Libia senza eredi: la morte di Saif Gheddafi riapre il rischio caos
Saif Al Islam, figlio di Muammar Gheddafi, è stato ucciso a Zintan il 3 febbraio 2026. Nel primo pomeriggio, quattro uomini armati, non ancora identificati, avrebbero disattivato le telecamere di sorveglianza della residenza di Saif Al Islam prima di attaccare la residenza stessa. Saif avrebbe affrontato gli aggressori nel suo giardino ed è stato colpito a morte. Gli aggressori sono fuggiti dal luogo dell’aggressione ma, come indicato, non sono ancora stati identificati. Secondo altre fonti, Saif sarebbe invece stato ucciso in una sparatoria nel deserto di Al Hamada Al Hamra (a sud di Jabal Nafusa ma tutto da confermare).
L’avvocato di Saif Khaled Al Zaidi, cugino di Gheddafi e il suo consigliere senior e capo del suo team politico Abdullah Othman, sono stati i primi a confermare la morte, riferendosi a lui come un “martire” e il procuratore generale Al Sadiq Al Sour avrebbe aperto un’indagine sull’omicidio.
Nonostante siano passati 14 anni dallo scoppio della Guerra Civile Libica che portò al rovesciamento e all’uccisione di Gheddafi e di numerosi membri della sua famiglia, la Libia è oggi un Paese completamente sprofondato nel disordine politico. Ufficialmente vi sono due governi, il Governo di Unità Nazionale (con sede nella capitale Tripoli) ed il Governo di Stabilità Nazionale (con sede a Tobruk), che rivendicano la sovranità su tutto il territorio libico. In pratica, però, chi davvero decide cosa succede sul territorio sono le milizie locali, le cosche mafiose e altri gruppi potenti, dalle relazioni poco trasparenti. Loro sono i veri protagonisti dietro le quinte, che influenzano gli equilibri politici.
Un paese quindi spaccato in due, con profonde rivalità e forti influenze da parte di attori esterni. Oggi è una nazione che non ha ritrovato la stabilità dopo il crollo del regime di Muammar Gheddafi nel 2011 e il cui futuro unitario è assai incerto. In un quadro in cui la frammentazione tra Est e Ovest è ormai una costante del dopo Gheddafi e un accordo tra le due parti sembra sempre più difficile col passare del tempo.
Attualmente, Tripoli e il Nord-Ovest sono sotto l’autorità del Governo di unità nazionale (GNU) del primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, appoggiato dall’Alto Consiglio di Stato e dal Consiglio presidenziale e protetto dalle forze armate della Turchia. L’Est del Paese e vaste regioni della Libia centrale e meridionale sono nominalmente controllate dalla Camera dei Rappresentanti e dal Governo di stabilità nazionale, ma di fatto il potere è nelle mani del generale Khalifa Haftar.
Qualunque iniziativa delle Nazioni Unite per portare il Paese verso nuove elezioni, come è stato fatto più volte, si scontra con l’ostruzionismo di politici e uomini forti. Nella realtà dei fatti, è lecito ipotizzare che i leader libici non negozino in buona fede, cercando di inficiare qualunque tentativo di unificazione. Indire nuove elezioni e creare un nuovo assetto politico vorrebbe dire rischiare di perdere posizioni di potere acquisite da tempo, ma anche lucrosi rapporti economici che esponenti libici intrattengono ormai da tempo con vari attori esterni.
In alcune città, come Misurata, la morte di Saif è stata celebrata addirittura da alcuni combattenti dei clan con fuochi d’artificio. Saif al-Islam era un serio candidato presidenziale e aveva un significativo sostegno popolare soprattutto nel sud della Libia. La sua candidatura, che era solo prevista, sarebbe stata una delle ragioni principali del mancato accordo su una legge elettorale.
Le tensioni tra i vari clan della regione sono recentemente aumentate, soprattutto a Zintan, e sono state segnate da una serie di dichiarazioni formali che, i parte, chiedevano ai sostenitori di Saif di consegnarlo alle autorità o di espellerlo dalla città. Alcuni membri del clan Gheddafi (logicamente vicino a Saif) affermano che Saddam Haftar sia il mandante dell’assassinio.
Alcune fonti affermerebbero che Saif sia stato ucciso dalla 444a brigata di combattimento nel deserto di Al Hamada Al Hamra. La brigata ha però già negato categoricamente questa notizia.
A seconda di alcuni analisti della regione libica Saif al Islam è stato, per un certo periodo, una figura di speranza che, come successore di suo padre, avrebbe probabilmente potuto portare un certo grado di apertura e un futuro migliore al Paese anche se, durante la Rivoluzione, è stato il cervello politico della lotta contro i rivoluzionari. Successivamente, dopo l’uccisione di suo padre e dei suoi fratelli, Saif è diventato il principale nemico degli islamisti che avevano combattuto nella rivoluzione. Inoltre, c’è il ragionevole sospetto che molte altre persone potrebbero aver cercato vendetta per parenti e amici assassinati dal regime di Gheddafi.
Al momento l’analisi dei fatti propone che dietro la neutralizzazione del figlio di Gheddafi ci siano due diversi tipi di motivazioni. La prima potrebbe indicare che è stato ucciso per vendetta la seconda per eliminare un possibile avversario politico.
Si è subito aperta anche una discussione su chi potrebbe o trarrà beneficio dalla sua morte. Il background più probabile degli aggressori è islamista, che hanno combattuto nella Rivoluzione o sono discendenti di vittime del regime di Gheddafi. Non si può escludere, quindi, che Saif sia stato ucciso da una fazione di Zintan che voleva sbarazzarsi di lui, o a causa di una relazione/vendetta personale. Tenendo presente che c’è ancora un gran numero di gheddafiani nella leadership della LNA, soprattutto nel settore dell’intelligence e sebbene sia possibile che Saddam Haftar temesse per la loro lealtà, sarebbe estremamente rischioso per Saddam stesso confermare che sia stato lui a ordinare l’uccisione del figlio di Muammar Gheddafi.
Se questa ipotesi diventasse pubblica, ciò potrebbe portare allo scioglimento dell’LNA o almeno alla separazione della maggior parte delle tribù e delle unità militari di ispirazione gheddafiana nel Fezzan. Pertanto, è improbabile che Saddam Haftar sia dietro l’assassinio ed è parimenti improbabile che qualcuno del clan Dbeibha sia dietro questa eliminazione. La tempistica dell’omicidio, vicina alle decisioni finali di assegnazione dei proventi nel round di licenze in corso per l’estrazione del petrolio non sarebbe una scelta funzionale poiché questo sviluppo susciterà sicuramente alcune preoccupazioni tra le compagnie petrolifere straniere operanti in Libia.
Comunque, oggi, per molti, s’ipotizza che i simpatizzanti di Gheddafi non siano organizzati in modo da consentire loro di lanciare una campagna di vendetta su larga scala. Tuttavia, potrebbero verificarsi diversi scontri a fuoco identificabili come rappresaglia, anche ai danni di membri della 444a brigata di combattimento.
Al momento, la morte di Saif avrebbe solo un impatto politico limitato e a medio termine, poiché la candidatura di Saif alla presidenza è stata una delle ragioni principali per impedire le elezioni stesse. In sintesi, la sua morte, in combinazione con l’età avanzata di Khalifa Haftar, potrebbe rendere più facile trovare un compromesso sulla legge elettorale (questo sarebbe poi inteso come nota positiva).
Per quanto riguarda I’impatto dell’omicidio sulla stabilità della Libia, questo dipende principalmente da chi è dietro l’omicidio (o chi si ritiene sia dietro) e dalla capacità dei supporters di Saif di reagire e provare a vendicare l’accaduto.
Si prospetta caos su caos nel paese e non sarà facile trovare una soluzione che si raggiunga senza l’uso della forza da tutte le parti in causa.
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