Attacco a Yandex. La guerra nei tre domini: fisico, cognitivo e cibernetico
Con l’analisi che segue possiamo vedere come avvenga l’interazione dei tre domini fisico, cognitivo e cibernetico nelle forme più evolute degli scenari bellici contemporanei. L’occasione è offerta dall’attacco portato con i droni al motore di ricerca russo Yandex ed è interessante soffermarsi sulle complesse conseguenze dell’operazione militare in tutte le sue sfaccettature.
Nelle giornate dell’ 8, 9 e 11 ottobre 2026 alcuni droni ucraini hanno colpito i data center russi di Yandex rispettivamente nelle regioni di Ryazan, Kaluga e Vladimir. L’11 ottobre 2026 Tomáš Zdechovský, un membro ceco del Parlamento europeo, ha pubblicato su X un grafico che mostrava come l’attività online riguardante il partito tedesco AfD fosse crollata subito dopo questi eventi e, contestualmente, si sono levate molte voci con toni trionfali che annunciavano il crollo della propaganda russa, la sparizione dei troll, la disattivazione dei bot. Il post, visualizzato oltre 4 milioni di volte, è apparso molto convincente e, fatto curioso, includeva dati relativi a tre giorni successivi all’evento: pubblicato domenica 11, il trend che illustrava il crollo si estendeva fino a mercoledì 14 ottobre.
In buona sostanza, al bombardamento di Yandex è stata associata l’attività del partito tedesco di estrema destra, a sua volta collegato alle attività di influenza russe in Europa. Da un lato, se è vero che il Cremlino è particolarmente impegnato nella disinformazione mirata alla disgregazione del consenso in Europa verso i governi in carica, dall’altro bisogna dare atto che, nel caso specifico, l’episodio di Yandex merita qualche riflessione un po’ più approfondita. Già reperire dati attendibili può essere complicato; elaborare un grafico su dati non ancora disponibili, poi, appare quantomeno bizzarro, soprattutto in considerazione che non siamo in presenza di un’elaborazione statistica che avesse lo scopo di fare un’analisi previsionale. Non solo: consideriamo che un terminale Bloomberg costa circa 30.000 dollari l’anno1 e non è in grado di fornire informazioni del genere. Questo grafico, invece, ci è riuscito gratuitamente.
Quando i fact-checker dell’emittente tedesca DW hanno esaminato il grafico con maggiore attenzione, hanno scoperto che non veniva indicata alcuna fonte, né quali piattaforme online siano state prese in esame e, tanto meno, cosa venisse effettivamente misurato. Il titolo in corrispondenza del grafico indicava “attività giornaliera nell’arco di 3 mesi”. Di quali attività si trattasse non era specificato. Di fatto, il grafico non menzionava nemmeno l’AfD2.

Ma non basta. La scala di riferimento su entrambi gli assi cartesiani presentava degli errori. Ad esempio, sull’asse delle ordinate, l’intervallo tra 2.500 e 3.000 risultava più breve rispetto a tutti gli altri intervalli da 500 unità: un trucco per far apparire un calo più marcato di quanto non fosse in realtà. Sull’asse delle ascisse, periodi di tempo uguali sono rappresentati da distanze diverse3. La rivista tedesca Capital ha fatto risalire il grafico a un account su Threads, che si dichiarava appartenere a un’assistente di volo ventiquattrenne4; sebbene non si potesse dimostrare il coinvolgimento dell’intelligenza artificiale, non lo si poteva nemmeno escludere. In ogni caso, se confermato, si sarebbe trattato di un colpo devastante per le bot farm.
Esaminiamo, dunque, cosa hanno colpito esattamente quei droni, perché i bot non sembrano essersene accorti e come funziona, seguendo un sistema quasi di routine, la fabbricazione dell’indignazione online. Nel corso del mese di settembre, la Russia aveva preso di mira alcuni data center in Ucraina; un’operazione che il Ministero della Difesa russo, su Telegram, ha definito un “digital detox” (disintossicazione digitale)5. L’Ucraina ha risposto inviando droni contro tre dei sei principali data center gestiti da Yandex, motore di ricerca spesso descritto come il “Google russo”, ma che in realtà gestisce anche la più grande app di taxi del Paese, un servizio di consegna a cibo a domicilio, una piattaforma di pagamenti e un proprio chatbot basato sull’intelligenza artificiale. Due di queste strutture sono state completamente messe fuori uso, mentre la terza ha perso diversi moduli nel giro di poche ore6.
Molti utenti hanno iniziato a condividere grafici tratti da Cloudflare Radar, che mostravano un crollo verticale del traffico generato dai bot russi. Euronews ha calcolato che il traffico automatizzato proveniente dalla rete di Yandex, riconfrontato con i dati riferiti alla seconda metà di settembre, era diminuito di circa il 94%7.
Cloudflare è un’azienda americana di servizi per internet e sicurezza che si colloca tra una gran parte dei siti web mondiali e gli utenti che li visitano. L’azienda protegge i siti dagli attacchi e, per svolgere questo compito, deve distinguere tra visitatori umani e software. Dato che una parte considerevole del traffico internet transita attraverso i suoi sistemi, Cloudflare mette a disposizione una dashboard pubblica, chiamata Radar, che mostra i dati rilevati.
Prima di proseguire è opportuno chiarire cosa si debba intendere con il termine “bot”. Per gli ingegneri di rete, un bot è qualsiasi script software che esegue attività automatizzate. Internet ne è saturo: crawler (strumenti di scansione) dei motori di ricerca, sistemi di recupero feed8, monitor di uptime9, scraper di prezzi10.
Si tratta di strumenti infrastrutturali. Leggono il testo sui siti web pubblici. Non hanno account sui social media. Non discutono di politica. Per gli utenti comuni, un bot è esclusivamente un profilo falso sui social media, progettato per manipolare, provocare e inviare spam. Nel mondo di Cloudflare, per bot si intende qualsiasi richiesta online automatizzata. Prima degli attacchi, oltre un terzo dell’intero traffico delle richieste gestite dall’azienda provenivano dalla Russia. Si tratta, per lo più, di crawler di motori di ricerca e altri script, che risultano decisamente meno interessanti dei troll online.
Ricordiamo che un crawler è un software automatico che indicizza pagine web senza emozioni o intenzioni sociali, risultando prevedibile e meccanico. Un troll online, invece, è un essere umano che agisce con l’intento psicologico di provocare, manipolare e scatenare reazioni emotive, rendendo il suo comportamento imprevedibile e relazionale.
Secondo Cloudflare, il traffico che ha subito il crollo era costituito quasi esclusivamente dai crawler di Yandex: programmi come Yandexbot che passano le giornate a scansionare siti di notizie, consentendo al motore di ricerca di conoscerne il contenuto. Non si trattava di bot sui social media. Non erano account creati per diffondere messaggi falsi. Non erano operazioni di influenza politica. Anche se Yandex è il principale motore di ricerca in Russia, a livello globale la sua quota di traffico web generata da bot rimane una frazione molto piccola rispetto a giganti come Google o al traffico generato da bot automatizzati per lo scraping e lo spam. L’intera rete di ricerca di Yandex rappresenta circa lo 0,05% del traffico globale generato dai bot.11
Gli attacchi dei droni, tuttavia, avrebbero causato danni ingenti: “I media in lingua russa hanno riportato nel fine settimana che molte app di Yandex erano temporaneamente non disponibili, ma erano state ripristinate. Altre, invece, presentavano ancora interruzioni o guasti completi lunedì. Yandex stessa ha esortato alcuni utenti a passare a piattaforme alternative durante i disservizi. I tassisti hanno riferito al quotidiano Vyorstka, che opera all’estero, di aver ricevuto una notifica da Yandex che li invitava a utilizzare Google Maps o Waze mentre l’azienda stava riparando i propri server. Separatamente, anche i siti web di altre aziende che utilizzano i servizi cloud di Yandex sarebbero stati interessati, tra cui il colosso della grande distribuzione Magnit, la catena di fast food Vkusno i Tochka e il rivenditore di elettrodomestici M.Video, secondo quanto riportato dal quotidiano Kommersant , che cita dati pubblici sulle interruzioni di servizio. Anche le attività di Yandex al di fuori della Russia sembrano essere state colpite. Secondo il Times of Central Asia, gli utenti in Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan hanno segnalato difficoltà nell’accesso alle app dell’azienda. Interruzioni simili sono state riscontrate nella capitale armena Yerevan, costringendo gli utenti a prenotare i taxi tramite un concorrente locale, che a sua volta è stato messo a dura prova dall’aumento del traffico. Particolarmente dannoso per i russi è stato l’impatto degli attacchi sui servizi finanziari digitali . Yandex è talmente integrato nei pagamenti quotidiani che, quando la sua applicazione di portafoglio digitale, Yandex Pay, è andata fuori servizio, è stata necessaria una spiegazione specifica da parte dei vertici aziendali.” 12
Il motivo per cui tre attacchi hanno potuto causare danni di tale portata può essere fatto risalire a una decisione presa da Vladimir Putin nel 2014. Nel 2014, Vladimir Putin ha descritto internet come un progetto della CIA, lamentandosi del fatto che tutto transitasse attraverso server situati negli Stati Uniti. Nel corso dello stesso anno, pertanto, ha firmato una legge che imponeva la conservazione dei dati personali dei cittadini russi su server ubicati all’interno del Paese.
Per molto tempo, questa è sembrata una mossa intelligente. Quando i fornitori di servizi cloud come Amazon, Microsoft e Google hanno interrotto i rapporti con i clienti russi in seguito all’invasione dell’Ucraina, internet in Russia ha continuato a funzionare, poiché era gestito da aziende russe su server russi e nessuno all’estero possedeva un “interruttore” per spegnerlo. Va anche detto che la legge sulla localizzazione dei dati ha isolato internet in Russia dalle sanzioni occidentali.
Il risvolto negativo è stato che gran parte dell’economia digitale russa è finita in pochi edifici situati nel raggio d’azione dei droni ucraini; un luogo che, come si è scoperto, non è l’ideale per custodire gli orari dei trasporti pubblici o i dati bancari di un intero Paese. E se le aziende russe volessero trasferire i propri dati in un luogo più sicuro, magari all’estero, la legge sulla localizzazione dei dati lo impedisce. Per questo motivo, Yandex ha consigliato ai propri clienti di effettuare il backup dei dati presso fornitori concorrenti, i cui data center si trovano, nella maggior parte dei casi, sempre nelle aree di Mosca e San Pietroburgo13.
Dall’8 al 12 ottobre, le azioni di Yandex sono crollate di quasi il 12% dopo i tre attacchi consecutivi con droni contro i data center della società. Gli investitori che detengono azioni della Yandex, tuttavia, sono apparsi piuttosto tranquilli, in parte perchè il settore cloud – proprio quello che è andato a fuoco – rappresenta solo circa il 2% dei ricavi di Yandex14. La ripresa del 13 ottobre è stata in gran parte dovuta all’attenuarsi del panico e a un rimbalzo tecnico, in quanto non sono emerse nuove notizie negative e i servizi sono stati gradualmente ripristinati. Nonostante il settore del cloud stia crescendo a un ritmo elevato (circa il 30-40% su base annua) e sia marginale, le principali fonti di reddito di Yandex restano la ricerca, la pubblicità, l’e-commerce, il fintech15. I clienti di Yandex non sono stati altrettanto fortunati: migliaia di aziende russe affittano spazio sui server del motore di ricerca e, quando questi sono andati fuori uso, si sono bloccate anch’esse.
Il recupero della piena funzionalità non sarà rapido: una fonte vicina al management di Yandex ha riferito al Financial Times che l’azienda spera di riattivare i servizi in tempi brevi; tuttavia, per tornare a pieno regime saranno necessari diversi mesi16. Inoltre, Yandex dovrà cercare server sostitutivi proprio nel pieno del boom dell’intelligenza artificiale, in un Paese verso il quale le sanzioni occidentali mirano a bloccare l’afflusso della maggior parte delle apparecchiature informatiche. È presumibile che i nuovi dispositivi dovranno probabilmente provenire dalla Cina o tramite intermediari in Asia centrale, una soluzione che, solitamente, comporta tempi più lunghi e costi più elevati. In merito a chi debba proteggere queste infrastrutture critiche, la risposta varia a seconda dell’interlocutore istituzionale. Aleksei Zhuravlev (primo vicepresidente del Comitato per la Difesa della Duma di Stato) ha dichiarato che i proprietari dei data center in Russia devono farsi carico in prima persona della protezione delle loro strutture, inclusa l’installazione di sistemi di difesa aerea contro gli attacchi di droni17. Secondo il Financial Times, inoltre, Putin ha recentemente intimato alle imprese di non contare su un sostegno da parte dello Stato18.
Nel frattempo, il ministro dello Sviluppo digitale russo, Maksut Šadaev, ha dichiarato che il ministero sta collaborando con il Ministero della Difesa russo per proteggere i centri di elaborazione dati (CDO/data center) e le infrastrutture IT delle aziende nazionali19. Di conseguenza, i data center in Russia sono gestiti o dal settore privato o dall’esercito. C’è ovviamente chi ci guadagnerà bene. Meduza riferisce che il padre del vicedirettore di una delle aziende che vende data center mobili alle società russe preoccupate di poter spostare rapidamente i sistemi di elaborazione e archiviazione dei dati, è il primo vicedirettore dell’FSB20.
L’idea è che i vari Paesi debbano smettere di affidarsi ai colossi tecnologici americani per l’hosting dei propri dati, sviluppando invece infrastrutture cloud nazionali. Solitamente, la questione viene presentata come un tema di sicurezza nazionale, ma in fondo si tratta di un classico problema di gestione del rischio. Bisogna bilanciare il rischio legato alla dipendenza da un unico fornitore estero con il rischio fisico derivante dal mantenere tutti i propri server all’interno dei confini nazionali. A onor del vero, nemmeno i provider cloud americani sono immuni da rischi. I conseguenza degli attacchi portati dall’Iran contro i centri dati di Amazon in Medio Oriente, i dati dei clienti negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein sono andati perduti in modo permanente21. Ovunque si scelga di conservare i propri server, la lezione che arriva da Yandex è quella di non puntare tutto su un’unica soluzione e di assicurarsi che ogni opzione sia in grado di gestire l’intero carico di dati.
Non perdiamo di vista da dove siamo partiti in questa disamina. Se i troll non si trovavano nei centri dati di Yandex, allora, dove erano? Quando si immagina un’operazione di influenza russa, spesso si pensa a un edificio pieno di persone che lavorano freneticamente al computer all’interno di un bunker sotterraneo. Questa visione non è poi così lontana dalla realtà. L’organizzazione più nota in Russia era l’Internet Research Agency – la “fabbrica dei troll” del fu Evgenij Prigožin (sì, proprio lui, l’ex mecenate del Gruppo Wagner) – che impiegava centinaia di persone in un complesso di uffici a San Pietroburgo. Se tutti i post degli hacker russi incaricati di operare nel settore della dezinformacija provenissero dalla connessione internet di quell’edificio, sarebbe stato piuttosto facile individuarli e bloccarli. Le connessioni utilizzate per queste operazioni, dunque, nella maggior parte dei casi, sono prese in affitto.
Una campagna di influenza online si compone di due elementi principali: gli account che pubblicano i contenuti e i siti web a cui rimandano. I siti web costituiscono la parte più semplice. La campagna russa più nota, chiamata Doppelganger, dal 2022 clona testate giornalistiche occidentali, pubblicando versioni contraffatte di testate come Der Spiegel, Le Monde e il Washington Post su indirizzi web molto simili agli originali, ma riempiti con notizie inventate. Un’indagine della testata tedesca Correctiv ha ricondotto una parte fondamentale dell’operazione a un data center gestito dall’azienda di hosting tedesca Hetzner, appena fuori Helsinki22. Le società di hosting offrono i propri servizi a chiunque e, di norma, non verificano l’attendibilità dei propri clienti. Gli account utente rappresentano invece la parte più complessa. Le piattaforme di social media sanno bene che gli utenti reali non risiedono all’interno di rack di server; pertanto, considerano il traffico proveniente dai data center come verosimilmente automatizzato. Ned Mendez, del gruppo di ricerca Alliance4Europe, ha spiegato che Le piattaforme segnalano abitualmente il traffico proveniente dai data center come probabilmente automatizzato; per questo, le operazioni basate su bot più strutturate ricorrono a metodi distribuiti – come connessioni residenziali o “farm” di telefoni mobili – che non possono essere facilmente neutralizzati con attacchi aerei.23.
Fino ad un passato relativamente recente i confini tra i domini fisico cognitivo e cibernetico potevano essere definiti labili, ma consentivano ancora di delineare con chiarezza la tipologia delle operazioni condotte in una guerra, individuandone le caratteristiche predominanti. Ora tali distinzioni appaiono sempre più difficili da determinare e la guerra tra droni e bot, una delle più attuali espressioni dei conflitti moderni, si preannuncia ancora lunga e sempre più sofisticata.
1 https://www.reddit.com/r/bloomberg/comments/184f8g4/bloomberg_for_the_retail_investor/?tl=it.
2 M. Gilbert, Fact check: Viral graph suggests drop in alleged Russian bot activity, DW, 14/10/2026. https://www.dw.com/en/fact-check-misleading-graph-about-alleged-russian-bot-activity/a-79651769.
3 Ibid.
4 K. Mularczyk, Polish minister caught citing fake story about Russian bots’ demise after Ukrainian attack, Brussels Signal, 13/10/2026.
5 https://newsukraine.rbc.ua/news/digital-detox-by-force-russia-comments-on-1790529905.html.
6 https://www.aa.com.tr/en/eurasia/russia-s-digital-economy-faces-a-new-front-as-ukrainian-drone-strikes-hit-critical-tech-facilities/4090476.
7 S. Vakulina, Did Ukrainian strikes on Yandex data centres cause Russian bot activity to plummet?, Euronews, 12/10/2026. https://www.euronews.com/2026/10/12/did-ukrainian-strikes-on-yandex-data-centres-cause-russian-bot-activity-to-plummet.
8 Processo automatico con cui un software legge e scarica aggiornamenti periodici da un sito o da un blog per mostrarne i contenuti in tempo reale altrove.
9 Servizio che controlla continuamente se un sito web o un server è online e raggiungibile, inviando un avviso immediato ai responsabili se il sistema smette di funzionare.
10 Programma automatico che visita i siti di e-commerce per estrarre e confrontare i prezzi dei prodotti, utile per analizzare la concorrenza o tracciarne le variazioni nel tempo.
11 Why the Russian Data Center Strike Had Zero Effect on Social Media Bots, Emerald Book, 12/10/2026. https://emeraldbook.org/news/oct-1226-3/.
12 B. Benson, Ukraine’s Strikes on Yandex Data Centers, Explained, The Moscow Times, 12/10/2026. https://www.themoscowtimes.com/2026/10/12/ukraines-strikes-on-yandex-data-centers-explained-a93953.
13 L. Soliman, Yandex Cloud consiglia ai clienti di ospitare altrove, Servola, 21/10/2026. https://servola.de/it/journal/three-of-yandexs-five-data-centres-were-hit-and-its-cloud-advised-customers-to-host-elsewhere/.
14 На чем взлетели акции «Яндекса»? (Quali fattori hanno causato l’impennata delle azioni di Yandex?), ProFinance, 12/10/2026. https://www.profinance.ru/live/2026-10-13/1000244-na-chem-vzleteli-aktsii-yandeksa.
15 Yandex Cloud financial report for 2025, Yandex Cloud, 11/10/2025. https://yandex.cloud/en/blog/financial-results-2025.
16 A. Stognei, K. Arenina, How Ukraine’s data centre strikes have thrown Russia into turmoil, Financial Times, 13/10/2026. https://www.ft.com/content/dc21da0b-25b7-402e-8dbe-e7d9f7431b93?syn-25a6b1a6=1.
17 A Russian lawmaker called on data center owners to set up their own air defense systems, Ua.news, 08/10/2026. https://ua.news/en/war-vs-rf/rosiiskii-deputat-zaklikav-vlasnikiv-datatsentriv-stvoriuvati-vlasnu-ppo.
18 A. Stognei, M. Seddon, K. Arenina, Kremlin pressures Russian businesses to pay for drone defences, Financial Times, 27/09/2026. https://www.ft.com/content/957f68f9-9f74-4857-9773-d3be3ef3f305?syn-25a6b1a6=1.
19 Шадаев: Минцифры обсуждает с Минобороны возможность защиты ЦОД от БПЛА вмест(Shadayev: Il Ministero dello Sviluppo Digitale, delle Comunicazioni e dei Mass Media sta discutendo con il Ministero della Difesa la possibilità di proteggere i data center dai droni), Glush Media, 12/10/2026. https://glush.media/news/view/id/18881.
20 Son of a Russian Federal Security Service general helps run a company selling mobile data centers amid Ukrainian drone strikes, BBC reports, Meduza, 12/10/2026. https://meduza.io/en/news/2026/10/12/son-of-a-russian-federal-security-service-general-helps-run-a-company-selling-mobile-data-centers-amid-ukrainian-drone-strikes-bbc-reports.
21 V. Rienzo, Colpiti i data center Amazon: irrecuperabili i dati per milioni di utenti, Hardware Upgrade, 17/09/2026. https://www.hwupgrade.it/news/server-workstation/colpiti-i-data-center-amazon-irrecuperabili-i-dati-per-milioni-di-utenti_159342.html
22 A. Hock, S. Thust, M. Bernhard, Doppelganger: CORRECTIV investigations bring Russian propaganda campaign to a halt, EDMO, 18/11/2024.
23 A. Down, Did Ukrainian strikes on Russian datacentres reduce online disinformation?, Financial Times, 13/10/2026.
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