“Mettersi a novanta gradi”? La presa di coscienza che manca all’Italia…
Ieri sera a cena stavo parlando con mio figlio dei suoi studi universitari. In sottofondo c’erano Mentana e la Gabanelli che commentavano la guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, in ragione di un nostro eventuale appoggio militare.
Il paese su questo non si divide, anzi: è estremamente compatto, assolutamente schierato sul non intervento e, in una certa parte, apertamente pacifista.
«Non è che Dio ci ha ordinato di metterci a novanta gradi con gli americani», ha detto la giornalista rispondendo a una domanda sul presunto “debito” di riconoscenza verso gli Stati Uniti per la liberazione dal nazifascismo.
«Quello che è successo 80 anni fa è stato ripagato. Li abbiamo ringraziati e continuiamo a ringraziarli. Dobbiamo continuare a farci i conti: sono il nostro più forte alleato. Però non è che Dio ci ha ordinato di metterci a novanta gradi…».
Al di là di un certo sbalordimento per la chiarezza non così usuale in Italia, non si può non essere d’accordo con la signora. Filosoficamente.
C’è solo un piccolo particolare: l’Italia questo non può farlo. È vincolata da trattati che, per quanto sottaciuti, sono estremamente chiari. Essi impongono di eseguire, ripeto “ESEGUIRE” le direttive militari e politiche di USA e GB, ora in prevalenza gli Stati Uniti.
L’Italia è assolutamente vincolata alla servitù militare delle sue basi, siano esse aeree, navali, e di tutte le altre. Deve garantire il sorvolo del proprio spazio aereo, mettere a disposizione i centri radar, di ascolto, ed eventualmente di spionaggio elettronico. Insomma tutto quello che può essere messo a disposizione della Nato e, in special modo, delle forze armate americane. E del governo americano, che a volte non è esattamente la stessa cosa.
Su questo non c’è, non ci dovrebbe essere, più nessun dubbio e nessuna discussione. È stato dimostrato ampiamente da molti fatti che si sono verificati dal 1945 in poi. Inutile elencarli ancora.
83 anni fa ci siamo arresi senza condizioni, ripeto senza condizioni, alle forze alleate (tra di loro, non con noi), in una guerra dichiarata da noi. Tutto ciò che è avvenuto da allora fino ad oggi è la conseguenza di questa sciagura.
Eppure, ancora c’è chi pensa non sia così. Politici e media, da 83 anni, fanno passare l’Italia per un paese “tecnicamente” come gli altri. E tecnicamente, più precisamente che politicamente, economicamente, socialmente, dati i protocolli post resa, questo non può essere possibile.
“Tecnicamente”, quando si costruisce qualsiasi qualcosa, bisogna prima fare pulizia, mettere ordine, fare un inventario, nel luogo dove si intende lavorare, di cosa si ha a disposizione.
Noi, semplicemente ed ormai dimostrabilmente, questo non lo abbiamo fatto. Non ci è stato detto cosa veramente avevamo a disposizione, quali erano i limiti del nostro agire nazionale. Si è deciso, non del tutto irragionevolmente, che gli italiani non sarebbero stati in grado di reggere la verità, le verità meglio.
E quindi, oggi, non sappiamo “tecnicamente” cosa possiamo o non possiamo fare.
La politica, i media, la cultura, continuano a danzare intorno al falò dell’ ipocrisia nazionale che ci vuole liberi ed indipendenti, attaccando alla prima occasione il governo di turno che esegue gli ordini di Washington (e non solo) nel momento esatto in cui arrivano. Questi sì “senza se e senza ma”.
Ho grande stima per Milena Gabanelli e il suo giornalismo di inchiesta. Vederla danzare anche lei intorno al fuoco dei conti non fatti con la nostra storia mi ha dato fastidio, perché ormai sono vecchio per provare pietà.
Non saprò probabilmente mai se questa cosa sia stata voluta, pianificata, concordata tra gli alleati (tra loro) e noi, la classe dirigente varia ed eventuale di quei giorni. Se fu così, niente da dire: geniale!
Mi ritrovo a pensare che se avessimo perso, e basta, senza liberazioni e cobelligeranze, senza Resistenze al suono dei cannoni in avanzata, senza eroismi da “C’eravamo tanto amati”, forse oggi saremmo “tecnicamente” diventati adulti. Magari più taciturni e riflessivi, consapevoli, noi per primi, del nostro posto nel mondo. Senza false pretese, sempre disilluse peraltro, che ci portano poi a subire, anche ingiustamente, le ironie geostrategiche di paesi che sostanzialmente non sono poi così distanti da noi sotto vari aspetti.
L’articolo “Mettersi a novanta gradi”? La presa di coscienza che manca all’Italia… proviene da Difesa Online.
Ieri sera a cena stavo parlando con mio figlio dei suoi studi universitari. In sottofondo c’erano Mentana e la Gabanelli…
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