NATO: andare ad Ankara con la schiena dritta e le idee chiare
Siamo ormai alla vigilia di un vertice che avrà un ruolo fondamentale sul futuro dell’Alleanza Atlantica. Da troppo tempo scriviamo che le prospettive non sono rosee per la NATO1, ma quello attuale potrebbe rappresentare uno dei momenti più bassi per l’Alleanza.
Il presidente Trump pare fare di tutto per minare la coesione dell’Alleanza, al fine di ottenere degli effimeri “like” sul suo social Truth da parte dell’elettorato isolazionista MAGA.
Non andrò qui ad esaminare quanto questo atteggiamento miope vada a minare proprio il ruolo di superpotenza degli USA (che al momento, peraltro, non stanno riuscendo a contenere la superpotenza emergente cinese e che, di fatto, sembrano aver accettato una sconfitta strategica anche sul fronte iraniano2).
I rapporti tra Europei e Usa, molto tesi anche durante il primo mandato di Trump, durante il suo secondo mandato sono stati sottoposti a continui strappi e a minacce da parte USA cui, purtroppo, gli europei finora hanno risposto piegandosi ai diktat di Washington e chinando umilmente la testa.
Nessuno qui vuol mettere in dubbio il fatto che il potere deterrente della NATO si basi, dal punto di vista squisitamente militare, sulla potenza militare sia nucleare sia convenzionale degli USA.
Peraltro, la credibilità di una Alleanza si fonda più sulla sua coesione politica e di ideali che non sulla sola potenza delle armi. Le armi, le spese per la difesa, la capacità nucleare, certo sono importanti. Però, la coesione politica e la condivisione degli obiettivi possono avere una valenza che non può e non deve essere trascurata.
La coesione si ha in una Alleanza tra pari, ovvero dove tutti gli alleati, pur nella considerazione di ciò che possono contribuire, vengono trattati con rispetto. Poi è chiaro che in sede decisionale il parere degli Usa conterà di più di quello di singole nazioni europee.
Questa coesione non può superare indenne le continue offese da parte di Trump ai partner europei. Ricordiamo il penoso vertice dello scorso anno dell’Aja3, quando i paesi europei per ossequiare il POTUS4 sottoscrissero impegni di incremento del budget della difesa che difficilmente saranno in grado di onorare5 (incremento delle spese che per Trump non significa rinforzare gli apparati difensivi nazionali, di cui poco gli importa, ma solo “to buy american”). Né possiamo tralasciare gli accordi con la Russia assunti in splendido isolamento ad Anchorage6 , anche in relazione alla guerra in Ucraina , che vede comunque coinvolta la NATO e i singoli paesi europei in ruolo di supporto, senza alcun coinvolgimento né degli Alleati né dell’Ucraina (d’altronde, durante il suo primo mandato Trump negoziò a Doha direttamente con i talebani il ritiro della NATO dall’Afghanistan, senza coinvolgere gli Alleati che da anni erano in quel teatro insieme agli statunitensi).
Sono seguiti, più recentemente, le discutibili esternazioni offensive nei confronti dei leader europei in relazione al mancato supporto alle operazioni USA contro l’Iran.
In questo contesto, decisamente burrascoso, e con gli animi sicuramente infuocati si va ad Ankara ad un Vertice tra capi di Stato e di Governo della NATO che non si prospetta semplice.
Da parte sua, Trump arriva con una lunga serie di mancati successi in politica estera e una situazione domestica non brillante che vuol fare dimenticare dimostrando (come ha detto arrivando al G7) che è sempre lui il boss. Forse, per Trump, dimostrare di poter trattare da sudditi obbedienti i leader europei è ancora più importante di cosa in pratica riuscirà ad ottenere da loro.
L’attacco di Trump contro gli alleati europei sui svilupperà, a parere di chi scrive, essenzialmente lungo tre direttrici:
- attacco frontale agli alleati europei colpevoli, a suo dire, di “scroccare” la propria sicurezza al contribuente USA e di avergli voltato le spalle in relazione ad un non ben definito supporto chiesto ma non ottenuto per la sua “vittoriosa” operazione contro l’Iran;
- “premiare” la Turchia di Erdogan (riammettendola tra i paesi con possibilità di acquisire gli F35) sia per assicurarsene il sostegno nel teatro mediorientale (sostegno che difficilmente Erdogan gli fornirà) sia in funzione anti-europea;
- continuando a scaricare l’onere economico del sostegno all’Ucraina sugli europei.
Ci si augurerebbe che almeno i paesi europei politicamente, economicamente e militarmente più rilevanti abbiano concordato una strategia comune per contrastare prevedibili attacchi trumpiani e che non si inginocchino, anche questa volta, ai desiderata del POTUS. Chi scrive se lo augura di cuore, ma è quasi certo di venir deluso.

Occorrerebbe, da parte europea, rimarcare che:
- la credibilità dell’Alleanza sta nella sua coesione e nella certezza del vincolo di mutua assistenza in caso di aggressione (che non era il caso dell’Iran) sancito dall’articolo 5 del Trattato di Washington7. Credibilità che Trump, con le sue esternazioni ad usum delphini, ha ripetutamente e gravemente compromesso (forse in maniera irreversibile);
- La NATO si fonda su un’alleanza tra Stati sovrani per la salvaguardia di interessi comuni e che i paesi membri, pur con capacità diverse, hanno medesima dignità. Insomma, la NATO non è mai stata come il Patto di Varsavia e non è il caso che lo diventi ora;
- Il potenziamento degli strumenti militari dei paesi europei è una esigenza reale che deve essere affrontata urgentemente, ma il parametro devono essere le capacità che i singoli paesi sono in grado di fornire (compreso il numero di militari impiegabili in operazioni senza caveat stringenti8) non solo le percentuali di PIL dedicate al settore. Tra l’altro, le spese che gli USA sostengono per i loro numerosissimi impegni globali (in Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Africa, Medio Oriente) risultano come percentuali di PIL dedicate alla difesa, ma non sono tutte di interesse della NATO.
- Basi e contingenti USA in Europa consentono il rapido intervento statunitense in Medio Oriente e Nord Africa. Ben venga un loro ridimensionamento (vista anche l’interpretazione molto elastica che Trump sembra attribuire al già citato articolo 5 del Trattato di Washington) ma in tal caso sarebbe necessario, visti i rapporti mutati tra alleati, rinegoziarne in toto lo status (anche degli ordigni nucleari USA pre-posizionati in due aeroporti italiani).
Sarebbe bello che tali aspetti (e molti altri che possono evidenziare il beneficio reciproco della collaborazione transatlantica) venissero posti sul tavolo con determinazione. Chi scrive dubita che sarà così.
Un’ultima considerazione in merito al più volte ripetuto argomento dell’esigenza di rinforzare un fantomatico “pilastro europeo” della NATO. Il “pilastro europeo” della NATO non esiste e non potrà mai esistere. Per avere potere decisionale comparabile agli USA tale pilastro dovrebbe parlare con una voce unica e rappresentare posizioni condivise nel suo ambito.
Dal nostro lato dell’Atlantico la NATO conta ben 29 membri9, paesi con visioni politiche diverse e diverse concezioni delle minacce (per alcuni sono prioritarie quelle da Est per altri quelle artiche, per altri ancora quelle da Sud). Tra questi paesi vi è la Turchia (che persegue il suo disegno neo-ottomano in Medio Oriente e in Africa, spesso in contrapposizione con gli interessi dei paesi europei) e vi sono ex potenze coloniali (Francia e Gran Bretagna) tuttora gelose del loro ruolo. Di questi paesi NATO solo 23 sono anche membri dalla UE (che, peraltro, ha al proprio interno 4 nazioni che non sono membri NATO e che verosimilmente non vogliono10 o non possono11 diventarlo).
Come già evidenziato in precedenti articoli12, gli USA non lasceranno la NATO né avrebbero interesse a farlo. Peraltro, la NATO potrà sopravvivere, per inerzia, ma rischia seriamente di diventare solo un apparato burocratico
Gli europei, se vogliono veramente affrontare insieme e non ciascuno per conto proprio, i problemi della loro sicurezza devono rapidamente dotarsi degli strumenti militari per garantire, in autonomia dagli USA, sia la difesa a Est (dal Mar Glaciale Artico al Mar Nero) che la sicurezza Sud verso il Mediterraneo, il Medio Oriente e il Nord Africa.
In tale contesto, sarebbe urgente guardare a soluzioni a lungo termine, con una struttura decisionale sia politica che militare. Al momento ciò potrebbe essere realizzabile solo in ambito UE e non sulla base improvvisate e poco associazioni a geometria variabile di paesi ad hoc (come quella ipotizzata a guida franco-britannica).
Però, bisogna a dotare l’UE di una struttura di comando militare permanente analoga a quella della NATO, che possa essere impiegata in autonomia per operazioni UE e che, in caso di interventi NATO (ove la NATO riuscisse a sopravvivere in maniera credibile) sia integrabile in quella NATO.
Ciò non richiede un fantomatico e poco realistico “esercito europeo”, bensì solo una chiara visione UE delle sue esigenze di difesa e sicurezza e l’adozione di procedure finanziarie che garantiscano un’equa ripartizione degli oneri finanziari tra i paesi membri e, possibilmente, l’acquisizione di una comune pur minima capacità di deterrenza nucleare. Deterrenza di cui l’UE, in quanto tale, non dispone.
Forse i continui schiaffi di Trump avranno il merito di convincerci che il matrimonio USA-Europa è definitivamente fallito, che a noi non resterà né la casa coniugale (la struttura NATO) né l’assegno di mantenimento e che, pertanto, dobbiamo incominciare ad rispondere per le rime a Trump, ma anche a rimboccarci le maniche e a mettere mano (seriamente questa volta ) al portafoglio.
1 Al riguardo si rimanda a NATO: accanimento terapeutico o rinascita? – Difesa Online
2 Al riguardo si rimanda a L’accordo con l’Iran: successo o disfatta? – Difesa Online
3 Al riguardo si rimanda a Il feudatario Donaldo, il mezzadro fiammingo, i contadini e le gabelle – Difesa Online
4 President Of The United States
5 Ovvero raggiungere entro il 2035 l’impegno del 5% del PIL per la difesa
6 Al riguardo si rimanda a Dopo l’Alaska: non sappiamo chi abbia vinto ma sappiamo chi ha perso – Difesa Online
7 Articolo 5 del Trattato di Washington 1949 Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dal art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali.
8 Si pensi ai vincoli posti in Afghanistan al pur numeroso contingente tedesco, che ne inficiava gravemente le possibilità di impiego operativo.
9 Non considero USA, Canada e Islanda (peraltro totalmente dipendente dagli USA per la propria difesa)
10 Austria e Irlanda
11 Cipro per via del veto turco.
12 Al riguardo si rimanda a Trump lascerà la NATO? Può distruggerla restando dentro – Difesa Online
L’articolo NATO: andare ad Ankara con la schiena dritta e le idee chiare proviene da Difesa Online.
Siamo ormai alla vigilia di un vertice che avrà un ruolo fondamentale sul futuro dell’Alleanza Atlantica. Da troppo tempo scriviamo…
L’articolo NATO: andare ad Ankara con la schiena dritta e le idee chiare proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
