Rita Rosani: la maestra che scelse la montagna
Giovedì 17 settembre 2026 cade l’82° anniversario di un episodio poco conosciuto fuori da Verona, ma che merita di entrare stabilmente nella memoria collettiva di chi si occupa di donne e difesa: la morte di Rita Rosani, unica donna decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare tra i caduti della Resistenza veronese.
Rita nasce a Trieste il 20 novembre 1920, in una famiglia ebrea di origine cecoslovacca, i Rosenzweig, cognome successivamente italianizzato in Rosani. Nel 1938 si diploma maestra elementare. Le leggi razziali le impediscono però di insegnare nella scuola pubblica e trova impiego nella scuola elementare israelitica di Trieste.
Dopo l’8 settembre 1943 entra nell’attività clandestina antifascista. Passa per Portogruaro e successivamente raggiunge la provincia di Verona, entrando nella Resistenza.
Non si limita a un ruolo di supporto, contribuisce alla costituzione di un piccolo gruppo di combattenti, la formazione “Aquila”, che opera tra la Valpolicella e la zona di Zevio e che, nel tempo, si ingrossa con l’arrivo di nuovi partigiani.
Il 17 settembre 1944 il gruppo, ormai composto da una quindicina di combattenti, viene individuato sul Monte Comun, tra Negrar e la Valpantena, da forze italiane e tedesche numericamente superiori.
Ai compagni che le chiedono di mettersi in salvo, Rita risponde scegliendo di restare al suo posto. Partecipa alla sortita, continua a combattere mentre il gruppo tenta di rompere l’accerchiamento, viene ferita e catturata. È uccisa da un sottotenente della Guardia Nazionale Repubblicana con un colpo alla testa.
Aveva 23 anni.
Nello stesso scontro cadono altri quattro partigiani, tra cui il diciottenne Dino Degani, tornato indietro sotto il fuoco nel tentativo di aiutarla.
Ciò che rende la storia di Rita Rosani particolarmente significativa non è soltanto il coraggio dell’ultimo gesto, ma la traiettoria che lo precede. È una donna istruita, un’insegnante privata del proprio lavoro dalle leggi razziali, che sceglie consapevolmente ‒ in un’epoca in cui la partecipazione femminile alla lotta armata era ancora eccezionale ‒ di imbracciare le armi e di assumersi responsabilità dirette nel combattimento.
La sua figura fu ricordata già negli anni immediatamente successivi alla Liberazione. Le sono state intitolate vie a Verona e a Trieste, un cippo segna il luogo della sua morte sul Monte Comun e una lapide nel tempio israelitico di Verona la ricorda con un verso biblico dedicato alle donne valorose.
In una rubrica che racconta la presenza femminile in divisa ‒ dalle Forze Armate di oggi alle donne che prestano servizio nelle forze dell’ordine ‒ la vicenda di Rita Rosani riporta l’attenzione su una radice più antica: quella delle donne che, prima ancora che esistesse un quadro normativo capace di riconoscerne pienamente il ruolo, scelsero comunque di assumersi responsabilità e rischi fino ad allora considerati quasi esclusivamente maschili.
Nel 1944 Rita Rosani compì quella scelta fuori da qualsiasi percorso istituzionale che potesse riconoscerle quel ruolo. Oggi migliaia di donne prestano servizio, con pieno riconoscimento giuridico e professionale, nelle Forze Armate e nei corpi di polizia italiani.
L’articolo Rita Rosani: la maestra che scelse la montagna proviene da Difesa Online.
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