Trump lascerà la NATO? Può distruggerla restando dentro
Per il momento ci è andata male. Se nel discorso alla nazione di Trump del 1 aprile (mai data avrebbe potuto essere più azzeccata) ci si aspettava una dichiarazione formale di voler lasciare la NATO, questa non è arrivata.
Perché dopo le tante dichiarazioni minacciose dei giorni precedenti non è seguita quella dichiarazione formale che molti temevano ed altri si auguravano?
Per tre motivi:
- Trump non vuole lasciare la NATO,
- se anche volesse non gli converrebbe,
- e comunque, di fatto, non potrebbe.
Non vuole
Trump ama minacciare, anche a vanvera, per spaventare e poi negoziare da una posizione più favorevole. Le sue dichiarazioni sulla NATO sono verosimilmente parte della sua personale tecnica negoziale, per far pressione sugli Alleati e ottenere da loro, a seconda dei casi, acquisto di armamenti made in USA, partecipazione all’operazione Epic Fury, o altro a seconda delle occasioni. Una tecnica negoziale che forse si presta a discussioni nei bar degli angiporti, meno nei rapporti tra Stati. Certo, ma così è e dobbiamo bene o male farcene una ragione.
Peraltro, Trump gioca abilmente su un sentimento abbastanza diffuso nell’America profonda. A quei suoi elettori è diretta la sua martellante propaganda tendente a dipingere gli alleati europei come ricchi scrocconi, che fanno affari, mandando a combattere i figli dei lavoratori americani.
Ciò detto, appare chiaro che Trump non intenda mettere in atto quanto minaccia, perché il suo reale obiettivo è mantenere gli alleati in permanente stato di soggezione. Una volta che se ne andasse sbattendo la porta, la sua leva perderebbe di efficacia. Perché, riconosciamoglielo, sinora questo suo modo di fare gli ha consentito di ottenere dei risultati che ha potuto presentare come degli “scalpi” ai suoi supporters più scalmanati (si pensi al 5% del PIL, peraltro fasullo, da dedicare alle spese della difesa, o ai dazi sui prodotti esteri).
Con una visione da statista (ovvero guardando al bene della nazione) anziché da politicante (ovvero guardando al prossimo sondaggio settimanale) anche questi risultati potrebbero apparire alla lunga delle vittorie di Pirro, ma sembra che alla sua amministrazione questo, almeno per il momento, interessi poco.
Non gli conviene
Anche se Trump avesse veramente il desiderio di dare un calcio agli alleati europei, non può non essere cosciente che in fondo agli USA una tale scelta non converrebbe. La NATO è l’unica vera architettura di sicurezza permanente realizzata dagli USA oggi ancora in piedi. Oltre agli USA raccoglie 31 paesi le cui economie messe insieme sono decisamente significative.
È vero che oggi il competitor di Washington è Pechino e non Mosca e che la NATO, soprattutto dopo l’aggressione di Putin all’Ucraina, è a suo avviso troppo concentrata sulla minaccia russa. Però, nell’Indo-Pacifico, nonostante i vari tentativi fatti, soprattutto nell’ultimo quarto di secolo, gli USA non sono mai riusciti a realizzare qualcosa di analogo.
Anche per questo motivo dal periodo di Obama in poi vi è stata una costante pressione USA perché la NATO si concentrasse anche sul pericolo cinese. Invito che ha visto molti paesi europei scettici e che è passato in secondo piano dopo l’aggressione russa all’Ucraina nel 2022.
Le dichiarazioni di Trump e di Rubio in merito agli alleati che non ci sono quando sono gli USA ad averne bisogno, guardano sì alla crisi nel Golfo Persico, ma sarebbe miope pensare che si riferiscano solo a questo. In prospettiva, tendono a pungolare gli alleati e a “verificarne la lealtà” nell’ottica anche di un confronto con la Cina. Confronto, si badi bene, non necessariamente militare. Confronto che nell’intendimento di Trump potrebbe ipotizzare gli USA che conducono i paesi europei in una guerra commerciale contro il dragone. Ovviamente, nel primario interesse dell’economia a stelle e strisce. Una uscita dalla NATO comprometterebbe anche questo proposito statunitense.
L’eventuale uscita degli USA dalla NATO costringerebbe anche a riconsiderare non solo la presenza di personale USA nei Comandi e Centri NATO in Europa, la chiusura dei Comandi NATO negli USA, ma anche la chiusura o la rinegoziazione (a condizioni ben diverse) di tutte le installazioni militari USA in Europa. Alcune di queste sono NATO, altre sono state stabilita in base ad accordi bilaterali con gli Stati ospitanti, ma è chiaro che anche l’opportunità delle seconde verrebbe messa in discussione. Certo ciò comporterebbe un immediato risparmio di risorse, ma anche la perdita di un footprint militare che agli USA servono anche per esigenze non NATO (come dimostra il recente caso Sigonella) per loro operazioni in Africa e in Medio Oriente.
Non può
Comunque, soprattutto, Trump non può pensare di riuscire a lasciare la NATO durante il suo mandato presidenziale. Intanto, l’eventuale decisione di uscire dalla NATO richiederebbe l’approvazione del Congresso (tra l’altro, per una legge voluta, durante il primo mandato di Trump, proprio dall’attuale segretario di Stato Rubio, a suo tempo preoccupato per le frequenti dichiarazioni anti-NATO del POTUS1). Mentre una tale opzione potrebbe magari godere di supporto popolare da parte dei tanti americani (forse anche la maggioranza) che percepiscono l’impegno a favore dell’Alleanza un onere non conveniente per le finanze USA, è difficile che il Congresso possa supportare una simile decisione.
Per quanto la procedura di uscita sia tutta da studiare (in quando sinora nessun paese aderente ha mai lasciato l’Alleanza2), vi è una previsione al riguardo nel testo del Trattato di Washington del 1949 (ovvero il Trattato istitutivo dell’Alleanza Atlantica) che all’articolo 13 prevede che a partire dal 1969 qualsiasi paese aderente può uscire dall’Alleanza dopo un anno da una notifica formale di tale intendimento da fare al Governo degli USA. Questo proprio perché nel 1949 agli USA veniva attribuito una specie di ruolo notarile per conto dell’Alleanza, sia per l’accesso di nuovi Stati membri sia per l’eventuale ed ipotetico abbandono da parte di uno di essi. Anche senza entrare del merito del corto circuito di una amministrazione statunitense che per conto della NATO dovrebbe gestire la propria richiesta di uscire dall’Alleanza, vi sono problemi di tempistiche che renderebbero difficile la reale uscita.
Ovvio che durante l’anno di preavviso potrebbero esservi ripensamenti da parte del paese membro che intendesse lasciare l’Alleanza. Con le elezioni di midterm a breve scadenza e il rischio per Trump di essere un’anatra zoppa nel secondo biennio di presidenza, soprattutto se il conflitto con l’Iran non sortisse i mirabolanti effetti promessi, il Summit della NATO di Ankara all’inizio di luglio non offrirebbe un contesto sicuro a Trump per procedere. Eventualmente dovrebbe preparare il terreno ed avviare il processo di uscita a inizio 2027 solo ove le elezioni di midterm gli garantissero una maggioranza incredibilmente solida (infatti, mentre tutti i democratici verosimilmente voterebbero contro una tale decisione, occorre tener presente che anche tantissimi repubblicani la osteggerebbero).
Pertanto, direi che il ritiro formale degli Usa dall’Alleanza non potrà avvenire.
Tutto bene allora? Assolutamente no!
Una sia pure impossibile dichiarazione di Trump di voler abbandonare l’Alleanza sarebbe stata, in fondo, un elemento di chiarezza. Infatti, le continue provocazioni del presidente americano non possono non lasciare il segno negli europei.
La solidità e la credibilità della NATO non sono basate sugli accordi scritti. Anche l’articolo 5 del Trattato di Washington3,spesso citato a sproposito da chi non conosce l’Alleanza Atlantica, lascia molto spazio all’interpretazione e alla negoziazione delle modalità di supporto da fornire alla nazione aggredita. Più spazio di quanto lasciato dell’analogo comma 7 dell’articolo 42 del trattato di Lisbona4, relativo agli obblighi di mutua assistenza in ambito UE.
La solidità della NATO si fonda sulla fiducia reciproca tra alleati. È quella fiducia che Trump sta minando e potrebbe non essere facile ricostruirla in futuro.
Trump non sta uscendo dalla NATO, ma con le sue provocazioni da bar Sport sta probabilmente facendo all’Alleanza molto più danno:ne sta minando le fondamenta.
Allora forse gli europei dovrebbero incominciare a pensare quale architettura di sicurezza alternativa costruire, ove la NATO non fosse più credibile, e come compensare ciò che gli USA oggi rappresentano per l’Alleanza.
In conclusione, che Trump non abbia comunicato la sua (per ora impossibile) uscita dalla NATO per noi europei è un bene o un male? In effetti, è sia un bene che un male.
Forse è un male che non abbia dichiarato di uscire, ma restando e insultando gli alleati un giorno sì e uno no (anche se spesso a ragione) rischia di condannare l’Alleanza ad una lenta agonia.
Però è un bene che non lo abbia fatto subito, in modo che anche i più pigri, i più tirchi e i più miopi tra gli europei possano avere il tempo di rendersi conto che devono far in modo di compensare quello scudo di sicurezza che lo Zio Sam, fino ad oggi, gli ha fornito e che da domani potrebbe non essere credibile.
1POTUS :President Of The United States
2La Francia nel 1966, all’epoca del presidente De Gaulle, decise di uscire dalla sola organizzazione militare integrata della NATO, ma è rimasta membro con tutti i diritti nella struttura decisionale politica dell’Alleanza Atlantica, per rientrare poi anche a pieno titolo nell’organizzazione militare nel 2009.
3Articolo 5del Trattato di Washington 1949 “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dal art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti,l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata,per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”.
4Articolo 42 comma 7 Trattato di Lisbona “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenzacon tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri.”
Foto: NATO
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