Sei ore di formazione e una pettorina non fanno un operatore di sicurezza: AISS risponde al Comune di Muggia
L’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria chiede all’Amministrazione di riconsiderare l’impiego di volontari in funzioni di vigilanza del territorio e di rivolgersi alle realtà professionali del comparto della sicurezza privata autorizzata.
L’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria esprime forte perplessità e preoccupazione per la delibera approvata dalla Giunta comunale di Muggia che avvia l’impiego di volontari della sicurezza in funzioni di vigilanza del territorio, rendendo il Comune il primo in Friuli Venezia Giulia ad attivare queste figure ai sensi dell’art. 10 della Legge Regionale 8 aprile 2021, n. 5.
Diciamolo con chiarezza: la sicurezza non è un’attività da volontari. Non lo è per la complessità delle situazioni che si possono presentare sul campo, non lo è per le responsabilità giuridiche che ne derivano, e non lo è per il rispetto dovuto a migliaia di professionisti che ogni giorno operano sul territorio con autorizzazioni prefettizie, formazione certificata e anni di esperienza alle spalle.
Un messaggio fuorviante alla cittadinanza
Presentare come un traguardo il fatto che cinque o sei cittadini muniti di pettorina possano garantire sicurezza in aree sensibili come la stazione degli autobus, i giardini pubblici e il lungomare significa trasmettere un messaggio gravemente fuorviante. L’esempio riportato nel comunicato dell’Amministrazione, un volontario che accompagna una ragazza dall’autobus a casa, al buio, in zone poco controllate, descrive uno scenario che richiede competenze professionali di valutazione del rischio, gestione di potenziali situazioni di pericolo e responsabilità operative che nessun corso da sei ore può fornire.
Chi tutela il volontario stesso in quella situazione? Chi risponde in caso di incidente, aggressione, errore di valutazione? Le buone intenzioni non bastano quando è in gioco l’incolumità delle persone.
Esistono già i professionisti: basta coinvolgerli
In Italia operano migliaia di aziende autorizzate ai sensi dell’art. 134 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, Istituti di Vigilanza e Agenzie investigative, il cui personale, Guardie Particolari Giurate e Addetti ai Servizi di Controllo, è formato, abilitato, assicurato e opera quotidianamente sotto il controllo delle Prefetture. In numerose regioni italiane questi professionisti collaborano già efficacemente con le Polizie Locali in progetti di sicurezza urbana integrata, producendo risultati concreti e misurabili. Questa era la strada virtuosa che il Comune di Muggia avrebbe dovuto percorrere.
La sicurezza a costo zero non esiste
Scegliere il volontariato al posto della professionalità non è partecipazione civica: è svilire un’intera categoria professionale, suggerendo che le funzioni di sicurezza possano essere svolte a costo zero da chiunque, senza qualifiche e senza garanzie. È lo stesso meccanismo che AISS denuncia da anni: l’impiego di personale non qualificato in sostituzione degli operatori di sicurezza privata, con grave pregiudizio per l’incolumità dei cittadini e in aperta violazione dello spirito della normativa vigente.
La percezione di sicurezza non si costruisce con le pettorine. Si costruisce con la competenza, la professionalità e investimenti seri.
La richiesta di AISS
L’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria chiede formalmente all’Amministrazione comunale di Muggia di riconsiderare questo approccio e di aprire un confronto con le realtà professionali del comparto della sicurezza sussidiaria, valutando il ricorso agli istituti e agli strumenti che l’ordinamento già mette a disposizione per una sicurezza urbana reale, qualificata e rispettosa di chi in questo settore lavora ogni giorno.
La sicurezza dei cittadini merita professionisti, non improvvisazione.
L’articoloSei ore di formazione e una pettorina non fanno un operatore di sicurezza: AISS risponde al Comune di Muggiaproviene daDifesa Online.
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