qualcosa di oscuro, tuttavia non sanno orientarsi.”
Il 14 marzo 1941 la I flottiglia MAS venne rimodellata e nacque, così, la X flottiglia MAS in onore dalla X legione di Cesare. Al comando fu posto il capitano di fregata Vincenzo Moccagatta. “Sotto di lui un gruppo subacqueo affidato a Borghese e uno di superficie al capitano di corvetta Giorgio Giobbe[…] Da Borghese dipendono gli incursori, i sub, i sommergibili d’avvicinamento; da Giobbe i barchini esplosivi.”
La prima loro azione fu l’attacco, nella notte del 21 marzo, alla baia di Suda, con il danneggiamento dell’incrociatore York e della nave cisterna Pericle. Gli incursori furono catturati. Nessuno di loro parlò. “Gli inglesi ritengono che gli incursori siano stati lanciati da un aereo. […] Nessuno immagina che il pericolo venga dal mare.
Il 25 luglio fu tentato l’assalto a Malta, con il coinvolgimento di cinquantacinque componenti dei mezzi d’assalto, che partirono dalla base di Augusta. Quello che, nella testa di Moccagatta, avrebbe dovuto essere un attacco a sorpresa, si trasformò in una sanguinosa trappola. Gli inglesi, infatti, grazie al radar vennero a conoscenza dell’operazione. Il risultato, con sedici morti, venti prigionieri e diciannove rientrati in parte feriti, fu il quasi totale azzeramento della X MAS. Il vicegovernatore di Malta, Sir Edward Jackson, in un articolo dichiarò: “Nel luglio scorso gli italiani hanno condotto un attacco con grande decisione per penetrare nel porto impiegando MAS e “siluri umani” armati di squadre suicide. Quest’impresa ha richiesto le più alte doti di coraggio personale.”
Tra i caduti nell’operazione ci fu anche Teseo Tesei. A lui verrà intitolato il reparto subacquei del Serchio; a Moccagatta quello di superficie a La Spezia. Borghese fu nominato comandante ad interim della X; al capitano di corvetta Salvatore Todaro spettò l’addestramento e la guida dei nuovi equipaggi dei barchini. L’affondamento, la notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, nel porto di Alessandria, della Valiant, da parte di Durand de la Penne e Bianchi, della Queen Elizabeth da parte di Marceglia e Shergat, della Sagona e dello Jervis da parte di Martellotta e Marino, rappresentò, forse, l’impresa più spettacolare degli uomini della X.
Nell’annunciare il disastro ai comuni il primo ministro Churchill affermò : “Sei italiani equipaggiati con materiali di costo irrisorio hanno fatto vacillare l’equilibrio militare in Mediterraneo a vantaggio dell’Asse.” Nel 1942 si decise di condurre un attacco, nella rada di Gibilterra, ad alcuni mercantili inglesi, utilizzando come appoggio Villa Carmela e Nave Olterra, una petroliera affondata in acque basse a circa 500 metri dalla spiaggia, ambedue basi insospettabili proprio perché situate a un passo dal nemico. “Le esplosioni nella rada di Gibilterra hanno un valore più propagandistico che pratico: i danni sono stati assai limitati. Hanno soprattutto riconfermato la capacità italiana di colpire l’impero britannico nelle sue roccheforti più celebri. All’affermazione della X si contrappone lo smacco ragguardevole del sistema difensivo inglese.”
Il ruolo di Villa Carmela e dell’Olterra non verrà scoperto: “il più incredibile cavallo di Troia in tutta la storia delle vicende belliche resta funzionante, protetto proprio dalla sua enorme visibilità.”
Nel 1943, “malgrado la situazione militare precipiti verso il peggio, alla X viene chiesto di organizzare sabotaggi, incursioni.”
Con l’8 settembre, per la X si chiude il periodo eroico. Come riportato nella motivazione della medaglia d’oro “…gli arditi dei reparti di assalto della Regia Marina, plasmati e guidati dalla X Flottiglia M.A.S., hanno saputo raggiungere il nemico nei più sicuri recessi dei muniti porti, affondando due navi da battaglia, due incrociatori, un cacciatorpediniere e numerosi piroscafi per oltre 100mila tonnellate. Fascio eletto di spiriti eroici, la X Flottiglia M.A.S. è rimasta fedele al suo motto: Per il Re e la Bandiera.”
L’11 settembre Borghese “raduna la truppa presente a La Spezia e annuncia che per lui la guerra continua contro gli anglo-americani. Ai marinai viene lasciata la libertà di rimanere o di congedarsi: la maggioranza va via. Il principe ricostituisce la X con pretese di autonomia, ma al servizio della Repubblica sociale italiana di Mussolini.”
Mariassalto, invece, fu la denominazione di quelli della X che si schierarono dalla parte degli Alleati.
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