La guerra prima della guerra: l’allarme del BND sulla minaccia russa
Il 2029 è diventato una delle date più citate quando si parla della possibilità che la Russia ricostituisca capacità militari sufficienti per rappresentare una minaccia ancora più grave per la NATO. Ma per i servizi di intelligence tedeschi aspettare quella data significa guardare soltanto una parte del problema. Nella zona grigia tra pace e guerra, il confronto è già cominciato.
È questo, in sostanza, il messaggio emerso il 5 ottobre dall’audizione pubblica dei vertici dei servizi tedeschi davanti al Parlamentarisches Kontrollgremium del Bundestag, l’organo parlamentare incaricato di controllare le attività dell’intelligence federale. Le parole più nette sono arrivate da Martin Jäger, presidente del Bundesnachrichtendienst (BND), il servizio di intelligence estero tedesco. Secondo Jäger, il confronto con la Russia ha assunto una “nuova e più pericolosa qualità”. Mosca starebbe conducendo una vera e propria “guerra ombra” contro la Germania e il rischio è che questa dinamica possa, a un certo punto, trascinare Berlino in un confronto violento. Il capo del BND ha definito inoltre la Russia il più pericoloso avversario della Germania, sostenendo che nessun altro Stato rappresenti oggi una minaccia altrettanto diretta, ampia e concreta.
Sono parole pesanti, che devono però essere interpretate correttamente. Il BND non sta annunciando un’imminente offensiva russa contro la Germania o contro la NATO. Jäger ha precisato che non vi sono attualmente indicazioni di un attacco convenzionale russo su larga scala contro il territorio dell’Alleanza. La sua analisi riguarda piuttosto ciò che accade prima della guerra, o più precisamente sotto quella soglia oltre la quale un’aggressione diventerebbe immediatamente riconoscibile come tale. Cyberattacchi, sabotaggi, operazioni di spionaggio, disinformazione, intimidazioni, interferenze e azioni clandestine permettono infatti di esercitare pressione su un avversario senza necessariamente oltrepassare il limite che provocherebbe una risposta militare convenzionale. È proprio questa ambiguità a costituire uno degli strumenti principali della strategia ibrida. Un missile che attraversa un confine lascia relativamente pochi dubbi sulla natura dell’evento. Un’infrastruttura danneggiata, un attacco informatico, un drone comparso nei pressi di un obiettivo sensibile o un’operazione condotta attraverso intermediari pongono invece problemi differenti: occorre individuare il responsabile, dimostrarne il coinvolgimento e, soprattutto, decidere quale risposta sia proporzionata. Nel frattempo, l’effetto politico e psicologico dell’azione è già stato prodotto.
Non è quindi casuale che durante la stessa audizione Sinan Selen, presidente del Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), il servizio responsabile della protezione dell’ordine costituzionale tedesco, abbia richiamato proprio il 2029. Ciò che gli scenari militari collocano in quell’orizzonte temporale, ha spiegato, nella dimensione ombra dell’intelligence sarebbe “già oggi realtà”.
Anche Martina Rosenberg, alla guida del Militärischer Abschirmdienst (MAD), il controspionaggio militare, ha sottolineato come non si tratti più di discutere di minacce astratte, ma di attacchi concreti contro la Repubblica Federale. È probabilmente questo il passaggio più importante dell’intera audizione.
Per anni il dibattito europeo si è concentrato soprattutto sulla domanda: quando la Russia potrebbe essere nuovamente in grado di affrontare militarmente la NATO? È una domanda necessaria, ma non sufficiente, perché presuppone implicitamente che fino a quel momento esistano due condizioni facilmente distinguibili: prima la pace, poi eventualmente la guerra. La realtà descritta dai servizi tedeschi è molto più sfumata. Tra le due si è aperto uno spazio nel quale è possibile produrre danni, mettere sotto pressione governi e società, testare le reazioni dell’avversario e modificare progressivamente i rapporti di forza senza arrivare necessariamente a uno scontro militare dichiarato. È la guerra prima della guerra.
Jäger ha sostenuto che Mosca starebbe osservando attentamente le reazioni tedesche e mettendo alla prova la determinazione di Berlino. Nella valutazione del BND, segnali di esitazione o debolezza possono incoraggiare ulteriori azioni. Il problema della deterrenza, dunque, non comincia nel momento in cui un reparto russo attraversa il confine di un Paese NATO, ma molto prima.
Qui emerge anche una questione essenziale per l’Alleanza Atlantica. L’Articolo 5 del Trattato di Washington stabilisce che un attacco armato contro un Alleato sia considerato un attacco contro tutti. La NATO ha chiarito da tempo che anche gravi attacchi cibernetici o altre operazioni ibride, qualora raggiungano per effetti la soglia di un attacco armato, possono portare il Consiglio Atlantico a valutare l’attivazione dell’Articolo 5. La decisione viene però presa caso per caso, ed è proprio su quel “caso per caso” che si concentra una parte fondamentale del problema.
La strategia sotto soglia ha efficacia quando costringe l’avversario a domandarsi continuamente se quanto accaduto sia abbastanza grave da giustificare una risposta. L’aggressore può quindi cercare di avanzare progressivamente, mantenendo ogni singola azione appena al di sotto del livello ritenuto sufficiente per provocare una reazione collettiva. Una linea rossa chiaramente oltrepassata può rafforzare la coesione di un’Alleanza; molto più complesso è reagire quando quella stessa linea viene avvicinata pochi centimetri alla volta.
Il Baltico rappresenta da questo punto di vista uno degli scenari più delicati. Jäger ha indicato come possibile anche il ricorso russo ad attività militari di bassa intensità nella regione. Non necessariamente un’offensiva convenzionale, dunque, ma operazioni limitate capaci di mettere alla prova la capacità occidentale di riconoscere rapidamente ciò che sta accadendo, attribuirne la responsabilità e concordare una risposta. È una dinamica che presenta un evidente problema militare, ma prima ancora politico. La deterrenza funziona quando l’avversario conosce le conseguenze delle proprie azioni. Nella zona grigia, invece, l’incertezza riguarda contemporaneamente la natura dell’attacco, il suo autore e la risposta che esso potrebbe provocare. Questa incertezza può diventare uno strumento nelle mani di chi intende testare progressivamente la coesione dell’Alleanza.
Per Berlino il problema assume poi una dimensione particolare. La Germania è la principale economia europea, svolge un ruolo centrale nella logistica militare della NATO sul continente ed è uno dei principali sostenitori dell’Ucraina. Indebolirne la volontà politica, creare insicurezza nella popolazione o aumentare il costo interno delle scelte di politica estera può quindi produrre conseguenze che vanno ben oltre i confini tedeschi. Secondo Jäger, Mosca considera proprio la Germania uno degli ostacoli principali alla propria proiezione di potenza in Europa e cercherebbe di indebolirne la determinazione a continuare a sostenere Kyiv. Non si tratta necessariamente di ottenere un improvviso cambiamento politico. La pressione ibrida può perseguire risultati più graduali: alimentare divisioni, aumentare la percezione dei rischi, erodere la fiducia nelle istituzioni e rendere progressivamente più costosa ogni decisione.
L’audizione del Bundestag assume quindi un significato che va oltre la Germania. Il 2029 può essere un riferimento utile per programmare investimenti nella difesa, rafforzare le forze armate e preparare le capacità necessarie a sostenere un eventuale confronto convenzionale. Ma può diventare una data pericolosamente rassicurante se viene interpretata come il momento nel quale inizierà la minaccia. Per i servizi tedeschi il problema è già presente. La sfida, per la NATO, consiste allora non soltanto nel prepararsi alla guerra che potrebbe arrivare, ma nel saper riconoscere e contrastare quella pressione che viene esercitata proprio perché possa rimanere al di sotto della soglia della guerra.
La guerra che tutti saprebbero riconoscere non è cominciata. Quella più difficile da vedere, secondo Berlino, è già in corso.
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