Comprendere le ragioni della guerra. Consigli per gli acquisti
Comprendere gli scenari geostrategici contemporanei non è certamente facile, stante la loro complessità e la confusione indotta da tanta cattiva informazione, per colpa o per dolo non ha importanza considerando gli effetti che producono impattando sulla realtà.
Fortunatamente, tuttavia, ci sono studiosi e autori che si adoperano con passione ed onestà intellettuale per cercare di squarciare, con un raggio di luce, la tenebra che, sempre più pervasiva, stende il suo velo sulle capacità di comprensione e di ragionamento degli esseri umani.
Più o meno, dovremmo essere tutti consapevoli di essere bersagli e vittime della propaganda, delle fake news e, soprattutto, di una coercizione al consumo rapido e ossessivo di pseudo-informazioni diffuse attraverso un clima ansiogeno. Notizie che mirano a soggiogare gli individui in quanto tali e, nondimeno, i gruppi sociali che essi formano, per imporre i modelli e le idee promulgati da diverse direzioni. In fondo, nulla di nuovo, ma il frastuono vorticoso prodotto per soffocare lo “spirito critico” ha raggiunto livelli mai conseguiti nel passato e il progredire delle tecnologie impiegabili a tale scopo non può che amplificarne gli esiti in maniera esponenziale.
In questo quadro apocalittico, però, si possono ancora trovare menti razionali. In apparenza insufficienti ad arginare lo tsunami di ignoranza e superficialità che alimenta faziosità e dissidi e, tuttavia, salvagente a cui aggrapparsi tra le onde, che la sorte ci pone a portata di mano, se si ha la volontà di aggrapparcisi.
Nel corso dell’estate, ho avuto la fortuna di afferrare non uno, bensì due di questi salvagente. Mi riferisco ai libri Come si va in guerra. Propaganda, interessi e ideologie: cosa infiamma lo scontro tra potenze, di Manlio Graziano e di Geopolitica. Capire il mondo in guerra, di Greta Cristini.
Approcciando questi testi, soprattutto nel caso di Graziano, bisogna rifuggire l’ormai invalsa abitudine di leggere o, meglio, di “non leggere”, in quanto un libro o un articolo che superi le 2.000 battute è considerato una potenziale perdita di tempo in un mondo dove la velocità e l’“usa e getta” sono imposti come prassi di efficienza.
Nella prospettiva di un militare come il sottoscritto, il libro di Graziano magari non è condivisibile in tutto. Contrariamente a lui, la mia fiducia nelle dinamiche ancestrali del genere umano mi riconduce direttamente al pensiero hobbesiano “homo homini lupus”, nonostante i millenni di evoluzione cui siamo stati e tuttora siamo sottoposti. Altrimenti non avrei scelto, mosso da donchisciotteschi ideali di amor patrio, di difendere il mio Paese in armi, se malauguratamente necessario. Tolto questo aspetto, gli va riconosciuta una capacità di analisi delle motivazioni che inducono uno Stato ad aggredirne un altro, assolutamente obiettiva e, soprattutto, esaustiva. È vero che il criterio dell’esaustività non è mai assoluto, ma l’ampiezza degli argomenti presi in esame per comprendere le ragioni sostantive alla volontà di aggressione tra le nazioni raramente è stata trattata con un criterio olistico e divulgativo di questo livello.
La narrazione di tematiche complesse viene resa fruibile dal linguaggio adoperato e attraverso numerosi esempi attinti dalla Storia passata e presente. I fattori politici ed economici che inducono a caricare i cannoni o lanciare missili e droni trovano in Graziano un illuminato analista e capace di guidarci attraverso la “ragion di Stato” alla base delle sovranità nazionali “…tendiamo ad apprezzare ciò con cui abbiamo familiarità: non necessariamente perché sia migliore, ma perché ci infonde un senso di conforto e sicurezza, anche se si trattasse del posto più insicuro del mondo” o di una scelta di armarsi “…l’espansione militare è quasi sempre una conseguenza della forza economica e, d’altro canto, l’espansione militare priva di una solida base economica è semplicemente velleitaria, e se la si pratica, si è quasi certamente destinati alla sconfitta.” Se ne può discutere, ma resta il fatto che questo libro dovrebbero leggerlo tutti i politici, di qualunque colore siano le loro idee, soprattutto se chiamati a svolgere incarichi di governo. Non dico che ne uscirebbero più saggi o che modificherebbero il loro modo di agire, mitigando le loro malefatte e la loro sconsideratezza, ma almeno verrebbero messi di fronte alle loro ipocrisie e ignoranza. Per quanto possa valere.
Il libro di Greta Cristini, è anch’esso una boccata d’ossigeno, mentre annaspiamo nel maelstrom dell’informazione fuorviante che cerca di trascinarci nel suo gorgo letale.
Si sviluppa attraverso due filoni narrativi: il primo è quello della spiegazione di cosa sia la geopolitica, materia che, di fatto è diventata la sua professione. Lei stessa, si professa “analista geopolitica”, non mancando di sottolineare di non essere una giornalista. La sua capacità di scrittura e la sua tenacia nell’indagine e nella ricerca di notizie, tuttavia, la pongono al di sopra di molti appartenenti a questa categoria. Il secondo è quello della narrazione degli inizi del conflitto russo–ucraino. Greta Cristini era lì; non si limita a riferire i racconti dei militari e dei politici ucraini da lei intervistati, ma riferisce, anzi, evoca emozioni, attraverso le sensazioni da lei provate in prima persona sul teatro bellico. Greta ci fa respirare il cattivo odore del campo di battaglia, un misto di paura, cordite, sangue e decomposizione. La sua narrazione asciutta (come deve essere) nell’analisi politica, diventa vivida ed accorata quando parla della guerra. Il primo segmento narrativo è perfettamente esemplificato da una frase che riassume senza appello le ragioni della Russia nella scelta di invadere l’Ucraina: “… un impero in decadenza che prova a trattenere una nazione in formazione che vuole emergere”. Il secondo emerge in tutta la sua forza nel capitolo introduttivo Lettera dal fronte.
Per certi aspetti il libro può sembrare superato; essendo stato pubblicato nel 2023 fa riferimento a situazioni che si sono evolute. Tuttavia, questa evoluzione sovente è andata in direzioni correttamente pronosticate dalla studiosa grazie alle sue capacità e, ad ogni buon conto, rappresenta un pezzo di storia vera, riferito a quel conflitto ancora in corso. Qualche imprecisione, più che altro terminologica, emerge nel capitolo dedicato all’intelligence, ma si tratta di un peccato veniale, che sottolineo per la pedanteria di un militare che ha speso gran parte della sua vita professionale in quel settore.
Greta Cristini è più di una giornalista, con il dovuto rispetto per tutti gli uomini e le donne che svolgono il loro lavoro di reporter di guerra con dedizione esemplare; è più di un’analista e, per il suo coraggio, è anche più di un soldato. Greta Cristini, senza dubbio, ha visto e vissuto più guerra di quanta non sia capitato a me e a tanti altri colleghi sparpagliati nei vari teatri operativi del peacekeeping contemporaneo. Tra le esperienze in Ucraina e quelle maturate successivamente in Libano, Greta assomma in sé tutte quelle professionalità. E non ho riserve a dire che, a mio giudizio, ha saputo raccogliere in toto l’eredità della grande Oriana Fallaci.
Libri, insieme ad altri di uguale valore, i cui contenuti servono in un’epoca dove troppo spesso gli esseri umani non sono più capaci di discernere né con la desueta intelligenza neuronale, né con la futuribile intelligenza artificiale. Viviamo in un mondo dove la scienza e la conoscenza passano attraverso la “materia grigia”, che più “grigia” non si può, di personalità disturbate come quella di Trump e Kim Jong-un, quella di malvagi sacerdoti votati al “lato oscuro della forza” come Putin e Netanyahu, quella di asettiche incarnazioni di astrazioni ideologiche come Xi Jinping, quella di stolidi fanatici dell’oscurantismo più retrivo come gli ayatollah e i leader talebani. In attesa che, ineluttabile, giunga la fine, riappropriamoci almeno della nostra capacità di giudizio, dell’umana propensione al ragionamento, aiutati dalle parole di chi queste risorse non le ha perdute per abdicare alla comodità della semplificazione.
Nella cacofonia del coro pacifista tout-court, ipocrita e quasi sempre eterodiretto, si levano le voci di Graziano e Cristini che, con i loro scritti, possono permettersi di spiegare le ragioni delle guerre, non perché le condividano, ma perché le hanno comprese.
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