L’Internazionale Anarchica e il Movimento Antagonista due realtà in apparenza sovrapponibili ed erroneamente confondibili. Il caso-studio torinese
Il quadro d’insieme dei disordini scoppiati a Torino tra la fine di novembre del 2025 e la fine di gennaio 2026 e intensificatisi in seguito alla decisione del Comune di chiudere il centro sociale Askatasuna non si delinea in modo semplice ed immediato, ma l’intento, nell’accezione militare del termine, appare chiaro fin da subito: rovesciare il governo.
“Rovesciare il governo”, sovvertire l’ordine costituito, è lo scopo della coalizione creatasi tra la compagine anarchica e la galassia antagonista che attualmente mirano al crollo dell’Esecutivo. La complessità della situazione è determinata, soprattutto, dalla confusione che si ingenera nell’immaginario collettivo con la sovrapposizione degli artefici di tali disordini. Diverse sono, infatti, le organizzazioni che partecipano alla “rivolta sociale” piemontese e, sebbene il ricorso alla violenza e al vandalismo diventino sempre più procedure operative che le accomuna, non fanno tutte riferimento alla stessa matrice ideologica:
“Il radicalismo e l’antagonismo degli Csoa (Centri Sociali Autogestiti, n.d.a.) di Torino e la conflittualità che essi suscitano, sono il segno della loro dimensione politica. A Torino questi gruppi si richiamano tutti a tradizioni ideologiche e politiche storiche: l’anarchia e il comunismo. Le diverse realtà osservate vengono ripartite in due aree – libertaria e anarchica, da un lato; neo-comunista e autonoma, dall’altro – in relazione ai riferimenti culturali che connotano l’identità di un centro o di un edificio occupato. Questa divisione è puramente descrittiva, diretta a semplificare una realtà più complessa e sfumata di quanto appare a prima vista. All’interno di ciascuna di queste opzioni vi sono infatti differenze che si riflettono nel modo di porsi verso la politica e la società e nel modo di comunicare e manifestare il proprio dissenso e la propria critica culturale, sociale e politica. Si possono far risalire le differenze tra i diversi gruppi alle ideologie e alle tradizioni culturali del comunismo e dell’anarchia che, attraversato il periodo delle contestazioni degli anni Sessanta e Settanta, ha permeato successivamente in vario modo, negli anni Ottanta e Novanta, gli stili delle subculture giovanili”1
Lo “spontaneismo anarchico” affonda le sue radici nell’idea che Michail Bakunin espresse in una lettera del 28 agosto 1869 all’amico Herzen2; egli, pur riconoscendo la grandezza e l’importanza rivoluzionaria del pensiero di Marx, sottolineava che l’ostilità che provava nei confronti di quest’ultimo nasceva da una questione di principio, relativa al concetto di “comunismo autoritario”, arrivando ad affermare: “Ci sarà fra noi una lotta a morte”3.
L’anarchismo compare tra tutte le rivoluzioni del nostro tempo e, tuttavia, nessuna è rivendicata dal movimento anarchico. Si può addirittura azzardare l’ipotesi di una continuità da una rivoluzione all’altra intessuta col filo del pensiero anarchico. Questo fattore permette di considerare le rivoluzioni del nostro tempo come un insieme di tentativi per trasformare il mondo e lo stile di vita degli esseri umani e per rovesciare, anche a costo di fallire, l’istituzione che riassume in sé tutta l’organizzazione sociale: lo Stato.
Cos’è allora l’ “anarchismo”?
Dal greco an-archè (letteralmente “senza governo” o “assenza di comando”), si tratta di una filosofia politica e un movimento sociale che mira all’abolizione di ogni forma di potere costituito, gerarchia e autorità statale, perseguendo una società basata sulla libertà individuale, l’autogestione e l’associazione volontaria. Sul piano teorico propugna l’“ordine sociale orizzontale”4, cioè l’anarchia, come alternativa allo Stato.
L’eredità del pensiero marxista e del comunismo in generale è, invece, appannaggio dei movimenti antagonisti che si ispirano principalmente a ideologie di estrema sinistra e, tuttavia, guardano anche all’anarchismo. Ecco, allora, sorgere le prime difficoltà a discernere tra le diverse ideologie che guidano le organizzazioni, ulteriormente complicate da forme generalizzate e trasversalmente diffuse di antifascismo, anticapitalismo, antimilitarismo.
Radicati nella tradizione dell’autonomia operaia e del movimento del ’775, lottano contro quella che definiscono “repressione statale”, neoliberismo e realizzazione di opere infrastrutturali (No Tav, No Muos6). Emblematico è il caso del movimento No Tav in Piemonte, dove le comunità locali che osteggiano la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Italia e Francia, sono ampiamente infiltrate da antagonisti che guardano ad un progetto più ampio di sovversione dello Stato.
Tra i referenti culturali dei gruppi antagonisti figurano anche l’ecologismo radicale, l’estremismo transfemminista, il Movimento No Global e quello attualmente estinto dei “Disobbedienti”7. I No Global, in particolare, ispirano le proprie linee d’azione allo “zapatismo”, movimento indigeno messicano che si fonda sui principi di autonomia, anticapitalismo e democrazia diretta, sintetizzati nel motto “Comandare obbedendo“. Fondato su dignità e resistenza, promuove la gestione collettiva, l’uguaglianza di genere e la parità, rifiutando la presa del potere statale in favore di un autogoverno comunitario, basandosi su 7 principi guida:
- – obbedire e non comandare: i rappresentanti devono agire secondo la volontà popolare;
- – rappresentare e non sostituire: le decisioni spettano alla comunità, non ai leader;
- – servire e non servirsi: l’impegno pubblico è un dovere, non un mezzo per ottenere vantaggi personali;
- – convincere e non sconfiggere: il dialogo è preferito alla forza;
- – scendere e non salire: la leadership deve rimanere vicina alla base, non elevarsi al di sopra di essa;
- – costruire e non distruggere: l’obiettivo è creare nuove strutture sociali ed economiche;
- – proporre e non imporre: le soluzioni devono essere partecipate e condivise, non calate dall’alto.
All’inizio del nuovo secolo i centri sociali attivi nel comune torinese erano una dozzina, riconducibili a due macro-aree ideologiche8:
- – Area libertaria – anarchici: El Paso, Barocchio, Prinz Eugen, Delta House, Asilo occupato, Cascina La Marchesa, Alcova, Rosalia (poi Fenix).
- – Area Autonomia – neo-comunisti: Murazzi, Gabrio, Askatasuna, Bligny 18.
Alcune di queste realtà non esistono più e attualmente le più importanti rimangono El Paso, Gabrio e Askatasuna, quest’ultimo, come detto, sgomberato e a tutt’oggi al centro di un acceso conflitto tra gli antagonisti e le istituzioni.
Tutte queste organizzazioni utilizzano spesso linguaggi e pratiche in netta rottura con la politica istituzionale, privilegiando la mobilitazione permanente e l’azione diretta. I centri sociali hanno dichiarato guerra al governo e alle istituzioni dopo lo sgombero dell’immobile in Corso Regina Margherita a Torino avvenuto nel mese di dicembre 2025. Gli antagonisti non si sono rassegnati e vogliono riprendersi la storica sede del centro sociale Askatasuna, per questo, dopo le proteste continuate per tutto dicembre, con feriti tra le forze dell’ordine, hanno annunciato nuove mobilitazioni. Il 17 gennaio 2026, presso il Campus Einaudi di Torino, si è tenuta un’assemblea che ha visto confluire da tutta Italia rappresentanti dei gruppi antagonisti e dei principali centri sociali attivi nelle grandi città. L’obiettivo era quello di esprimere la propria solidarietà ai “compagni” del centro Askatasuna e, soprattutto, di concretizzare questa solidarietà attraverso una grande manifestazione organizzata per il 31 gennaio a Torino, mirata a bloccare tutte le attività e a creare caos:
“Un’assemblea vista come «incubatrice di un mondo nuovo» in cui, dopo aver espresso solidarietà ai giovani arrestati per le mobilitazioni, hanno preso la parola praticamente tutte le anime dell’antagonismo e degli spazi sociali italiani, che torneranno a fine mese per il corteo del 31, già celebrato con un manifesto realizzato dal fumettista Zerocalcare. Un’unione trasversale ha mosso i primi passi ieri, dal Quarticciolo Ribelle di Roma al Leoncavallo di Milano, dall’ex Opg Je So’ Pazzo di Napoli al Collettivo Gkn di Firenze. E anche diverse anime sindacali, politiche e cittadine, da Potere al Popolo all’Arci, passando per Usb. «Qui c’è tutta l’Italia e c’è la possibilità di unire tante esperienze che hanno visto nello sgombero un attacco al movimento»,dice Stefano Millesimo, tra i leader di Askatasuna. … L’obiettivo è tracciare cause comuni, come hanno spiegato le voci in aula… «Non vogliamo dialogare per gestire le tensioni sociali. Noi vogliamo creare caos, perché dal caos è possibile ricostruire un nuovo ordine sociale», sostiene la rappresentante di Spin Time di Roma, realtà a rischio di sgombero.”9
Facciamo un passo indietro e soffermiamoci sul principio zapatista del “convincere e non sconfiggere”: dobbiamo riflettere su come l’attuale movimentismo si sia allontanato da questo modello che non predilige il ricorso alla violenza.
Le tattiche adottate dai fautori dei disordini durante le dimostrazioni oggi sono quelle adottate prevalentemente dai cosiddetti Black Bloc, frange oltranziste di matrice anarchica, attive in tutto l’Occidente e così chiamate per via dell’occultamento del volto e dell’abbigliamento nero indossato durante le azioni condotte, allo scopo di rendere difficoltosa la loro identificazione. Cerchiamo di capire chi sono e quale sia il pensiero alla base delle procedure tecnico-tattiche adottate e sostanzialmente riconducibili alle metodologie della guerriglia urbana:
“Un Black Bloc è un insieme di anarchici e di gruppi di affinità anarchici che si organizzano tra loro per una specifica azione di protesta. Le caratteristiche del BIack Bloc cambiano di azione in azione, ma gli obiettivi principali sono di garantire solidarietà di fronte alla repressione poliziesca e di trasmettere una critica anarchica a ciò per cui si protesta in quel determinato momento. Qualcuno ritiene a torto che ci si possa iscrivere alla ‘organizzazione Black Bloc’. Tra una manifestazione e l’altra non esiste nessuna organizzazione dei Black Bloc. C’è il movimento anarchico, che esiste sempre (e c’è da oltre un secolo). Si possono ritenere i Black Bloc come raggruppamenti solo temporanei di anarchici che rappresentano un singolo spezzone delle marce di protesta. Il Black Bloc è una tattica, simile alla disobbedienza civile. Ci sono varie ragioni per cui alcuni anarchici formano dei Black Bloc alle dimostrazioni. Tra queste ragioni ci sono: 1) la solidarietà – un consistente numero di anarchici fornisce copertura contro la repressione della polizia e mette in pratica la solidarietà della classe operaia; 2) la visibilità – il Black Bloc è come una marcia dell’orgoglio gay; 3) le idee – è un modo per presentare la critica anarchica alla manifestazione; 4) il mutuo soccorso e la libera associazione – fornisce un esempio visibile di come i gruppi di affinità possono unirsi in un gruppo più ampio e coordinare obiettivi comuni; e 5) l’escalation – è un metodo per innalzare il livello di una protesta così che vada oltre il mero riformismo o gli appelli allo stato perché rimedi alle ingiustizie”10
I “…raggruppamenti solo temporanei di anarchici che rappresentano un singolo spezzone delle marce di protesta” indicati nel passo riportato sono nuclei di individui che, usualmente, si collocano al centro dei cortei per restare occultati fino al momento decisivo del passaggio all’azione, cioè alle devastazioni di beni e infrastrutture e allo scontro con le forze dell’ordine. Un’altra scelta operativa è quella di agire di preferenza in città che non sono quelle delle sedi di appartenenza, sempre allo scopo di ridurre le probabilità di essere identificati.
Per restare nel nostro ambito di analisi, a titolo esemplificativo a Torino nel 2019 si è verificato un episodio in cui sono stati sequestrati arsenali costituiti da martelli, bombe carta e maschere antigas, da impiegare per fomentare i disordini11. Venendo a tempi più recenti, le violenze scoppiate il 3 ottobre 2025 durante la manifestazione che ha attraversato il centro cittadino, hanno acceso i riflettori su un fenomeno preoccupante: negli scontri e negli atti di vandalismo tra Porta Susa, piazza Castello e via Po erano coinvolti gruppi di giovanissimi, molti dei quali minorenni e di origine nordafricana. Secondo quanto emerge dalle indagini della Digos si sarebbe trattato in gran parte di ragazzi appartenenti alle cosiddette baby-gang della zona di Barriera di Milano, “arruolati” per l’occasione da militanti dei centri sociali12.
Gli antagonisti, dunque, hanno cominciato a cavalcare l’onda del malessere degli immigrati stranieri di seconda generazione che, frustrati dalla scarsità di prospettive di realizzazione sociale e, spesso, refrattari a qualunque forma di integrazione per ragioni culturali, vanno ad ingrossare le file dei “professionisti del caos” e il pretesto, molte volte, sono le proteste in favore del popolo palestinese13.
Il ruolo di Askatasuna nella pianificazione, nell’organizzazione e nella condotta di tali iniziative è sempre stato di primo piano14. Inoltre, un altro importante bacino di reclutamento di “agitatori” è offerto dal movimento Pro-Pal, nato sulla scorta di nobili ideali e degenerato in modo strumentale, ancora una volta, in chiave antigovernativa. Proprio a Torino è emersa la centralità della figura di Mohamed Shahin, da vent’anni imam della moschea del quartiere di San Salvario, a cui sono state contestate frasi a sostegno dell’attacco del 7 ottobre 2023 durante manifestazioni pro-Palestina e, pertanto, reso soggetto ad un decreto di espulsione per presunta apologia del terrorismo. In seguito a tale provvedimento in città – e non solo – si sono svolte numerose manifestazioni in suo sostegno e, di fatto, nel gennaio 2026, la Corte di Cassazione ha annullato il suo trattenimento nel Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) e lo ha rimesso in libertà. Nonostante il decreto di espulsione firmato dal governo, infatti, i giudici hanno escluso una sua pericolosità attuale, permettendogli di restare in Italia, pur richiedendo un nuovo giudizio sulla questione. È interessante soffermarsi, in particolare, su questo controverso personaggio in quanto si possono fare una serie di considerazioni. Innanzitutto, i movimenti che lo hanno appoggiato appartengono all’area antagonista e, dunque, alla compagine simpatizzante della sinistra estrema, quella della sovversione per conferire il “potere al proletariato”. Dal canto suo, l’imam può machiavellicamente sfruttare tale appoggio per una futura candidatura politica che, qualora lo vedesse eletto, gli consentirebbe di operare per una progettualità in tal caso “eversiva” (trovandosi all’interno del sistema stesso) che indebolisca le fondamenta del governo facendo leva sullo stato di “agitazione” della comunità musulmana, particolarmente numerosa ed attiva nel torinese.
L’episodio più significativo, tuttavia, è quello verificatosi ai danni della sede del quotidiano La Stampa, dove un centinaio di giovani ha fatto irruzione nella sede del giornale imbrattando le pareti e rovesciando documenti e materiale sulle scrivanie:
“Al grido di «Free Palestina» e «Giornalisti complici dell’arresto in Cpr di Mohamed Shahin», ieri pomeriggio un centinaio di manifestanti ha fatto irruzione nella sede di via Lugaro del quotidiano La Stampa, redazione che in quel momento era vuota poiché anche giornalisti e giornaliste avevano aderito allo sciopero. Protagonista dell’irruzione sarebbe stata l’ala più violenta del corteo che stava manifestando durante lo sciopero generale, il quale ha portato in strada oltre duemila persone. … Intorno alle 14 uno spezzone di manifestanti si è staccato dal corteo principale per raggiungere la sede del quotidiano. Letame è stato lanciato contro i cancelli e sui muri sono comparse diverse scritte. Una decina di persone ha poi forzato un ingresso secondario dell’edificio in via Ernesto Lugaro, facendo irruzione all’interno della redazione e gettando all’aria pile di giornali e libri. Il gruppo ha inoltre lasciato la propria “firma” imbrattando i muri con spray: in rosso la scritta «Fuck Stampa» e in verde «Free Shahin», in riferimento all’imam della moschea di San Salvario trattenuto da giorni nel Cpr di Caltanissetta. Poi le minacce a un giornalista di un’agenzia che riprendeva quanto stava accadendo: «Giornalista, ti uccido».”15
Come abbiamo visto, numerose e diverse sono le sponde offerte ai movimenti sovversivi e, innegabilmente, vi sono circostanze in cui questo “spontaneismo ribelle” ha la sua ragion d’essere, in alcuni casi anche in forme violente, come accade nelle rivolte dei giovani iraniani contro il regime degli Ayatollah. Ma quelle che maggiormente hanno trovato un enorme riscontro sono le proteste innescate dalla rivolta in Marocco della Generazione Z (o Gen Z) nel settembre del 2025 e dilagate in paesi in cui l’ingiustizia, lo sfruttamento e le disuguaglianze sociali hanno raggiunto livelli inaccettabili:
“Dal Marocco all’Indonesia e dal Perù al Madagascar. La rivolta della Gen Z, la generazione dei nati tra la fine degli anni Novanta e la prima decade del Duemila, dilaga nei paesi a basso reddito e diffonde rivendicazioni sociali e politiche. Senza leader né partiti, questi ragazzi tra i 15 e i 25 anni si muovono armati di smartphone e di una rabbia dai tratti ricorrenti, creando una geografia della mobilitazione che unisce i continenti. Sono nativi digitali, protestano contro la corruzione, le disparità e l’inettitudine delle classi politiche e rivendicano lavoro, diritti, dignità. Non ci sono vertici, strategie e luoghi di incontro si condividono online su TikTok, Instagram, Discord, Telegram. Stessi simboli, slogan e codici circolano da un paese all’altro, non a caso in latitudini dove l’età media è inferiore ai 30 anni. Dall’Argentina, dopo gli ennesimi femminicidi, le proteste si sono spostate in Nepal e nelle Filippine contro la corruzione della classe politica di governo. E poi ancora in India durante una serie di presidi per l’autonomia della regione del Ladakh, mentre in Perù esplodeva il malcontento contro il governo della presidente Dina Boluarte. In Serbia la Gen Z ha avuto un ruolo centrale nelle proteste del 2024-2025: sono stati gli studenti universitari e delle scuole superiori a dare vita ai blocchi, alle marce (anche chilometriche, chiedendo giustizia, trasparenza e rispetto dello stato di diritto. Un fenomeno che non poteva eludere l’Africa, continente giovane per eccellenza, dove le proteste che hanno scosso il Madagascar e il Marocco sono state sedate nel sangue generando solo altra rabbia.”16
Anche negli ambienti del dissenso in Italia, soprattutto quelli dell’area anarchica queste correnti hanno trovato terreno fertile; svuotate delle loro motivazioni originali sono state asservite alle logiche della sovversione. In realtà come quella italiana, come quella torinese, non c’è ragione che le mobilitazioni di massa e le proteste sfocino nel vandalismo dei professionisti del caos. Non è accettabile che il massimalismo dei giovani degeneri nell’anarchismo, nell’antagonismo e nelle loro deprecabili espressioni di violenza.
La Gen Z in Italia, pur eterogenea, mostra un’area di malcontento e opposizione (antagonista) focalizzata su ingiustizia sociale, corruzione, crisi climatica e precarietà lavorativa, esprimendosi spesso attraverso TikTok e i social media e in proteste contro le istituzioni percepite distanti, manifestando anche disagio psicologico quali ansia, depressione, isolamento e cercando alternative concrete al sistema attuale. Tutto condivisibile, ma il rischio di essere cooptata da movimenti più strutturati è elevato, con tutte le conseguenze che abbiamo visto:
“Queste rivolte non vanno sottovalutate: le condizioni oggettive faranno aumentare la loro frequenza. La sfida per le forze socialiste è quella di articolare le genuine rivendicazioni della Gen Z in un programma politico volto a ridistribuire la ricchezza sociale e aumentare gli investimenti fissi netti per trasformare le relazioni sociali nel loro insieme.”17
Infine, l’ “ordine sociale orizzontale” citato all’inizio di questo articolo si realizza anche attraverso il movimentismo raccolto sotto l’egida della People’ Platform Europe, così definita perché “prefigura una forma di “comunione universale” di ispirazione anarchica, orientata a coalizzare le realtà dei centri sociali e delle “piccole comunità” in una forma strutturata e operativa. È quanto vediamo realizzarsi in concreto nelle manifestazioni di piazza e, sovente, nei disordini che le accompagnano.”18
Peoples’ Platform Europe, pertanto, svolge la funzione di “entità sovraordinata” per il coordinamento di siffatte azioni e la sua presenza nella realtà piemontese e torinese è molto significativa19.
Cosa accadrà il 31 gennaio 2026 a Torino? Speriamo nulla. Ma non è un’ipotesi verosimile, purtroppo.
1Berzano L., Gallini R., Centri Sociali Autogestiti a Torino, Quaderni di Sociologia, 22/2000, pp. 50-79.
2 Aleksandr Herzen (1812-1870) e Michail Bakunin (1814-1876) sono stati due figure centrali del pensiero radicale russo del XIX secolo, entrambi esiliati in Europa. Nonostante le divergenze strategiche – il populismo moderato di Herzen contro l’anarchismo rivoluzionario di Bakunin – mantennero un intenso scambio intellettuale, documentato nella raccolta epistolare “A un vecchio compagno”.
3 Paris. R. L’anarchismo, in Storia delle Rivoluzioni, Fabbri Editori, 1977.
4 L’“ordine sociale orizzontale” è un modello organizzativo basato sull’eguaglianza dei diritti, delle opportunità e sulla parità di dignità tra i cittadini, superando le tradizionali gerarchie verticali. Si fonda su relazioni di reciprocità, partecipazione attiva e valorizzazione della diversità, applicandosi in contesti come la politica, la famiglia e l’istruzione, promuovendo la responsabilità individuale e una democrazia inclusiva.
5 Movimento politico e culturale spontaneo, a vocazione extra-parlamentare esploso in Italia fra Febbraio e Ottobre, come sviluppo e trasformazione dei movimenti giovanili e operai ancora esistenti nel paese dopo il Sessantotto. Se nell’insieme del Movimento c’era una fazione che parteggiava per le Brigate Rosse, la maggioranza era tendenzialmente anarcoide, estranea al movimento operaio.
6 Il MUOS (Mobile User Objective System) è un sistema di comunicazioni satellitari (SATCOM) militari ad alta frequenza (UHF) e a banda stretta (non superiore a 64 kbit/s), gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il sistema è composto da quattro satelliti (più uno di riserva) e quattro stazioni di terra.
7 I “Disobbedienti” sono stati un movimento della sinistra extraparlamentare, attivo dal 2001 al 2004 e fautore della pratica della disobbedienza sociale. Il movimento faceva riferimento aGlobalproject.info, una piattaforma multimediale d’informazione nata nel 2002 sull’onda del Movimento No-Global e del G8 di Genova .
8 Berzano L., Gallini R., op. cit.
9 Palazzo C., Con Aska da tutta Italia. “Ora la sfida al governo”, La Repubblica, 18/01/2026.
10 AA.VV., Io sono un Black Bloc, DeriveApprodi, gennaio 2002.
11https://www.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-ccd35f74-d487-45b0-bfbb-d658abd2cb33.html.
12Scontri a Torino, parla la Polizia – “Sono maranza ‘arruolati’ dai Centri sociali. E ci odiano”, Torino news24, 08/10/2025. https://torinonews24.it/news/scontri-a-torino-parla-la-polizia-sono-maranza-arruolati-dai-centri-sociali-e-ci-odiano/.
13 Zancan N., La rabbia distruttrice e le ferite di Torino: “Arruolati ragazzi stranieri”, La Stampa, 05/10/2025.
14 Di Bendetto L., Il mondo degli anarchici di Torino che vuol mettere le mani sull’Università, Panorama, 24/04/2024.
15 Bucci A.,“Giornalista ti uccido”, poi l’assalto degli antagonisti alla redazione La Stampa: 30 identificati, La Stampa, 29/11/2025.
16Gen Z: cresce la protesta dei giovani nel mondo, Ispi, 08/10/2025. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gen-z-cresce-la-protesta-dei-giovani-nel-mondo-219400.
17Sette Tesi sulle Rivolte della Gen Z nel Sud Globale, Potere al Popolo, 23/10/2025. https://poterealpopolo.org/notizie/dai-territori/estero/gen-z-rivolte/#:~:text=Queste%20sette%20tesi%20cercano%20di,relazioni%20sociali%20nel%20loro%20insieme.
18 Cristadoro N., Le relazioni pericolose. Il gioco ambiguo tra il Kurdistan e l’Occidente, con il terzo incomodo russo, Difesa Online, 30/09/2025. https://www.difesaonline.it/2025/09/30/le-relazioni-pericolose-il-gioco-ambiguo-tra-il-kurdistan-e-loccidente-col-terzo-incomodo-russo/.
19 Ibid.
L’articolo L’Internazionale Anarchica e il Movimento Antagonista due realtà in apparenza sovrapponibili ed erroneamente confondibili. Il caso-studio torinese proviene da Difesa Online.
Il quadro d’insieme dei disordini scoppiati a Torino tra la fine di novembre del 2025 e la fine di gennaio…
L’articolo L’Internazionale Anarchica e il Movimento Antagonista due realtà in apparenza sovrapponibili ed erroneamente confondibili. Il caso-studio torinese proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
