Intervento del ministro Crosetto al Senato: protezione dei contingenti e timori per l’allargamento della crisi
Nel corso delle comunicazioni al Senato sull’evoluzione della crisi in Medio Oriente, il ministro della difesa Guido Crosetto ha delineato un quadro caratterizzato da forte instabilità regionale, sottolineando come il conflitto in corso rischi di produrre effetti a catena ben oltre l’area direttamente coinvolta.
L’intervento ha avuto due assi principali: da un lato l’aggiornamento sulle misure adottate per la sicurezza dei contingenti italiani dispiegati nella regione, dall’altro l’analisi delle minacce emergenti e delle possibili ricadute strategiche, economiche e militari.
Ridislocazione dei contingenti italiani
Crosetto ha spiegato che, alla luce dell’attuale quadro securitario, l’Italia ha già avviato una rimodulazione della propria presenza militare in diversi Paesi del Golfo.
In Kuwait, presso la base di Ali Al Salem, è in corso il trasferimento di 239 militari in Arabia Saudita, mentre rimarrà sul posto un contingente ridotto di 82 unità rispetto alle 321 iniziali.
Un’analoga riduzione riguarda il Qatar, dove sette dei dieci militari italiani impiegati presso il Combined Air Operations Center stanno lasciando il Paese per rientrare in Italia. Tre unità rimarranno per garantire il collegamento con la componente aerea regionale.
Anche in Bahrain, dove personale italiano operava presso il comando centrale della marina statunitense, è stato avviato il ritiro dei militari, a causa della momentanea inattività del comando.
In Iraq, nella regione autonoma del Kurdistan, una riduzione del dispositivo era stata avviata già prima dell’inizio delle ostilità: 102 militari sono rientrati in Italia mentre 75 sono stati trasferiti in Giordania. Contestualmente erano stati riposizionati anche alcuni assetti aerei, con i velivoli C-27J trasferiti in Kuwait e cinque elicotteri NH90 in Giordania.
Il ministro ha inoltre segnalato che l’Italia sta monitorando con attenzione la situazione in Libano, dove unità navali sono state poste in prontezza inferiore alle 24 ore per eventuali operazioni di evacuazione di cittadini italiani.
Una crisi che si estende oltre i confini del conflitto
Una parte significativa dell’intervento è stata dedicata all’analisi delle modalità con cui l’Iran sta conducendo le proprie azioni militari.
Secondo i dati citati dal ministro, circa l’85% degli attacchi iraniani non è stato diretto contro Israele ma verso altri Paesi dell’area del Golfo. Israele è stato comunque colpito da oltre 180 missili balistici e più di 120 droni, oltre a ulteriori attacchi provenienti dal Libano.
Un elemento particolarmente rilevante riguarda la natura delle minacce: il 67% degli attacchi è stato condotto con droni. Questo dato conferma, secondo Crosetto, la crescente centralità di questi sistemi nei conflitti contemporanei, già evidente nel teatro ucraino.
Il ministro ha descritto la strategia iraniana come un tentativo di generare instabilità diffusa nella regione, colpendo numerosi Paesi indipendentemente dal loro coinvolgimento diretto nel conflitto, con l’obiettivo di amplificarne le ricadute economiche e politiche.
Il rischio energetico globale
Particolare attenzione è stata dedicata alle possibili conseguenze economiche della crisi.
Crosetto ha ricordato che attraverso lo stretto di Hormuz transitano ogni giorno tra i 17 e i 20 milioni di barili di petrolio, pari a circa il 20% del consumo mondiale, oltre al 30% del commercio globale di gas naturale liquefatto.
Una destabilizzazione prolungata di quest’area potrebbe quindi tradursi rapidamente in un aumento dei costi energetici e in ricadute dirette sulle economie europee.
Rafforzamento del dispositivo difensivo
Alla luce della situazione, il governo intende adeguare il dispositivo militare italiano nella regione con assetti difensivi, sistemi di difesa aerea, anti-drone, antimissilistici e di sorveglianza, nel quadro delle missioni già autorizzate dal Parlamento.
L’obiettivo, ha spiegato il ministro, è duplice: garantire la sicurezza dei contingenti italiani e dei connazionali presenti nell’area, e contribuire alla stabilità regionale sostenendo i Paesi partner.
Coordinamento europeo e quadro strategico
Crosetto ha inoltre evidenziato il coordinamento in corso con i principali partner europei. Nei giorni scorsi si è svolta una videoconferenza tra i ministri della difesa del gruppo E5 – Italia, Francia, Germania, Polonia e Regno Unito – per condividere informazioni e valutazioni sull’evoluzione della crisi.
Il ministro ha anche scritto all’alto rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas proponendo di valutare una strategia europea coordinata sul piano della difesa.
Le basi statunitensi in Italia
Rispondendo alle polemiche emerse nel dibattito politico, Crosetto ha ricordato che la presenza delle basi militari statunitensi in Italia è disciplinata da un quadro giuridico consolidato da oltre settant’anni, fondato sul NATO Status of Forces Agreement del 1951 e sugli accordi bilaterali Italia-Stati Uniti del 1954, aggiornati nel 1973 e nel 1995.
Il ministro ha precisato che non è stata avanzata alcuna richiesta di utilizzo delle basi italiane per operazioni diverse da quelle già previste dagli accordi esistenti.
“L’Italia non è in guerra”
Nel suo intervento Crosetto ha infine ribadito che l’Italia non è parte del conflitto e non ha partecipato alle decisioni che lo hanno generato.
Il rischio principale, secondo il ministro, è che la crisi attuale contribuisca ad alimentare altre tensioni già presenti nello scenario internazionale, dal fronte ucraino ai Balcani.
“Il caos genera altro caos”, ha osservato Crosetto, avvertendo che i prossimi mesi potrebbero rivelarsi tra i più complessi per la sicurezza internazionale degli ultimi decenni.
Proprio il quadro di instabilità delineato dal ministro rende evidente un punto che non può essere aggirato. L’Italia dispone oggi di quantità limitate di alcuni sistemi militari cruciali, in particolare nel campo della difesa aerea.
Per questo motivo, al di là delle legittime richieste di supporto provenienti dall’estero, esiste un limite oggettivo che non può essere superato: sistemi già oggi non sufficienti a garantire una copertura adeguata del territorio nazionale non possono essere sottratti alla difesa del Paese e dei militari in missione. Per una volta siamo certi che non regaleremo silenziosamente ad altri ciò che, già oggi, non abbiamo a sufficienza.
L’articolo Intervento del ministro Crosetto al Senato: protezione dei contingenti e timori per l’allargamento della crisi proviene da Difesa Online.
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