Giuramento del 207° corso “Fermezza” dell’Accademia Militare di Modena: l’intervento del generale Luciano Portolano
Saluto il Signor Ministro della Difesa, Onorevole Guido Crosetto, e il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Senatrice Isabella Rauti, che ringrazio per la partecipazione alla cerimonia odierna e per la costante vicinanza a coloro che servono la Patria con dedizione e sacrificio.
Mi associo ai saluti – gia’ indirizzati dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e dal Comandante dell’Accademia Militare – alle Autorita’ politiche, civili, militari e religiose oggi intervenute.
Mi inchino deferente alla Bandiera d’Istituto dell’Accademia Militare, simbolo di identita’, tradizioni storiche e valori militari.
E rendo omaggio ai Gonfaloni della città di Modena – decorato di Medaglia d’Oro al valor militare – della regione Emilia Romagna e della provincia di Modena, e ai Labari delle associazioni Combattentistiche e d’Arma.
Rivolgo il mio commosso pensiero ai nostri Caduti, alle Medaglie d’Oro e a tutti coloro che, servendo l’Italia, hanno riportato ferite e traumi psico-fisici. Ai loro cari va il mio sincero affetto e la mia profonda riconoscenza.
E infine do il mio benvenuto alle tante famiglie degli allievi qui presenti, pilastri fondamentali per il cammino che i nostri giovani hanno deciso di percorrere.
A voi, allievi del 207° corso Fermezza, oggi è concesso un privilegio straordinario, quello di fare il vostro ingresso nella grande famiglia della Difesa.
Una famiglia i cui membri sono diversi – per appartenenza a Forze Armate con differenti uniformi, capacita’ operative e modalita’ di impiego – ma allo stesso tempo tutti uguali – perche’ uniti dagli stessi valori, dalle medesime missioni e dallo stesso Giuramento che oggi avete sollennemente pronunciato.
Con il Giuramento prestato avete promesso fedeltà alle Istituzioni democratiche, mettendo il bene per la collettività e la difesa dell’Italia al di sopra dei vostri interessi personali, accettando implicitamente i rischi che discendono da questa scelta.
Oggi provate la stessa emozione che ho vissuto anch’io nel 1979, davanti ai miei genitori e ai miei Comandanti.
Alcuni di loro sono sugli spalti – come il generale Vezio Vicini – che saluto con profonda stima e ammirazione.
Ed e’ proprio per questo che non vi parlerò da Capo di Stato Maggiore della Difesa, ma da Soldato a Soldati e Carabinieri piu’ giovani.
Sappiate che sarete chiamati a guidare delle unita’ diverse tra loro per compiti, sistemi d’arma e piattaforme tecnologicamente avanzate. Ma dietro ogni tecnologia, dietro ogni strumento a cui farete ricorso, ci saranno sempre e soltato loro: i vostri soldati e i vostri carabinieri.
Questo vi impone di guidarli ispirandovi a un patrimonio di valori militari che, prima di ogni altra cosa, esige credibilità. Una credibilità che non si costruisce con le parole, ma con i fatti e con la coerenza quotidiana. Allontanate quindi da voi la trappola del parlare come sostituto dell’agire. Operate senza aspettarvi l’approvazione altrui, perché non esiste più grande soddisfazione, per un Soldato e per un Carabiniere, se non quella di servire il proprio paese con fedeltà e dedizione.
Da voi, allievi, mi aspetto tre cose, quelle che definisco le 3C:
carattere – per superare con slancio le difficolta’ che incontrerete lungo il cammino;
coraggio – fisico, ma soprattutto morale, che nasce dalla capacita’ di prendere le decisioni difficili, di assumersi le responsabilita’ delle conseguenze, senza mai cercare riparo dietro le spalle dei collaboratori quando qualcosa va storto;
competenza – per affrontare con professionalita’ qualsiasi situazione; una competenza che comprende anche una preparazione fisica e psichica adeguata a sostenere lo stress delle situazioni di crisi e lo stress del combattimento.
Ho trascorso gran parte della mia vita professionale in operazioni e missioni che hanno visto le Forze Armate italiane contribuire alla stabilita’ e alla sicurezza internazionale e, per esperienza vissuta, posso assicurarvi che l’ambiente operativo non fa sconti a nessuno e non distingue tra arma e specialita’. Per questo vi dico che carattere, coraggio e competenza sono caratteristiche essenziali per esprimere una leadership efficace, duratura e trasformativa.
Alcuni di voi sono nati con l’attitudine del leader. Altri lo diventeranno attraverso l’impegno, ma cio’ che accomuna ogni vero leader, ogni vero comandante, è una cosa sola: la visione. La visione è il cuore della leadership; è quella forza interiore che vi spingera’ ad agire.
Un Comandante senza visione è come un navigatore senza bussola; potra’ essere un grande manager, un risolutore di problemi complessi in uno specifico settore ma non costruira’ mai un futuro. Avere una visione d’insieme, invece, cambia tutto. Ricordate, i vostri Soldati, i vostri Carabinieri, non eseguiranno solo i vostri ordini ma li faranno propri. Comprenderanno il perche’ di ogni scelta e sapranno agire di iniziativa, nell’ambito della missione assegnata. Ma perche’ tutto questo accada, dovrete meritarvi la loro fiducia, una fiducia che rifugge da promesse destinate a restare incompiute e che si fonda invece sull’esempio.

Siate consapevoli che comandare è come portare un peso che non si può condividere. Non si improvvisa. La capacita’ di farlo bene non si eredita… si costruisce – giorno dopo giorno, scelta dopo scelta – con quella rara combinazione di fermezza e umanità, che distingue il leader vero da chi è semplicemente investito di una autorita’, occupando una posizione! Perche’ l’autorita’ si conferisce, la leadership si conquista.
E chi comanda per ottenere applausi ha già perso. Cercare consensi per compiacere è una forma di tradimento, un tradimento verso il gruppo che si guida, verso il ruolo che si ricopre e – in fin dei conti – verso sé stessi. Quel comandante che ricerca gradimento, follower o like, è fragile per definizione! Decidete, quindi, con rigore, con visione, con la lucidità di chi guarda lontano anche quando il presente si fa scomodo. Accettate l’impopolarità – quando è necessaria – con coraggio morale. È lì, in quel momento di conflitto interiore, che l’autorità diventa vera. Diventa autorevolezza. Ed è nell’incertezza, nella solitudine della decisione, nel momento in cui sarebbe più comodo cedere, è in quel momento che si rivela la differenza tra chi guida – il vero leader, il vero comandante – e chi cerca solo di dominare e apparire – con conseguenze tossiche per l’organizzazione.
Siate coscienti del valore di una organizzazione, coesa e ben strutturata, come oggi è la famiglia della Difesa. Lavorate nel rispetto della gerarchia. Perche’ rispettare la gerarchia non significa rinunciare alla propria voce, alle proprie idee, ma scegliere di farla valere nel modo piu’ efficace e professionale possibile. Carl von Clausewitz sosteneva che l’unitarieta’ di comando è un principio fondamentale per gestire l’irrazionalita’ e il caos della guerra.
Una verita’ antica che non ha perso nulla della sua attualita’, e che risuona, in questo momento storico, con una forza del tutto particolare.
Viviamo infatti in uno scenario internazionale sempre piu’ complesso e instabile dove la leadership autentica diventa una necessita’ indispensabile per affrontare le sfide globali.I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente ci hanno insegnato che il vantaggio tecnologico ha reso il processo decisionale dei comandanti sempre più veloce ma non meno complesso.In questo contesto, sara’ quindi l’estro creativo, l’inventiva, l’iniziativa del comandante a fare la differenza fra successo e insuccesso, nell’assunzione delle decisioni che contano.
Ma la complessita’ del mondo contemporaneo non si esaurisce sul campo di battaglia convenzionale. Nel panorama della sicurezza di oggi, la guerra si combatte anche sotto la soglia del conflitto… e questa rappresenta la sfida più insidiosa del nostro tempo.La chiamiamo minacce ibride. Sono minacce che non hanno un inizio e non hanno una fine; sono minacce che non distinguono tra stato di Guerra e tempo di Pace e che si sviluppano nell’ambiente fisico, virtuale e cognitivo. Queste minacce non si combattono semplicemente con la tecnologia ma si affrontano prima di tutto con la leadership. Le campagne di disinformazione, di manipolazione delle informazioni, le pressioni economiche prosperano sulla divisione e solo un leader autentico può contribuire a disinnescarne il potere.
Giungendo alla conclusione, intendo rivolgermi ai familiari degli allievi presenti, che ringrazio per aver sostenuto in loro un raro sentimento di amor di Patria. Credetemi, la formazione e l’addestramento militare sono opportunità preziose che forgeranno i vostri figli più forti e preparati alla vita. Ogni giorno svilupperanno disciplina, forza fisica e mentale, la capacita’ di resistere e di rialzarsi. Li vedrete crescere giorno dopo giorno sempre piu’ maturi e sicuri di sé; quella maturita’ e quella sicurezza che sara’ posta al servizio dell’Italia e degli italiani tutti.
E ritornado a voi allievi, voglio dire… Ricordate che non indossate solo una semplice uniforme. Indossate la fiducia di chi vi ha preceduto e la responsabilità verso chi verrà dopo di voi. Ogni scelta che farete, ogni decisione che prenderete, portera’ il peso e l’onore di quella continuita’. Perche’ le prove che vi attendono saranno sempre piu’ impegnative.
Quelle prove, sono riassunte nella lapide affissa nell’atrio del cortile che recita: “divorare le lacrime in silenzio”, donare sangue e vita. Questa e’ la nostra legge e in questa legge dio”.
Pensate che mentre vi parlo, i nostri commilitoni dell’Esercito, della Marina, Dell’aeronautica e Dell’arma dei Carabinieri sono in libano e in cisgiordania… sono in europa orientale, lungo il fianco est della Nato e nei Balcani… sono in Africa e in Medio Oriente – in una delle fasi piu’ delicate degli ultimi decenni – per tutelare gli interessi nazionali, europei e dell’alleanza atlantica, a tutela della stabilita’ internazionale.
Loro sono gia’ li e presto sarete chiamati anche voi a dare il vostro contributo all’Italia, sul territorio nazionale e all’estero.
Voglio quindi lasciarvi con queste esortazioni: non ispiratevi all’avere ma al condividere; non modellate voi stessi al sembrare, ma all’essere; non guardate al potere ma al servire.
Siate coraggiosi quando conoscerete la paura, siate giusti anche quando sara’ scomodo e in qualsiasi attivita’ o missione cui sarete chiamati a operare – in Italia o all’estero – agite con umanita’, sempre… perché è questa la vera forza del giuramento, la vera forza di chi ha deciso di servire la nostra Patria con le stellette.
Viva l’Accademia Militare!
Viva le Forze Armate!
Viva L’Italia!!!

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