Primo attacco USA con droni navali: tre Corsair colpiscono un sottomarino iraniano
Per la prima volta gli Stati Uniti hanno impiegato in combattimento droni navali di superficie, non per sorvegliare, pattugliare o recuperare personale disperso in mare, ma come vere e proprie armi d’attacco.
Secondo quanto comunicato il 13 luglio dall’U.S. Central Command, tre unità unmanned Corsair hanno colpito il porto della base navale iraniana di Bandar Abbas, centrando un sottomarino e un impianto destinato alla manutenzione delle navi. L’attacco sarebbe avvenuto domenica 12 luglio e il filmato diffuso dal comando americano mostrerebbe i mezzi avvicinarsi alla struttura, seguiti dalle immagini aeree dell’esplosione.
La formulazione utilizzata da CENTCOM deve tuttavia essere letta con attenzione: il comando afferma che gli obiettivi sono stati “colpiti con successo”, ma non dichiara che il sottomarino sia stato distrutto o affondato. Non sono stati comunicati neppure la classe dell’unità, l’entità dei danni, l’eventuale presenza dell’equipaggio o le conseguenze per il personale della base.
Tre mezzi sacrificabili contro un obiettivo navale
CENTCOM ha definito i Corsair impiegati nell’azione «one-way attack surface drones», droni di superficie destinati a una missione senza ritorno. Questo lascia intendere che le imbarcazioni siano state trasformate in munizioni circuitanti navali, portando direttamente la carica esplosiva fino al bersaglio.
Non è stato chiarito se la testata fosse collocata nello scafo, installata come payload modulare oppure associata a un diverso sistema d’arma. Allo stesso modo, non è noto se i mezzi siano stati guidati a distanza durante l’intera navigazione, abbiano seguito autonomamente una rotta prestabilita o abbiano utilizzato una combinazione delle due modalità.
L’impiego simultaneo di tre piattaforme potrebbe aver consentito di avvicinare il bersaglio lungo assi differenti, saturare le capacità di sorveglianza e aumentare la probabilità che almeno uno dei mezzi superasse le difese portuali. È una possibile ricostruzione, non ancora confermata dal Pentagono.
Il dato rilevante è che l’attacco non è avvenuto contro un’imbarcazione isolata in mare aperto, ma nel porto della principale base navale iraniana sullo Stretto di Hormuz. Se il sottomarino si trovava effettivamente in un’area di manutenzione, la sua vulnerabilità sarebbe stata maggiore; al tempo stesso, il danneggiamento della struttura potrebbe avere conseguenze più durature della perdita di una singola unità, rallentando riparazioni, controlli e rimessa in efficienza di altre navi.
Il Corsair: oltre mille miglia di autonomia
Il Corsair è un Autonomous Surface Vessel sviluppato dalla statunitense Saronic Technologies. È lungo 24 piedi, circa 7,3 metri, può trasportare un carico di 1.000 libbre — poco più di 450 chilogrammi —, superare i 35 nodi e percorrere oltre 1.000 miglia nautiche (1.852 km).
La piattaforma è stata concepita attorno a un’architettura modulare, capace di ricevere sensori e payload differenti. Saronic descrive i propri mezzi come networked e attritable: connessi tra loro e con le unità con equipaggio, ma anche producibili in quantità e impiegabili in missioni ad alto rischio nelle quali la perdita dello scafo sia considerata accettabile.

Questa impostazione modifica il rapporto tradizionale tra costo, rischio ed effetto. Per attaccare un porto protetto non è più indispensabile esporre una nave da guerra, un equipaggio o un velivolo pilotato. È possibile inviare piccoli scafi autonomi, disperderli su un’area ampia e perdere una parte del gruppo purché gli altri raggiungano il bersaglio.
Soltanto un mese fa un Corsair era stato utilizzato nelle acque dell’Oman per contribuire al recupero dei due aviatori di un AH-64 Apache abbattuto. La stessa piattaforma è quindi passata, in poche settimane, da una missione di salvataggio al primo impiego offensivo rivendicato dagli Stati Uniti.
Una nuova fase della campagna sullo Stretto
L’operazione si inserisce nella nuova serie di attacchi statunitensi contro le capacità navali, missilistiche e di sorveglianza costiera iraniane, avviata dopo ulteriori aggressioni contro il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. Nei giorni precedenti CENTCOM aveva dichiarato di aver colpito più di 80 obiettivi e oltre 60 piccole imbarcazioni dei Guardiani della rivoluzione, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità iraniana di minacciare la navigazione.
La scelta di Bandar Abbas ha quindi un valore che supera il danno materiale immediato. Gli Stati Uniti hanno dimostrato di poter impiegare piattaforme navali senza equipaggio direttamente contro infrastrutture militari situate lungo la costa iraniana e all’interno di una base sorvegliata.
Per Teheran il problema non sarà soltanto intercettare altri Corsair. Sarà necessario proteggere porti, bacini, navi alla fonda e accessi alle installazioni contro mezzi piccoli, veloci, difficili da distinguere dal traffico civile e potenzialmente capaci di operare in gruppi numerosi. Barriere galleggianti, reti, sensori elettro-ottici, radar a corto raggio e sistemi di fuoco ravvicinato dovranno essere integrati in una difesa continua, con costi e personale destinati a crescere.
Il precedente conta più del bersaglio
Il sottomarino potrebbe risultare distrutto, semplicemente danneggiato o persino recuperabile. Il dato decisivo è già un altro: un drone navale americano progettato come piattaforma modulare è stato trasformato in arma offensiva e inviato contro una base iraniana.
Il Corsair non sostituisce una nave da guerra e non rende improvvisamente obsolete le flotte tradizionali. Introduce però un ulteriore livello nella guerra marittima: mezzi relativamente economici, sacrificabili, capaci di costringere il difensore a spendere risorse molto superiori per proteggere ogni accesso, ogni pontile e ogni unità in manutenzione.
Dopo i droni aerei, anche il mare sta entrando definitivamente nell’epoca delle munizioni autonome di massa. Bandar Abbas potrebbe rappresentarne, per la U.S. Navy, il battesimo del fuoco.
L’articolo Primo attacco USA con droni navali: tre Corsair colpiscono un sottomarino iraniano proviene da Difesa Online.
Per la prima volta gli Stati Uniti hanno impiegato in combattimento droni navali di superficie, non per sorvegliare, pattugliare o…
L’articolo Primo attacco USA con droni navali: tre Corsair colpiscono un sottomarino iraniano proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
