Discoteche e ristoranti con musica: la circolare VVF che ridefinisce i confini della prevenzione incendi.
La Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica interviene sulla distinzione tra esercizi di somministrazione e locali di pubblico spettacolo. Ma il vero nodo resta irrisolto: chi gestisce concretamente la sicurezza delle persone?
Roma, 16 gennaio 2026 – Era attesa da tempo e finalmente è arrivata. La circolare prot. n. 0000678 firmata ieri dal Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Eros Mannino, affronta una questione che da anni genera incertezze e interpretazioni divergenti tra i Comandi provinciali: dove finisce il bar con musica e dove inizia la discoteca?
Non è una domanda accademica. Dalla risposta dipendono obblighi, investimenti, responsabilità. E soprattutto, la sicurezza di migliaia di persone che ogni sera affollano locali la cui natura giuridica resta spesso ambigua.
Il documento ministeriale mette nero su bianco quello che gli addetti ai lavori sanno da sempre: bar e ristoranti non rientrano tra le attività soggette al D.P.R. 151/2011. Possono avere musica dal vivo, possono installare un karaoke, possono ospitare un DJ per una serata a tema. Restano bar, a patto che l’intrattenimento non diventi l’attività prevalente e che la capienza non superi le 100 persone.
Il problema è che nella realtà questi confini si sfumano. Un ristorante che il venerdì sera sposta i tavoli e accende le luci stroboscopiche non è più un ristorante. Un bar che richiama centinaia di giovani con serate a tema non è più un bar. Eppure, troppo spesso, viene trattato come tale sul piano degli adempimenti.
La circolare richiama i Comandi a vigilare sulla “trasformazione funzionale” dei locali: quando cambiano assetti, impianti, layout e gestione dell’affollamento, scattano gli obblighi previsti per i locali di pubblico spettacolo. Principio sacrosanto, ma che richiede controlli sul territorio che oggi sono frammentati tra Vigili del Fuoco, Questure, Comuni e ASL.
C’è un passaggio della circolare che merita una riflessione. Si parla degli addetti al servizio antincendio, del loro ruolo nella gestione dell’emergenza e nella prevenzione dei comportamenti a rischio. Ma non si fa menzione della figura che, nei fatti, presidia ogni sera l’ingresso e la sala dei locali notturni: l’Addetto ai Servizi di Controllo.
Dal 2009, con il decreto del Ministro dell’Interno, questa figura professionale è stata regolamentata, sottratta all’improvvisazione, dotata di un percorso formativo obbligatorio. Sedici anni dopo, resta confinata in un limbo normativo che ne limita l’efficacia e ne svilisce il ruolo.
L’Addetto ai Servizi di Controllo è spesso il primo a intercettare situazioni di rischio: sovraffollamento, comportamenti aggressivi, introduzione di sostanze o oggetti pericolosi. È lui che deve gestire il deflusso in caso di emergenza, che conosce il layout del locale, che sa dove sono le uscite di sicurezza. Eppure il suo inquadramento contrattuale resta precario, la sua formazione è ferma a moduli pensati quasi vent’anni fa, il suo coordinamento con le altre figure della sicurezza è lasciato alla buona volontà del gestore.
La circolare di ieri parla di “salvaguardia degli occupanti” e di “azione preventiva volta a contrastare comportamenti a rischio da parte degli avventori”. Descrive esattamente quello che un Addetto ai Servizi di Controllo fa ogni notte. Ma lo fa riferendosi agli addetti antincendio, come se le due funzioni potessero sovrapporsi o sostituirsi.
Non possono. Servono entrambe, con competenze distinte e complementari. E servono norme che ne definiscano finalmente il raccordo operativo.
Ogni volta che accade una tragedia in un locale pubblico, il copione si ripete. Sdegno, promesse, inasprimento delle sanzioni, qualche circolare chiarificatrice. Poi l’attenzione cala e tutto torna come prima, fino alla prossima emergenza.
È un approccio che non funziona. Non ha funzionato dopo Corinaldo, non funzionerà dopo la prossima tragedia che tutti ci auguriamo non avvenga mai.
Il settore della sicurezza nei luoghi di intrattenimento ha bisogno di un riordino complessivo, non dell’ennesimo intervento tampone. Servono norme che parlino tra loro, che non costringano i gestori a destreggiarsi tra TULPS, Codice di Prevenzione Incendi, D.Lgs. 81/2008 e decreti ministeriali stratificati in decenni di interventi emergenziali.
Serve soprattutto un cambio di paradigma culturale. La sicurezza non è un costo da minimizzare o un adempimento burocratico da aggirare. È un investimento che tutela le persone, protegge le imprese dalle conseguenze di un incidente, qualifica il settore agli occhi dell’opinione pubblica.
Chi lavora nella sicurezza privata lo sa bene. Sa che la vera prevenzione si fa prima, non dopo. Si fa con personale formato e motivato, con procedure chiare, con tecnologie adeguate, con un dialogo costante tra operatori privati e autorità pubbliche.
AISS chiede da tempo l’istituzione di un tavolo permanente che riunisca Ministero dell’Interno, Vigili del Fuoco, rappresentanze dei gestori e associazioni della sicurezza privata. Non per produrre l’ennesimo documento destinato a restare nei cassetti, ma per costruire un framework normativo coerente che anticipi le minacce invece di rincorrerle.
La circolare di ieri è un passo nella direzione giusta. Chiarisce, uniforma, orienta. Ma resta un intervento settoriale su una materia che richiede una visione d’insieme.
Fino a quando la sicurezza nei luoghi di intrattenimento sarà trattata come somma di adempimenti separati – antincendio da una parte, ordine pubblico dall’altra, sicurezza sul lavoro da un’altra ancora – continueremo a scoprire le falle del sistema solo quando sarà troppo tardi.
È tempo di cambiare approccio. È tempo di fare prevenzione sul serio.
dott. Franco Cecconi
L’articolo Discoteche e ristoranti con musica: la circolare VVF che ridefinisce i confini della prevenzione incendi. proviene da Difesa Online.
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