Israele riconosce il genocidio armeno: atto giusto, tardivo e politicamente interessato
Il governo israeliano ha approvato all’unanimità il riconoscimento del genocidio armeno. È una decisione importante, destinata ad avere peso politico e simbolico, ma non ancora conclusiva: la proposta dovrà essere sottoposta alla Knesset. Solo il voto parlamentare potrà trasformare la scelta dell’esecutivo in una posizione pienamente assunta dallo Stato.
Il limite, quindi, è chiaro. Non siamo ancora davanti a un riconoscimento legislativo definitivo. Ma il passo compiuto dal governo resta rilevante, soprattutto perché Israele ha evitato per decenni di usare ufficialmente la parola “genocidio” per indicare lo sterminio degli armeni nell’Impero ottomano.
La ragione non era storica, ma politica. La prudenza verso la Turchia ha pesato a lungo più della chiarezza morale. Per uno Stato nato anche dalla memoria della Shoah, questo silenzio è stato particolarmente difficile da giustificare.
Il genocidio armeno non è una disputa terminologica
È uno dei grandi crimini del Novecento nascente: deportazioni, massacri, distruzione di comunità, annientamento di una presenza storica. Chiamarlo con il suo nome non è un favore all’Armenia, ma un dovere verso la verità.
La decisione israeliana arriva però in un contesto sospetto… I rapporti con Ankara sono precipitati. Dopo la guerra di Gaza, la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan ha assunto una linea sempre più dura contro Israele, mentre Gerusalemme considera Ankara un attore regionale ostile e sempre più assertivo.
In questo quadro, il riconoscimento del genocidio armeno è anche un “messaggio politico” alla Turchia. C’è opportunismo. C’è calcolo. C’è il tentativo di colpire Ankara su un terreno storico e simbolico molto sensibile. Una verità ignorata per decenni diventa improvvisamente utile quando cambiano gli interessi strategici.
Il cinismo del momento non cancella il valore dell’atto. Anche una decisione tardiva e politicamente interessata può essere giusta. E questa lo è.
Israele ha finalmente rotto un’ambiguità che non era più sostenibile. Ha riconosciuto una tragedia storica che troppi governi hanno a lungo trattato come una questione da maneggiare con prudenza diplomatica, più che come un fatto da nominare con chiarezza.
Resta ora il passaggio decisivo, la Knesset. Se il Parlamento confermerà il riconoscimento, la scelta avrà una forza istituzionale ben diversa. Se invece il percorso si fermerà, il gesto rischierà di apparire solo come una mossa tattica contro Ankara.
Per questo la decisione va accolta senza ingenuità, ma anche senza liquidarla. È tardiva, persino vergognosamente tardiva. È politica, cinicamente politica. Ma è anche encomiabile.
Perché una verità riconosciuta tardi resta comunque meglio di una verità taciuta. E il genocidio armeno meritava da tempo di essere chiamato, anche da Israele, con il suo nome.
L’articolo Israele riconosce il genocidio armeno: atto giusto, tardivo e politicamente interessato proviene da Difesa Online.
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