Dalle aule agli attacchi: la filiera segreta del GRU
L’università che prepara hacker, sabotatori digitali e specialisti della propaganda. Non una base militare isolata né un’accademia segreta del GRU nascosta nelle periferie russe, ma uno degli atenei tecnici più prestigiosi della Federazione: la Università Tecnica Statale Bauman di Mosca. Dietro l’immagine pubblica di eccellenza scientifica e innovazione tecnologica, emerge infatti l’esistenza di una struttura poco conosciuta – il cosiddetto “4° Dipartimento” del centro di addestramento militare – che, secondo documenti interni trapelati recentemente, svolgerebbe un ruolo diretto nella formazione di futuri operatori della guerra informatica russa.
I materiali filtrati – programmi di studio, presentazioni didattiche, registri di studenti, contratti e manuali operativi relativi agli anni accademici compresi tra il 2022 e il 2024 – delineano un quadro che va ben oltre il normale addestramento militare universitario. Non si tratta semplicemente di corsi teorici di sicurezza informatica o di cyber difesa. Il programma attribuito al dipartimento mostra un’impostazione apertamente offensiva: sviluppo di malware, tecniche di phishing mirato, sfruttamento di vulnerabilità informatiche, utilizzo di Trojan, attività di intelligence elettronica e perfino campagne di manipolazione mediatica e propaganda digitale.
Il dettaglio forse più significativo riguarda proprio la natura “occultata” del dipartimento. Sul sito ufficiale del centro di addestramento militare dell’università, la numerazione dei dipartimenti salta direttamente dal numero 3 al numero 5. Il 4° Dipartimento semplicemente non compare. Una scelta che, alla luce della documentazione emersa, appare difficilmente casuale. Secondo i documenti, il dipartimento sarebbe articolato in diverse specializzazioni militari direttamente collegate alle esigenze del GRU, l’intelligence militare russa. Tra queste figura il corso “Servizio di intelligence speciale”, focalizzato su guerra informatica, intelligence digitale e operazioni cyber.
Gli studenti seguirebbero moduli estremamente pratici. In uno dei corsi dedicati al “contrasto all’intelligence tecnica”, gli allievi imparerebbero ad utilizzare strumenti normalmente associati ad attività offensive: exploit di vulnerabilità, penetrazione di reti, tecniche di compromissione di infrastrutture straniere e sviluppo di software malevolo. Uno dei moduli sarebbe interamente dedicato ai virus informatici, con l’obbligo per gli studenti di progettare un malware come elaborato finale. Non meno inquietante è la presenza di corsi sulla propaganda occulta e sulla manipolazione psicologica. In una delle esercitazioni, agli studenti viene richiesto di produrre contenuti video per social network utilizzando “manipolazione, pressione e propaganda occulta” allo scopo di influenzare il dibattito pubblico su temi d’attualità.
Il quadro che emerge suggerisce un modello di guerra ibrida integrata, in cui cyber warfare, disinformazione e intelligence operano come elementi complementari di un’unica strategia. Ed è qui che la vicenda assume una rilevanza che va ben oltre il contesto universitario russo. Alcuni laureati del dipartimento risultano infatti aver successivamente prestato servizio presso l’unità militare 74455 del GRU, conosciuta in ambito internazionale con il nome di “Sandworm”. Si tratta di uno dei gruppi hacker più aggressivi attribuiti alla Russia, accusato di attacchi contro infrastrutture civili in Ucraina e Georgia, inclusi blackout che hanno colpito ospedali e reti energetiche. Allo stesso gruppo viene attribuito anche il malware NotPetya, considerato uno dei cyber attacchi più distruttivi mai registrati, capace di propagarsi ben oltre gli obiettivi iniziali causando danni miliardari in tutto il mondo.
I documenti mostrano inoltre come l’addestramento sia strettamente collegato all’esperienza operativa maturata durante la guerra in Ucraina. Alcuni manuali interni farebbero riferimento diretto alle operazioni condotte nell’area di Kursk tra agosto e settembre 2024, trasformando di fatto il conflitto in un laboratorio didattico per la formazione delle nuove generazioni di specialisti del GRU. Gli studenti studiano droni occidentali in dotazione alle forze armate ucraine, analizzano infrastrutture informatiche del Dipartimento della Guerra statunitense e apprendono metodologie di guerra elettronica basate su scenari reali.
Particolarmente significativo appare anche il profilo di alcuni docenti coinvolti nel programma. Tra questi figura il tenente colonnello Kirill Stupakov, ufficiale con trascorsi nell’intelligence elettronica del GRU e incaricato di insegnare tecniche di sorveglianza e intercettazione. Le lezioni attribuitegli includono l’utilizzo di microfoni direzionali, sistemi di intercettazione telefonica e occultamento di microcamere all’interno di oggetti comuni. Una formazione che richiama più le attività di un servizio clandestino che quelle di un normale dipartimento universitario.
Sul piano geopolitico, la vicenda conferma una trasformazione ormai evidente: la Russia considera il dominio informatico e cognitivo come un teatro di guerra permanente. La distinzione tra università civile, industria tecnologica e apparato militare appare sempre più sfumata. Le strutture accademiche non vengono utilizzate soltanto per produrre innovazione scientifica, ma anche come bacino di reclutamento e formazione per operazioni cyber offensive, campagne di influenza e attività di intelligence.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più rilevante dell’intera vicenda. Mentre il Cremlino continua a presentare le proprie università come simboli del progresso tecnologico nazionale, dietro le aule e i laboratori prende forma un ecosistema che integra istruzione superiore, guerra informatica e propaganda strategica. Un modello che riflette perfettamente la natura del confronto contemporaneo: un conflitto che non si combatte soltanto con carri armati e missili, ma anche attraverso malware, manipolazione dell’informazione e attacchi invisibili alle infrastrutture civili.
La recente visita di Vladimir Putin alla Baumanka, celebrata pubblicamente come incontro con l’eccellenza tecnologica russa, assume così un significato diverso. Davanti alle telecamere si parlava di spazio, tecnologie quantistiche e innovazione. Del Quarto Dipartimento, naturalmente, nessuna parola.
L’articolo Dalle aule agli attacchi: la filiera segreta del GRU proviene da Difesa Online.
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