MBDA accelera il riarmo europeo: più produzione, più investimenti, più autonomia strategica
MBDA ha scelto di presentare il 2025 e il 2026 come gli anni delsalto di scala. Nella conferenza stampa annuale di oggi a Parigi, l’amministratore delegato Éric Béranger ha delineato una traiettoria che va ben oltre i risultati industriali di routine: il gruppo missilistico europeo intende assumere un ruolo strutturale nel riarmo del continente, aumentando la produzione, rafforzando la capacità di risposta immediata e consolidando il proprio peso nella futura architettura strategica europea. Il quadro sintetico fornito dall’azienda è già di per sé eloquente: raddoppio della produzione missilistica tra il 2023 e la fine del 2025, ulteriore incremento del 40% atteso nel solo 2026, piano di investimenti elevato a 5 miliardi di euro nel periodo 2026–2030 e 2.800 nuove assunzioni previste nel 2026. Sul piano economico, MBDA ha registrato nel 2025ricavi per 5,8 miliardi di euro, ordini per 13,2 miliardi e un portafoglio complessivo pari a 44,4 miliardi.
Il messaggio politico-industriale lanciato da Béranger è netto: dopo lo shock strategico provocato dalla guerra in Ucraina, e con il conflitto con l’Iran richiamato esplicitamente come ulteriore soglia di deterioramento dell’ordine internazionale, la questione non è più soltanto produrre sistemi d’arma sofisticati, ma farlo in quantità, con rapidità e con sufficiente autonomia da sostenere conflitti prolungati e crisi multiple. Nella lettura del CEO, il passaggio“dalla regola dell’ordine internazionale alla regola della forza brutale”ha riportato i missili e la difesa aerea al centro della pianificazione strategica. In questo contesto, MBDA non si presenta come semplice fornitore, ma come uno dei pilastri del riarmo europeo.
Sul piano industriale, Béranger ha insistito su un punto: nel 2025 MBDA ha fatto ciò che aveva promesso. L’azienda sostiene di aver effettivamente raddoppiato la produzione missilistica rispetto al 2023 e di aver già raggiunto, su alcuni programmi, crescite molto rilevanti. Tra gli esempi citati figurano l’aumento delle consegne di Aster rispetto ai livelli inizialmente previsti e il rafforzamento della capacità produttiva del Mistral fino a quattro volte rispetto all’inizio della guerra in Ucraina. Il cuore del discorso non è solo quantitativo, ma metodologico: nuove linee, ampliamento degli stabilimenti, macchinari aggiuntivi, turni aumentati e specializzazione di alcune produzioni. Il gruppo ha inoltre rimarcato di aver investito fortemente nella filiera, punto essenziale in un settore in cui un singolo sistema può dipendere da migliaia di componenti e da una rete di circa 2.000 fornitori.
Uno degli aspetti più significativi dell’intervento riguarda ilcambio di paradigma produttivo. Béranger ha spiegato che, per i prodotti ad alta richiesta, MBDA non attende più il contratto per avviare la produzione ma anticipa acquisti di componenti e fasi produttive sulla base di una previsione strategica della domanda, assumendosi un rischio industriale e finanziario che il CEO ha quantificato in circa 1 miliardo di euro già speso senza contratti a copertura. È un passaggio molto importante perché segnala la fine di un modello figlio dei “peace dividends”, in cui l’industria europea della difesa produceva solo a commessa e con margini limitati di anticipo. Ora, almeno sui prodotti considerati essenziali – in particolare nella difesa aerea – MBDA afferma di voler dimensionare l’apparato industriale non sul contratto firmato ieri, ma sul fabbisogno strategico di domani.
Questa logica si riflette anche nel piano 2026. L’azienda prevede un aumento complessivo dell’output del 40% in un solo anno, con accelerazioni ancora maggiori in segmenti come la difesa aerea. Per l’Aster, Béranger ha parlato esplicitamente di un raddoppio produttivo nel 2026. Parallelamente, MBDA intende proseguire con 2.800 nuove assunzioni, dopo aver già reclutato oltre2.700 persone nel 2025. L’organico del gruppo ha raggiunto le 20.000 unità, mentre gli investimenti pianificati sono stati raddoppiati rispetto all’annuncio precedente: non più 2,5 miliardi, ma 5 miliardi di euro nel quinquennio 2026–2030, tutti destinati al suolo europeo.

L’altro grande asse del discorso è stato quello dell’agilità operativa. Béranger ha rivendicato la capacità di MBDA di rispondere con maggiore rapidità ai cosiddettiurgent operational requirements, cioè richieste di adattamento e integrazione accelerate da esigenze belliche concrete. Secondo il CEO, nel 2025 il gruppo avrebbe gestito circa il 25% in più di UOR rispetto al 2024. Gli esempi richiamati sono politicamente e militarmente sensibili. Da un lato, l’integrazione di Storm Shadow/SCALP su piattaforme ucraine sovietiche in tempi drasticamente ridotti rispetto agli standard normali; dall’altro, l’adattamento rapidissimo di un missile aria-aria su un elicottero per un cliente non nominato. Il punto centrale del ragionamento è che possedere la “design authority” – cioè la piena padronanza progettuale del sistema – consente di modificare, certificare e rendere sicure soluzioni che altrimenti richiederebbero dipendenze esterne, permessi politici o tempi incompatibili con la guerra reale.
Questa idea della sovranità tecnologica come fattore operativo ritorna più volte e costituisce forse il cuore politico della conferenza. Per Béranger, l’Europa potrà mantenere una voce credibile nell’ordine internazionale solo se disporrà di capacità militari complete e sovrane. Ma, aggiunge,nessuna media potenza europea può sostenere da sola l’intera gamma delle capacità avanzate. Da qui la sua difesa della cooperazione industriale europea e, insieme, della “European preference”: cooperare per costruire campioni continentali, poi però alimentare questi campioni con ordini, produzione, proprietà intellettuale e autorità progettuale realmente europee. È la stessa logica con cui MBDA presenta se stessa come dimostrazione vivente della fattibilità di programmi comuni come Aster, Meteor, SCALP/Storm Shadow e dei futuri sistemi in sviluppo. La conferenza, da questo punto di vista, è stata anche un intervento nel dibattito politico-industriale europeo:non solo più difesa, ma più difesa europea.
Sul fronte dell’innovazione, il gruppo ha voluto mostrare di non essere impegnato soltanto nel “ramp-up” dei sistemi esistenti. Béranger ha insistito sul fatto che Ucraina e Iran dimostrano come la massa conti di nuovo, e che i conflitti prolungati richiedano anche soluzioni numericamente sostenibili e più economiche. In questo quadro ha richiamato il one-way effectorpresentato al Paris Air Show e successivamente integrato da una versione più pesante, indicata come one-way effector heavyo Crossbow. L’obiettivo dichiarato è saturare le difese nemiche, costringerle a rivelarsi e ridurne l’efficacia con sistemi concepiti fin dall’inizio per la produzione in volumi elevati. Colpisce il fatto che l’azienda presenti questi sviluppi come iniziative autofinanziate e portate dal foglio bianco al volo in meno di dieci mesi, per poi ottenere un primo contratto dalla DGA francese.
Sempre nel campo dell’innovazione applicata alla guerra reale, MBDA ha rimarcato il proprio lavoro nel contrasto ai droni. A questo si aggiunge un missile anti-drone a basso costo notificato dalla Bundeswehr, che il CEO ha indicato come potenzialmente integrabile nell’architettura modulare Sky Warden.
Sky Wardenè stato citato come uno dei programmi di punta nel counter-UAS, con la rivendicazione di un riconoscimento da parte di Frontex come migliore soluzione per la protezione dei confini esterni dell’Unione e con i primi due contratti export già ottenuti. Sul segmento laser, Béranger ha indicato come traguardi chiave il contratto francese per il dimostratore di laser ad alta energia Sideral, orientato alla lotta anti-drone, e l’ordine della Royal Navy per Dragonfire, da consegnare a partire dal 2027. Il messaggio qui è doppio: MBDA vuole restare centrale sia nella “spada” sia nello “scudo”, cioè sia nell’attacco sia nella protezione.
Importante anche il capitolo dedicato ai grandi programmi futuri. Béranger ha indicato due iniziative come particolarmente emblematiche. La prima è Stratus, già noto in precedenza con altra denominazione (Future Cruise/Anti-Ship Weapon), presentato come successore delle famiglie SCALP/Storm Shadow ed Exocet e articolato in due missili, uno subsonico a bassa osservabilità e uno supersonico, destinati a coprire missioni di strike in profondità, anti-nave, soppressione delle difese aeree e ingaggio di assetti aerei di alto valore. Secondo quanto dichiarato, il programma ha completato la fase di assessment e si avvia alla fase di sviluppo, con il coinvolgimento di Regno Unito e Francia e l’ingresso dell’Italia almeno su una delle componenti. La seconda iniziativa è HYDIS, progetto europeo di intercettore contro minacce ipersoniche guidato da MBDA, con 19 partner e oltre 20 subfornitori in 14 Paesi. Qui l’azienda afferma di trovarsi ancora nella fase concettuale, con una selezione progressiva delle soluzioni progettuali fino a convergere su un unico concetto entro la fine dell’anno.
C’è poi un passaggio interessante sullo spazio, ancora marginale nel dibattito pubblico ma rilevante nella visione del gruppo. Da un lato, lo spazio è descritto come moltiplicatore di efficacia per la connettività e quindi per sistemi d’arma in grado di operare a lunga distanza; dall’altro, come nuovo teatro conteso, in cui gli assetti orbitali dovranno essere protetti. MBDA non vuole trasformarsi in produttore di satelliti, ma intende posizionarsi nel segmento della protezione degli assetti spaziali. In questa logica, Béranger ha citato la partecipazione all’esercitazione francese AsterX e il progetto SPLINTER, sviluppato con U-Space nell’ambito di una dimostrazione destinata all’impiego del Comando Spaziale francese. È un passaggio che amplia il perimetro della società oltre il tradizionale dominio missilistico, senza rinnegare la propria identità industriale.
Infine, ladimensione europea. Béranger ha voluto dimostrare che il rafforzamento di MBDA non è solo interno, ma si riflette nella domanda del continente. Nel 2025 l’Europa ha rappresentato il 70% dell’acquisizione ordini del gruppo, dato che la stessa azienda presenta come indicatore del risveglio e del riarmo delle nazioni europee. Ha ricordato inoltre l’apertura di due nuovi siti in Italia, a Torino e Pomigliano, l’importanza della commessa congiunta del Mistral 3 attraverso lo strumento europeo EDIRPA, le scelte danesi a favore di VL MICA e SAMP/T NG per la difesa aerea, il rinnovo della fiducia svedese nei CAMM e l’attenzione verso futuri strumenti europei come EDIP e SAFE.
Se si osserva l’intervento nel suo insieme, la linea di MBDA appare chiara. L’azienda vuole presentarsi non come semplice beneficiaria del nuovo ciclo di spesa militare, ma come infrastruttura strategica europea, necessaria per trasformare i bilanci della difesa in capacità reali, in tempi compatibili con il deteriorarsi del quadro internazionale. È una narrativa potente perché salda quattro piani diversi: risultati economici, capacità industriale, innovazione tecnologica e messaggio politico sulla sovranità europea.
La questione aperta, naturalmente, è se il ritmo annunciato sarà sostenibile nel tempo: raddoppiare, poi aggiungere un altro 40%, espandere filiere, assorbire migliaia di assunzioni, proteggere la qualità e insieme alimentare programmi di nuova generazione è una sfida industriale rara perfino in settori civili molto più stabili. Ma il punto, per MBDA, è proprio questo:la normalità è finita e la scala della minaccia impone una scala industriale completamente nuova.
L’articoloMBDA accelera il riarmo europeo: più produzione, più investimenti, più autonomia strategicaproviene daDifesa Online.
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