Genova, 1,2 Petabyte di immagini per addestrare l’intelligenza artificiale. E la sovranità?
Quando un comunicato aziendale arriva da Copenaghen e parla di Genova, conviene leggere oltre il titolo. L’undici giugno 2025 Milestone Systems annuncia, con la firma di NVIDIA, l’arrivo in Europa del suo Project Hafnia, e la prima città del continente a entrarci è proprio Genova. Sulla carta è una buona notizia di innovazione urbana, di quelle che le amministrazioni amano esibire. Sotto la superficie c’è una questione che riguarda tutti, perché tocca la titolarità dei dati pubblici, la loro destinazione e il controllo di ciò che da quei dati viene generato.
Il cuore tecnico dell’operazione è un Vision Language Model, un modello che impara a collegare immagini e testo per restituire interpretazioni e sintesi a partire da flussi video. Secondo il comunicato diffuso via Business Wire, l’obiettivo dichiarato è sviluppare soluzioni di intelligenza artificiale per la gestione del traffico e per città più efficienti, addestrando il modello con strumenti NVIDIA su infrastruttura cloud dedicata. Il primo servizio di Hafnia in Europa, si legge sempre nella nota ufficiale, è un modello europeo per la gestione dei trasporti addestrato su un ampio volume di dati di traffico raccolti a Genova. È qui che il discorso si fa concreto. Non si parla di una sperimentazione astratta, ma del materiale visivo prodotto dalle telecamere comunali.
La filiera della sovranità
Progetto Hafnia / Genova — giu. 2025
Telecamere
di Genova
Sorgente · videosorveglianza comunale
≈ 2.700 dispositivi, 1,2 PB di immagini. Bene pubblico, finalità di sicurezza e mobilità.
Milestone
Systems
Software VMS · curatela dati
CANON · JP
Azienda danese del gruppo giapponese Canon dal 2014. Anonimizzazione via Brighter AI.
NVIDIA
Infrastruttura · addestramento
Calcolo e stack AI (NeMo, Cosmos) su cui il modello viene costruito e ottimizzato.
Nebius
Cloud “sovrano europeo”
ex YANDEX · RU
Società olandese erede di Yandex, ceduto il ramo russo nel 2024. Quotata al Nasdaq.
Modello
VLM
Prodotto · redistribuzione
Dataset e modello ceduti ad altre città tramite licenza ad accesso controllato.
Lungo l’intera catena del valore, l’unico anello italiano è il punto di partenza. Le immagini di una città diventano materia prima di un modello commerciale il cui controllo risiede altrove.
Fonti: comunicato Milestone/Business Wire, 11 giu. 2025 · scheda cliente Milestone · dichiarazioni rip. da AI4Business
La quantità impressiona. In dichiarazioni rese alla stampa e riprese da testate di settore come AI4Business, l’amministratore delegato di Milestone Thomas Jensen ha indicato in circa un Petabyte e due la mole di dati già acquisita e in fase di catalogazione, raccolta da un parco che la stessa documentazione aziendale quantifica in millecinquecento telecamere nel comunicato e in duemilasettecento dispositivi video e sensori nella scheda cliente pubblicata da Milestone. Il lavoro di messa a punto, sempre stando alle dichiarazioni, prevede la categorizzazione di milioni di veicoli per tipologia, colore, uso privato o commerciale, oltre al conteggio dei pedoni e al rilevamento degli incidenti. Tradotto, le immagini della città diventano la materia prima con cui si addestra un prodotto commerciale.
L’amministrazione comunale, attraverso la voce di Andrea Sinisi, responsabile delle reti di telecomunicazione, dei sistemi di controllo accessi e della videosorveglianza presso il Technology Office della Direzione Sistemi Informativi, inquadra la scelta dentro la cornice del Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, presentandola come tappa della trasformazione digitale del Paese. La scheda cliente di Milestone precisa un dettaglio non secondario, ossia che il software di video management è di proprietà della Città di Genova e costituisce il sistema ufficiale di videosorveglianza cittadino. La titolarità del sistema, dunque, è pubblica. Resta da capire cosa accada al valore che da quel sistema viene estratto.
Il comunicato lo dice in modo trasparente. Il dataset reso conforme e il modello una volta addestrato saranno messi a disposizione delle città che usano Hafnia attraverso un modello di licenza ad accesso controllato. È la formula che merita attenzione. Il dato grezzo parte da Genova, ma il prodotto raffinato, cioè il modello, viene distribuito ad altri soggetti secondo regole stabilite dal fornitore. La differenza tra la residenza del dato e la sovranità sul dato, che chi scrive ha già avuto modo di affrontare a proposito del confronto tra l’Estonia e il nostro Polo Strategico Nazionale, qui si materializza in modo quasi didattico.
A presidio della conformità l’operazione esibisce due garanzie. La prima è normativa. L’azienda rivendica l’allineamento al Regolamento generale sulla protezione dei dati e all’AI Act, al punto che Jensen parla della prima piattaforma al mondo costruita per soddisfare gli standard regolatori europei. La seconda è tecnica e si chiama deep natural anonymization, una tecnologia sviluppata dalla berlinese Brighter AI, che Milestone ha acquisito il primo aprile 2025, e che sostituisce volti e targhe con elementi sintetici non reversibili allo scopo di consentire l’analisi senza esporre i dati delle persone. Su quanto questa anonimizzazione sia effettiva, e soprattutto su quando intervenga lungo il flusso di trattamento, si gioca buona parte della tenuta giuridica dell’intera architettura.
Poi c’è il capitolo che il comunicato presenta come la prova della sovranità europea, e che a un esame ravvicinato diventa il punto più delicato. L’infrastruttura cloud scelta per il progetto genovese è quella di Nebius, descritta nella nota come provider sovrano europeo, con data center nell’Unione e con la promessa che i dati del settore pubblico restino entro la giurisdizione europea. La presentazione è impeccabile. La genealogia un po’ meno. Nebius Group è ciò che resta della holding olandese Yandex dopo che, nel luglio 2024, ha ceduto le attività russe a investitori locali per cinque miliardi e quattrocento milioni di dollari, la più grande uscita aziendale dalla Russia dall’inizio della guerra in Ucraina. La società ha oggi sede ad Amsterdam, è quotata al Nasdaq con il simbolo NBIS ed è guidata da Arkady Volozh, cofondatore e storico amministratore delegato di Yandex, che era finito sotto sanzioni dell’Unione dopo l’aggressione russa e che ne è stato liberato nel marzo 2024 dopo aver spostato centinaia di ingegneri fuori dalla Russia e aver definito barbara l’invasione.
Nessuno mette in dubbio la regolarità formale dell’operazione né la legittimità di Nebius come società europea a tutti gli effetti. Il punto è un altro, ed è quello che dovrebbe interessare chi ragiona di sovranità digitale come categoria strategica e non come slogan. La filiera di un progetto venduto come campione di autonomia europea è quasi interamente esterna al perimetro nazionale. Il software è di una azienda danese, Milestone, controllata dal 2014 dal gruppo giapponese Canon. L’infrastruttura di calcolo è dello statunitense NVIDIA. Il cloud cosiddetto sovrano è di una società formalmente olandese ma erede diretta di un colosso tecnologico russo, con management e competenze che da quel mondo provengono. L’unico elemento italiano della catena è il dato di partenza, cioè le immagini delle telecamere di una città, prodotte con denaro pubblico per finalità di sicurezza e mobilità, e ora trasformate in carburante per un modello commerciale.
Resta infine la domanda più scomoda, quella documentale. A oggi non risulta pubblicamente reperibile un atto amministrativo formale, una delibera di Giunta o una determinazione dirigenziale, con cui il Comune di Genova autorizza la messa a disposizione delle immagini per l’addestramento dell’intelligenza artificiale. L’operazione viene raccontata come collaborazione e come partecipazione a una iniziativa privata, non come provvedimento pubblicato e tracciabile. Per un trattamento di questa natura, su larga scala, in luoghi pubblici e per una finalità nuova come l’addestramento di modelli, la prudenza giuridica imporrebbe quantomeno una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e un accordo che definisca con chiarezza titolarità e responsabilità. Documenti che il cittadino ha il diritto di vedere, e che lo strumento dell’accesso civico generalizzato consente di richiedere.
Il precedente che rende la questione tutt’altro che teorica si chiama Trento. L’undici gennaio 2024 il Garante per la protezione dei dati personali ha dichiarato illecito il trattamento effettuato dal Comune nei progetti di ricerca europei Marvel e Protector, che raccoglievano informazioni personali in spazi pubblici tramite telecamere e microfoni con lo scopo di addestrare software di intelligenza artificiale. La finalità sanzionata a Trento è esattamente quella che oggi viene celebrata a Genova. Cambia il vestito, perché qui si invocano anonimizzazione generativa e conformità anticipata all’AI Act, ma la sostanza del trattamento è parente stretta.
Genova ha tutto il diritto di ambire a essere una città intelligente, e l’efficienza della mobilità è un bene pubblico reale. La condizione perché l’innovazione non si rovesci nel suo contrario è una sola, ed è la trasparenza. Mostrare l’atto, pubblicare la valutazione d’impatto, chiarire chi possiede il modello addestrato sui dati dei genovesi e con quali limiti potrà essere ceduto ad altri. Perché un Petabyte di immagini di una città non è soltanto un problema tecnico di archiviazione. È una questione di chi comanda sul racconto digitale di una comunità, e quel comando, per restare democratico, deve poter essere letto da chiunque in un atto pubblico.
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