Il terrore silenzioso nei passi che uccidono: le mine antiuomo
L’Ucraina è recentemente uscita dal Trattato di Ottawa sulle mine antiuomo, lo stesso hanno fatto cinque paesi della NATO confinanti con la Russia e/o Bielorussia. Il primo è stato invaso, gli altri sono preoccupati, ma è solo la punta dell’iceberg perché la piaga causata dalle mine antiuomo è infetta, da decenni, in numerosi paesi di quasi tutti i Continenti. Un lungo tunnel, dal quale non si riesce ad uscire.
«Le mine sono soldati perfetti. Non mangiano, non dormono e fanno sempre la guardia». E costano poco, va aggiunto. È la sintesi del tutto, tracciata da Vito Alfieri Fontanai, ingegnere e mente della Tecnovar Italiana (una delle aziende leader mondiali nella produzione delle mine antiuomo e anticarro negli anni ’80-primi anni ‘90) che con lucidità e pragmatismo descrive una piaga globale sempre infetta, una tragedia mondiale che, tra l’altro, ha portato proprio l’ingegnere ad una tormentata conversione personale.
Le mine antiuomo sono progettate per essere fatte esplodere in presenza, prossimità o contatto di una personaii e sono ordigni insidiosi e subdoli; raramente sono posizionate in maniera visibile (con qualche eccezione, di cui si dirà più avanti) e si prestano facilmente ad essere “trappolate”iii per impedirne la rimozione o per aumentarne gli effetti sulle persone. Secondo la terminologia militare indirizzata al tipico scenario warfighting, i campi minati (antiuomo, anticarro o misti) sono ostacoli artificiali attivi con specifiche funzioni tatticheiv. Lo scopo è difensivo se si tratta di ritardare/arrestare l’avanzata di unità nemiche con funzioni protettive per le proprie strutture e unità; assume carattere offensivo (ancorché l’aggettivo possa apparire un po’ forzato) se i campi minati sono schierati in profondità con vettori aerei e/o artiglierie, per investire direttamente le unità nemiche allo scopo di ritardarne le attività. In contesti differenti, si pensi alla DMZ (DeMilitarized Zone) tra le due Coree, sono utilizzati anche per impedire l’accesso a determinate zone o oltrepassare confini contesi. Ma da quasi quarant’anni l’impiego delle mine non è stato affatto così circoscritto; la realtà è ben differente.
All’indomani dei noti eventi che tra il 1989 ed il 1991 hanno fortemente condizionato le future relazioni internazionali (la caduta del Muro di Berlino, la dissoluzione dell’impero sovietico, lo scioglimento del Patto di Varsavia e, a seguire, la fine dell’”elegante equilibrio bipolare”v), lo dicevamo ottimisticamente un po’ tutti, è “scoppiata la pace”. Le cose purtroppo sono andate diversamente; è ben noto come l’instabilità politica di alcuni Stati europei e del continente africano, causati dall’insorgere di rivendicazioni identitarie, localistiche e secessionistiche, hanno determinato il manifestarsi di numerosi conflitti regionali rendendo incerto e complesso lo scenario internazionale. In tale quadro, l’impiego delle mine antiuomo ha assunto carattere offensivo e indiscriminato, poiché esse non distinguono tra soldato e contadino, tra bambino e adulto. Ecco che, piazzate inizialmente per scopi bellici ma disseminate in molte aree del pianeta spesso senza mappatura, possono ferire o uccidere civili inermi anche dopo decennivi.
Le mine antiuomo hanno tre caratteristiche: sono economiche, maneggevoli e facili da usare. Sono costituite da parti essenziali (congegno di accensione, detonatore primario e carica esplosiva) e parti accessorie (involucro, dispositivo di taratura, dispositivo di sicurezza e meccanismo antimaneggio). In base all’effetto prodotto, sono classificate in:
- mine ad azione locale, destinate ad incapacitare la persona che ne abbia causato il funzionamento. Normalmente funzionano a pressione e l’eventuale proiezione di frammenti può causare danni al personale nelle vicinanze;

- mine ad azione omnidirezionale, destinate ad incapacitare circa il 50% del personale allo scoperto nel raggio di circa 20 m. Normalmente azionate da tripwires (fili d’inciampo), i frammenti vengono proiettati a 360° coinvolgendo numerosi individui. Posseggono un raggio d’azione letale fino a circa 25 mvii;

- mine ad azione direzionale, dove il raggio d’azione è definito da un cono di proiezione di ampiezza variabile.

In base alla causa che ne provoca il funzionamento, possono essere a pressione, a trazione, a urto, a telecomando e a funzionamento multiplo.
La domanda è tanto scontata quanto d’obbligo: quale è la portata del problema? La risposta si trova nelle mappe pubblicate dalle principali organizzazioni che si occupano di sminamento, bonifica e distruzione di mine, cluster bombs e più in generale di residuati bellici: America Latina, Continente africano, Balcani, Medio e Vicino Oriente, Asia meridionale e Sud Est asiatico. Si diceva, in premessa, che le mine sono soldati perfetti… quindi vanno bene sempre: in guerra, nei conflitti interetnici/interstatali, per il terrorismo, per i traffici illeciti.
In questa sede, per ovvie ragioni, non è stato possibile descrivere nel dettaglio la situazione per ciascuno dei paesi coinvolti, che sono davvero numerosi e per i quali si rimanda alla letteratura specializzata in parte indicata nella bibliografia.
È stata quindi effettuata una selezione, concedendo maggiore spazio e più dettagli agli scenari maggiormente oggetto di interesse attuale.
Conflitto russo-ucraino e Striscia di Gazaviii
A partire dal 2022ix la Russia ha utilizzato in Ucraina diverse tipologie di mine antiuomo, di produzione interna o ex URSS; eccone le caratteristiche principali:x
- MOB(Modulniy Oskolochniy Boyepripas – “munizione a frammentazione modulare): a frammentazione, direzionale, con un raggio d’azione indicato come letale fino a 25 m e con proiezione di frammenti oltre 50 mxi. La mina può essere utilizzata anche in configurazione doppia o tripla mediante apposito kit di montaggio. L’esplosivo è del tipo OLA-8Txii.
- MON-50 (Minnoye Oskolochonym Napraveniem – “mina direzionale antiuomo a frammentazione”): a frammentazione, direzionale, realizzata anche in Bulgaria, simile alla mina terrestre USA M18A1 Claymore. La mina contiene 712 g di esplosivo RDX (o PVV-5A)xiii e può proiettare 540 cuscinetti in acciaio (o 485 barrette, a seconda delle varianti) ad una distanza di 50 m con un cono di proiezione di 54°; è azionata tramite comando e un detonatore elettrico.
- MON-90: di produzione anche bulgara, presenta caratteristiche analoghe alla MON-50, compresa la forma, ma è più grande; la tipologia di esplosivi è la medesima, ma il quantitativo è maggiore ed è pari a 6,2 kg; è in grado di proiettare circa 2000 CSR (Chopped Steel Rod – barrette di acciaio) a una distanza di 90 m con un cono di proiezione di 54° ed una distribuzione sul terreno a tale distanza di circa 60 m. L’attivazione può avvenire tramite comando manuale collegato ad un cavo e a un detonatore elettrico, ma anche con interruttori booby trapxiv. Dispone inoltre di un apparato SIS NVPxv, che ne impedisce l’avvicinamento durante le operazioni di bonifica.Viene solitamente collocata in superficie o sugli alberi per massimizzare la dispersione dei frammenti; per le sue caratteristiche, è efficace anche contro veicoli non particolarmente protetti e può essere utilizzata in funzione contro-elicotteri.
- MON-100: come la precedente, si tratta di una mina a frammentazione, direzionale. Ha una forma circolare, con il corpo in lamiera, e contiene 2 kg di esplosivoxvi per proiettare 400 CSR a una distanza di 100 m ed una distribuzione sul terreno di circa di 9,5 m a tale distanza. I sistemi di attivazione sono analoghi a quelli della MON-90, così come le modalità di collocazione e l’apparato SIS NVP.
- MON-200: è la versione di dimensioni maggiori della MON-100. Contiene 12 kg di esplosivo TNT per proiettare 900 CSR a una distanza di 200 m con una distribuzione sul terreno di circa 10,5 m a tale distanza.
- OZM-72 (Oskolochnaya Zagraditelnaya Mina – “mina da ostacolo a frammentazione”): mina a frammentazione, omnidirezionale. Contiene 660 g di esplosivo TNT per proiettare 2400 frammenti di acciaio con un raggio d’azione di 50 m (entro i 25 m considerata letale). L’attivazione è normalmente tramite filo d’inciampo, ma può funzionare anche a pressione mediante spoletta russa MVN-2M o spoletta RO-8 di fabbricazione ceca. Nella pratica è meglio conosciuta come bounding mine (“mina saltante”), poiché è progettata per massimizzare gli effetti colpendo il bersaglio ad altezza vita; l’innesco è collegato ad un tubo con del propellenteche proietta la parte di mina contenente l’esplosivo ed i frammenti a circa 1 m dal suolo.
- PFM1-1S (Protivopekhotnaya Fugasnaya Mina – “mina antiuomo ad alto potenziale esplosivo”): ad azione locale, si ispira fortemente al modello statunitense BLU-43/B Dragontooth (BLU sta per Bomb Live Unitxvii). Contiene 37 g di esplosivo liquido del tipo VS6-D o VS60-Dxviii ed ha una forma piatta ma asimmetrica e aerodinamica, che ne stabilizza e ne rallenta la caduta permettendone lo spargimento su un territorio ampio, secondo la quota e la velocità della semina. La versione 1S è dotata di meccanismo di autodistruzionexix. La PFM causa lesioni, anche all’udito, a chiunque si trovi nel raggio di 5 m; funziona con singola pressione di 5 kg o più, oppure da ripetute pressioni sull’aletta rigonfia (fino al raggiungimento di 5 kg) la quale contiene un liquido esplosivo che innesca il meccanismo di detonazione MVDMxx al centro del corpo della mina. Lo scoppio può avvenire dopo alcuni minuti o poche ore, in base al tipo di pressione che viene esercitata. Questo scoppio ritardato serve a massimizzare gli effetti della mina, provocando danni psichici oltre che fisici. Diversamente dalle tradizionali mine antiuomo, non viene interrata e non si mimetizza con il terreno ed è prodotta nelle varie sfumature di marrone e verde, ma se ne trovano anche di altri colori come il bianco, rosa e azzurro. Deve infatti essere ben visibile proprio per incuriosire la vittima. Usate estesamente in Afghanistan, queste mine sono anche note con diversi soprannomi, come “mine-farfalla” o “pappagalli verdi”xxi
- PMN-2 (Protivopekhotnaya Mina Nazhimnaya – mina antiuomo a pressione”): ad azione omidirezionale, di forma circolare e realizzata prevalentemente in plastica; contiene 120 g di esplosivo del tipo TG-40xxii, funziona a pressione ed è dotata di un dispositivo di ritardo e di un meccanismo di resistenza alla sovrapressione creata dalle cariche di sminamentoxxiii. Provoca lesioni e danni all’udito nel raggio di 5 e proietta frammenti secondarixxiv fino a 100 m.
- PMN-4: ad azione omidirezionale, di forma circolare, come la PMN-2 funziona a pressione, è dotata di un dispositivo di ritardo ed è resistente alle sovrapressioni. Dal design più sofisticato rispetto alla precedente (è stata progettata circa vent’anni dopo) le caratteristiche di efficacia sono analoghe, ma contiene meno esplosivo (55 g TG-40 più un booster diPentolitexxv da 3 g). Contenendo abbastanza metallo, è facilmente rilevabile dai metal detector.
- POM 2-2R (Protivopekhotnaya Oskolochnaya Mina – “mina antiuomo a frammentazione”): ad azione omidirezionale, contiene 140 g di esplosivo TNT, è azionata mediante filo d’inciampo ed è autodistruttiva tra le 4 e le 100 ore. Progettata per essere seminata sul terreno con vari sistemi aerei e terrestri, presenta vari inneschi pirotecnici per assicurarne le diverse fasi di attivazione. La POM-2 presenta sul corpo 6 piedini a molla che sia attivano all’atterraggio per posizionarla verticalmente; in successione, viene proiettata la parte superiore della mina che contiene 4 fili d’inciampo della lunghezza di circa 8,5 m. Il contenitore portante, un tubo metallico, contiene 4 di queste mine che vengono espulse una volta che il contenitore viene lanciato. La versione 2R (Ruchnaya – “manuale”) è progettata per essere posizionata direttamente da un operatore, con il dispositivo di armamento manuale.
- POM-3: ad azione omidirezionale, contiene 100 g di esplosivo del tipo A-IX-1xxvi. Seminabile in modo analogo alla POM-2, del tipo bounding, autodistruttiva tra le 8 e le 24 ore. Una volta abbandonato il contenitore, si orienta tramite un paracadute; se atterra su un terreno soffice si conficca nel terreno fino a una profondità pari alla sua altezza; se atterra su un terreno duro, 6 piedini a molla si aprono e collocano la mina verticalmente. Una volta posizionata, un’asta sensore sismica si infila nel terreno; il sensore rileva i passi in avvicinamento ed attiva la mina, che espelle in aria una carica a frammentazione contenente anelli metallici indicati come letali entro un raggio d’azione di 16 m.
Anche le forze ucraine sembrerebbero aver utilizzato mine antiuomo già nel 2022 in violazione del Trattato di messa al bando delle minexxvii nella città di Izium e nei suoi dintorni, quando la città era sotto il controllo russo. Nel gennaio 2023 l’ HRW (Human Rights Watch), in un proprio rapporto, ha dettagliatamente menzionato razzi contenenti mine antiuomo della tipologia PFM lanciate in aree occupate dai russi; nel giugno dello stesso anno, la stessa ONG ha riportato ulteriori prove dell’uso ucraino di mine antiuomoxxviii.
Riguardo la Striscia di Gaza, la presenza di mine antiuomo o di ordigni inesplosi è rilevante; si stima che questi ultimi siano presenti tra il 5% e il 10% di quelli utilizzati, quindi centinaiaxxix. Dal 7 ottobre 2023, le Brigate Al-Qassamxxx e i media ad esse affiliati hanno più volte dichiarato che i loro combattenti hanno utilizzato mine antiuomo. In particolare, nell’aprile 2024 Al Jazeera ha riferito che le Brigate Al-Qassam hanno prodotto e utilizzato una mina della tipologia bounding, attivabile dalla vittima ma anche a comando, chiamata Al-Qaffaza (“il guanto”), Una volta attivata, una carica espulsiva la proietta a circa un metro di altezza, con un raggio d’azione di 100 mxxxi. A tutto ciò occorre aggiungere l’elevato utilizzo di IED (Improvised Explosive Devices)xxxii da parte di Hamas. La Striscia di Gaza è un vero e proprio campo minato non mappato; come ha riportato l’ANSA nel gennaio 2025, secondo le stime fornite dall’OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) dell’ONU, ci vorranno anche dieci anni per bonificare l’intero territorio.
In alto a sinistra: MOD; in basso a sinistra OZM-72; al centro POM-2; in alto a destra PFM1-1S; in basso a destra MON-90. (https://cat-uxo.com/explosive-hazards/landmines).
Sud Est asiaticoxxxiii
Nel luglio 2025 la Thailandia ha affermato che le forze militari cambogiane hanno posizionato in tempi recenti mine PMN-2 in diverse località lungo il confine tra questo Paese e la Cambogia, causando diverse vittime con il primo incidente avvenuto il 16 luglio. Sono poi seguiti altri episodi tra luglio ed agosto che hanno coinvolto diversi soldati thailandesi. La Cambogia ha negato le accuse, affermando che non è stata condotta alcuna indagine indipendente credibile e che le mine erano vecchie e situate in Cambogia. Andrew Vian Smith, esperto britannico con precedenti lavorativi in Cambogia, si è espresso al riguardo; sulla base delle immagini fornite le mine erano state posizionate solo da qualche mese poiché, anche in assenza di altri elementi che potessero ricondurre l’età delle mine ad epoche remote, non è apparso verosimile che le condizioni meteorologiche avverse (inondazioni) potessero averle “ripulite”, facendole quindi apparire in condizioni eccellenti, per poi riseppellirle ordinatamente facendole sembrare vecchie. La questione è stata posta all’attenzione dell’ONU e sono seguiti tentativi di risoluzione del problema da ambo le parti, solo in parte efficaci.xxxiv
Il Myanmar ha utilizzato e continua a utilizzare mine antiuomoxxxv, in modo particolarmente significativo tra il 2024 e il 2025. Le Forze Armate le utilizzano regolarmente dal 1999, con un sensibile incremento in seguito al colpo di stato del febbraio 2021, anche da parte dei NSAG (Non-State Armed Group – gruppi armati non statali) con il controllo conteso tra la giunta e questi ultimi. È stato anche riferito che le Forze Armate del Myanmar hanno aumentato il potere distruttivo delle mine antiuomo posizionando sotto esse una granata di mortaio.
Sul campo minato posizionato nella DMZ tra le due Coree si è già brevemente accennato; ancora nel 2025 la Corea del Nord ha continuato ad operare all’interno di tale zona per posizionare mine e installare barriere. L’esercito sudcoreano ha segnalato numerose vittime nordcoreane a seguito dell’esplosione di una mina avvenuta mentre le truppe nordcoreane stavano rafforzando le fortificazioni. I rapporti indicano che le mine sono state posate non solo lungo i principali assi di traffico, ma anche in aree dove in precedenza si erano svolte operazioni congiunte di sminamento. In precedenza, nel maggio 2024, è stato riferito che la Corea del Nord stava posizionando mine non solo lungo la prevista rotta di eventuale invasione, ma anche sulle montagne e nei campi adiacenti lungo il confine settentrionale dell’MDL (Military Demarcation Line – linea di demarcazione militare mediana della DMZ). Due mesi dopo, il ministro della Difesa sudcoreano ha comunicato che le mine antiuomo posizionate dalle forze nordcoreane sarebbero confluite in Corea del Sud a causa delle forti piogge.
Medio/Vicino Oriente e Africa sub-saharianaxxxvi
In Iran sono stati segnalati, dal 2023, nuovi utilizzi di mine antiuomo prevalentemente nell’est del paese da parte dell’IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps). La maggior parte delle vittime riguarda contadini, vicino al confine tra Iran e Pakistan, rifugiati che attraversano i confini con il Pakistan o l’Afghanistan e persone impegnate nel trasporto di carburante attraverso il confine.
In Iraq la presenza di tali ordigni nasce da lontano, già dalla guerra con l’Iran negli anni ‘80 per poi proseguire con le due guerre del Golfo fino al posizionamento di mine improvvisatexxxvii da parte dell’ISIS tra il 2014 e il 2017. Alla fine del 2024, l’Iraq (compreso il Kurdistan iracheno) ha segnalato 1.312,27 km² di terreno minato e altri 317,91 km² di contaminazione da IED.
Israele ha segnalato 90,09 km² di terreno nel 2017, di cui 41,58 km² accertatixxxviii, compresa la Cisgiordania. Non sono stati forniti dati aggiornati da allora, sebbene Israele abbia comunicato di aver nuovamente bonificato le aree colpite, distruggendo 56.513 mine e ERW fino al 2023. L’INMAA (Israel National Mine Action Authority) fornisce anche una mappa online delle aree minate registrate, tuttavia senza specificare l’estensione e le dimensioni delle aree.
Il Libano ha segnalato alla fine del 2024 un totale di 15,79 km² di terreno minato, di cui 12,66 km² confermati, migliorando la situazione del 2023 che era pari a 16,17 km².
L’Eritrea ha comunicato per l’ultima volta nel 2014 l’entità della propria situazione, quando si stimava che le mine fossero presenti in circa 33,43 km² xxxix. Dopo varie scadenze per ultimare la bonifica non rispettate, ha ottenuto un’ulteriore proroga fino a dicembre 2027.
La Nigeria dal 2019 segnala continuamente casi di contaminazione da mine improvvisate, con difficoltà nel condurre un’indagine completa per stabilire la reale portata della minaccia.
Anche altri Stati come la Guinea-Bissau e la Mauritania da anni segnalano la scoperta di nuove aree minate ed hanno ottenuto nuove scadenze. Così come il Niger, che ha presentato nel 2024 la quinta richiesta di proroga.
La situazione alla fine del 2024 per i Paesi africani di seguito indicati è la seguente:
L’Angola ha segnalato una contaminazione totale da mine antiuomo di 57,07 km² di cui 54,88 km² accertati.
Il Ciad ha segnalato una contaminazione di 77,62 km² di cui 55,94 km² accertati, indicando una contaminazione mista tra mine antiuomo, anticarro e ERW.
In Senegal il terreno minato è pari a 1,17 km² accertati, ma restano ancora delle aree da ispezionare. la Somalia ha segnalato la presenza di mine antiuomo in 122,9 km² di cui 110,72 km² confermati; si pensa tuttavia che anche in questo caso si tratti di una contaminazione mista.
In Sud Sudan si registravano 4,94 km² di mine, di cui 2,66 km² confermati con significativa riduzione rispetto all’anno precedente.
Il Sudan, che ha fornito il suo primo aggiornamento completo nel 2021, presenta 13,33 km² minati di cui 3,37 km² accertati, con un aumento di 0,05 km² rispetto ai rapporti precedenti, dovuto ad aree minate precedentemente sconosciute e solo recentemente identificate.
In Somalia risultano più di 110 km² accertati, ma si ritiene che si tratti di aree minate miste dove la componente antiuomo è meno rilevante.
In Zimbabwe, la minaccia risulta pari a 12 km² quasi tutti nei pressi del confine con il Mozambico.
Nel maggio 2025 l’Etiopia ha segnalato la presenza di mine in 125,18 km², molto meno dei 726 km² segnalati l’anno prima, evidentemente rivedendo in modo più realistico la portata del problema.xl
Vi sono in realtà altri Stati africani nei quali risulta, pur non esplicitamente, la presenza di mine antiuomo (informazioni ufficiose, report mancanti o non aggiornati), a significare la vasta portata della minaccia. Sin qui ci si è limitati ad illustrare le situazioni con più dati alla mano.
America Latinaxli
Alla fine del 2024 la Colombia ha segnalato 3,06 km² di terreno minato, con mine principalmente improvvisate, di cui 1,71 km² accertati, con indagini ancora in corso. Secondo le fonti ufficiali del governo, nel 2024 sono stati registrati 1.007 casi di incidenti da mine, di cui 708 attribuiti ai membri delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), 164 a quelli dell’ELN (Ejército de Liberación Nacional), 48 a GAO (Grupos Armados Organizados), 10 ad altri gruppi criminali/organizzati e i restanti 77 non attribuibili per mancanza di prove sufficienti. Ancora nel 2025 sono stati registrati 788 incidenti (529 FARC, 157 ELN, 53 GAO, i restanti 49 ad altri).
In Messico, un rapporto dei media del marzo 2024 descriveva l’uso diffuso di mine terrestri improvvisate da parte dei cartelli del narcotraffico. I media hanno anche pubblicato ripetutamente articoli relativi ai piani di bonifica dello Stato, con distruzione di IED comprese le mine improvvisate, ma non vi sono aggiornamenti recenti sulla situazione.
Asia meridionalexlii
In India ci sono state continue segnalazioni di utilizzo di mine del tipo a pressione, nel 2024 e fino alla metà del 2025, da parte del CPI-M (Communist Party of India-Maoist) e del PLGA (People’s Liberation Guerrilla Army). Il Landmine Monitor già dal 2009 attribuisce ogni anno vittime civili dovute a mine antiuomo improvvisate da parte del CPI-M.
Riguardo il Pakistan, la SPADO (Sustainable Peace and Development Organization) riferisce che da metà 2024 a metà 2025 si è registrato un aumento significativo degli incidenti legati alle mine antiuomo e agli IED rispetto agli anni precedenti, a causa di un aumento delle attività degli insorti. Tuttavia, per la maggior parte dei casi, non è chiaramente attribuibile la responsabilità.
Balcani, Asia Minore e Centralexliii
Alla fine del 2024, la Bosnia-Erzegovina ha segnalato terreni minati per un totale di 822,6 km², di cui 164,52 km² accertati; nel maggio 2025, il Paese ha aggiornato i dati a 804 km² xliv.
La Croazia nel 2024 ha quasi dimezzato le aree minate dell’anno precedente, segnalando 49,34 km² di cui 43,13 km² confermati.
In Kosovo, l’ultimo aggiornamento ufficiale risale al 2023 con 0,58 km² di cui 0,21 km² confermati; ad essi vanno aggiunti 0,58 km² di contaminazione mista (mine antiuomo e munizioni a grappolo).
In Turchia ne risultano 219,9 km², di cui 93,19 km² confermati; le aree interessate sono quasi tutte in corrispondenza dei confini con Iran, Iraq e Siria.
L’Afghanistan, con dati aggiornati alla fine del 2024, presenta una minaccia pari a 110,91 km² alla fine del 2024, senza distinguere tra mine antiuomo e improvvisate. Oltre il 60% dei terreni minati si trova nelle regioni del nord-est e del centro del Paese.
Italia
Fino alla soglia degli anni ’90 di mine antiuomo si parlava relativamente. Produrle era normale, tutto legale e alla luce del sole; per la Difesa Italiana era uno strumento difensivo, da utilizzare in caso di conflitto simmetrico in caso di invasione da parte dell’allora Patto di Varsavia e in tale quadro l’Esercito Italiano aveva regolarmente in dotazione alcune tipologie di mine antiuomoxlv Tra l’altro, il nostro Paese era tra quelli leader nella produzione; nel 1970 a Montichiari (BS) nasce la Valsella, che nel 1980 si fonde con la Meccanotecnica (nata nel 1962 per produrre componenti plastiche per il mercato civile) creando la Valsella Meccanotecnica. Nel 1971 nasce la Valsella Sud, inizialmente una costola dell’azienda bresciana che poi diventa Tecnovar Italiana con sede a Bari. Nel 1977 sempre in aerea bresciana viene fondata la Misar. La Valsella e la Tecnovar, ed in misura minore la Misar, fino al 1992 terranno il passo di USA, URSS e Cina nella produzione di minexlvi. Poi il mondo cambia per le ragioni anticipate all’inizio della trattazione, ma con alcuni precedenti di rilievo (guerra Iran-Iraq tra il 1980 e il 1988 e guerra sovietico- afghana tra il 1979 e il 1989); così anche l’impiego delle mine antiuomo prende una deriva esecrabile e indiscriminata.
Non è quindi un caso che le principali organizzazioni che si occupano di sminamento, bonifica, e più in generale di supporto e assistenza alle popolazioni colpite siano nate alla fine degli anni ’80xlvii. Nel contempo, il mondo inizia a comprendere “più concretamente” la vera portata del dramma, con ciò significando che in realtà è da registrare un primo tentativo con la CCWC (Certain Conventional Weapons Convention – Convenzione su certe armi convenzionali) adottata a Ginevra nel 1980 ed entrata in vigore nel 1983 (con il Protocollo II dedicato alle mine, trappole ed altri esplosivi) che però presentava alcuni limitixlviii. A partire dal 1991, si iniziò a mettere in discussione l’utilità delle mine antiuomo alla luce dell’aumento delle vittime dovute a campi minati abbandonati, non segnalati o non registrati. Nel 1996, il presidente Clinton annunciò una politica che interrompeva immediatamente l’uso da parte degli Stati Uniti di mine persistenti (tranne che nella zona demilitarizzata tra le due Coree), in quanto non hanno caratteristiche di autodistruzione/autodisattivazione. Nello stesso anno, sempre gli USA presentarono una risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che esortava i governi a “perseguire con determinazione un accordo internazionale efficace e giuridicamente vincolante per vietare l’uso, lo stoccaggio, la produzione e il trasferimento” delle mine antiuomo.xlix
Paradossalmente, gli USA non sono tra gli Stati Parte della Convenzione di Ottawal, cioè il documento cardine nato al culmine di un lungo processo diplomatico. Il nome completo è Convenzione per la proibizione uso, stoccaggio, produzione e vendita di mine antiuomo e relativa distruzione. Il processo è iniziato ad Ottawa dal 3 al 5 ottobre 1996, per poi proseguire a Bruxelles e ad Oslo rispettivamente a giugno e settembre 1997, infine sottoposto alla firma nel dicembre dello stesso anno ad Osloli.
L’Italia, da Paese leader nella produzione di mine, è diventata uno dei precursori della messa al bando; lo dimostra la legge n. 374/97 promulgata prima della firma della Convenzione. La successiva Legge di ratifica n. 106/99 e il Decreto 1° agosto 2000 sono maggiormente vincolanti e più circostanziati della Convenzione stessalii. Ad essere precisi, il processo è partito ancora prima: il 3 ottobre 1995 la Commissione Difesa del Senato approva una risoluzione che obbliga il governo a una serie di impegni: sostenere la messa al bando di tutte le mine antiuomo ed estendere la proibizione anche nei conflitti civili; sostenere la creazione di strumenti di verifica periodica; introdurre una legislazione per vietare l’uso, il commercio e la produzione di mine. Il 26 settembre 1996 l’allora ministro degli Esteri Lamberto Dini interviene all’ONU sull’argomentoliii. Per completezza va ancora rimarcato che l’Italia, con legge n.58/2001, ha istituito un fondo per lo sminamento umanitario.
Appare infine doveroso accennare ad un Trattato che si è largamente ispirato a quello di Ottawa. Si tratta della CCM (Convention on Cluster Munitions – Convenzione sul bando delle munizioni a grappolo), la cosiddetta Convenzione di Oslo adottata il 30 maggio 2008 a Dublino ed entrata in vigore il 1° agosto 2010 ad Oslo. La CCM vieta l’uso, la detenzione, la produzione e il trasferimento di munizioni a grappololiv e impone la distruzione degli stock esistenti. L’Italia, che ha partecipato sin dall’inizio a tutte le fasi del processo, non solo ha ratificato la Convenzione nel settembre 2011 ma ha anche prontamente dato corso alla riconfigurazione del razzo M26 del sistema di artiglieria MLRS (Multiple Launch Rocket System), sostituendo le 644 bomblets con una carica unitaria di 24,5 kg di esplosivo della tipologia PBXN-109 lv.
In conclusione, quella delle mine e degli ordigni affini è una guerra che sembra non finire mai. Il tema intreccia il diritto internazionale con la tecnologia bellica e la sofferenza umana, il Trattato di Ottawa è stato un enorme passo avanti, ma la mancata adesione di alcune superpotenze, i recenti avvenimenti e le crisi internazionali distribuite un po’ ovunque ci raccontano che il percorso verso un mondo free mine è ancora lungo e tortuoso.
Le mine amputano il futuro di intere generazioni ben oltre il cessare delle ostilità, negando quindi il concetto stesso di pace; al momento c’è solo da augurarsi che le moderne tecnologie, compresa l’AI, possano davvero accelerare la messa in sicurezza dei territori.
(L’autore è generale di brigata dell’Esercito Italiano in ausiliaria)
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
- COLLECTIVE AWARENESS TO UNEXPLODED ORDNANCE su https://cat-uxo.com/explosive-hazards/landmines.
- CONGRESSIONAL RESEARCH SERVICE (dicembre 2024) – U.S. Anti-Personnel Landmine Use Policy.
- FONTANA V.A. (2023), Ero l’uomo della guerra, Editori Laterza.
- INFORMAZIONI DELLA DIFESA (feb.1999), Stilgrafica s.r.l.
- INTERNATIONAL CAMPAIGN TO BAN LANDMINES (2024 e 2025), Landmine Monitor.
- UNITED NATIONS MINE ACTION SERVICE su https://www.unmas.org/en.
- US DEPARTMENT OF DEFENSE(2025) – Dictionary of Military and Associated Terms.
- https://italiarappdisarmo.esteri.it/it/il-disarmo/trattati-e-convenzioni/.
- https://news.un.org/en/story/2025/01/1159571.
- https://www.washingtonpost.com/world/2025/02/06/gaza-uninhabitable-bombs/.
- https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Le_Brigate_Din_Qassam.html.
- https://digitallibrary.un.org/record/.
i Fontana V.A. (2023), “Ero l’uomo della guerra”, p.23.
ii Sintesi tratta da Department of Defense (US) – Dictionary of Military and Associated Terms (2025).
iii Con il temine “trappola” si intende un congegno esplosivo o non esplosivo, unitamente a materiali vari, deliberatamente posizionato per causare delle perdite umane nel momento in cui un oggetto apparentemente innocuo viene toccato/rimosso. Se è di tipo esplosivo, di solito è costituito da un oggetto che attira l’attenzione o che sia di uso frequente collegato a cariche esplosive mediante particolari accorgimenti.
iv Sintesi tratta dalla pub. n. 5895 (1998) “Nomenclatore Militare Esercito”, p.28.
v Così Il Gen. Carlo Jean definiva la Guerra Fredda.
vi In questo scenario rientrano anche le seguenti tipologie di munizioni/ordigni: CB (Cluster Munitions – munizioni a grappolo): munizioni convenzionali, progettate per disperdere o rilasciare più submunizioni (bomblet)su un’area anche molto vasta. Non di rado accade che una certa percentuale di submunizioni non esplode, restando in tal modo distribuite sul terreno e comportandosi di fatto come un campo minato. UXO (UneXploded Ordnance – ordigno inesploso): sganciato, lanciato, proiettato sul terreno che rimane inesplosoper cattivo funzionamento, per difetto di costruzione o per una combinazione di fattori e che può attivarsi in seguito. AXO(Abandoned Ordnance – ordigno abbandonato): non utilizzato durante un conflitto armato, ma dimenticato o scaricato da una delle parti coinvolte in un conflitto e nuovamente preparabile per l’uso. Nella letteratura specifica, gli UXO e gli AXO sono raggruppati come ERW (Explosive Remnants of War – residui bellici esplosivi).
vii La terminologia usata ed in parte citata in questo articolo può generare confusione: effetti letali, raggio d’azione, raggio d’efficacia. Senza troppi tecnicismi, ci si limita ad evidenziare che la probabilità di colpire non coincide per forza con i danni arrecati e questi non sono necessariamente letali. Lo stesso frammento che colpisce alla medesima distanza può risultare parzialmente invalidante se impatta su certe parti del corpo, oppure letale se impatta su altre. In linea generale, pensando ad un utilizzo in scenario warfighting, lo scopo è inabilitare il nemico non necessariamente eliminandolo, ossia impedirne il reimpiego in combattimento. Le distanze indicate sono in base all’esplosivo contenuto nella mina, dal momento che possono variare in base alle diverse velocità di detonazione; essa indica la velocità con cui si muove l’onda di detonazione all’interno dell’esplosivo e con riferimento agli esplosivi più utilizzati varia tra 6500 e 9000 m/s; questa influisce direttamente sulla velocità di proiezione dei frammenti (velocità di detonazione e velocità di proiezione non sono la stessa cosa).
viii È stato volutamente scritto tout court “Striscia di Gaza”, astenendosi dalle molteplici indicazioni /valutazioni riportate dai media, come “guerra Israele-Hamas”, “occupazione”, “assedio”, “guerra contro il terrorismo”, “massacro”, “crisi a Gaza”, “genocidio” dove la scelta può riflettere posizioni etiche e/o politiche non di competenza dell’autore.
ix È importante precisare che la Crimea, territorio ucraino poi annesso alla Russia nel 2014, già all’epoca risultava pesantemente minata.
x Per le tipologie si è fatto riferimento ad International Campaign to Ban Landmine – ICBL, (2024) Landmine Monitor, pp. 12 e 13. Le descrizioni tecniche sono tratte da Collective Awareness to Unexploded Ordnance – CAT UXO https://cat-uxo.com/explosive-hazards/landmines, integrate ove ritenuto necessario da alcune precisazioni dell’autore.
xi Questa mina è di recente produzione, CAT-UXO non precisa i dati prestazionali che pertanto sono stati ricavati da altre fonti non di prima mano. Tali dati sembrano tuttavia coerenti con le caratteristiche in generale possedute dalle mine direzionali, anche tenuto conto che l’esplosivo utilizzato (vds. nota successiva) conferisce ai frammenti un’elevata energia cinetica.
xii Octogen 77%, Alluminio 8% e composto LD-70 (stabilizzante polimerico poliacrilico) 15%. Lo stabilizzante si utilizza per rallentare la decomposizione degli esplosivi.
xiii L’ RDX (Research Department eXplosive ma anche Royal Demolition Explosive – UK) è conosciuto anche come T4 (trimetilentrinitroammina, Italia), Cyclonite (USA)ed Hexogen (Germania). l’acronimo RDX è comunque il più diffuso a livello internazionale. Il PVV-5A (Plastichnym Vzryvchatym Veshchestvom – “sostanza esplosiva al plastico”) è un esplosivo al plastico su base RDX.
xiv Il termine si raccorda con la definizione di trappola, già indicata in una nota precedente; il booby trap è un dispositivo innescato dalla presenza o dalle azioni della vittima; talvolta presenta un’esca proprio per attirare la vittima stessa.
xv Si tratta di un dispositivo utilizzato in combinazione con un geofono SV-20-P (strumento che rileva le vibrazioni sul terreno) che ha un raggio di rilevamento di 15 m. Tale dispositivo è localizzabile tramite metal detector, sebbene la sua individuazione senza innescare mine antiuomo appaia molto complessa.
xvi CAT-UXO non lo precisa, ma altre fonti indicano TNT. L’informazione apparrebbe verosimile dal momento che, in linea generale, il TNT è l’esplosivo detonante maggiormente utilizzato a causa del miglior rapporto costo/efficacia rispetto ad altri esplosivi.
xvii Sta per “unità bomba attiva” e si distingue dalla BDU (Bomb Dummy Unit – “unità bomba finta”) che è adoperata per l’addestramento.
xviii Essendo tutt’altro che semplice recuperare alcun dati ritenuti sensibili riguardanti gli esplosivi di produzione sovietica/russa, ponendo a sistema diverse fonti emerge che il VS6D ed il VS60D sono composti principalmente da nitrometano più additivi. Il primo è utilizzato sulla mina PFM-1, la versione “60D” si distingue per essere più stabile, essendo utilizzato sulla mina PFM-1S che dispone di un meccanismo di autodistruzione.
xix Durata nominale pari a 40 ore, ma le esperienze dimostrano che spesso restano operative ben più a lungo.
xx Congegno che incorpora un sistema di armamento piromeccanico e, sulla versione PFM1S, un meccanismo di autodistruzione a orologeria. È montato anche sulla mina anticarro PTM-1.
xxi “Pappagalli verdi” è il nome coniato dagli anziani dei villaggi afghani che la vedevano planare giù dal cielo, come viene narrato da Gino Strada nel suo libro del 1999, proprio con questo titolo.
xxii Miscela di TNT (T) e Geksogèn (G). Quest’ultimo è il nome russo dato all’RDX già descritto in una nota precedente. Il numero 40 indica la percentuale di TNT (40%).
xxiii È stato tuttavia osservato che un lungo impulso di pressione è in grado di attivare la mina.
xxiv Definiti “secondari” dal momento che tale mina non contiene frammenti precostituiti; l’effetto principale è dovuto all’esplosione.
xxv Miscela di tetranitrato di pentaeritritolo (PETN) e TNT. Le percentuali sono variabili.
xxvi Di produzione russa/URSS, è composto da 94-96% di RDX e 4-6% di cera con funzione flemmatizzante (ne riduce la sensibilità alle sollecitazioni meccaniche per renderlo più sicuro nel trasporto e nel maneggio).
xxvii All’epoca in violazione della Convenzione di Ottawa (Trattato di messa al bando delle mine antiuomo) ma a metà 2025 l’Ucraina ha deciso di “sospendere l’operatività” del Trattato; l’edizione 2025 del Landmine Monitor inserisce l’Ucraina ancora tra gli Stati Parte del Trattato, così come altri cinque Paesi (Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania e Polonia) che si sono proprio ritirati, con notifiche diramate tra giugno e agosto 2025 ma le date di esecuzione del provvedimento sono tra dicembre 2025 e gennaio 2026.
xxviii ICBL, (2024) Landmine Monitor, p.14.
xxix Sintesi tratta da: UNMAS – United Nations Mine Action Service https://www.unmas.org/en; UN News https://news.un.org/en/story/2025/01/1159571; The Washington Post https://www.washingtonpost.com/world/2025/02/06/gaza-uninhabitable-bombs/.
xxx Ufficialmente istituite nel 1991 per fornire ad Hamas una potenza militare, originariamente queste Brigate erano organizzate in segreto e comprendevano cellule compartimentate specializzate in attacchi terroristici, omicidi e rapimenti all’interno di Israele. Da quando Hamas ha preso il controllo di Gaza nel 2007, le Brigate sono state costrette a trasformarsi, almeno in parte, in una forza militare più tradizionale. Esse operano prevalentemente, ma non solo, a Gaza. (Sintesi tratta da https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Le_Brigate_Din_Qassam.html).
xxxi ICBL (2024) Landmine Monitor, p.23.
xxxii Ordigni esplodenti fabbricati utilizzando materiali di recupero provenienti dal mercato nero, ordigni inesplosi e/o munizionamento abbandonato. Possono essere attivati direttamente dalla vittima, oppure con dispositivi a distanza (radiocomando, cavi, ecc.) o con attacco suicida.
xxxiii ICBL (2025) Landmine Monitor, pp. 17 e 18 e da p. 28 a p.32.
xxxiv Il 10 settembre 2025, in una riunione del GBC (General Border Committee – Comitato Generale per le Frontiere) copresieduta dai ministri della Difesa ministri cambogiani e thailandesi: i due Paesi hanno concordato di coordinare la pianificazione e l’attuazione dello sminamento umanitario e di promuovere misure di rafforzamento della fiducia al fine di allentare la tensione al confine. A metà ottobre 2025 il confine tra i due Paesi restava chiuso, con la Thailandia che ha denunciato la mancanza di cooperazione da parte della Cambogia in materia di sminamento e rimozione di armi pesanti. Ad ogni buon conto il 27 dicembre le due parti hanno firmato il cessate il fuoco, dopo tre settimane di conflitto.
xxxv Nella Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale ONU del 1° dicembre 2025, relativa all’implementazione della Convenzione sulla proibizione, uso, stoccaggio, trasferimento e produzione di mine antiuomo e loro distruzione (documento A/RES/80/35 del 3 dicembre 2025), il Myanmar ha votato a favore. Occorre al riguardo rammentare che tale Paese non è Stato Parte del Trattato.
xxxvi ICBL (2025) Landmine Monitor, da p. 60 a p.64.
xxxvii Talvolta si tende, come in questo caso, ad usare la terminologia “mine improvvisate” in luogo del più generico “ordigni esplosivi improvvisati” (IED). Le prime sono sostanzialmente degli IED che agiscono come mine antiuomo.
xxxviii Nei documenti, ove le informazioni lo consentano, si distingue tra CHA e SHA (Confirmed/Suspcted Hazardous Area– area pericolosa confermata/sospetta).
xxxix Non avendo rispettato la scadenza per la bonifica del 2020 (terza proroga), l’Eritrea ha presentato una quarta e poi una quinta richiesta di proroga con scadenza il 31 dicembre 2027.
xl Va tuttavia ricordato che l’area è fortemente instabile, con un recente conflitto nel Tigray, al confine con l’Eritrea, tra il TPLF (Tigray People’s Liberation Front) e l’esercito etiope. È pertanto verosimile anche una significativa presenza di ERW.
xli ICBL (2025) Landmine Monitor pp. 33, 56 e 66.
xlii Ivi, pp.34 e 36.
xliii Ivi, p. 58.
xliv È opportuno sottolineare che, al termine del sanguinoso conflitto nel Balcani di metà anni ’90, in Bosnia Erzegovina si è stimata la presenza tra 1,5 e 4 milioni di mine senza una mappatura precisa (Informazioni della Difesa/ CEMISS, febbraio 1999, p.37).
xlv Per citare le principali: mina antiuomo ad azione locale seminabile ed interrabile MK2; mina antiuomo ad azione locale interrabile VAR40; mina antiuomo ad azione estesa VALMARA 69; mina antiuomo ad azione locale seminabile MAUS/1.
xlvi Fontana V.A. (2023), “Ero l’uomo della guerra”, da p.18 a p.21.
xlviiHALO Trust (Hazardous Area Life-support Organization), Regno Unito ma fondata a Kabul, 1988. MAG (Mines Advisory Group), Regno Unito,1989. ICBL – CMC (International Campaign to Ban Landmines – Cluster Munition Coalition), Svizzera, 1992. CICM (Campagna Italiana Contro le Mine), Italia, 1993. UNMAS (United Nations Mine Action Service), 1997. GICHD (Geneva International Centre for Humanitarian Demining), Svizzera, 1998.
xlviii La CCW si compone di una Convenzione quadro contenente solo disposizioni generali e, al momento, cinque Protocolli. Una versione emendata del Protocollo II è stata adottata il 3 maggio 1996 ed è entrata in vigore il 3 dicembre 1998, col fine di limitare ulteriormente l’utilizzo delle mine. L’insoddisfazione rispetto a questo risultato da parte di molti Stati e della società civile, che miravano al raggiungimento di un bando totale delle mine antiuomo, dette impulso al processo diplomatico che culminò con l’adozione del Trattato di Ottawa nel 1997. (https://italiarappdisarmo.esteri.it/it/il-disarmo/trattati-e-convenzioni/la-convenzione-su-certe-armi-convenzionali-e-protocolli-annessi/)
xlix Congressional Research Service – U.S. Anti-Personnel Landmine Use Policy (aggiornamento9 dicembre 2024).
l Il presidente Clinton non firmò la Convenzione di Ottawa, sostenendo che l’accordo avrebbe precluso l’uso di mine da parte degli Stati Uniti nella DMZ tra le due coree. Negli anni a venire, con le varie amministrazioni che si sono avvicendate ci sono state posizioni diverse. Nel febbraio 2004, l’amministrazione Bush annunciava che gli Stati Uniti avrebbero utilizzato mine antiuomo persistenti solo nella DMZ fino al 2010, dopodiché gli Stati Uniti non avrebbero più utilizzato tali mine. Nel 2016 (amministrazione Obama), fu emanata la la PPD-37 (Presidential Policy Directive-37) che conteneva soluzioni vicine a quanto stabilito dalla Convenzione di Ottawa, pur nel rispetto degli impegni intrapresi nella penisola coreana. La prima amministrazione Trump ha poi deciso di annullare la PPD-37 e l’amministrazione Biden ha ordinato di “intraprendere sforzi diligenti per ricercare alternative alle mine antiuomo che siano conformi e in definitiva consentano agli Stati Uniti di aderire alla Convenzione di Ottawa”. Ad ogni buon conto, gli USA continuano a non essere Stato Parte della Convenzione di Ottawa (Ivi).
li Articolo I – obblighi generali: ogni Stato Parte si adopera in ogni circostanza a non usare mine antipersona – a non sviluppare, produrre, acquistare diversamente, tenere in stock, trattenere o trasferire ad alcuno, direttamente o indirettamente, mine antipersona – a non assistere, incoraggiare o indurre nessuno, a qualunque titolo, ad intraprendere attività proibite ad uno Stato Parte ai sensi della presente Convenzione. Ogni Stato Parte si adopera a distruggere o assicurare la distruzione di tutte le mine antipersona, ai sensi di quanto previsto con questa Convenzione.
L’attuazione della Convenzione è monitorata attraverso riunioni annuali degli Stati Parte e da riunioni intersessionali di Comitati permanenti. Ogni cinque anni si svolge una Conferenza di riesame. Per il supporto continuo all’attuazione, incluso quello amministrativo, è stata istituita una ISU (Implementation Support Unit) che si avvale anche del sostegno del GICHD (Geneva International Centre for Humanitarian Demining). L’ultima riunione degli Stati Parte si è svolta dal 1° al 5 dicembre sotto la Presidenza del Giappone. (https://italiarappdisarmo.esteri.it/it/il-disarmo/trattati-e-convenzioni/il-trattato-sulla-messa-al-bando-delle-mine-antipersona/.
lii Legge 29 ottobre 1997, n. 374 “Norme per la messa al bando delle mine antipersona”. Legge 26 marzo 1999, n. 106
“Ratifica ed esecuzione della convenzione sul divieto d’impiego, di stoccaggio, di produzione e di trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione,firmata ad Ottawa il 3 dicembre 1997. modifiche alla legge 29 ottobre 1997, n. 374, riguardante la disciplina della messa al bando delle mine antipersona”. Decreto 1° agosto 2000 “Disciplina della distruzione delle scorte delle mine antipersona”. A ciò si aggiunge il D.Lgs 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’Ordinamento Militare), sintesi dell’art. 22: Il Ministero della Difesa provvede a distruggere l’arsenale di mine antipersona in dotazione o stoccaggio presso le Forze armate, fatta eccezione per una quantità limitata (…….) destinata esclusivamente all’addestramento in operazioni di sminamento e alla ricerca di nuove tecnologie a scopo di sminamento e di distruzione delle mine. Il Ministero della Difesa provvede, altresì, a distruggere le mine antipersona consegnate dalle aziende produttrici e dagli altri detentori, ai sensi dell’ art. 3 legge 29 ottobre 1997 n. 374.
liii 51^ Sessione dell’Assemblea Generale, seduta plenaria n.10, documento A/51/PV.10. Sintesi dell’intervento: “il Governo Italiano si impegna a rinunciare definitivamente alla produzione ed esportazione di mine antiuomo. Avvieremo inoltre la distruzione degli ordigni esistenti e promuoveremo ulteriori restrizioni (……)”.
liv Vds. nota n.6.
lv Acronimo che sta per Polymer Bonded eXplosives, dove “N” ne indica l‘impiego per particolari sistemi d’arma e il numero 109 rientra nella fascia 101-109 degli esplosivi colabili e polimerizzati.
Foto: Difesa Online
L’articolo Il terrore silenzioso nei passi che uccidono: le mine antiuomo proviene da Difesa Online.
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