Iran: la tempesta perfetta
Delta Force al confine, proteste di massa e il fantasma del regime change
Mentre l’Iran affronta la più grave ondata di proteste dalla Rivoluzione Islamica del 1979, unità d’élite statunitensi si riposizionano strategicamente ai confini della Repubblica Islamica. A sette mesi dalla guerra dei Dodici Giorni con Israele, il regime di Teheran si trova stretto in una morsa tra pressione interna ed esterna, con Trump che brandisce lo spettro dell’intervento militare e il principe in esilio Reza Pahlavi che chiama alla rivolta.
L’attuale crisi iraniana non può essere compresa senza considerare gli eventi del giugno 2025. Il 13 giugno, Israele lanciò un attacco a sorpresa che colpì oltre 100 obiettivi iraniani in cinque ondate successive, impiegando più di 200 caccia e 330 munizioni di precisione. L’Israel Air Force neutralizzò le difese aeree iraniane con il supporto di operativi del Mossad e unità commando già infiltrate sul territorio.
Il 22 giugno, gli Stati Uniti intervennero con l’Operation Midnight Hammer: bombardieri stealth B-2 Spirit sganciarono 14 bombe GBU-57A/B Massive Ordnance Penetrator da 30.000 libbre sui siti nucleari di Fordow (sotterraneo), Natanz e Isfahan, mentre missili Tomahawk venivano lanciati da sottomarini. Fu il primo attacco americano sul suolo iraniano dall’offensiva navale del 1988.
Bilancio del conflitto:
| IRAN | ISRAELE/USA |
|---|---|
| ~1.062 morti (Health Ministry) | 29 morti in Israele |
| Leadership militare decimata (Salami IRGC, Bagheri CdS) | Nessuna perdita USA |
| 120+ lanciatori missilistici distrutti | Danni minimi da intercettazioni |
| Infrastrutture nucleari gravemente danneggiate | Base Al Udeid (Qatar) colpita senza vittime |
| Scienziati nucleari eliminati | — |
L’Iran rispose con oltre 550 missili balistici e 1.000 droni suicidi, ma la maggior parte fu intercettata. Il cessate il fuoco del 24 giugno, mediato da Trump, lasciò Teheran strategicamente indebolita: il programma nucleare subì una battuta d’arresto stimata tra uno e diversi anni, la capacità missilistica fu drasticamente ridotta, e l’intera catena di comando militare dovette essere ricostruita.
IL DISPIEGAMENTO DELLA DELTA FORCE: ANALISI TATTICA
Riposizionamento delle forze speciali
Secondo fonti di intelligence citate da Zee News e altri media internazionali, unità selezionate della Delta Force (1st Special Forces Operational Detachment-Delta) sono state dispiegate nelle province irachene di Diyala e Wasit, a circa 450 chilometri da Teheran. I commandos sarebbero in stato di forward alert, pronti a operazioni immediate.
Questo dispiegamento assume particolare significato alla luce dell’Operation Absolute Resolve del 3 gennaio 2026, quando operatori Delta catturarono il presidente venezuelano Nicolás Maduro a Caracas, eliminando la sua scorta cubana ed estraendolo verso gli Stati Uniti. L’operazione dimostrò le capacità di proiezione rapida del JSOC e la volontà dell’amministrazione Trump di impiegare forze speciali per operazioni di alto profilo politico.
La 101st Airborne Division: movimenti e implicazioni
La situazione della “Screaming Eagles” presenta un quadro complesso:
Rotazioni in corso:
- Il 101st Combat Aviation Brigade (“Wings of Destiny”) sta rientrando da un dispiegamento di 9 mesi nel teatro CENTCOM (Operation Spartan Shield, Inherent Resolve), con 17.580 ore di volo su piattaforme ad ala rotante e 12.770 ore di volo UAV Gray Eagle
- Il Quartier Generale della 101st Airborne Division è in fase di dispiegamento al confine meridionale USA (sostituzione della 10th Mountain Division)
- Il 2nd Mobile Brigade Combat Team è stato ritirato dall’Europa (Germania, Romania, Polonia) senza sostituzione
Presenza a Erbil: Fonti irachene (WANA) riportano che elementi della 101st Airborne sono stati dispiegati alla base aerea di Al-Harir nel Kurdistan iracheno. L’analista politico iracheno Athir al-Sharaa ha definito la presenza “pericolosa”, paragonando le capacità offensive dell’unità a quelle della Delta Force impiegata a Caracas. Funzionari della 101st avrebbero tenuto diversi incontri con alti funzionari del KRG nelle ultime settimane.
Architettura C4ISR e supporto aereo
Il 160th Special Operations Aviation Regiment (“Night Stalkers”) ha mostrato attività anomale nei giorni precedenti, con movimenti di velivoli verso l’Europa e il Medio Oriente tracciati da fonti OSINT. Un incremento di voli cargo C-17 è stato registrato nella regione, sebbene il Pentagono mantenga che si tratti di rotazioni ordinarie.
Asset disponibili nel teatro CENTCOM:
- 40.000-50.000 militari USA in Medio Oriente
- Base aerea di Al Udeid (Qatar): ~10.000 effettivi, sede avanzata CENTCOM
- Naval Support Activity Bahrain: sede della Quinta Flotta
- Basi aeree in Kuwait, UAE, Giordania
- Presenza residua in Iraq (Erbil) e Siria (~900 effettivi)
Nota critica: La USS Gerald R. Ford rimane attualmente nei Caraibi per le operazioni venezuelane, lasciando il Golfo Persico temporaneamente senza un gruppo portaerei. Una squadriglia di F-15E è stata dispiegata in Medio Oriente, descritta come “rotazione normale”.
LE PROTESTE: ANATOMIA DI UNA RIVOLTA
Genesi e sviluppo
Le proteste sono iniziate il 28 dicembre 2025 nel Gran Bazar di Teheran, epicentro storico del commercio e della politica iraniana. I bazaari – classe mercantile tradizionalmente alleata del clero sciita e pilastro della Rivoluzione del 1979 – hanno abbassato le saracinesche in protesta contro il collasso economico.
Fattori scatenanti:
- Crollo del rial: 1,42 milioni per dollaro (svalutazione del 56% in sei mesi)
- Inflazione alimentare: +72% su base annua
- Fine del tasso di cambio sussidiato per importatori/produttori
- Prezzi dell’olio da cucina raddoppiati, pollame e latticini aumentati fino a 10 volte
Espansione e caratteristiche
Al 9 gennaio 2026, le proteste hanno raggiunto dimensioni senza precedenti:
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Città coinvolte | 111+ in 31 province |
| Siti di protesta documentati | 348+ |
| Università mobilitate | 45 |
| Morti confermati | 45+ (inclusi 8 minori) |
| Arresti | 2.000+ |
| Durata | 12 giorni (in corso) |
Evoluzione politica degli slogan: Le proteste hanno rapidamente trasceso la dimensione economica, assumendo carattere esplicitamente politico e, novità significativa, monarchico:
- “Marg bar dictator” (“Morte al dittatore” – riferito a Khamenei)
- “In âkharin nabarde, Pahlavi barmigarde” (“Questa è l’ultima battaglia, Pahlavi tornerà”)
- “Shâh mi-yâd be khune, Zahâk sarnegune” (“Lo Shah torna a casa, Zahhak è rovesciato”)
L’8 gennaio, milioni di iraniani hanno risposto all’appello del principe Reza Pahlavi per manifestazioni coordinate alle 20:00 ora locale, con cortei in tutto il paese nonostante il blackout internet imposto dalle autorità.
Risposta del regime
Il governo Pezeshkian ha adottato una strategia duale:
Misure repressive:
- Blackout internet nazionale (NetBlocks conferma)
- Fuoco vivo sui manifestanti (casi documentati)
- Irruzione in ospedali per arrestare feriti (Sina Hospital Teheran, Imam Khomeini Hospital Ilam)
- 40 confessioni forzate trasmesse in TV
- Importazione di circa 800 miliziani iracheni (Kata’ib Hezbollah, Harakat al-Nujaba, altri) attraverso i valichi di Shalamcheh, Chazhabeh e Khosravi
Tentativi di contenimento:
- Sussidio di emergenza: 10 milioni di rial/mese (~7$) per 71 milioni di capifamiglia
- Sostituzione del governatore della Banca Centrale (Hemmati al posto di Farzin)
- Appelli alla “unità nazionale” di Pezeshkian
- Indagine ordinata sugli incidenti di Ilam
Dichiarazioni chiave:
- Khamenei: “Parliamo con i manifestanti, ma i rivoltosi devono essere messi al loro posto”
- Pezeshkian: “Siamo in guerra totale con Israele, Europa e Stati Uniti”
- Gen. Hatami (Capo delle Forze Armate): “Se il nemico commette un errore, affronterà una risposta più decisa”
- Capo della Giustizia Mohseni-Ejei: “Chi crea disordini opera in linea con i nemici della Repubblica Islamica”
IL FATTORE PAHLAVI: IL RITORNO DELLA QUESTIONE MONARCHICA
L’appello del principe in esilio
Il 7-8 gennaio, Reza Pahlavi ha compiuto un passo senza precedenti, lanciando il primo appello diretto alla mobilitazione dall’inizio delle proteste:
“Grande nazione dell’Iran, gli occhi del mondo sono fissi su di voi. Scendete nelle strade e, come fronte unito, gridate le vostre richieste. La questione non è più se la Repubblica Islamica cadrà: l’unica questione è la tempistica del suo collasso, e quel momento è più vicino che mai.”
Ha inoltre rivelato che la sua National Cooperation Platform, creata sei mesi fa come canale sicuro per i dissidenti interni al regime, ha già raccolto migliaia di adesioni.
Convergenze internazionali
L’amministrazione Trump ha mostrato apertura verso l’opzione monarchica:
- Trump stesso ha twittato “MIGA” (Make Iran Great Again), slogan ripreso dai manifestanti
- Il Senatore Lindsey Graham ha posato con Trump e un cappellino “Make Iran Great Again”
- La ministra israeliana Gila Gamliel ha postato un selfie con lo stesso cappellino, taggando Pahlavi con la caption “Soon”
- Laura Loomer ha chiesto pubblicamente un incontro Trump-Pahlavi alla Casa Bianca
Limiti e incognite
Secondo l’Associated Press, le proteste rimangono “broadly leaderless” e l’influenza reale di Pahlavi è “unclear”. L’Atlantic Council nota l’assenza di una leadership alternativa credibile emersa dall’interno, paragonando la situazione alla Polonia pre-Wałęsa. Il sistema di sicurezza iraniano ha sistematicamente arrestato, perseguitato ed esiliato ogni potenziale leader trasformativo.
LA POSTURA USA: TRA DETERRENZA E OPZIONI CINETICHE
La dottrina Trump 2.0
Il presidente Trump ha adottato un approccio di “compellenza dichiarata”:
“If Iran shoots and violently kills peaceful protesters, which is their custom, the United States of America will come to their rescue. We are locked and loaded and ready to go.” (Truth Social, 2 gennaio)
“I have let them know that if they start killing people, which they tend to do during their riots… we’re going to hit them very hard.” (Intervista Hugh Hewitt, 9 gennaio)
La credibilità di queste minacce è stata rafforzata dall’operazione Maduro, che ha dimostrato la volontà di agire unilateralmente contro regimi ostili.
Opzioni sul tavolo
Spectrum of options disponibili:
| Livello | Strumento | Precedenti |
|---|---|---|
| Non-cinetico | Satellite internet (Starlink) | Iran 2022 (Biden) |
| Cyber operations contro infrastrutture regime | Stuxnet (2010) | |
| Sanzioni mirate su funzionari | In corso | |
| Cinetico limitato | Strikes su asset militari specifici | Operation Midnight Hammer (giugno 2025) |
| Operazioni SOF chirurgiche | Venezuela (gennaio 2026) | |
| Cinetico escalatory | Attacco alle capacità nucleari residue | Minacciato se ricostruzione |
| Decapitation strikes su leadership | Non dichiarato |
Reazione iraniana
Il Gen. Hatami ha minacciato azioni preventive:
“La Repubblica Islamica considera l’intensificarsi di tale retorica come una minaccia e non lascerà la sua continuazione senza risposta. Posso dire con fiducia che oggi la prontezza delle forze armate iraniane è di gran lunga maggiore di prima della guerra.”
Lo speaker del Parlamento Ghalibaf ha dichiarato le basi USA nella regione “obiettivi legittimi”, mentre il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale Larijani ha avvertito: “Gli americani dovrebbero essere consapevoli della sicurezza dei loro soldati.”
SCENARI E VALUTAZIONE
Scenario 1: Contenimento riuscito (probabilità: 35%)
Il regime riesce a soffocare le proteste attraverso repressione massiccia e concessioni economiche simboliche. Le forze di sicurezza, supportate da miliziani iracheni, mantengono il controllo. L’opposizione rimane frammentata e senza leadership operativa sul territorio. Gli USA si limitano a sanzioni e supporto non cinetico.
Indicatori: Calo delle manifestazioni, ripristino internet, nessuna defezione significativa nelle forze di sicurezza.
Scenario 2: Stallo prolungato (probabilità: 40%)
Le proteste continuano a livello intermittente senza raggiungere massa critica. Il regime sopravvive ma indebolito, con legittimità erosa e economia in crisi permanente. Gli USA mantengono pressione senza intervento diretto. Possibile escalation graduale con incidenti sporadici.
Indicatori: Proteste cicliche, economia in deterioramento costante, tensione permanente senza risoluzione.
Scenario 3: Escalation/Regime Change (probabilità: 25%)
Le proteste raggiungono massa critica con defezioni nelle forze di sicurezza. Il regime risponde con violenza massiccia, provocando intervento USA (probabilmente inizialmente cyber/aereo). Possibile frammentazione interna con fazioni in competizione. Rischio elevato di guerra civile e/o intervento esterno.
Indicatori: Defezioni militari significative, perdita di controllo su province, massacri documentati, attivazione assets SOF USA.
Fattori critici da monitorare
- Coesione delle forze di sicurezza: Il ricorso a miliziani stranieri suggerisce dubbi sulla lealtà delle forze locali
- Successione Khamenei: A 86 anni, la Guida Suprema rappresenta un single point of failure per il sistema
- Capacità nucleare residua: L’AIEA stima che l’Iran possa ricostruire capacità di arricchimento “in mesi”
- Postura israeliana: Netanyahu ha espresso sostegno ai manifestanti, mantenendo opzione militare aperta
- Preghiere del venerdì (10 gennaio): Il CENTCOM monitora attentamente la risposta del regime
IMPLICAZIONI PER L’ITALIA E LA NATO
La crisi iraniana presenta implicazioni dirette per la sicurezza euro-atlantica:
Sicurezza energetica: Sebbene lo Stretto di Hormuz rimanga aperto, il Parlamento iraniano ha votato la sua chiusura a giugno 2025 (decisione finale spetta al SNSC). Un’escalation potrebbe interrompere il 20% del traffico petrolifero mondiale.
Minacce extraterritoriali: Il governo britannico ha avvertito di possibili azioni iraniane sul territorio UK; avvertimenti simili da USA e Canada. Le reti di intelligence iraniane in Europa rimangono attive.
Proliferazione: L’Iran mantiene 400 kg di uranio arricchito al 60%, sufficienti per multiple testate se ulteriormente arricchiti. La localizzazione di questo materiale rimane incerta secondo l’AIEA.
Proxy regionali: Sebbene indeboliti, Hezbollah, Houthi e milizie irachene mantengono capacità operative. Un regime in crisi potrebbe autorizzare azioni disperate.
L’Iran si trova al punto di convergenza di multiple crisi: economica, politica, militare e di legittimità. La combinazione di proteste di massa, pressione militare esterna, leadership anziana e capacità strategiche degradate crea condizioni di instabilità senza precedenti dalla fondazione della Repubblica Islamica.
Il dispiegamento di assets SOF americani al confine, unito alla retorica aggressiva di Trump e al precedente venezuelano, suggerisce che Washington stia predisponendo opzioni per scenari di rapido deterioramento. La riemersione della questione monarchica nelle piazze iraniane aggiunge una dimensione ideologica che era rimasta latente per decenni.
Per gli analisti di difesa, la questione centrale non è più se il regime iraniano affronterà una sfida esistenziale, ma quando e come. Le prossime settimane – con le preghiere del venerdì, la risposta del regime alle proteste coordinate da Pahlavi, e le possibili mosse dell’amministrazione Trump – determineranno se questa crisi seguirà il percorso di contenimento o quello dell’escalation.
L’unica certezza è che il Medio Oriente, già trasformato dalla guerra dei Dodici Giorni, potrebbe essere sul punto di un nuovo, radicale riassetto geopolitico.
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Delta Force al confine, proteste di massa e il fantasma del regime change
Mentre l’Iran affronta la più grave ondata di proteste dalla Rivoluzione Islamica del 1979, unità d’élite statunitensi si riposizionano strategicamente ai confini della Repubblica Islamica. A sette mesi dalla guerra dei Dodici Giorni con Israele, il regime di Teheran si trova stretto in una morsa tra pressione interna ed esterna, con Trump che brandisce lo spettro dell’intervento militare e il principe in esilio Reza Pahlavi che chiama alla rivolta.
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