E se avessimo perso qualcosa? Ferrari Luce: l’auto diventa trasporto, il mito cambia volto
Oltre mezzo milione di euro per una Ferrari che non fa rumore. Ma qui non si parla di una raffinata progettazione degli scarichi per addolcire o modellare la voce di un V12; si parla della sua assenza. E viene da chiedersi se a un cliente Ferrari possa davvero piacere un silenzio imposto. Perché quel rumore è musica, personalità, emozione e identità. Lo sanno bene anche gli Alfisti, che con la scomparsa di certe motorizzazioni hanno visto spegnersi una parte di quell’anima meccanica che rendeva un’auto immediatamente riconoscibile. Se questa sarà la direzione del futuro, viene allora da chiedersi quanti altri appassionati rischino di sentirsi orfani, a Maranello e nell’automotive in generale.
A scatenare le scintille è stato l’ex presidente Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, durissimo sulla nuova Luce: «Si rischia di distruggere un mito», arrivando persino a dire provocatoriamente di togliere il Cavallino da quella vettura. Chi ha la guida nel sangue probabilmente comprende bene il peso di quelle parole, perché certe passioni possono evolversi, ma difficilmente accettano di perdere la propria voce.
Se anche una Ferrari inizia a non farsi sentire
L’aspetto curioso della nuova Ferrari Luce non riguarda i suoi oltre mille cavalli, l’accelerazione o il prezzo, ma proprio l’assenza di rumore. Nel mondo della Difesa esiste un concetto molto noto, quello di ridurre la propria “firma”, cioè essere percepiti il meno possibile. Non si parla solo di tecnologia stealth per diminuire la visibilità ai radar, ma anche di contenere emissioni termiche e segnatura acustica. Sempre più mezzi militari moderni, compresi alcuni sistemi terrestri ibridi o a propulsione elettrificata, cercano infatti di muoversi in modo più discreto e silenzioso. L’efficacia, in certi contesti, nasce nel farsi sentire meno.
Quindi, in ambito civile, se una Ferrari dovesse progressivamente allontanarsi dal motore come elemento centrale della sua identità, cosa dovrà avere per conquistare il facoltoso acquirente? Probabilmente dovrà puntare ancora di più su design, tecnologia, esclusività, ma una precisazione però è doverosa. La Ferrari Luce non rappresenta la fine del motore tradizionale a Maranello, né una conversione totale all’elettrico. Oggi la gamma Ferrari continua infatti a comprendere modelli endotermici puri e altri ibridi ad alte prestazioni. Luce apre un nuovo capitolo, ma non chiude quello precedente. Almeno per ora, il Cavallino continua ancora a parlare anche il linguaggio dei V6, dei V8 e dei V12.
L’automobile smette di essere un sogno
Il parallelo interessante è che anche l’automobile moderna sembra aver intrapreso una strada simile, ossia quella di una tecnologia sempre più dominante che, gradualmente, sta lasciando alle spalle il concetto stesso di auto per avvicinarsi a quello di semplice locomozione. Ma sono due cose diverse.
L’automobile era desiderio, qualcosa che si osservava e che catturava l’attenzione, a cui ci si affezionava e che si ascoltava mentre si guidava. Aveva un carattere, dei difetti, una voce, un rombo ben riconoscibile. Il rumore dell’Alfetta era unico, quello della Mercedes altrettanto.
Il mezzo di locomozione, invece, è un comodo vettore che deve semplicemente portarti da un punto A a un punto B nel modo più efficiente possibile, spesso accompagnato da qualche spia gialla sempre accesa e da molte incognite tecnologiche.
Chi progetta questi cambiamenti avrà certamente messo in conto la responsabilità verso questa trasformazione della percezione collettiva, che su molti automobilisti sembra essere scesa troppo rapidamente; prima il progressivo abbandono del cambio manuale, poi la lenta uscita di scena del diesel, quindi la trasformazione radicale del motore stesso. In meno di vent’anni il rapporto emotivo con l’auto è cambiato profondamente.
Non è una guerra tra passato e futuro
Per oltre un secolo l’automobile è stata libertà, emozione, meccanica e persino tante storie, ma oggi il mondo è cambiato. I costi dell’energia, la dipendenza dalle materie prime, le crisi geopolitiche e la necessità di ridurre le emissioni stanno spingendo verso una trasformazione che, per molti aspetti, appare inevitabile e, per altri, discutibile. Sarebbe però sbagliato ignorare che questa evoluzione nasce anche da esigenze reali e da motivazioni concrete, legate all’ambiente, all’energia e alla sostenibilità. Non a caso, anche nel motorsport più avanzato qualcuno ha espresso nostalgia per un’epoca in cui il motore non era solo prestazione, ma anche carattere, identità e sensazione di guida.
Non è una guerra tra passato e futuro, né tra benzina ed elettroni, ma la preoccupazione di capire se la direzione intrapresa sia davvero quella giusta, anche e soprattutto per la solidità delle nostre filiere industriali. Serve forse ritrovare un po’ di romanticismo e tornare ai valori e al cuore umano che, quando si parla di automobili, non ragiona soltanto in cavalli o kilowatt. Perché il rischio già presente, è di perdere non solo un motore, ma un piccolo pezzo della nostra passione e della nostra storia.
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