Leonardo ridisegna il proprio futuro: sicurezza globale, AI e Michelangelo Dome nel piano 2026–2030
Il gruppo Leonardo rilancia la propria strategia industriale con l’aggiornamento del piano 2026–2030, presentato a Roma dall’amministratore delegato Roberto Cingolani alla comunità finanziaria. Non si tratta soltanto di un aggiornamento dei target economici, ma della definizione di una nuova traiettoria strategica: trasformare Leonardo in uno dei principali attori globali della sicurezza tecnologica multidominio.
Il piano arriva dopo tre anni di profonda trasformazione interna. Quando l’attuale management ha avviato il proprio percorso di riorganizzazione, il gruppo si presentava con un portafoglio industriale ampio ma frammentato, con linee di business spesso gestite in maniera separata e con capacità digitali ancora limitate. L’obiettivo dichiarato è stato quello di superare questa struttura a silos per costruire una “One Company” multinazionale, capace di integrare piattaforme, sistemi e tecnologie digitali all’interno di un’unica architettura industriale.

Secondo quanto illustrato dal management, la trasformazione ha riguardato diversi aspetti: razionalizzazione del portafoglio industriale, lancio di nuovi prodotti, partnership internazionali e operazioni selettive di acquisizione. A ciò si è aggiunta una forte accelerazione nella digitalizzazione delle attività, con investimenti significativi in high performance computing, intelligenza artificiale e sviluppo software.
I risultati di questa fase di ristrutturazione emergono chiaramente nei numeri. Nel 2025 Leonardo ha registrato ordini per 23,8 miliardi di euro e ricavi per 19,5 miliardi, con un EBITA pari a 1,75 miliardi e un free operating cash flow che ha superato per la prima volta la soglia del miliardo di euro. Allo stesso tempo è cresciuta anche la dimensione internazionale del gruppo, con una presenza industriale sempre più estesa fuori dall’Italia.

Il nuovo piano industriale punta ora ad accelerare questa crescita. Entro il 2030 Leonardo prevede di raggiungere ordini annuali pari a 32 miliardi di euro, ricavi per 30 miliardi e un EBITA di 3,59 miliardi, con un free operating cash flow superiore ai 2 miliardi. Nel periodo 2026–2030 il gruppo stima ordini cumulati per circa 142 miliardi di euro e ricavi per 126 miliardi.
Ma il vero cambio di paradigma riguarda il posizionamento strategico dell’azienda. Per decenni Leonardo è stata identificata soprattutto come un grande gruppo della difesa, con piattaforme aeronautiche, elicotteri, elettronica militare e sistemi spaziali. Il nuovo piano mira invece a spostare progressivamente il baricentro verso un concetto più ampio: la sicurezza globale.

Secondo il management, il contesto internazionale sta cambiando rapidamente. Missili ipersonici, droni, cyber-attacchi e guerra ibrida stanno trasformando la natura delle minacce. La sicurezza non riguarda più soltanto la difesa militare tradizionale, ma investe direttamente la resilienza economica e sociale dei Paesi, dalle infrastrutture energetiche alle reti digitali.
Per questo Leonardo intende rafforzare la propria posizione come gruppo hi-tech della sicurezza globale, facendo leva su quattro pilastri tecnologici destinati a diventare la spina dorsale della strategia futura: cybersecurity, high performance computing, intelligenza artificiale e gestione dei dati. Queste tecnologie digitali saranno l’infrastruttura che collega tra loro i diversi domini operativi – aria, terra, mare, spazio e cyber – creando sistemi sempre più integrati e interoperabili.

Il progetto simbolo di questa nuova visione è il Michelangelo Dome, presentato dal gruppo come una piattaforma architetturale capace di integrare sensori, sistemi di difesa, piattaforme militari e infrastrutture digitali in un’unica architettura operativa.
Non si tratta di un singolo sistema d’arma, ma di una struttura aperta e modulare che permette a piattaforme anche di produttori diversi di cooperare all’interno dello stesso sistema. Attraverso l’uso di intelligenza artificiale, cloud computing e fusione dei dati, l’architettura dovrebbe consentire di rilevare, tracciare e neutralizzare minacce estremamente diverse, dai missili balistici agli sciami di droni.

Secondo le stime del gruppo, Michelangelo Dome potrebbe generare opportunità di business per circa 21 miliardi di euro nel prossimo decennio.
Accanto alla trasformazione tecnologica, il piano prevede anche un importante rafforzamento delle competenze interne. Dopo aver assunto circa 20 mila persone tra il 2023 e il 2025, Leonardo prevede altre 28 mila assunzioni entro il 2030, con particolare attenzione ai profili STEM. L’obiettivo è portare l’organico complessivo a oltre 75 mila dipendenti entro la fine del decennio.

Ma accanto alla crescita dimensionale, il piano pone grande attenzione anche alla crescita personale e professionale delle persone che lavorano nel gruppo. Il management sottolinea come, in un contesto tecnologico sempre più complesso, il capitale umano rappresenti il vero fattore competitivo. Programmi di formazione avanzata, collaborazioni con università e business school internazionali e percorsi di sviluppo per giovani talenti sono destinati a diventare elementi centrali della strategia aziendale.
Secondo la visione espressa da Cingolani, l’innovazione tecnologica non può infatti essere separata dalla crescita delle competenze e dalla capacità delle persone di adattarsi a scenari industriali e geopolitici in rapido mutamento. L’obiettivo è costruire un’organizzazione capace di apprendere continuamente, attrarre talenti e sviluppare competenze strategiche in settori come l’intelligenza artificiale, la cyber security e la gestione avanzata dei dati.

La crescita industriale del gruppo si inserisce in un contesto internazionale in cui la domanda di sicurezza è destinata ad aumentare. Le stime indicano che la spesa globale per la sicurezza potrebbe superare il trilione di dollari annui entro il 2030, mentre l’impatto economico del cybercrime è destinato a crescere in maniera esponenziale. In questo scenario Leonardo punta a rafforzare il proprio ruolo tra i principali attori tecnologici europei della sicurezza multidominio, combinando piattaforme militari, infrastrutture digitali e servizi dual use.
Il piano industriale 2026–2030 rappresenta quindi molto più di una semplice revisione finanziaria. È il tentativo di ridefinire il posizionamento del gruppo italiano all’interno di un settore in rapida trasformazione, dove la linea di confine tra difesa, tecnologia e sicurezza delle società civili diventa sempre più sottile.
Foto: Difesa Online
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