Shadow fleet: come la flotta ombra sta riscrivendo il Diritto del Mare
Nel labirinto del commercio marittimo globale, il fenomeno della Shadow Fleet sta riscrivendo le regole della navigazione. Spesso confusi tra loro, i termini Shadow Fleet (flotta ombra) e Dark Fleet (flotta oscura) descrivono in realtà livelli distinti di una strategia sistematica volta ad aggirare le sanzioni internazionali, in particolare quelle dirette contro Russia, Iran e Venezuela.
Comprendere questa distinzione non è un semplice esercizio semantico, ma una necessità per valutare i rischi ambientali, legali e geopolitici che minacciano la stabilità dei mari.
La stratificazione dell’inganno
Per decodificare le dinamiche contemporanee, gli addetti ai lavori operano una distinzione netta basata sul livello di opacità, sulla tecnologia utilizzata e sulla conformità alle norme internazionali.
Il fenomeno si articola in tre realtà:
Grey Fleet (flotta grigia): navi che mantengono un’apparente conformità legale ma utilizzano strutture proprietarie opache. È il modello predominante adottato per il petrolio russo post-2022. Rappresenta la risposta russa al Price Cap e alle sanzioni occidentali.
- Caratteristiche: le navi mantengono una formale conformità, battono bandiere di registri “aperti” (come Panama o Liberia) e utilizzano assicurazioni non occidentali.
- Obiettivo: trasportare greggio sfruttando società di comodo che rendono arduo risalire al beneficiario finale (spesso entità statali o oligarchi).
- Visibilità: i segnali AIS (Automatic Identification System) restano generalmente accesi; il rischio principale è di natura reputazionale e legale.
Dark Fleet (flotta oscura): navi totalmente clandestine che operano al di fuori di ogni circuito ufficiale (modello storico iraniano e venezuelano). Rappresenta circa il 30% della flotta ombra ed è il segmento più pericoloso, dove l’inganno diventa fisico e digitale. Elementi precipui della Dark Fleet sono:
- Going Dark & Spoofing: spegnimento dei transponder o manipolazione dei dati GPS per simulare posizioni geografiche fittizie.
- Operazioni STS (Ship-to-Ship): trasbordi di carico in alto mare, spesso a luci e segnali spenti, per occultare l’origine del petrolio miscelandolo con carichi di diversa provenienza.
- Effetto imbuto: una volta che un mercantile viene inserito in una blacklist (es. liste OFAC), il processo è irreversibile. La nave, non potendo più operare legalmente, entra in una spirale di clandestinità necessaria alla propria sopravvivenza commerciale.
Shadow Fleet (flotta ombra): è il macro-contenitore ove risiede l’ecosistema dei mercantili (grey e dark) dediti all’elusione sistematica delle sanzioni.
- Tattiche: utilizzo massiccio di shell companies in paradisi fiscali e abbandono dei grandi club assicurativi occidentali (P&I Clubs) in favore di coperture statali o locali, spesso prive di reale solvibilità in caso di sinistro.
- Il “Cortocircuito” dello Stato di bandiera: nazioni come Gabon o Camerun offrono protezione formale a navi “zombie” (spesso con oltre 15 anni di servizio) su cui non esercitano alcun controllo tecnico effettivo.

La crisi del Diritto Marittimo (UNCLOS 1982)
Questa architettura dell’inganno mette in crisi i presupposti di buona fede e cooperazione su cui poggia la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare.
- Il fallimento dello Stato di bandiera (Art. 94): quando nazioni con scarse capacità di controllo offrono bandiere di comodo a petroliere sanzionate, il “legame effettivo” (Genuine Link, Art. 91) si spezza. La nave diventa, di fatto, “apolide”, rendendo inefficaci i controlli di sicurezza.
- L’abuso della libertà di navigazione (Art. 87): la Dark Fleet usa il diritto di navigazione in alto mare come scudo per effettuare trasbordi rischiosi nelle Zone Economiche Esclusive (ZEE), dove i poteri di intervento degli Stati costieri sono limitati.
- La minaccia delle “Navi Zombie”: la violazione dell’Articolo 192 (obbligo di protezione dell’ambiente marino) è costante. In caso di marea nera, l’assenza di assicurazioni verificabili e la struttura societaria fantasma rendono impossibile ottenere risarcimenti (violazione dell’Art. 235).
Conclusione
Le flotte ombra non sono solo uno strumento di guerra economica, ma una falla sistemica che espone la fragilità del diritto marittimo moderno. Mentre la Shadow Fleet rappresenta una sfida diplomatica e finanziaria, la Dark Fleet costituisce un pericolo immediato per la sicurezza della navigazione e l’ecosistema marino.
Il diritto internazionale si trova oggi davanti a un bivio: evolvere per contrastare queste tattiche asimmetriche o rassegnarsi all’esistenza di zone d’ombra permanenti nel cuore dei commerci globali.
L’articolo Shadow fleet: come la flotta ombra sta riscrivendo il Diritto del Mare proviene da Difesa Online.
Nel labirinto del commercio marittimo globale, il fenomeno della Shadow Fleet sta riscrivendo le regole della navigazione. Spesso confusi tra…
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