Burqa a scuola e tetto agli stranieri: ma quanti sono davvero?
Burqa, niqab, tetto del 30% agli stranieri nelle classi. Dopo giorni di scontro politico, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che introduce un tetto del 30% per gli studenti stranieri che non conoscono adeguatamente l’italiano, l’obbligo per alcuni genitori di imparare la lingua e il divieto di burqa e niqab in classe.¹
Prima ancora di discutere se le misure siano opportune o meno, però, c’è una domanda molto più semplice: di quanti studenti stiamo parlando?
Sul burqa e sul niqab la risposta è sorprendente: non lo sappiamo. Non esiste infatti, almeno nei dati pubblici disponibili, una statistica nazionale del Ministero dell’Istruzione e del Merito che indichi quante studentesse frequentino le scuole italiane indossando un velo che copra integralmente o quasi integralmente il volto.
Il ministero rileva cittadinanza, luogo di nascita, territorio, ordine scolastico e numerosi altri indicatori. Non censisce invece l’appartenenza religiosa degli studenti né il tipo di abbigliamento religioso eventualmente utilizzato.
Le “500 ragazze” che nessuno ha contato
Negli ultimi giorni è circolata una cifra: 500-600 studentesse con il volto coperto in Italia. Il numero non proviene da un censimento ministeriale. È una stima della rivista Tecnica della Scuola. Il calcolo parte da circa 350mila studenti musulmani, li restringe a circa 60mila ragazze in età da velo e applica una quota inferiore all’1% di donne musulmane che indosserebbero il velo integrale.²
Non significa che la stima sia necessariamente sbagliata. Significa che 500 o 600 non sono ragazze effettivamente censite nelle scuole italiane. Anche il dato di partenza, i 350mila studenti musulmani, è a sua volta una stima. Il Ministero dell’Istruzione non ha finora pubblicato un numero nazionale verificato.
Il caso concreto più noto resta quello dell’istituto “Sandro Pertini” di Monfalcone. Nel febbraio 2025 emerse che la scuola verificava ogni mattina l’identità delle studentesse con il niqab prima dell’ingresso in aula. All’inizio dell’anno erano cinque, ma una si era ritirata: al momento dei fatti erano quindi quattro.³
È importante anche distinguere i termini. Il burqa copre integralmente corpo e volto, compresi gli occhi attraverso una griglia; il niqab lascia invece scoperti gli occhi. Nei casi scolastici italiani documentati si è parlato soprattutto di niqab. L’hijab, il velo più diffuso, lascia il volto scoperto e non rientra nel divieto.⁴
Il principio del volto riconoscibile, peraltro, non nasce oggi. La legge Reale del 1975 vieta già di coprirsi il volto nei luoghi pubblici senza giustificato motivo, anche se l’applicazione ai veli religiosi è stata oggetto di interpretazioni diverse.⁵ Secondo la bozza del decreto visionata dal Sole 24 Ore, la novità è una sanzione elevabile dal prefetto su segnalazione del dirigente scolastico, che potrebbe arrivare a 1.000 euro.⁶
Il tetto del 30%: stranieri o studenti che non parlano italiano?
Anche sul secondo tema, quello del limite alla presenza degli stranieri nelle classi, i numeri richiedono qualche attenzione.
Secondo l’ultima elaborazione della Fondazione Ismu su dati Istat, gli studenti con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole italiane sono 931.323, pari all’11,6% della popolazione scolastica.⁷ Più di un quarto si trova in Lombardia; seguono Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte.⁸
Questa categoria comprende situazioni molto diverse. Una larga parte dei ragazzi con passaporto straniero è nata in Italia, è cresciuta in Italia e ha frequentato fin dall’infanzia la scuola italiana. Gli ultimi dati ministeriali dettagliati risalgono all’anno scolastico 2022/2023. Secondo l’elaborazione di Skuola.net su quei dati, gli studenti con cittadinanza non italiana erano allora 914.860, pari all’11,2%, e di questi 598.745 erano nati in Italia: il 65,4%, quasi due su tre.⁹
Nello stesso anno, contando la sola cittadinanza, le classi statali che superavano la soglia del 30% erano il 7,6% del totale, oltre 31mila su 414mila.¹⁰
Ma se l’obiettivo della misura è affrontare soprattutto il problema linguistico, il quadro cambia radicalmente. Escludendo le seconde generazioni e considerando solo gli studenti nati all’estero, le classi oltre il 30% scendono allo 0,6% a livello nazionale.⁹
Lo stesso ministro Giuseppe Valditara ha chiarito che il criterio sarà linguistico e non legato al passaporto. Secondo il ministro, le classi con oltre il 30% di stranieri sono 34mila, ma non saranno tutte interessate: il dato depurato di chi è nato o cresciuto in Italia dovrebbe essere di circa mille classi in tutta Italia.¹¹ Sono due numeri che descrivono fenomeni profondamente diversi.
Cosa prevede il decreto
Secondo la bozza circolata, nella formazione delle classi prime della scuola primaria il limite riguarda gli allievi con cittadinanza straniera non nati in Italia che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia sul territorio nazionale. Nella formazione delle classi prime delle scuole secondarie di primo e secondo grado, riguarda gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo per almeno tre anni il sistema nazionale di istruzione.¹²
Se il limite non viene rispettato, gli studenti saranno distribuiti tra scuole vicine. Dove non è possibile, scatta una deroga accompagnata dal potenziamento dell’italiano. Il governo aveva annunciato 14 milioni di euro a regime,¹³ e la bozza li distribuisce nel tempo: 3,4 milioni nel 2027 e 14,1 milioni dal 2028.¹²
Il limite del 30% nella formazione delle classi prime entrerà in vigore dall’anno scolastico 2027/2028. Per l’anno in corso, già iniziato, eventuali nuovi arrivi potranno essere gestiti senza modificare le classi già costituite.¹² Farà fede il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Il decreto interviene anche sui genitori degli studenti in situazioni di grave ritardo educativo, prevedendo percorsi di apprendimento della lingua italiana con il coinvolgimento dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) e dei servizi sociali. Da una precedente versione della bozza sarebbe invece scomparsa la possibilità di arrivare, in caso di rifiuto dei genitori di partecipare ai corsi, fino all’allontanamento del minore dalla famiglia.
La misura si affianca a un’altra già in vigore dal 2025/26, che assegna un docente dedicato al potenziamento dell’italiano nelle classi dove i neoarrivati sono almeno il 20%.⁶ Nemmeno l’idea del 30% è nuova: già nel 2010 Maria Stella Gelmini firmò una circolare con la stessa soglia, mai pienamente applicata.¹⁵
Sul piano pratico, i dirigenti scolastici hanno già evidenziato una difficoltà. Nelle scuole dell’infanzia e primarie l’iscrizione è fortemente legata al territorio. Nei quartieri con una presenza molto elevata di famiglie straniere, rispettare una percentuale rigida può risultare complesso senza spostare gli alunni verso istituti più lontani.¹³
Cosa dice la ricerca: le pratiche che funzionano
Se i numeri dicono quanto è esteso il fenomeno, la ricerca internazionale dice qualcosa su come affrontarlo. Non offre certezze assolute, ma alcuni risultati sono solidi.
Il più robusto riguarda la scuola dell’infanzia. Secondo l’OCSE, la frequenza dell’educazione prescolare è particolarmente utile per i figli di immigrati, ma in diversi Paesi resta un divario di partecipazione.¹⁶ Il decreto va in questa direzione quando esclude dal conteggio chi ha frequentato l’infanzia in Italia. La leva più efficace, però, sarebbe portarci quei bambini.
Il secondo riguarda il modo di insegnare la lingua. L’OCSE ha rilevato che gli studenti immigrati inseriti subito nelle classi con i compagni nativi, anziché in classi separate, tendono a ottenere risultati migliori.¹⁷ È un dato statistico, non una prova causale, e tra gli educatori resta discusso. L’organizzazione raccomanda comunque che il sostegno non resti confinato ai corsi specialistici, ma sia integrato nell’intero curricolo e nelle attività scolastiche ed extrascolastiche.¹⁸
Contano poi gli insegnanti. I Paesi dove le seconde generazioni stanno colmando il divario hanno politiche di sostegno linguistico migliori, e il fattore chiave è la formazione dei docenti a riconoscere chi ha bisogno di aiuto.¹⁹
C’è infine un dato italiano che raramente entra nel dibattito: l’orientamento. Nel 2024/2025 il 40% degli studenti senza cittadinanza italiana frequenta un istituto tecnico, il 28% un professionale e solo il 31% un liceo, contro il 52% degli studenti italiani.²⁰ Un esperimento condotto in Italia ha mostrato che un percorso di orientamento riduce il divario tra studenti immigrati e nativi nella scelta dell’indirizzo, nelle bocciature e nelle competenze.²¹
Le pratiche che non funzionano: il precedente di Aarhus
Il caso più istruttivo per l’Italia viene dalla Danimarca, perché la politica adottata ad Aarhus è quasi identica a quella appena approvata. Dal 2006 tutti i bambini che non parlano danese in famiglia vengono testati prima di entrare a scuola. Se in una prima classe gli alunni con danese insufficiente superano il 20%, l’eccedenza viene assegnata a una scuola fuori quartiere con scuolabus gratuito.²²
Uno studio pubblicato nel 2021 sul Journal of Urban Economics ha valutato la misura sfruttando un’assegnazione di fatto casuale. Il risultato è netto: il trasferimento forzato ha peggiorato sia il rendimento scolastico sia il benessere dei bambini trasferiti. I punteggi sono calati di circa un sesto di deviazione standard in lettura e di un quarto in matematica, i divari si sono aperti presto e sono rimasti nel tempo, e nei primi anni i bambini trasferiti hanno riportato più disagio.²²
Gli autori individuano due cause. La prima riguarda le risorse: i bambini finivano in scuole con meno mezzi, mentre le scuole di partenza ricevevano più fondi per l’insegnamento della lingua e potevano permettersi, per esempio, un docente specializzato. La seconda è relazionale: allontanati dal loro ambiente, i bambini si integravano socialmente più lentamente, frequentavano meno il doposcuola e avevano relazioni più conflittuali. Molte famiglie, appena possibile, hanno aggirato la misura riportando i figli nella scuola di quartiere.²²
L’esperienza americana va in direzione opposta: gli studi statunitensi sulla desegregazione scolastica trovano effetti positivi per gli studenti svantaggiati.²² La stessa idea, dunque, può funzionare o fallire secondo il contesto, e soprattutto secondo le risorse che accompagnano lo studente trasferito.
Altre due pratiche risultano dannose. La prima è la canalizzazione precoce: i sistemi che rinviano la scelta dell’indirizzo favoriscono i figli di immigrati, perché danno loro più tempo per recuperare.²³ La seconda è confondere la difficoltà linguistica con la disabilità: in alcuni Paesi europei gli alunni stranieri vengono indirizzati verso l’educazione speciale più in fretta dei coetanei nativi.²⁴
Anche non fare nulla ha un costo
Sarebbe però scorretto concludere che la concentrazione sia un falso problema. Uno studio italiano di Ballatore, Fort e Ichino ha stimato che, a parità di dimensione della classe, una maggiore presenza di immigrati ha un effetto negativo consistente sui punteggi dei nativi in italiano e matematica, e ancora più forte sugli immigrati di prima generazione.²⁵ La letteratura internazionale resta comunque divisa: alcuni studi trovano effetti negativi, altri effetti nulli o molto contenuti.²⁶
Il problema, quindi, esiste, e riguarda soprattutto i neoarrivati, coerentemente con il criterio linguistico scelto dal governo. La domanda è se lo strumento scelto sia quello giusto. L’esperienza danese suggerisce che la risposta dipenderà dall’attuazione: se le risorse seguiranno lo studente, quanto saranno lunghi gli spostamenti, come sarà curata l’accoglienza nella nuova scuola.
Prima delle opinioni, i numeri
Il dibattito politico può naturalmente riguardare principi differenti: integrazione, libertà religiosa, riconoscibilità delle persone, diritto allo studio, organizzazione delle classi e ruolo della scuola nell’integrazione linguistica. Ma il dato quantitativo dovrebbe restare separato dal giudizio politico.
Oggi sappiamo che in Italia ci sono circa 930.000 studenti con cittadinanza non italiana. Sappiamo che la maggior parte è nata o cresciuta nel nostro Paese. E sappiamo che le classi nelle quali si concentra realmente un problema linguistico sono enormemente meno di quelle che si otterrebbero contando indistintamente tutti gli studenti stranieri.
Sul velo integrale, invece, un numero ufficiale nazionale non esiste. Le “500-600 studentesse” delle quali si è parlato in questi giorni sono una stima, non il risultato di una rilevazione.
Resta infine una questione meno statistica e molto più politica
Quando la competizione elettorale incontra una società abituata alla comunicazione dei social, dove un titolo, un’immagine e poche parole hanno spesso più presa di una tabella di dati, la tentazione di trasformare un fenomeno marginale in un simbolo nazionale può diventare molto forte.
Non serve inventare un problema: basta ingrandirlo. Semplificarlo. Contrapporre un “noi” a un “loro”. E aspettare la reazione della parte opposta, che a sua volta alimenterà quella successiva.
Il meccanismo non è soltanto intuitivo. Uno studio pubblicato nel 2023 su Nature Human Behaviour ha mostrato che sui social tendiamo a percepire l’indignazione degli altri come più intensa di quanto realmente sia. Finiamo così per sovrastimare anche l’ostilità tra gruppi, la polarizzazione e la radicalizzazione ideologica.²⁷
È qui che la questione diventa delicata. Se la provocazione produce attenzione, l’attenzione consenso e il consenso incentiva una provocazione ancora più forte, dove si interrompe la spirale?
Non possiamo sapere quanto questo meccanismo peserà nella politica italiana né attribuire automaticamente a ogni provvedimento una finalità elettorale. Possiamo però riconoscere il rischio: che, a forza di rappresentare una società divisa in blocchi contrapposti, si finisca per contribuire a dividerla davvero.
Forse, prima di alzare il volume dello scontro, varrebbe la pena compiere un gesto molto meno spettacolare: contare. E, una volta contato, guardare cosa ha funzionato altrove.
Note
- Fanpage, Scuola, via libera in Cdm al decreto legge sul tetto agli stranieri e sul divieto di burqa e niqab in classe, 24 settembre 2026. https://www.fanpage.it/politica/scuola-via-libera-in-cdm-al-decreto-legge-sul-tetto-agli-stranieri-e-sul-divieto-di-burqa-e-niqab-in-classe/
- Tecnica della Scuola, Burqa vietato a scuola, Meloni: presto un decreto. Ma quante alunne indossano il velo integrale?, settembre 2026. https://www.tecnicadellascuola.it/burqa-presto-vietato-a-scuola-meloni-presto-un-decreto-ma-quante-alunne-indossano-il-velo-completo-in-tutto-circa-500-una-ogni-660-classi-i-dati
- Open, Monfalcone, a scuola le ragazze col niqab identificate ogni mattina, 6 febbraio 2025. https://www.open.online/2025/02/06/monfalcone-niqab-velo-identificazione-studentesse/ ; Il Piccolo, Niqab a scuola, studentesse identificate all’ingresso a Monfalcone, 4 febbraio 2025. https://www.ilpiccolo.it/regione/niqab-a-scuola-studentesse-identificate-ingresso-monfalcone-e3qkn0f8
- Open, Divieto di burqa e niqab a scuola, ma sarebbero solo 500 in tutta Italia le studentesse che li indossano, 22 settembre 2026. https://www.open.online/2026/09/22/divieto-burqa-niqab-scuola-quante-studentesse-italia/
- Legge 22 maggio 1975, n. 152 (“legge Reale”), art. 5. Sul dibattito applicativo nel caso Monfalcone: Tuttoscuola, 13 febbraio 2025. https://www.tuttoscuola.com/quando-linclusione-diventa-un-dogma-pericoloso-1-il-caso-del-niqab-di-monfalcone/
- Il Sole 24 Ore, Via libera al Dl scuola in Cdm: fino a mille euro di multa per burqa e niqab, tetto del 30% per le prime classi, 24 settembre 2026. https://www.ilsole24ore.com/art/in-cdm-decreto-scuola-vietati-burqa-e-niqab-tetto-30percento-i-nuovi-arrivi-AJR9dtMB
- Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, Studenti con cittadinanza non italiana, dati Ismu. https://www.minori.gov.it/it/notizia/studenti-con-cittadinanza-non-italiana-dati-ismu
- La Milano, Scuola, 930mila studenti stranieri in Italia, settembre 2026. https://lamilano.it/scuola/scuola-930mila-studenti-stranieri-in-italia-meloni-annuncia-il-tetto-nelle-classi-e-il-divieto-di-burqa-lombardia-prima-regione/
- Today.it, Studenti stranieri, quante classi superano davvero il tetto del 30% (elaborazione Skuola.net su dati MIM, a.s. 2022/2023). https://www.today.it/attualita/studenti-stranieri-quanti-sono-davvero.html
- Vita, Alunni stranieri, cinque numeri per sfuggire alla propaganda, settembre 2026. https://www.vita.it/alunni-stranieri-cinque-numeri-per-sfuggire-alla-propaganda/
- Fanpage, Quanti stranieri per classe ci saranno con il nuovo decreto legge e come funziona il divieto di burqa e niqab, 23 settembre 2026. https://www.fanpage.it/politica/scuola-cosa-sappiamo-sul-tetto-agli-stranieri-nelle-classi-e-sul-divieto-di-burqa-e-niqab/
- Il Giornale d’Italia, Decreto scuola, Cdm approva tetto a stranieri in classe, 24 settembre 2026. https://www.ilgiornaleditalia.it/news/politica/823417/decreto-scuola-cdm-approva-tetto-a-stranieri-in-classe-multe-per-burqa-minore-via-dai-genitori-se-non-studiano-italiano.html
- Gazzetta del Sud, Scuola e stranieri: stretta del 30% solo per chi non parla l’italiano, verso le deroghe, 22 settembre 2026. https://gazzettadelsud.it/articoli/politica/2026/09/22/scuola-e-stranieri-stretta-del-30-solo-per-chi-non-parla-litaliano-verso-le-deroghe-0337a059-fbe1-4639-a510-38ccc90e7bfe/
- Quotidiano Nazionale, Valditara: “Il tetto del 30% di stranieri in classe sarà un decreto legge, riguarderà i nuovi arrivi da quest’anno”, 23 settembre 2026. https://www.quotidiano.net/cronaca/valditara-tetto-stranieri-in-classe-scuola-decreto-v2mo28x9
- Circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010. Sulla mancata applicazione: Quotidiano Nazionale, 21 settembre 2026. https://www.quotidiano.net/cronaca/stranieri-classe-scuola-italiana-8e0780f0
- OECD, The integration of children of immigrants in OECD countries, Migration Data Brief n. 15, giugno 2025. https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2025/06/the-integration-of-children-of-immigrants-in-oecd-countries_64b6cd98/acec9b49-en.pdf
- OECD, Immigrant Students at School: Easing the Journey towards Integration, 2015. Sintesi: The Hechinger Report. https://hechingerreport.org/assimilating-migrants-in-european-schools/
- OECD, Closing the Gap for Immigrant Students: Policies, Practice and Performance, 2010. https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2010/03/closing-the-gap-for-immigrant-students_g1ghb90b/9789264075788-en.pdf
- OECD, Helping immigrant students to succeed at school – and beyond, 2015. Sintesi: ChildHub. https://childhub.org/en/child-protection-online-library/helping-immigrant-students-succeed-school-and-beyond
- La Sicilia, Alunni stranieri in Italia: quanti sono e dove sono più numerosi, settembre 2026. https://www.lasicilia.it/news/attualita/3075040/alunni-stranieri-in-italia-quanti-sono-e-dove-sono-piu-numerosi.html
- Carlana M., La Ferrara E., Pinotti P., Goals and Gaps: Educational Careers of Immigrant Children, Econometrica, 2022. Sintesi: VoxDev. https://voxdev.org/topic/education/goals-and-gaps-tackling-educational-segregation-immigrant-children
- Damm A.P., Mattana E., Nielsen H.S., Rouland B., Academic achievement and wellbeing of dual language learners: Evidence from a busing program, Journal of Urban Economics, vol. 126, 2021. DOI: 10.1016/j.jue.2021.103358. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0094119021000401
- The Education and Integration of Immigrant Children, rassegna della letteratura (ERIC). https://files.eric.ed.gov/fulltext/EJ1238333.pdf
- OECD, What Works in Migrant Education?, OECD Education Working Papers n. 22, 2009. https://www.oecd-ilibrary.org/what-works-in-migrant-education_5ksnw5z4nhwh.pdf?itemId=%2Fcontent%2Fpaper%2F227131784531&mimeType=pdf
- Ballatore R.M., Fort M., Ichino A., Tower of Babel in the Classroom: Immigrants and Natives in Italian Schools, Journal of Labor Economics, 36(4), 2018, pp. 885-921. DOI: 10.1086/697524. https://cris.unibo.it/handle/11585/665651
- Rassegna della letteratura sugli effetti dei compagni immigrati. https://www.researchgate.net/publication/323372159_The_Tower_of_Babel_in_the_Classroom_Immigrants_and_Natives_in_Italian_Schools
- Brady W.J., McLoughlin K.L., Torres M.P., Luo K.F., Gendron M., Crockett M.J., Overperception of moral outrage in online social networks inflates beliefs about intergroup hostility, Nature Human Behaviour, 7(6), 2023, pp. 917-927. DOI: 10.1038/s41562-023-01582-0. https://ideas.repec.org/a/nat/nathum/v7y2023i6d10.1038_s41562-023-01582-0.html
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