Obici FH 70 e 105/14: meccanica quasi immortale. “Nonno a chi?”
Il lettore mediamente preparato, già leggendo il titolo di questo mio contributo, commenterà tra sé: “e allora, di che parliamo, di pezzi da museo…?” Andando avanti nella lettura magari prenderà atto che, al netto di una indubbia parte di verità, le cose non stanno esattamente così.
Non mi si fraintenda, non si può certo negare l’evidenza; in uno stato di conflitto permanente dove il confine tra guerra e pace è diventato fluido, i drammi a due passi da casa nostra ci raccontano di attacchi cyber, deepfake, intelligenza artificiale, tech-war con droni e loitering munitions; le tre “arene” (forze terrestri, aeree e navali) sono affiancate da satelliti, immerse nell’intelligence e permeate dallo spettro elettromagnetico; e in ultimo, ma non per importanza, le continue pressioni e sanzioni economiche.
Ebbene, dentro a cotanta tecnologia alcuni attempati signori d’acciaio, lontani dai clamori, continuano a fare il loro mestiere con dignità. Quanto si leggerà può essere considerato il sequel di un articolo dai temi analoghi apparso su Difesa Online nel 2019.i Sono passati tanti anni, il taglio attuale contiene punti in comune ma si noterà, mi auguro, lo sforzo nel fornire elementi di novità e ricerca alcuni dei quali non disponibili al tempo.
Come è mia abitudine, anche questo lavoro è ricco di note in chiusura; il lettore potrà così decidere se ritenersi soddisfatto dei soli contenuti del testo o se approfondire maggiormente.
Tanto doverosamente premesso, può iniziare il viaggio.

I dati ufficiali sono coperti dal riserbo, ma da fonti aperteii si apprende che i due pezzi di artiglieria al centro della trattazione, l’obice da 155/39 FH 70 e l’obice da 105/14 mod. 56iii, sono stati forniti all’Ucraina complessivamente in poche decine di unità e non solo dall’Italia; troppo scontato, si dirà; in guerra tutto è utile, ancora di più se certi materiali pur datati sembrano offrire adeguate garanzie di affidabilità e questa non è certo una novità iv. La mia analisi però non si soffermerà sull’utilizzo in combattimento, dal momento che non dispongo di elementi concreti e davvero utili a comprendere il reale contributo di questi obici nelle varie fasi del conflitto russo- ucraino, nel più ampio contesto d’impiego delle numerose e diversificate sorgenti erogatrici del fuoco alle varie distanze. Mi limito ad evidenziare che, secondo alcune testate, l’FH 70 sembrerebbe aver fornito risultati soddisfacentiv, mentre per il 105/14 le fonti disponibili non forniscono dati significativi (ma va anche detto che la sua presenza operativa non è paragonabile a quella dell’FH 70). Ad ogni buon conto, questa è materia per addetti ai lavori.

Restiamo a casa nostra. L’Esercito Italiano ha in dotazione da quasi mezzo secolo l’obice FH 70 e da alcuni anni ha reintrodotto in servizio l’obice da 105/14 mod. 56, seppur in un numero limitato di unità, dopo averlo dismesso nel 2003; come sarà dettagliato più avanti, per entrambi i materiali sono stati disposti dei pacchetti di aggiornamento.
Con la parte che seguirà si descriveranno le caratteristiche e le peculiarità dei due obici e, nel contempo, si proverà a ragionare sugli aspetti che li rendono ancora tatticamente apprezzabili.
L’obice da 155/39 FH 70
Alla metà degli anni ’60 la Germania Ovest e il Regno Unito iniziarono a pensare ad un nuovo obice di concezione avanzata. Nel 1968 fu formalizzato il progetto FH 70vi a cui, due anni più tardi, si aggiunse l’Italia che fu incaricata di produrre diverse parti, sia relative al materiale che al munizionamentovii. A partire dal 1979 e fino ai primi anni ’90 è stato distribuito ai gruppi di artiglieria a traino meccanico, in sostituzione dei vecchi materiali statunitensi.
Si tratta di un obice dalle caratteristiche balistiche ancora oggi davvero pregevoli e mi sento di confermare per esperienza direttaviii; tuttavia, ciò che ha reso questo pezzo di artiglieria davvero innovativo, unico per l’epoca nel panorama dei materiali a traino, è la presenza di un APU (Auxiliary Power Unit) ossia un motore che consente brevi spostamenti in autonomia senza dover necessariamente riagganciare l’obice al trattore.

A partire dal 2019 (anno di emanazione dei primi documenti tecnici) sono stati avviati una serie di provvedimenti MLU (Mid Life Upgrade, aggiornamento di mezza vita)ix: un nuovo APUx, un kit revisione freni e l’installazione del LINAPS (Laser Inertial Navigation Artillery Pointing System). Evitando di dilungarsi sui dettagli, per gli scopi di questo articolo il lettore può accontentarsi di sapere che il LINAPS è un avanzato sistema di navigazione, che contrae drasticamente i tempi necessari alla determinazione topografica della posizione ed alle operazioni per il puntamentoxi.
Mettendo a sistema le caratteristiche possedute già all’origine con gli upgrades sopra menzionati, possono essere formulate le seguenti considerazioni; l’l’FH 70:
- è un towed howitzer (obice a traino meccanico), che rispetto al self propelled howitzer (obice semovente) ha il vantaggio di avere la parte veicolo/trasporto (trattore) separata da quella erogatrice del fuoco. Se il trattore è inefficiente, il pezzo può essere trasportato e schierato comunque, utilizzando un altro mezzo. Questo non è possibile con gli obici semoventi, dove le due componenti non sono separabilixii;
- può effettuare autonomamente piccoli spostamenti (dell’ordine di qualche km). Ciò consente rapidi e frequenti cambi di schieramento, con i trattori che possono anticipare tali fasi e far trovare il munizionamento già sulle nuove posizioni;
- dispone del LINAPS che velocizza significativamente le operazioni di impiego al fuoco;
- può utilizzare il munizionamento avanzato “Vulcano”, che rispetto a quello tradizionale offre prestazioni nettamente più elevate in termini di gittata e precisionexiii.

Alla luce degli elementi sopra delineati è possibile affermare che l’FH 70 possieda ancora una adeguata vita operativa, ma sulla vita tecnica occorre soffermarsi qualche istantexiv. Il pezzo ha i suoi anni e le bocche da fuoco, in particolare le canne, nel tempo si sono logorate (anche se una canna di FH 70 ha una vita di diverse migliaia di colpi). Sulla base delle informazioni disponibili, gli obici FH 70 da ammodernare dovrebbero essere 90 per la parte APU e 54 per il kit LINAPSxv. Ciò che segue è solo un puro ragionamento non sostenuto (lo sottolineo) da alcuna documentazione probante: allo scopo di contenere i costi già molto elevati del programma nel suo complesso, è ipotizzabile che i LINAPS non siano stati previsti per i pezzi particolarmente “stanchi”.
L’obice da 105/14 mod. 56
Questo materiale di artiglieria è un vero e proprio capolavoro di ingegneria meccanica militare nostrana. Frutto della mente illuminata del ten. col. Salvatore Fuscaldi, ufficiale del Servizio Tecnico di Artiglieria, tra gli anni ’60 e ’80 è stato adottato da decine di paesi tra cui naturalmente l’Italia e, per citare i più significativi, Regno Unito, Germania, e Spagna.

Deve la sua meritata popolarità al fatto che è un pezzo rustico, trainabile, someggiabile, aviotrasportabile, aviolanciabile e scomponibile in più carichi. Per tali ragioni ha equipaggiato per più di quarant’anni le nostre unità di artiglieria da montagna e paracadutisti.
Dismesso nel 2003 (con gli ultimi pezzi definitamente ritirati nel 2005) a seguito dell’adozione del mortaio rigato francese da 120 mm Thomson RT-F1 (Rayè Tractè: rigato trainato), circa tredici anni dopo si è pensato di recuperarlo; nel 2019 l’obice da 105/14 ha concluso la validazione ed è stato reintrodotto in servizioxvi.

Anche questo materiale ha subìto alcuni processi di ammodernamento, in realtà delle modifiche vere e proprie di seguito sintetizzate:
- fornitura di un nuovo cannocchiale panoramico;
- revisione del cannocchiale a puntamento diretto e del corpo d’alzo;
- sostituzione degli pneumatici con modelli idonei al Codice della Strada;
- bonifica dei ceppi dei freni;
- idoneità al traino con mezzi tattici VTLM, VM90T e BV206.
Come si può intuire, dal momento in cui il 105/14 è rientrato a pieno titolo seppur in un numero limitato di pezzi (distribuiti a tre reggimenti di artiglieria terrestre in aggiunta al sistema d’arma principale ed al Comando Artiglieria), non sono mancati, tra convinti e perplessi, i paragoni con il mortaio rigato da 120 mm (evitando accuratamente gli adulatori e i detrattori, dove questi tipi di approccio estremo sono spesso fuorvianti).

Per capire meglio occorre fare qualche considerazione tecnica. Dai manuali e dai siti specializzati si apprende che il mortaio RT-F1 ha una gittata massima di circa 12.900 m contro i 10.200 m del 105/14, ottenibile però con il proietto a propulsione addizionale PRPA (Proiectile Rayè a Propulsion Additionelle). Con il proietto PR14 (HE tradizionale), la gittata del mortaio è di circa 8.100 m ossia due km in meno rispetto al 105/14 però il proietto PR14 contiene il doppio di esplosivo del proietto HE M1 del 105/14 (rispettivamente circa 4 kg e circa 2 kg)xvii. Il maggior quantitativo di esplosivo del proietto PR14 lo fa ritenere più prestazionale, invece nel confronto proietto PRPA/proietto M1 occorre qualche cautela.xviii
L’obice da 105/14 possiede un settore in elevazione molto più ampio di quello del mortaio. L’angolo massimo è simile: quello del mortaio è maggiore di 2,5°, ma il 105/14 parte da 0°xix mentre il mortaio da +39°. Quest’ultimo aspetto pone in evidenza la maggiore flessibilità d’impiego dell’obice, caratteristica peraltro esaltata dal fatto che può effettuare il tiro controcarri con un apposito proietto a carica cava (HEAT M67), pur con le sue limitazionixx.

Qui non si tratta di “fare il tifo” per l’uno o per l’altro; in fin dei conti sono due materiali diversi nati in epoche diverse e per esigenze diverse, con alcuni punti in comune. Si è visto che l’obice da 105 resta ancora valido per molte ragioni, ma è molto datato; il mortaio (che è a tutti gli effetti un’artiglieria per calibro, gittata e stabilizzazione del proietto in volo) è meno flessibile dell’obice ma è un materiale moderno, con prestazioni in linea con i suoi requisiti d’impiego, che possiede una vita tecnica ed operativa decisamente superiore.
Conclusioni
Con questo mio contributo si è provato a riflettere sulla reale efficacia tattica di due materiali di artiglieria storici, in tutti i sensi, dribblando i ragionamenti “di pancia” o sconvenienti estremismi.
Occorre tuttavia diversificare le conclusioni: l’obice FH 70 ha un calibro standard NATO (155 mm), è stato oggetto di aggiornamenti di avanzato contenuto tecnologico che ne esaltano la rapidità di impiego al fuoco, può cambiare posizione con discreta celerità, peraltro migliorata, aumentando in tal modo le possibilità di sopravvivenza della squadra di servizio al pezzo e – tutt’altro che un dettaglio – può impiegare il munizionamento “Vulcano”. L’obice da 105/14 mod.56 va visto più come un’opzione d’impiego, un gap filler raggiunto con un impegno economico accettabile che integra (ma non sostituisce) le capacità dei reggimenti di artiglieria che lo hanno in dotazione aggiuntiva.

Per entrambi gli obici una cosa è certa: non potranno essere trattenuti in servizio ancora per molto. Il 105/14 va per le settanta primavere, seppur con recenti ed importanti modifiche e con un “letargo” di una quindicina d’anni. L’FH 70 va per i cinquanta senza soluzione di continuità, la combinazione tra le sue caratteristiche intrinseche e quelle aggiuntive ne fanno un materiale ancora oggettivamente in linea con le esigenze operative. Per ora. Arriverà il momento in cui bisognerà fare i conti con le bocche da fuoco dalla vita residua oramai ridotta e l’ipotesi di sostituirle appare francamente poco realizzabilexxi.
Le spese per la Difesa sono un argomento che tiene banco sui media quasi ogni giorno; i programmi in tal senso per intuibili motivi sono in continuo aggiornamento e, come è logico e giusto, devono tenere conto delle priorità. Per cui, con un pragmatico “comprare il futuro dove serve, aggiornare il passato dove funziona”, riguardo i nostri due obici va bene così.
Da vecchio istruttore mi permetto di aggiungere tuttavia un aspetto centrale: questi due materiali consentono l’addestramento della squadra di servizio ancora con una significativa componente manuale. Mi riferisco in particolare alle operazioni di orientamento del pezzo alla direzione mediaxxii e di impostazione dei dati di tiro (angoli di direzione e tiro). Questo è il modo giusto, direi l’unico, per apprendere con piena consapevolezza il tiro di artiglieria.
BIBLIGRAFIA E SITOGRAFIA
- COLLECTIVE AWARENESS TO UXO su cat-uxo.com.
- DEPARTMENT OF THE ARMY (1967), TM 9-1 300-203 Artillery Ammunition.
- ISPETTORATO DELL’ARMA DI ARTIGLIERIA (1964), pub. n. 5419 Obice da 105/14 mod.56 – materiale e munizioni.
- JANE’S (1981), Armour and Artillery 1981-82.
- https://www.army-guide.com/eng/product1176.html
- https://www.difesa.it/assets/allegati/5242/20230710_0000123_dac_fh70_linaps_light.2024.03.15.17.27.22.168.pdf.
- https://www.difesa.it/assets/allegati/52163/20240426_0000077_dac_amm_mezza_vita_obice_mecc_fh70_mlu_apu2024.2024.05.13.11.07.17.094.pdf.
- Altri siti web citati direttamente nelle didascalie delle immagini.
i “La situazione delle Forze Armate italiane: l’artiglieria trainata” del 25 giugno 2019.
ii Ad esempio: Difesa Online del 26 maggio 2022; Analisi Difesa del 31 maggio 2022 e del 19 maggio 2024; Ares Difesa del 21 gennaio 2023.
iii Per i meno esperti, i due numeri separati dallo slash esprimono il calibro in millimetri (il primo) e la lunghezza della canna in calibri (il secondo).
iv L’elenco è lungo, quanto segue è solo a titolo di esempio: in Ucraina sono comparsi carri T72, pezzi di artiglieria cal. 122 e 152 mm sovietici, lanciarazzi BM 21 e BM 27; a Gaza i veicoli M113 (più spesso impiegati come mezzi logistici o a guida remota riempiti di esplosivo).
v Defence Blog del 26 maggio 2022, Defence Express del 20 ottobre 2023. In quest’ultima rivista, emerge che gli artiglieri ucraini hanno mostrato di apprezzare molto l’FH70, ritenendolo superiore per precisione al pezzo sovietico D-20.
vi Acronimo di Field Howitzer o Feld Haubitze, rispettivamente in inglese e tedesco, col significato di “obice da campagna”.
vii All’Italia fu affidata la produzione della culla, del sistema di rinculo, del corpo d’alzo, del congegno di elevazione, dei proietti HE, del munizionamento fumogeno e illuminante e delle cariche di lancio n.2 e n.3. (Army Guide su https://www.army-guide.com/eng/product1176.html; JANE’S (1981), Armour and Artillery 1981-82, p. 499).
viii Senza addentrarsi in noiosi tecnicismi occorre chiarire, ancorché sinteticamente, perché l’FH 70 è un pezzo “preciso”: se si sparano un certo numero di colpi in successione (quindi con le condizioni meteorologiche pressoché immutate), con la stessa bocca da fuoco, la stessa granata (stessa massa), la medesima carica di lancio ed angolo di tiro, le granate non cadranno tutte sullo stesso punto ma si distribuiranno sul terreno in una certa area; questo è il fenomeno della dispersione del tiro. Nel caso dell’obice in questione, questa area risulta spesso ristretta; se poi le condizioni meteorologiche all’atto del tiro sono molto vicine a quelle tabulari (cioè delle tavole di tiro da cui si ricavano i dati per l’erogazione del fuoco), è altamente probabile che il gruppo di colpi cada in prossimità delle coordinate dell’obiettivo senza ricorrere a sofisticate procedure di calcolo per raggiungere questo risultato. In combattimento, dove la tempestività di intervento è un fattore decisivo, questo aspetto è tutt’altro che trascurabile.
ix Secondo gli standard e i requirements previsti dalla direttiva NATO Bi-SC Capability Codes and Capability Statements (ed. 2020) per le unità richieste alla Nazione nell’ambito dei NATO Capability Target 2021 ed in particolare per l’esigenza JRRFs (Joint Rapid Response Forces).
x Il vecchio APU ha un motore a benzina da 1795 cm3, il nuovo ha un motore da 1489 cm3 alimentato a gasolio e/o combustibile unico F 34/35.
xi Il web offre adeguati approfondimenti sull’argomento.
xii Onde evitare incomprensioni: non si tratta di paragonare gli obici a traino a quelli semoventi, dal momento che questi ultimi offrono indiscutibili vantaggi come ad esempio la capacità di movimento off road e la maggiore celerità nell’esecuzione di missioni di fuoco (schieramento, intervento, abbandono della posizione). Si è voluto semplicemente sottolineare l’importanza di potersi dotare di obici al traino.
xiii Le munizioni “Vulcano” sono del tipo sottocalibrato per cal. 127 (impiego navale) e 155 mm (impiego terrestre). Entrambi i calibri sono realizzati in due versioni: BER (Ballistic Extended Range, a media gittata non guidate); GLR (Guided Long Range, a lunga gittata guidate). Il GLR consente all’FH 70 una gittata superiore ai 50 km.
xiv La vita operativa è il periodo di tempo espresso in anni, alla cui scadenza il materiale deve ritenersi operativamente (non tecnicamente)superato. La vita tecnica è un concetto indipendente dalla vita operativa ed è valido per qualsiasi tipo di materiale in servizio presso l’E.I.; a seconda dei criteri adoperati (anni, numero di colpi sparati, consumi, ore di funzionamento), il materiale ha la potenziale capacità di fornire, in condizioni di affidabilità, le prestazioni stabilite in sede produttiva. Un esempio chiarificatore: un sistema d’arma datato può essere tecnicamente ancora affidabile perché è stato usato poco (motore con pochi km, bocca da fuoco che ha sparato pochi colpi, ecc.), ma operativamente non più idoneo poiché non ha i requisiti d’impiego nei moderni conflitti (corazzatura superata, mobilità ridotta, potenza di fuoco inadeguata, ecc.).
xv Nelle DAC (Determina/Decisione a Contrarre) del 2023 e 2024 della Direzione Armamenti Terrestri, riguardanti rispettivamente il LINAPS e l’APU, viene precisato che (sintesi) “l’approvvigionamento si inquadra, ai sensi dell’art. 18 co. 4 lett. a) del D.Lgs 208/2011, nell’ambito del completamento delle capacità di supporto di fuoco indiretto a traino meccanico di:-
- 54 sistemi d’arma da 155/39 FH70 ammodernati (di cui 15 già finanziati (…..).
- 90 sistemi d’arma da 155/39 FH70 (…).
I documenti sono liberamente scaricabili dal web su:
xvi Anticipandone la reintroduzione in servizio, già nel 2017 la pubblicazione tecnica PTE-4.03.01 Sistemi d’arma ed equipaggiamenti dell’artiglieria terrestre lo reinseriva tra i materiali trattati.
xvii Questo vantaggio non è ottenuto col proietto PRPA dal momento che esso deve contenere anche il dispositivo per la propulsione addizionale.
xviii I quantitativi di esplosivo differiscono di qualche centinaio di grammi a favore del proietto PRPA e l’involucro di quest’ultimo è più sottile di quello del proietto M1 poiché le pressioni e le temperature che si sviluppano all’interno della bocca da fuoco del mortaio sono inferiori a quelle del 105/14. Ciò in quanto nel mortaio la stabilizzazione giroscopica si ottiene con una corona rigata presente sul proietto, che permette lo scivolamento all’interno della bocca da fuoco. Nell’obice da 105/14 la corona di forzamento del proietto va invece ad intagliarsi nella rigatura della canna e quindi il lavoro da produrre comporta pressioni/temperature più elevate (quindi le pareti del proietto M1 sono più spesse). Non disponendo di dati reali di raffronto il ragionamento resta teorico, ma questi elementi portano a ritenere che la produzione delle schegge sia differente, per numero, dimensioni, velocità di proiezione e distribuzione percentuale dal punto di scoppio verso l’esterno. Le schegge del proietto M1 saranno meno numerose ma con massa maggiore, quelle del proietto PRPA più numerose ma di massa minore.
xix In posizione di tiro controcarri parte da -89°°.
xx Le prestazioni controcarri del 105/14 vanno intese come valore aggiunto e non sono ovviamente paragonabili a quelle dei sistemi d’arma appositamente progettati per tale funzione. A titolo di esempio, gli MBT utilizzano proietti a carica cava che raggiungono velocità di circa 1.500 m/s, mentre il proietto HE M67 del 105/14 ha una velocità iniziale modesta, pari a poco più di 350 m/s. Tale dato si trova peraltro in regime transonico, ossia con la massima resistenza dell’aria all’avanzamento e quindi con possibile instabilità in volo, che porta ad utilizzare il tiro controcarri con distanze pratiche d’impiego non superiori ai 1.200 m.
xxi Il ragionamento è nel puro campo delle supposizioni frutto dell’autore e né si è a conoscenza se quanto di seguito esposto sia stato o meno preso in considerazione dagli organi competenti con le conseguenti valutazioni di merito. Una ipotesi, già molto complessa per varie ragioni, relativa alla riattivazione delle linee di produzione delle bocche da fuoco appare insostenibile per i costi sproporzionati rispetto all’obiettivo da conseguire. Un’altra ipotesi potrebbe riguardare il recupero delle bocche da fuoco da stock di materiali di altri paesi, come il Regno Unito o la Germania che hanno già dismesso l’FH70, a costi accettabili, sempre ammesso che esistano bocche da fuoco ancora “giovani”.
xxii Linea che congiunge idealmente il centro degli schieramenti con il centro dell’area di gravitazione del fuoco.
L’articolo Obici FH 70 e 105/14: meccanica quasi immortale. “Nonno a chi?” proviene da Difesa Online.
Il lettore mediamente preparato, già leggendo il titolo di questo mio contributo, commenterà tra sé: “e allora, di che parliamo,…
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