Lettera aperta al ministro della Difesa
Caro ministro,
mi trovo costretto a scriverle pubblicamente per sottoporle una vicenda grave e che riguarda il rapporto tra istituzioni e libertà di stampa nel settore della difesa.
Le chiedo la cortesia di leggere queste righe serenamente, come se vivessimo già pienamente in quel paese libero e democratico che lei stesso richiama spesso nei suoi interventi parlamentari* o sui social.
I fatti
Lo scorso 27 gennaio si è svolta la consegna del veicolo corazzato Lynx all’Esercito Italiano, evento istituzionale del quale sono venuto a conoscenza tramite un comunicato stampa dello stato maggiore.
La circostanza mi ha subito riportato alla memoria quanto accaduto lo scorso dicembre durante la consegna dei sistemi di difesa aerea Skynex, quando la presenza della stampa venne annullata poche ore prima dell’inizio dell’evento, con alcuni colleghi già in viaggio verso la sede della cerimonia.
Per questo motivo ho inizialmente pensato che si trattasse di un episodio analogo.
Nei giorni successivi ho però visto comparire video e articoli realizzati direttamente sul posto, segno evidente della presenza di giornalisti e operatori dell’informazione. Tra questi anche blogger e youtuber, categorie oggi evidentemente molto apprezzate (di facili entusiasmi e di rare domande – non sia mai – scomode?).
Ho quindi verificato la situazione con diversi colleghi del settore.
Il risultato delle verifiche è stato chiaro.
La stampa era stata invitata.
Difesa Online no.

Secondo le concordanti informazioni raccolte tra i presenti, la nostra testata risulta essere stata l’unica realtà specializzata, tra le più seguite del settore difesa, a non aver ricevuto alcuna comunicazione o invito.
Vede ministro, il problema non è naturalmente non essere stati invitati a una “festa privata”. Se si trattasse di un evento organizzato da un soggetto privato, chi organizza sarebbe libero di scegliere gli invitati che preferisce.
Qui però parliamo di un evento istituzionale svolto all’interno di una struttura militare e aperto agli organi di informazione.
In questo caso la selezione discrezionale delle testate non è più una scelta privata ma solleva un problema pubblico.
Anche perché Difesa Online non è una testata qualsiasi. Quando anni fa la scelta per il nuovo veicolo da combattimento sembrava orientarsi verso una piattaforma diversa dal Lynx – con capacità inferiori in termini di protezione e potenza di fuoco – questa testata ha condotto un lavoro approfondito di analisi tecnica e informativa, evidenziando le implicazioni operative e i possibili rischi per la sicurezza degli equipaggi.
Una battaglia giornalistica che il tempo ha dimostrato tutt’altro che infondata.
Difesa Online è una testata specializzata che da anni segue con continuità le politiche operative e industriali della difesa italiana e internazionale, con un ampio pubblico composto da personale militare, operatori del settore, studiosi e decisori istituzionali.
Per fare un semplice esempio, ilnostro canale YouTubeconta oggi più iscritti di quello delMinistero della Difesa.
Il tentativo di chiarimento
Prima di rendere pubblica questa vicenda ho ritenuto corretto chiedere chiarimenti direttamente all’Ufficio Comunicazione della Difesa.
Il 12 febbraio 2026 ho scritto al generale Diego Filippo Fulco, responsabile della comunicazione del ministero, chiedendo di conoscere:
– quali criteri vengano adottati per l’accreditamento delle testate agli eventi stampa della Difesa;
– se Difesa Online risulti inserita tra le testate accreditabili o accreditate presso l’ufficio comunicazione;
– se esistano direttive o atti amministrativi che disciplinino la selezione delle testate invitate;
– quali motivazioni abbiano determinato la mancata inclusione della nostra testata nell’evento citato.
Dopo una settimana è arrivata questa risposta:
“Gentile Direttore,
in riferimento alla Sua richiesta, Le comunichiamo che l’evento non è stato organizzato dall’Ufficio scrivente.”
La risposta, tuttavia, non aveva alcuna attinenza con le domande poste nella richiesta originaria.
Non si chiedeva infatti quale ufficio avesse organizzato l’evento, ma quali fossero i criteri di accredito della stampa e quale ufficio avesse autorizzato l’accesso degli operatori dell’informazione alla struttura militare.
La risposta ricevuta non affronta quindi la questione sollevata e non fornisce alcun chiarimento sui punti richiesti.
Il nodo della responsabilità
È possibile che l’organizzazione operativa dell’evento sia stata affidata a soggetti esterni o ai partner industriali coinvolti nel programma. Si tratta di una prassi frequente in molti eventi istituzionali.
Questo elemento, tuttavia, non risolve la questione centrale.
L’evento si è svolto all’interno di una struttura militare e ha comportato l’accesso di operatori dell’informazione.
In tali circostanze l’elenco degli accreditati non può essere determinato autonomamente da soggetti esterni, ma richiede necessariamente autorizzazione e validazione da parte dell’Amministrazione della Difesa.
Per questo motivo ho replicato, chiedendo nuovamente di conoscere:
– quale ufficio dell’Amministrazione abbia autorizzato l’accesso dei giornalisti alla struttura militare;
– quale responsabile del procedimento abbia validato l’elenco degli accreditati;
– quali criteri siano stati adottati per l’accreditamento delle testate;
– se esistano direttive interne che disciplinino tali procedure.
Il mancato rispetto dei termini di legge
La richiesta è stata formulata ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 33/2013.
La normativa prevede che l’amministrazione fornisca riscontro entro trenta giorni.
Ad oggi tale termine è trascorso senza che sia stato fornito alcun riscontro né alcuna comunicazione di diniego motivato.
Peraltro, si tratta di informazioni amministrative di carattere organizzativo che non riguardano dati operativi, tecnici o classificati. Tant’è che la predetta richiesta non è stata né rigettata, né limitata nel predetto termine. Del resto, non ricorre nel caso di specie alcuna delle cause legittime di limitazione all’accesso, tassativamente indicate all’art. 5-bis del suddetto d.lgs n. 33/2013.
Il silenzio dell’amministrazione su una richiesta formalmente presentata ai sensi della normativa sulla trasparenza non chiarisce la vicenda.
La aggrava.
Il problema istituzionale (la responsabilità giuridica)
La libertà di stampa non consiste soltanto nell’assenza di censura formale.
Essa implica anche la possibilità per gli organi di informazione di accedere alle fonti pubbliche.
L’articolo 21 della Costituzione tutela la libertà di manifestazione del pensiero e presuppone il pluralismo informativo quale elemento essenziale del sistema democratico.

La selezione discrezionale e non trasparente delle testate invitate a eventi istituzionali rischia di porsi in contrasto con i principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione sanciti dall’articolo 97 della Costituzione.

L’esclusione selettiva di una testata solleva inoltre un problema di parità di trattamento previsto dall’articolo 3.
Il pluralismo dell’informazione è inoltre riconosciuto a livello europeo come uno dei pilastri dello stato di diritto.
A fronte di ciò, il silenzio serbato sulla nostra istanza ex art. 5, comma 2, del d.lgs n. 33/2013 non può costituire l’ultimo atto di questa vicenda. In difetto di una sua espressa presa di posizione, Difesa Online non può che riservarsi di adire le autorità competenti, a tutela della libertà di stampa, del diritto di cronaca e della parità di trattamento.

La responsabilità politica
Diversi interlocutori mi hanno assicurato che quanto accaduto“non sarebbe volontà sua”.
Me lo auguro sinceramente poiché, come rappresentante istituzionale, è anche il “mio” ministro della Difesa.
Tuttavia la responsabilità politica di un ministro non riguarda soltanto gli atti formalmente firmati, ma anche le prassi che si sviluppano all’interno dell’amministrazione.
Censurare selettivamente l’accesso della stampa a eventi istituzionali rappresenta un passo pericoloso verso forme di gestione autoritaria dell’informazione che la nostra storia dovrebbe averci insegnato a riconoscere.
Lei richiama spesso il valore della democrazia nei suoi interventi pubblici*.

Proprio per questo ritengo che episodi come questo meritino un chiarimento.
Se ignorati, rischiano soltanto di ampliare ulteriormente la distanza tra istituzioni e cittadini e di offrire ai nostri avversari l’argomentazione più semplice: l’accusa di incoerenza tra valori dichiarati e pratiche reali.
Non esiste esempio peggiore di chi predica un principio e poi lo viola nella pratica.
Le conseguenze non sono patriottiche.
Sono anarchiche.
E in tempi come questi sarebbe opportuno evitarle.
Cosa mi aspetto
Da italiano, e per abitudine, non mi aspetto nulla.
Da giornalista ritengo mio dovere documentare pubblicamente quanto accaduto.
Perché la trasparenza delle istituzioni non è una concessione.
È un principio democratico.
Un cordiale saluto
Andrea Cucco
*https://youtu.be/3gmPhEXec5o?t=1478
https://youtu.be/3gmPhEXec5o?t=1687
https://youtu.be/3gmPhEXec5o?t=1832
https://youtu.be/3gmPhEXec5o?t=7168
https://youtu.be/jOuZPcaF_Bw?t=533
https://youtu.be/jOuZPcaF_Bw?t=723
https://youtu.be/I2PScNS1nsk?t=314
https://youtu.be/I2PScNS1nsk?t=1122
https://youtu.be/I2PScNS1nsk?t=7441
https://youtu.be/I2PScNS1nsk?t=7508
https://youtu.be/I2PScNS1nsk?t=7555
https://youtu.be/I2PScNS1nsk?t=7772
Foto/screenshots: ministero della Difesa / Esercito Italiano / Senato della Repubblica / ministero delle Imprese e del Made in Italy / Instagram
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Caro ministro, mi trovo costretto a scriverle pubblicamente per sottoporle una vicenda grave e che riguarda il rapporto tra istituzioni…
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