La mente come campo di battaglia: l’“anno del Serpente” della guerra cognitiva cinese
Le origini: le “Tre guerre”
Per comprendere l’evoluzione dei principi della guerra cognitiva nella dottrina politico-militare cinese contemporanea dobbiamo risalire al 2003, quando nelle “Linee guida del lavoro politico dell’Esercito popolare di liberazione”, la Cina ha introdotto per la prima volta il concetto delle “Tre guerre”: la “guerra psicologica”, la “guerra dell’opinione pubblica” e la “guerra legale”. In particolare, nell’articolo 14, punto 18 delle “Linee guida”, la “guerra dell’opinione pubblica” e la “guerra psicologica” sono state definite come componenti del lavoro politico in tempo di guerra1. Il loro impiego integrato è progettato per cogliere un vantaggio politico attraverso operazioni di influenza contro i decisori stranieri, fomentare la disintegrazione psicologica del nemico e costruire giustificazioni legali per le azioni del Partito Comunista Cinese (PCC). Queste azioni iniziano prima di altre azioni di combattimento e continuano attraverso tutte le fasi operative.
L’obiettivo ideale è conseguire i propri obiettivi senza combattere o sottomettere il nemico con il minimo degli effetti distruttivi. Siamo in presenza di uno dei più significativi assiomi del pensiero di Sun Tzu (chi se non lui?): “Ottenere cento vittorie in cento battaglie non è il massimo dell’abilità. Sottomettere il nemico senza combattere è il massimo dell’abilità.”2
Nel dicembre 2015, sono state istituite le Forze di Supporto Strategico (FSS), la cui componente operativa era divisa in due rami semi-autonomi ed equivalenti: il Dipartimento dei Sistemi Aerospaziali (DSS – Hángtiān xìtǒng bù), che comprendeva le unità responsabili delle operazioni spaziali e il Dipartimento dei Sistemi di Rete (DSR – Wǎngluò xìtǒng bù), in cui operavano le unità responsabili della infowar. Sebbene la struttura delle forze di questi reparti fosse in gran parte sconosciuta, è risaputo che le FSS hanno ereditato tra le proprie unità anche la Base 311, conosciuta anche come “Base delle Tre guerre” ed unica unità dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) ufficialmente nota per la sua specializzazione nella guerra psicologica.
La leadership delle FFS postulò che il controllo del cervello umano consentirà il controllo delle emozioni, delle motivazioni, dei giudizi e delle azioni di un avversario3 e tale controllo si può conseguire con l’accesso alle informazioni e agli strumenti per ottenerle. Per completezza di informazione, nell’aprile 2024 le FSS sono state riconfigurate nelle Forze di Supporto Cyber-spaziale, nelle Forze di Supporto Aerospaziale e nelle Forze di Supporto Informativo dell’Esercito Popolare di Liberazione.
Traendo insegnamento dalle “rivoluzioni colorate” in Medio Oriente e in Asia centrale, il concetto di “guerra cognitiva” ha iniziato a emergere negli scritti militari cinesi a metà degli anni 2010. Questa nuova visione mette in luce la valenza delle operazioni informative contro gli avversari già in tempo di pace e, come auspicato da Sun Tzu, per vincere senza combattere. Come spiegato da uno dei principali teorici della guerra cognitiva, il professor Zeng Huafeng, autore di Mind Superiority: Rules of Engagement in the Global Media Age and National Security Strategy, le info-ops cinesi nell’era digitale mirano a influenzare i valori, l’ideologia e le convinzioni dei nemici, inducendoli infine ad abbandonare il percorso di sviluppo scelto4. In altre parole, la guerra cognitiva cinese può essere vista come un’offensiva non cinetica perseguita fin da una situazione nominale di pace.
Gli obiettivi delle “grandi narrazioni”
Per Pechino, il vero campo di battaglia non sembra più essere prioritariamente quello dei missili o delle navi, ma quello dell’informazione e della guerra cognitiva. I manuali dell’Esercito Popolare di Liberazione descrivono la guerra cognitiva come la sua “funzione fondamentale” e “la base per la capacità di portare a termine compiti militari”.
Il presidente Xi ha personalmente esortato l’esercito cinese ad ampliare un “concetto ideologico di guerra dell’informazione”, per diffondere le narrazioni preferite da Pechino e mettere a tacere il dissenso globale, nonché uno di guerra cognitiva, per plasmare le percezioni e i comportamenti dei suoi avversari5. Da quando ha assunto la presidenza del PCC nel 2012, il presidente Xi ha notevolmente potenziato gli sforzi per indebolire i suoi avversari e promuovere la coesione ideologica tra i suoi alleati, in particolare nel Sud del mondo. Dal 2012 la Cina ha speso oltre 10 miliardi di dollari all’anno in attività di propaganda estera. Un manuale di 150 pagine pubblicato nel 2022 dal Dipartimento Centrale di Propaganda della Commissione Centrale per la Sicurezza Nazionale del PCC ammonisce: “Se non educhiamo attivamente e guidiamo correttamente (le masse straniere), altri potrebbero prendere preventivamente il potere digressivo.”6

Il PCC e l’Esercito Popolare di Liberazione, dunque, prendono la guerra politica e la guerra psicologica con la stessa serietà di quella cinetica. Lo scopo è influenzare il processo decisionale di un avversario, incidere sulla volontà di combattere, indebolirne il sostegno alla guerra, indebolire dall’interno la determinazione di un governo avversario e rafforzare la deterrenza cinese nei confronti di potenziali nemici. L’intento cinese non è semplicemente quello di sconvolgere, confondere o creare disordine, bensì quello di creare e controllare “grandi narrazioni”. Ciò si rivela estremamente efficace perché queste narrazioni determinano il modo in cui si interpretano le informazioni e le situazioni, ciò che sembra fattibile, ciò che sembra prudente piuttosto che sconsiderato e ciò che appare razionale e di interesse nel lungo periodo. Riassunte nella loro forma più essenziale, queste “grandi narrazioni” sono:
- il predominio cinese è la norma storica ed è inevitabile;
- gli obiettivi del PCC sono permanenti ed immutabili;
- il PCC e L’Esercito Popolare di Liberazione sono fondamentalmente irremovibili e disposti a pagare qualsiasi prezzo per raggiungere un numero sempre più elevato di obiettivi fondamentali;
- gli Stati Uniti sono un alleato sempre più debole, imprevedibile, inaffidabile.
Il presente tra la carta stampata e i social media
La guerra dell’informazione cinese assume diverse forme. La principale è l’influenza mediatica, che include la diffusione di propaganda attraverso la stampa, la radio, la televisione e i social media, nonché la censura. Include anche la formazione di giornalisti stranieri e influencer attivi sui social media sulle narrazioni e le tecniche del PCC. Ogni anno, migliaia di giornalisti provenienti da Africa, America Latina, Asia ed Europa vengono formati in Cina su temi sottesi alle “grandi narrazioni”, nonché sulle tattiche mediatiche del PCC. I corsi sono ospitati da istituzioni come l’Università delle Comunicazioni della Cina, dipendente dal Ministero dell’Istruzione del PCC, e dalla Scuola di Giornalismo e Comunicazione dell’Università Renmin, supportata dal China Media Group7. In considerazione dell’avversione del PCC per le concezioni occidentali di giornalismo e la sua insistenza sul fatto che “i media e l’editoria debbano essere soggetti alla disciplina del Partito”8, il contenuto di tali corsi di formazione è facilmente deducibile. Il risultato è una rete globale in crescita di voci pronte a “raccontare bene le storie della Cina”. Si tratta di una strategia che combina l’intimidazione attraverso l’azione militare con la guerra dell’informazione.
In tutta l’Africa, ogni agenzia di stampa affiliata al PCC ha stabilito una presenza. La CGTN, supervisionata dal Dipartimento Centrale di Propaganda del PCC, gestisce 35 uffici nelle 54 nazioni del continente. In Europa, ha uffici a Londra, Parigi, Berlino e Bruxelles, mentre il suo centro di produzione a Washington DC consolida la sua presenza negli Stati Uniti. Altre testate controllate dal PCC, tra cui China Daily, Xinhua, People’s Daily e China Radio International (CRI), hanno analogamente esteso la loro portata globale. L’obiettivo è chiaro: diffondere le narrazioni approvate dal PCC e amplificare la presenza culturale della Cina nel mondo.

Questa ambizione viene perseguita attraverso una varietà di metodi, dalle dichiarazioni palesi ad approcci più opachi, come il posizionamento strategico di contenuti pro-Cina in collaborazione con i media locali dei paesi-obiettivo. Funzionari del PCC e documenti dei media statali hanno definito questa pratica come “prendere in prestito una barca per raggiungere il mare”. Ad esempio, China Watch , un supplemento di propaganda/contenuti sponsorizzati dal China Daily, appare sui principali quotidiani internazionali, presentando la narrazione del PCC su questioni globali e nazionali. Pur posizionandosi come un think tank di alto livello, è uno strumento per la divulgazione sostenuta dallo Stato per influenzare il pubblico straniero, promuovendo le prospettive cinesi su argomenti come i diritti umani e la politica estera e deviando le critiche. Negli Stati Uniti, è stato periodicamente incluso nelle edizioni cartacee di giornali come il Washington Post, il New York Times e il Los Angeles Times. Un annuncio pubblicitario di China Watch sul New York Times9 dichiarava: “Le isole Diaoyu appartengono alla Cina”. La rubrica “Il punto di vista cinese”10, sul settimanale svizzero Weltwoche,curata dall’ambasciatore dell’epoca Geng Wenbing, diffondeva messaggi propagandistici di carattere politico. L’ignaro lettore potrebbe sic et impliciter accettare questa tipologia di contenuti come veri.
Nella Repubblica Ceca, le stazioni radio commerciali hanno ricevuto testi elaborati dalla China Radio International (CRI) per la divulgazione. I contenuti rispecchiano le opinioni del PCC su questioni come Taiwan e la guerra russa in Ucraina e promuovono regolarmente narrazioni positive sul presidente Xi. In Francia, la rete televisiva pubblica TV5Monde ha un “accordo di promozione dei contenuti” in vigore con la China Central Television (CCTV) dal 2014. Piattaforme di social media come TikTok, WeChat e Xiaohongshu – un’app simile a Instagram nota anche come Red – hanno aperto ulteriori possibilità per tali iniziative. TikTok, attraverso l’uso di viaggiatori influencer, account di lifestyle e altri creatori di contenuti legati al PCC, zittisce sistematicamente le discussioni su temi delicati. Ben il 93% dei contenuti di TikTok è apolitico o pro-Cina, con gli utenti che sembrano assorbire inconsapevolmente queste narrazioni prive di contraddittorio11.
La “guerra cognitiva algoritmica” e la “guerra intelligente”
La Cina appare sempre più orientata allo sfruttamento di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale per ottenere vantaggi strategici senza ricorrere al combattimento convenzionale. Sfruttando la convergenza di internet, big data, social media e intelligenza artificiale (IA), la Cina è ora in grado di condurre una guerra cognitiva a livello granulare. Sappiamo già dalle domande di brevetto presentate dall’Esercito Popolare di Liberazione che la Cina ha progettato metodi e sistemi che utilizzano l’IA generativa per facilitare attività di intelligence come la creazione di prodotti di open source intelligence (OSINT), l’elaborazione di immagini satellitari, il supporto alla raccolta informativa e l’elaborazione dei dati raccolti.
Per i propri scopi, Pechino ha già accumulato una enorme quantità di dati personali, ad esempio, su cittadini statunitensi12 e su migliaia di funzionari europei, questi ultimi utilizzati selettivamente per influenzare le discussioni sui rapporti tra Europa e Cina13.

Disponendo di un tale livello di comprensione granulare, l’Esercito Popolare di Liberazione può rapidamente orchestrare operazioni di influenza estremamente precise e su misura per agire su gruppi demografici e su specifici individui. Parliamo, allora, della “guerra cognitiva algoritmica”, fondata sulla capacità di raccogliere enormi quantità di dati, analizzarli per identificare vulnerabilità psicologiche e adattare i messaggi d’influenza in modo altamente personalizzato, senza che il destinatario ne sia consapevole.
Questa strategia rappresenta un salto qualitativo rispetto alle operazioni d’influenza tradizionali. Non si tratta più soltanto di diffondere contenuti, ma di modellare l’ambiente informativo stesso, controllando flussi d’informazione, architetture digitali e comportamenti collettivi attraverso meccanismi predittivi e automatizzati. Questa tipologia di guerra non mira solo a difendere gli interessi nazionali, ma a ridisegnare l’ordine informativo globale in modo conforme ai valori e agli interessi cinesi. L’obiettivo finale è creare un ecosistema mediatico in cui la democrazia liberale appaia inefficiente, caotica e superata, mentre il modello autoritario venga percepito come più stabile e razionale.
Pechino, poi, controlla l’accesso interno alle informazioni attraverso il Great Firewall, la combinazione di azioni legislative e tecnologie applicate dalla Repubblica Popolare Cinese per regolamentare internet a livello nazionale. Il suo ruolo nella censura di internet in Cina è quello di bloccare l’accesso a siti web stranieri selezionati e di rallentare il traffico internet transfrontaliero. La sua agenda interna è un ampio sforzo che mira a combattere il dissenso interno, deviare le interferenze internazionali attraverso un monitoraggio continuo e attenuare la narrazione della democrazia occidentale14. I programmi di censura cinesi basati sul Large Language Model (LLM) guidati dall’intelligenza artificiale identificano e segnalano obiettivi sui social media, influenzano l’opinione pubblica e individuano potenziali oppositori politici, quindi perfezionano le contromisure per reprimere le voci che contestano gli sforzi per controllare l’accesso alle informazioni. Gli sforzi per combattere le informazioni sfavorevoli sono sostenuti dai cittadini disposti a colpire i presunti traditori con la delazione, dai bot e dalle intimidazioni contro chiunque minacci il predominio del governo15. Nel febbraio 2025, è stato segnalato che un gruppo cinese ha utilizzato ChatGPT per raccogliere post sui social media con materiale sensibile per il governo cinese. Lo stesso rapporto affermava che era in corso un rapporto di collaborazione tra attori pubblici e privati in Cina16. I social media di tutti i tipi sono soggetti a questo tipo di censura.
La guerra cognitiva diretta contro le democrazie occidentali sta attivamente minando le convinzioni liberali prendendo di mira la capacità degli individui di distinguere tra informazioni vere e false17. Il pensiero critico è messo alla prova dai deepfake e dalla capacità degli influencer di amplificare e diramare i contenuti. Il controllo dell’accesso nazionale alle informazioni, la creazione di contro-narrazioni per gettare dubbi sulle voci dell’opposizione e la sorveglianza dei messaggi dei cittadini cinesi in patria e all’estero aiutano lo Stato cinese a creare le condizioni necessarie per giustificare azioni volte a proteggersi da nemici o provocatori che cercano di danneggiare lo sviluppo e gli obiettivi politici della Cina. L’erosione della fiducia negli Stati, nei leader e nelle forze armate straniere comporta l’aggiunta di altri passaggi che l’esercito cinese riconosce come essenziali per la guerra futura.

La guerra futura nell’attuale pensiero strategico cinese si estrinseca nel concetto di “guerra intelligente”18. Introdotto per la prima volta dal PCC nel 2019, questo innovativo concetto militare si concentra sull’uso dell’intelligenza artificiale per manipolare la cognizione umana. È definito da quattro caratteristiche chiave19:
– capacità di elaborazione delle informazioni potenziata;
– rapidità decisionale;
– tattiche di sciame20;
– guerra cognitiva.
Nel breve termine, questa strategia viene perfezionata per consentire al PCC di portare Taiwan sotto il suo controllo senza ricorrere a un conflitto convenzionale. Tuttavia, è probabile che Pechino miri a estendere questa dottrina a un raggio più ampio.
Diversi strateghi militari cinesi l’hanno descritta come “guerra integrata condotta su terra, mare, aria, spazio, elettromagnetica, informatica e cognitiva utilizzando armi e attrezzature intelligenti e i relativi metodi operativi, supportati dal sistema informativo IoT (Internet delle cose)”21. I ricercatori cinesi sostengono che la cognizione umana sia al centro di tale approccio – anzi, al centro della guerra futura – e che attraverso l’interferenza diretta o il controllo della mente subconscia22 di un avversario potrebbe essere possibile indurre danni mentali, confusione o persino allucinazioni – condizioni che potrebbero costringere i nemici a cedere alle richieste di Pechino o ad arrendersi. Siamo in direzione della guerra psicotronica23.
Case study: gli applicativi su Taiwan
Taiwan funge spesso da banco di prova per le strategie di guerra politica di Pechino, che poi applica altrove. Le operazioni cinesi nel dominio cognitivo, così come in quello fisico e informatico, possono essere viste più in generale come una guerra cognitiva volta a modificare i risultati elettorali in modo da favorire la Cina, influenzando la percezione degli elettori taiwanesi. In questo contesto, la piattaforma TikTok svolge un ruolo di primo piano come strumento per impattare sull’opinione pubblica nell’isola.
Un rapporto dell’Ufficio per la Sicurezza Nazionale (NSB) del governo taiwanese ha rilevato che tra il 2023 e il 2024 il numero di “account irregolari” su TikTok è aumentato da 255 a 4.371. Questo tasso di crescita è stato il più alto tra tutte le principali piattaforme di social media. Inoltre, l’NSB ha rilevato un aumento del 151% delle “informazioni controverse” sulle piattaforme di condivisione video, di cui circa un quinto proveniente da TikTok24. Due sondaggi condotti da think tank taiwanesi specializzati nella guerra cognitiva cinese offrono una panoramica sull’influenza di TikTok sull’opinione pubblica a Taiwan. Il primo sondaggio, condotto nel novembre 2024 dal Taiwan Information Environment Research Center (IORG)25 e il secondo, condotto nel marzo 2025 dal Doublethink Lab26, rivelano due osservazioni cruciali: la percezione degli utenti di TikTok riguardo al governo degli Stati Uniti e alla democrazia di Taiwan rifletteva da vicino la propaganda cinese, secondo cui il rafforzamento dei legami tra Stati Uniti e Taiwan avrebbe comportato costi enormi per Taiwan e che Taiwan veniva trattata come una pedina dagli americani.
Questa visione negativa rifletteva ciò che il governo cinese voleva che i taiwanesi credessero fin dagli anni Novanta, quando iniziò a inquadrare gli sforzi di Taiwan per stringere relazioni più strette con gli Stati Uniti, per il perseguimento dell’indipendenza di Taiwan. Un sondaggio d’opinione condotto da Doublethink Lab nel marzo 2025 suggerisce, inoltre, che gli utenti di TikTok sono più propensi a considerare negativamente la democrazia di Taiwan, al punto da non comprendere o valutare le differenze sistematiche tra Taiwan e Cina. Questa tendenza è emersa parallelamente alla crescente campagna propagandistica del governo cinese volta a criticare il sistema democratico di Taiwan fin dall’insediamento del presidente Lai Ching-te27.

Gli utenti di TikTok a Taiwan, dunque, hanno maggiori probabilità di essere ricettivi alla propaganda cinese. La guerra cognitiva cinese manipola con successo le percezioni degli utenti in un modo che sfida il buon senso, inclusa la convinzione che Taiwan non abbia libertà di parola e che legami più stretti tra Taiwan e Stati Uniti porterebbero a una guerra con la Cina.
Conclusioni
Se la Russia punta a destabilizzare e dividere, la strategia cinese è più sottile, ambiziosa e sistemica. È caratterizzata, infatti, da un approccio più tecnologico e sistemico. Pechino integra la dimensione cognitiva con l’uso massiccio d’intelligenza artificiale, analisi dei big data e piattaforme digitali per orientare comportamenti e plasmare ecosistemi informativi.
Le strategie di guerra della Cina non si limitano a semplici campagne di informazione, ma sono integrate nell’intenzione dell’Esercito Popolare di Liberazione di condurre una “meta-guerra” utilizzata per sottomettere la volontà di un avversario, apparentemente attraverso l’uso dell’inganno e di un esteso data mining per creare una realtà ingannevole che espone le debolezze di un avversario nel mondo virtuale.
L’attività di raccolta informativa svolta attraverso la OSINT e la Social Media Intelligence (SOCMINT) consente alla Cina di individuare lacune sfruttabili che gli obiettivi o coloro che sono associati a loro forniscono inconsapevolmente attraverso le piattaforme dei social media.
La Cina impiega anche un approccio secondo le modalità di un “Fronte Unitario” che include il controllo dei media in lingua cinese e appelli alla comunità cinese in tutto il mondo attraverso i social media.
Gli influencer sono il volto della Cina e forniscono narrazioni e punti di discussione che entrano nel discorso mainstream senza rivelare i collegamenti degli stessi influencer con i media ufficiali cinesi o le fonti governative. Spesso guidano campagne che soffocano le opinioni opposte sotto un elevato volume di post e la reiterazione di messaggi propagandistici sui social media, fino a quando la narrazione non è favorevole alle posizioni di Pechino.
I generatori di contenuti a livello statale e i loro proxy sfruttano il diritto alla libertà di parola per preparare i campi di battaglia politici, sociali e culturali per il futuro.
La Cina, potremmo concludere, persegue un obiettivo di lungo periodo: costruire un ordine informativo globale favorevole ai propri interessi geopolitici e ideologici, in cui la democrazia liberale venga progressivamente delegittimata e sostituita da modelli autoritari di controllo sociale.
1 China Reform Database, Political Work Guidelines of the People’s Liberation Army, December 05/12/2023. http://www.reformdata.org/2003/1205/4925.shtml.
2 Sun Tzu. L’Arte delle Guerra,
3 Takagi K., The Future of China’s Cognitive Warfare: Lessons from the War in Ucraine, War on the Rocks,22/07/2022.
4 Kun Lun Huang, Seizing Mind Superiority in Future War, PLA Daily, 16/06/2014. http://www.81.cn/jwgd/2014-06/16/content_5961384.htm.
5 Garzala Tirziu A., Inside China’s cognitive warfare strategy, GIS, 05/11/2024. https://www.gisreportsonline.com/r/china-cognitive-warfare/
6 Uphold the Predominant Position of Political Security, trad. Di Kitsch Liao, 14/04/2022. https://chinaopensourceobservatory.org/articles/chapter-six-persevere-in-placing-political-security-in-the-predominant-position.
7CMG and Renmin University Partner to Boost Journalism Education, Asia Education Review, 30/09/2024. https://www.asiaeducationreview.com/others/news/cmg-and-renmin-university-partner-to-boost-journalism-education-nwid-2702.html.
8Document 9: A ChinaFile Translation, China File, 08/11/2013. https://www.chinafile.com/document-9-chinafile-translation.
9China Claims Islands in NY Times Ad, VOA News, 29/09/2012. https://www.voanews.com/a/china_claims_islands_in_ny_times_ad/1517222.html.
10 Benini S., «Weltwoche» dient China als Propagandatrompete ( La “Weltwoche” funge da tromba propagandistica per la Cina), TA, 17/12/2019. https://www.tagesanzeiger.ch/roger-koeppels-china-connection-177800336409.
11 Garzala Tirziu A., cit.
12 Dorfman Z., Bejing ransacked data as U.S. sources went dark in China, Foreign Policy, 22/12/2020. https://foreignpolicy.com/2020/12/22/china-us-data-intelligence-cybersecurity-xi-jinping/.
13 Sevastopulo D. et al., Chinese spies recruited European politician in operation to divide west, Financial Times, 15/12/2023. https://www.ft.com/content/601df41f-8393-46ad-9f74-fe64f8ea1a3f.
14 Hunter L.Y. et al., Artificial intelligence and information warfare in major power states: how the US, China, and Russia are using artificial intelligence in their information warfare and influence operations, Defense & Security Analysis, 8, 05/03/2024. https://www.researchgate.net/publication378764079_Artificial_intelligence_and_information_warfare_in_major_power_states_how_the_US_China_and_Russia_are_using_artificial_intelligence_in_their_information_warfare_and_influence_operations.
15 Drinhausen K. – Legarda H. “Comprehensive National Security” unleashed: How Xi’s approach shapes China’s policies at home and abroad, Mercator Institute for China Studies, 15/09/2022. https://merics.org/en/report/comprehensive-national-security-unleashed-how-xis-approach-shapes-chinas-policies-home-and.
16 Kaufman A., Database Points to China’s Growing Use of A.I. for Online Surveillance and Censorship, China Digital Times, 28/03/2025. https://chinadigitaltimes.net/2025/03/database-points-to-chinas-growing-use-of-a-i-for-online-surveillance-and-censorship/.
17 Hunter L.Y. et al., cit.
18新时代的中国国防 (La difesa nazionale della Cina nella nuova era), Agenzia di stampa Xhinhua, 24/07/2019.
19 Yatsuzuka M., 人民解放軍の智能化戦争 -中国の軍事戦略をめぐる議論-(La guerra intelligente dell’Esercito popolare di liberazione-Discussione sulla strategia militare cineseをめぐる-), Studi sulla strategia di sicurezza, Vol. 1, N. 2 (ottobre 2020).
20 Le swarm tactics consistono nell’impiego di numerose piccole unità, spesso autonome, per sopraffare un obiettivo più ampio attraverso attacchi coordinati e decentralizzati da più direzioni, sfruttando concetti naturali (come gli sciami di insetti) per creare confusione e saturazione. Storicamente sono state diffusamente impiegate nella guerriglia e, più recentemente, negli sciami di droni e nelle flottiglie navali. I principi chiave includono elevata mobilità, auto-organizzazione, comando decentralizzato e risposte adattive per creare una forza schiacciante e paralizzare il processo decisionale del nemico.
21 Yatsuzuka M., PLA’s Intelligentized Warfare: The Politics on China’s Military Strategy, Security & Strategy, Vol. 2, January 2022.
22 La mente subconscia funziona come un registratore che registra i pensieri o le visualizzazioni che attirano la nostra attenzione, la mente memorizza queste cose nella banca della memoria ma per un breve periodo. Una banca della memoria è un luogo della mente in cui si raccolgono pensieri e ricordi insoliti.
23 Cristadoro N. , La guerra psicotronica, la “Sindrome dell’Avana”e la dimensione distopica dei conflitti, Difesa Online, 09/04/2024. https://www.difesaonline.it/2024/04/09/evidenza-approfondimenti-la-guerra-psicotronica-la-sindrome-dellavana-e-la-dimensione-distopica-dei/?_gl=1*m94cs9*_up*MQ..*_ga*MTgwMjQ1MTIyNi4xNzY4NDgzNDEx*_ga_MD36JQF5XS*czE3Njg0ODM0MTAkbzEkZzAkdDE3Njg0ODM0MTAkajYwJGwwJGgw.
24 National Security Bureau, An Analysis of the Chinese Communist Party’s Dissemination of Controversial Information, 03/01/2025. https://www.nsb.gov.tw/zh/assets/documents/新聞稿/2024年中共爭訊傳散態樣分析(報告全文)-中文.pdf.
25 IORG, Post-U.S. Election Poll: Taiwanese TikTok Users Have a More Favorable View of China, Stronger Belief that Pro-U.S. Policies Lead to War, and a Greater Sense of Taiwan’s Economic Failure, 22/01/2025. https://iorg.tw/a/survey-2024-tiktok.
26 Hsu E., 2025 Taiwan TikTok User Study: Nationwide Online Surveys — Research Data, Doublethink Lab, 05/06/2025. https://medium.com/doublethinklab/2025-taiwan-tiktok-user-study-nationwide-online-surveys-research-data-0ddcddeaa231.
27 IORG, The CCP’s Propaganda after Lai Ching-te’s Election Victory: Taiwan’s Failed Democracy, August 14/08/2025. https://iorg.tw/da/118.
Immagini: OpenAI / Palazzo Chigi / Xinhua / The White House / Doublethink Lab
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