Democratura e democrazia di fronte alla guerra totale
1. Introduzione: la cecità analitica e il problema della misurazione della forza
Il 27 maggio 2026 il Brigadier Generale Denys «Redis» Prokopenko ha pubblicato su Ukrainska Pravda un articolo destinato a diventare un documento di riferimento per gli studi strategici contemporanei.1 Promosso al rango di generale di brigata il 25 febbraio 2026 e comandante del 1º Corpo d’Armata della Guardia Nazionale ucraina «Azov»,2 Prokopenko ha formulato una critica sistematica a ciò che definisce «cecità analitica» delle cancellerie e dei centri studi occidentali: l’incapacità di valutare correttamente la forza militare russa e la capacità di resistenza ucraina perché si è guardato esclusivamente a parametri quantitativi e materiali, ignorando le variabili qualitative, culturali e politiche che determinano l’efficacia bellica.
La tesi di Prokopenko merita di essere elevata da contributo operativo a oggetto di riflessione teorica più ampia. Questo articolo sostiene che la divergenza tra i modelli di comando delle due forze armate non è un fatto contingente né una semplice scelta dottrinale: essa riflette strutturalmente la natura dei rispettivi sistemi politici. La «democratura» russa — sistema ibrido che combina la facciata procedurale della democrazia con la sostanza autoritaria del potere personale — genera inevitabilmente una cultura militare centralizzata, paralizzata dalla paura dell’iniziativa autonoma. La democrazia ucraina ha prodotto, per converso, un modello di comando fondato sulla fiducia reciproca, sulla delega dell’autorità decisionale e sul valore dell’iniziativa individuale. Questa connessione tra forma di governo e dottrina militare non è nuova nella storia del pensiero strategico, ma la guerra in Ucraina ne offre una dimostrazione empirica di eccezionale chiarezza.
L’analisi si articola in cinque sezioni. La prima delinea le caratteristiche del campo di battaglia tecnologicamente trasparente che definisce il contesto operativo del conflitto. La seconda ricostruisce la relazione strutturale tra sistemi politici e culture del comando. La terza applica le categorie di Carl von Clausewitz — le «forze morali», l’«attrito» (Friktion), il duello come reciprocità bellica — all’interpretazione di questa divergenza.3 La quarta analizza il caso operativo della campagna di Dobropillia. La quinta trae conclusioni in merito alle implicazioni strategiche per l’Europa.
2. Il campo di battaglia trasparente: sorveglianza, droni e il ritorno delle trincee
Prima di esaminare i sistemi politici e le dottrine militari è necessario comprendere l’ambiente operativo nel quale entrambi i contendenti si trovano a combattere. La guerra russo-ucraina è il primo conflitto ad alta intensità combattuto in un teatro di operazioni quasi integralmente trasparente: questa trasparenza non è il frutto di una scelta dottrinale, ma il prodotto di una convergenza tecnologica senza precedenti che stravolge i modelli operativi consolidati dalla guerra fredda.
Il primo fattore di questa rivoluzione è la proliferazione della sorveglianza satellitare commerciale. Costellazioni come Starlink, Planet Labs e Maxar forniscono immagini ad alta risoluzione aggiornate con frequenza intragiornaliera su ogni punto del fronte, accessibili non solo agli Stati Maggiori ma anche a unità tattiche, giornalisti e analisti indipendenti. A questo si aggiunge la sorveglianza aerea tattica: migliaia di droni da ricognizione di piccole dimensioni — quadricotteri commerciali modificati, sistemi militari leggeri, aeromobili a lunga autonomia — sorvolano continuamente le linee di contatto, individuando ogni movimento di truppe, ogni concentramento logistico, ogni posizione di artiglieria.4 Il risultato è la creazione di uno spazio di battaglia in cui la vecchia distinzione tra «visibile» e «nascosto», sulla quale si fondavano le dottrine di manovra del XX secolo, è radicalmente compressa.
Le implicazioni tattiche sono profonde e controintuitive. L’effetto sorpresa — uno dei principi fondamentali della dottrina militare dalla blitzkrieg alle teorie dell’AirLand Battle della Guerra Fredda — è ridotto al minimo: qualsiasi accumulo di forze in campo aperto viene individuato, geolocalizzato e ingaggiato in tempi brevissimi. Il ciclo OODA (Observe-Orient-Decide-Act) del difensore si è compresso a un punto tale che le grandi formazioni corazzate in movimento costituiscono bersagli vulnerabili prima ancora di raggiungere la linea di contatto. I carri armati, i veicoli corazzati e i camion logistici — protagonisti indiscussi della guerra di movimento novecentesca — si trovano esposti a droni FPV (First Person View) a basso costo capaci di portare cariche esplosive con precisione metrica.5
Il secondo fattore è la massificazione del drone come sistema d’arma. L’Ucraina ha prodotto e impiegato droni FPV in quantità industriali — centinaia di migliaia nell’arco del conflitto — abbassando il costo di un’azione offensiva efficace a poche centinaia di euro per arma. Questo ha trasformato la logistica da funzione di supporto a bersaglio primario: colpire un deposito di munizioni, intercettare una colonna di rifornimento o distruggere un mezzo di evacuazione feriti è diventato un atto tattico alla portata di una squadra di due operatori. Lo stesso fenomeno vale per la difesa: le linee avanzate possono essere monitorate e presidiate da una rete di droni con copertura continua, rendendo le infiltrazioni non rilevate assai più difficili.
Il paradosso tecnologico che ne emerge è storicamente sorprendente: un arsenale tecnologico di XXI secolo ha prodotto un campo di battaglia che per molti aspetti ricorda quello della Prima guerra mondiale. La trasparenza totale dello spazio aereo basso e la letale efficacia dei droni rendono il movimento in campo aperto sistematicamente costoso, spingendo le forze verso il sottosuolo. Trincee, camminamenti coperti, bunker interrati, reti di gallerie: strutture che sembravano relitti di una guerra arcaica sono tornate a essere il fondamento della sopravvivenza tattica.6 Le linee di contatto nel Donbas replicano per estensione e morfologia i fronti del 1916 in Francia e in Belgio. I tentativi di sfondamento ripetono, con mezzi più sofisticati, la stessa logica dell’assalto contro posizioni difensive densamente presidiate e pre-individuate.
Questa premessa tecnologica è indispensabile per comprendere il ragionamento che seguirà. Se il campo di battaglia è trasparente e il movimento è costoso, allora la qualità delle decisioni tattiche — la velocità di adattamento, la capacità di cogliere la brevissima finestra tra l’individuazione di un’opportunità e la sua chiusura — diventa il fattore discriminante. Un sistema di comando che decide rapidamente e decentralmente ha un vantaggio strutturale su uno che deve attendere l’autorizzazione gerarchica per ogni adattamento. E come si argomenterà, questa differenza dottrinale non è indipendente dalla natura dei sistemi politici che l’hanno generata.
3. Sistemi politici e culture militari: la radice strutturale dell’asimmetria
3.1 La democratura russa e la verticale del comando
Il concetto di «democratura» — contrazione semantica di democrazia e dittatura — designa quei regimi che mantengono le forme esteriori della competizione elettorale e del pluralismo istituzionale, svuotandone integralmente il contenuto sostanziale attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione, la repressione selettiva dell’opposizione e la colonizzazione degli apparati statali da parte di reti di fedeltà personale.7 La Russia di Vladimir Putin rappresenta il caso paradigmatico di questa categoria: un sistema in cui le elezioni si svolgono regolarmente e producono risultati predeterminati, in cui esiste una Duma formalmente legislativa che non legifera autonomamente, in cui la magistratura amministra una giustizia selettiva funzionale al mantenimento del potere.8
La struttura profonda di questo sistema — che i politologi russi chiamano «verticale del potere» (vertikal’ vlasti) — è quella di una piramide in cui ogni livello istituzionale deve la propria sopravvivenza non alla legittimità funzionale né al consenso popolare, ma alla fedeltà al livello superiore.9 L’ascesa al potere dei siloviki — i quadri provenienti dai servizi di sicurezza e dall’apparato militare — ha consolidato una cultura organizzativa in cui la lealtà personale prevale sulla competenza professionale, e in cui il rischio di dissenso supera sempre il rischio dell’inefficienza.10
Questa struttura politica si replica con conseguenze devastanti nella cultura del comando militare. Storicamente, le forze armate sovietiche erano state progettate non per massimizzare l’efficienza bellica ma per garantire il controllo politico sul corpo ufficiali. Il timore del colpo di Stato — così radicato nella memoria storica del Cremlino — aveva prodotto un sistema in cui l’iniziativa autonoma dei comandanti era sistematicamente scoraggiata, in cui il flusso delle informazioni verso l’alto era filtrato e abbellito, e in cui il merito militare contava assai meno della fedeltà politica nelle promozioni. Le forze armate russe contemporanee hanno ereditato questa struttura con pochi aggiornamenti sostanziali.
Nel contesto del campo di battaglia trasparente descritto nella sezione precedente, questa rigidità gerarchica diventa una vulnerabilità sistemica di primo ordine. I comandanti tattici russi, condizionati a non deviare dagli ordini ricevuti, reiterano assalti fallimentari piuttosto che adattarsi alle condizioni reali del terreno. Preferiscono sacrificare vite umane — alimentando salient insostenibili — piuttosto che assumersi la responsabilità di un cambio di piano non autorizzato.11 La trasparenza tecnologica del campo di battaglia rende ogni errore immediatamente visibile e ogni ritardo decisionale immediatamente letale: in un ambiente in cui le finestre di opportunità si aprono e si chiudono nel giro di minuti, la paralisi gerarchica non è soltanto inefficiente, è mortale.
3.2 La democrazia ucraina e la cultura dell’iniziativa
Il sistema politico ucraino presenta una traiettoria radicalmente diversa. La Rivoluzione arancione del 2004 e, soprattutto, la Rivoluzione della Dignità (Euromaidan) del 2013-2014 hanno prodotto non soltanto cambiamenti di governo ma una profonda trasformazione culturale nella relazione tra cittadini e istituzioni.12 L’Ucraina post-2014 è una democrazia imperfetta — segnata da problemi di corruzione, oligarchia e fragilità istituzionale — ma è una democrazia genuina nel senso sostanziale: le elezioni producono alternanze reali, la stampa è plurale, la società civile è vitale, le istituzioni sono contestate e riformabili.
L’invasione del 2022 ha mobilitato non un esercito di leva obbediente a ordini centrali, ma una «nazione in armi» motivata da una causa che i soldati comprendono, condividono e difendono con convinzione personale.13 La motivazione non è soltanto un fattore psicologico: essa si traduce in una disponibilità all’iniziativa, alla creatività tattica, alla resistenza nell’avversità che non può essere prodotta da alcun addestramento su un personale che combatte per paura della punizione. In un campo di battaglia trasparente, in cui ogni operatore di drone, ogni tiratore scelto, ogni nucleo di fanteria leggera deve prendere decisioni autonome in pochi secondi, questa disposizione culturale all’iniziativa costituisce un moltiplicatore di forza concreto e misurabile.
La riforma del corpo dei sottufficiali (NCO) avviata dopo il 2014 — in collaborazione con i partner NATO e con la Guardia Nazionale della California — ha istituzionalizzato questa cultura nell’organizzazione militare.14 Il modello pedagogico «Be, Know, Do» (Essere, Sapere, Fare) è, nella sua essenza, una traduzione militare dei valori della cittadinanza democratica: si forma il carattere morale del leader, si sviluppano le competenze professionali, si coltiva la capacità di agire autonomamente in situazioni di incertezza.15 Nel 2025 un audit della NATO ha certificato l’implementazione di un sistema educativo multilivello (L-1 a L-5) e l’integrazione degli standard dottrinali alleati.
4. La guerra come duello e la struttura delle forze morali: Clausewitz interprete del presente
4.1 Il duello come metafora della reciprocità
Carl von Clausewitz apre il primo capitolo del primo libro di Vom Kriege con una definizione che contiene già in sé il germe della critica al quantitativismo analitico. La guerra, scrive Clausewitz, «è un atto di forza per costringere il nemico a fare la nostra volontà»; ma immediatamente precisa che questa forza non opera nel vuoto: essa è sempre una risposta a una forza contraria, in un duello continuo tra due volontà antagoniste.16 Il nemico non è un bersaglio passivo ma un soggetto attivo che reagisce, si adatta, sorprende. Gli analisti occidentali del febbraio 2022 avevano calcolato la potenza di fuoco russa in modo unilaterale, senza incorporare nel modello la capacità adattiva ucraina.
Clausewitz distingue poi tra la «guerra assoluta» — l’escalation teoricamente illimitata — e la «guerra reale», temperata dalla razionalità politica, dall’attrito fisico e dalla resistenza morale dei contendenti.17 La Russia ha commesso nel 2022 l’errore opposto: ha pianificato una guerra lampo sulla base della superiorità materiale, ignorando che la «guerra reale» avrebbe opposto resistenze di natura qualitativa e morale che nessun calcolo quantitativo può anticipare. Il campo di battaglia trasparente ha ulteriormente penalizzato questo errore di calcolo: la superiorità numerica delle colonne corazzate russe in marcia verso Kyiv si è rivelata una vulnerabilità — bersagli visibili, raggruppati, lenti — anziché una risorsa.
4.2 Le forze morali come variabile moltiplicatrice
La categoria clausewitziana delle «forze morali» rappresenta il contributo più originale del prussiano alla teoria strategica contemporanea. Clausewitz sostiene che «la potenza di resistenza di un belligerante è espressa dal prodotto di due fattori inseparabili: l’entità dei mezzi a disposizione e la forza della volontà».18 La relazione è moltiplicativa: se il fattore «volontà» (W) tende a zero, l’intera equazione collassa indipendentemente dall’entità dei mezzi materiali (M).
Gli analisti che prevedevano la caduta di Kyiv in 72 ore avevano stimato correttamente la componente M della superiorità russa, ma avevano assegnato alla componente W ucraina un valore prossimo a zero.19 L’invasione ha dimostrato che la stessa debolezza dello Stato che rendeva l’Ucraina vulnerabile alla corruzione aveva anche prodotto una società civile straordinariamente capace di autoorganizzarsi e resistere. Sul fronte russo, il collasso progressivo del fattore W nell’apparato militare è la conseguenza diretta di un sistema politico che premia la fedeltà sulla competenza e punisce l’onestà verso i superiori. I rapporti intercettati di ufficiali russi che falsificano i dati sulle perdite non sono episodi individuali di viltà: sono il comportamento razionale di soggetti inseriti in un sistema che incentiva la lealtà apparente e punisce la verità scomoda.20
4.3 L’attrito come fondamento dell’Auftragstaktik
Il terzo concetto clausewitziano essenziale è quello di «attrito» (Friktion): l’accumulo di impedimenti imprevisti — il maltempo, i guasti tecnici, i malintesi comunicativi, la paura fisica dei combattenti, le decisioni improvvise del nemico — che nella guerra reale separano costantemente il piano dall’esecuzione.21 «In guerra tutto è semplice», scrive Clausewitz, «ma anche la cosa più semplice è difficile». Nel campo di battaglia trasparente, l’attrito non è diminuito dall’abbondanza di informazioni: al contrario, la velocità con cui le situazioni evolvono aumenta la pressione sulle capacità decisionali, moltiplicando le occasioni in cui il piano cede di fronte alla realtà.
L’Auftragstaktik è nata precisamente come risposta organizzativa all’inevitabilità dell’attrito clausewitziano.22 Riconoscendo che nessun piano sopravvive intatto al contatto con il nemico, i teorici militari prussiani conclusero che l’unica risposta adeguata era la decentralizzazione del comando: definire l’obiettivo e l’intenzione del comandante superiore (Auftrag), delegare ai subordinati la scelta del «come» in base alle condizioni reali del terreno, costruire una fiducia reciproca sufficiente a garantire che l’iniziativa autonoma fosse sempre orientata verso l’obiettivo comune. Nel contesto del campo di battaglia trasparente, questa logica acquista ulteriore urgenza: i cicli decisionali si misurano in minuti, e la centralizzazione gerarchica non è solo inefficiente — è strutturalmente incompatibile con la velocità operativa richiesta.
Il modello centralizzato russo, al contrario, pretende di eliminare l’attrito attraverso la pianificazione minuziosa e il controllo gerarchico totale. Nel momento in cui le contingenze reali scombinano i piani — e in un campo di battaglia sorvegliato h24 da migliaia di droni questo accade continuamente — l’impossibilità per i quadri intermedi di adattarsi senza autorizzazione amplifica gli effetti distruttivi dell’attrito, producendo la «paralisi operativa» diagnosticata da Prokopenko. La struttura politica della democratura si replica nella struttura militare, e la struttura militare amplifica l’attrito anziché smorzarlo.
5. La campagna di Dobropillia (2025): un caso di verifica empirica
5.1 L’infiltrazione russa e la penetrazione del saliente
L’offensiva russa nel settore di Dobropillia (oblast’ di Donetsk), avviata l’11 agosto 2025, fornisce un caso di studio di eccezionale valore per verificare empiricamente le ipotesi teoriche elaborate nelle sezioni precedenti.23 Dopo aver fallito i tentativi di assalto frontale contro le città fortificate di Pokrovsk e Dobropillia, le forze russe hanno mutato tattica adottando infiltrazioni di fanteria leggera lungo percorsi protetti dalla vegetazione — burroni e boscaglie orientati nord-sud — che hanno consentito di eludere per oltre due settimane i droni da ricognizione ucraini. Il fatto stesso che l’unica penetrazione profonda rilevante della campagna sia avvenuta approfittando di zone inaccessibili alla sorveglianza aerea — la vegetazione estiva densa come scudo contro i droni — conferma negativamente la tesi della trasparenza totale: le uniche infiltrazioni tatticamente riuscite sono quelle che sfruttano i rari spazi sottratti alla visibilità continua. Il risultato è stato un saliente profondo fino a 20 km con un fronte di 15 km, denominato «le orecchie di coniglio» dalla cartografia del progetto DeepState.
Il momento di difficoltà per le forze ucraine non è stato di natura materiale. La vulnerabilità era di natura organizzativa e culturale: alcuni comandi intermedi ucraini avevano esitato a riferire onestamente la gravità dell’infiltrazione alle unità limitrofe e ai comandi superiori, replicando — in forma attenuata — esattamente la patologia informativa che caratterizza il modello centralizzato russo. Questa diagnosi di Prokopenko è particolarmente significativa perché ammette la presenza di una tensione interna nel modello ucraino: la transizione dall’Auftragstaktik come principio dottrinale all’Auftragstaktik come cultura organizzativa radicata è un processo ancora incompiuto.
5.2 La controffensiva del 1º Corpo «Azov» come modello di difesa mobile asimmetrica
La risposta ucraina — orchestrata a partire dal 21 agosto 2025 sotto la direzione del 1º Corpo della Guardia Nazionale «Azov» con il supporto diretto del Comandante in Capo Oleksandr Syrskyi —24 ha dimostrato esattamente le caratteristiche attese da un modello clausewitziano di «guerra reale» fondato sulle forze morali e sulla gestione adattiva dell’attrito. Anziché replicare l’assalto frontale, le forze ucraine hanno impiegato una difesa mobile asimmetrica basata sull’interdizione tecnologica: i droni FPV e da ricognizione hanno sistematicamente isolato le linee di comunicazione del saliente russo, impedendo i rifornimenti e neutralizzando la capacità delle forze avanzate di consolidare le posizioni nelle trincee già scavate lungo il perimetro del saliente. Una volta isolate, le frazioni tattiche russe sono state frammentate e neutralizzate in scontri di attrito gestiti a livello di battaglione e di compagnia.
L’operazione si è conclusa il 29 novembre 2025 con la liberazione di 168-188 km² di territorio. Le perdite russe certificate — oltre 12.000 tra caduti e feriti, 93 carri armati, 259 veicoli corazzati, 314 pezzi di artiglieria — documentano il costo della rigidità gerarchica sul campo di battaglia moderno.25 Una forza che non riesce ad adattarsi, che continua ad alimentare un saliente insostenibile perché nessun comandante intermedio può ordinare il ripiegamento senza autorizzazione superiore, trasforma il proprio errore tattico iniziale in una catastrofe operativa.
5.3 La decentralizzazione dello strike profondo come innovazione dottrinale
Un secondo elemento di rilievo emerge dall’analisi della struttura del 1º Corpo «Azov»: la decentralizzazione della capacità di strike a lungo raggio (fino a 250 km) a livello di singolo corpo d’armata, attraverso il 41º Reggimento Sistemi Sganciati «Pilum», istituito nel maggio 2026.26 Nella dottrina militare convenzionale, le capacità di fuoco con portata superiore ai 150 km sono gestite a livello di comando di teatro. La scelta ucraina di attribuirle a un corpo d’armata rispecchia la stessa logica dell’Auftragstaktik applicata alla dimensione operativa: avvicinare la decisione al contesto, ridurre il ciclo OODA, e consentire al comandante che conosce il settore di identificare ed ingaggiare i nodi logistici avversari prima che possano influire sulla linea di contatto tattico. In un campo di battaglia trasparente, la profondità operativa è essa stessa uno spazio di manovra: colpire i depositi logistici e i nodi ferroviari prima che le riserve nemiche raggiungano la linea di trincee equivale a vincere la battaglia di attrito prima che essa inizi.
Questa innovazione è resa possibile dall’ecosistema tecnologico-industriale ucraino: la proliferazione di startup specializzate nella produzione di droni e vettori a lungo raggio — come la Fire Point, che produce il drone FP-1 con portata fino a 1.600 km — consente al 1º Corpo di applicare la dottrina della Battlefield Air Interdiction (BAI) attraverso mezzi prodotti industrialmente a costi ridotti.27 La guerra di attrito moderna si vince non soltanto accumulando risorse ma interrompendo la capacità del nemico di proiettarle sul terreno.28
6. Implicazioni teoriche e prospettive strategiche
6.1 Il sistema politico come fattore di potenza militare
L’analisi condotta nelle sezioni precedenti supporta una proposizione teorica di portata generale: nella guerra ad alta intensità del XXI secolo, il sistema politico è un fattore di potenza militare di prima grandezza, non assimilabile né riducibile agli indicatori materiali tradizionali. Questa proposizione non è nuova nel pensiero strategico — Clausewitz stesso concepiva la guerra come continuazione della politica con altri mezzi — ma l’era del campo di battaglia trasparente le conferisce un rilievo senza precedenti.
In un campo di battaglia pervaso da sensori, in cui i cicli decisionali si misurano in minuti, la velocità e la qualità delle decisioni tattiche sono decisive quanto la superiorità numerica. Un sistema politico che distrugge la fiducia tra i livelli gerarchici, che punisce l’iniziativa autonoma e che filtra verso l’alto le informazioni scomode produce comandanti tattici incapaci di reagire alla velocità richiesta.29 La democratura russa non è soltanto un problema di diritti civili: è un deficit strategico strutturale, tanto più grave quanto più il campo di battaglia è tecnologicamente trasparente.
6.2 La democrazia come vantaggio comparato nella guerra moderna
La letteratura sulla «pace democratica» ha da tempo identificato una correlazione tra regimi democratici e comportamenti internazionali più cooperativi.30 Il caso ucraino suggerisce l’esistenza di un «vantaggio democratico» anche nella conduzione della guerra, ma di natura specifica: non la superiorità strategica dei leader democratici nell’identificare le guerre vincibili — argomento controverso — bensì un vantaggio organizzativo e culturale nel livello tattico e operativo.31 La fiducia reciproca necessaria all’Auftragstaktik è più naturale in una società che valorizza l’autonomia individuale, la responsabilità personale e la comunicazione orizzontale. E in un campo di battaglia dove le trincee sono un rifugio necessario ma l’azione deve scattare in pochi secondi quando la finestra si apre, questa disposizione culturale diventa la differenza tra sopravvivere e perire.
Questo non significa che le democrazie vincano sempre le guerre, né che l’Ucraina abbia già vinto il conflitto. Significa che l’Ucraina ha trasformato le risorse culturali della propria democrazia in capacità militare, e che questa trasformazione ha compensato in misura significativa gli svantaggi materiali imposti dall’asimmetria demografica e industriale con la Russia.
6.3 Implicazioni per la difesa europea
Le democrazie europee che investono nella difesa in risposta all’aggressione russa devono investire anche nella cultura del comando che rende quella difesa efficace. Un esercito europeo dotato di sistemi d’arma avanzati ma organizzato secondo logiche gerarchiche disfunzionali — eredità dei decenni post-Guerra Fredda in cui le forze armate erano strumenti di proiezione a bassa intensità, non di difesa collettiva ad alta intensità — non ha un vantaggio garantito su ciò che la Russia ha dispiegato in Ucraina.
La lezione ucraina è triplice. Prima: il campo di battaglia trasparente impone una revisione radicale delle dottrine di manovra: la mobilità delle grandi unità corazzate in campo aperto è costosa; la sopravvivenza richiede capacità di defilade, dispersione e protezione underground. Seconda: la professionalizzazione dei quadri intermedi e la decentralizzazione del processo decisionale tattico non sono investimenti facoltativi, sono precondizioni dell’efficacia bellica nell’era dei droni. Terza: il vantaggio comparato delle democrazie nella guerra moderna non è automatico: deve essere coltivato, istituzionalizzato e difeso anche contro le tendenze burocratiche all’accentramento proprie di qualsiasi grande organizzazione.
7. Conclusioni
L’articolo ha argomentato che la divergenza tra i modelli di comando delle forze armate russe e ucraine è la proiezione militare di una divergenza politica fondamentale: da una parte un sistema autoritario che ha bisogno del controllo gerarchico totale per perpetuarsi, dall’altra una democrazia che ha imparato a trasformare la propria cultura di autonomia civica in capacità militare adattiva. Questa divergenza si displega in un contesto operativo inedito — il campo di battaglia quasi integralmente trasparente reso possibile dalla sorveglianza satellitare commerciale e dalla massificazione dei droni — che penalizza ulteriormente la rigidità gerarchica e premia la velocità decisionale decentralizzata.
La grammatica clausewitziana — il duello come reciprocità, le forze morali come moltiplicatore, l’attrito come condizione universale della guerra reale — fornisce lo strumentario concettuale per rendere questa intuizione teoricamente rigorosa. E paradossalmente, la stessa tecnologia che avrebbe dovuto rendere obsoleta la dottrina ottocentesca del prussiano ne ha aggiornato la pertinenza: in un campo di battaglia dove le trincee tornano a essere rifugi necessari e dove ogni movimento scoperto è un bersaglio, le forze morali e la flessibilità del comando contano più che mai.
La cecità analitica diagnosticata dal generale Prokopenko non era soltanto un errore tecnico di valutazione degli ordini di battaglia: era un errore epistemologico più profondo, la sopravvalutazione del misurabile sul non-misurabile, del quantitativo sul qualitativo. Correggere questo errore — per gli analisti, per i pianificatori strategici, per chi progetta le difese europee — significa riconoscere che nella guerra moderna le forme di governo non sono una variabile indipendente dalla capacità di sopravvivere e di affermare la propria volontà nel mondo.
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Prokopenko, D., Chomu Zakhid pomylyvsya u prohnozakh shchodo viyny v Ukrayini: dosvid Azovu, Ukrainska Pravda, 27 maggio 2026.
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Nota sull’autore
Alberto Pagani è docente a contratto di Geopolitica e Geostrategia all’Università di Bologna. È stato membro della Camera dei Deputati (2013-2022), dove ha guidato il gruppo del Partito Democratico in Commissione Difesa. È autore di Intelligence e Servizi Segreti (Rubbettino, 2019) e collabora regolarmente con Formiche e HuffPost Italia.
1D. Prokopenko, «Chomu Zakhid pomylyvsya u prohnozakh shchodo viyny v Ukrayini: dosvid Azovu» [Perché l’Occidente ha sbagliato le previsioni sulla guerra in Ucraina: l’esperienza di Azov], Ukrainska Pravda, 27 maggio 2026, https://www.pravda.com.ua/columns/2026/05/27/8036556/
2Zelenskyy promotes Azov commander Prokopenko to brigadier general, Ukrainska Pravda, 25 febbraio 2026, https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/02/25/8022779/
3C. von Clausewitz, Vom Kriege, Ferdinand Dümmler, Berlin 1832 (trad. it. Della guerra, Mondadori, Milano 1970). Tutte le citazioni si riferiscono alla traduzione italiana.
4Sul fenomeno della «guerra trasparente» e della sorveglianza continua del campo di battaglia: F. Gros, États de violence. Essai sur la fin de la guerre, Gallimard, Paris 2006; T. Rid, Rise of the Machines: A Cybernetic History of War and Peace, Norton, New York 2016. Per l’impatto specifico dell’ISR commerciale e dei droni sulle operazioni in Ucraina: F. Kofman, «The Drone War in Ukraine», War on the Rocks, 2023; F. Cancian, «Lessons of the Ukraine War», Center for Strategic and International Studies, Washington 2024.
5Sull’accelerazione dei cicli decisionali tattici imposta dalla sorveglianza continua: J. Mearsheimer, «Back to the Future: Instability in Europe After the Cold War», in International Security, 15 (1990), n. 1, pp. 5-56; più recentemente: P. Scharre, Army of None: Autonomous Weapons and the Future of War, Norton, New York 2018, pp. 87-112.
6Sul ritorno della guerra di posizione e delle trincee nel conflitto ucraino: L. Freedman, «Why War in Ukraine Has Become a War of Attrition», Financial Times, 2023; M. Kofman, F. Lee, Attrition in Modern Warfare: The Russian Experience in Ukraine, CNAS, Washington 2023. Il paradosso per cui la tecnologia avanzata produce il ritorno a forme belliche ottocentesche è analizzato in: R. Smith, The Utility of Force: The Art of War in the Modern World, Allen Lane, London 2005.
7Il concetto di «democratura» — contrazione di democrazia e dittatura — è stato elaborato da J.J. Linz, Totalitarian and Authoritarian Regimes, Lynne Rienner, Boulder 2000. Per l’applicazione al caso russo si vedano: G. Gill, Democracy and Post-Communism, Routledge, London 2002; A. Wilson, Virtual Politics: Faking Democracy in the Post-Soviet World, Yale University Press, New Haven 2005.
8F. Zakaria, The Rise of Illiberal Democracy, in «Foreign Affairs», 76 (1997), n. 6, pp. 22-43. Per la Russia putiniana come caso paradigmatico: K. Dawisha, Putin’s Kleptocracy: Who Owns Russia?, Simon & Schuster, New York 2014.
9V. Gel’man, Authoritarian Russia: Analyzing Post-Soviet Regime Changes, University of Pittsburgh Press, Pittsburgh 2015, pp. 78-102. La «verticale del potere» (vertikal’ vlasti) è il termine con cui lo stesso Putin ha definito il proprio sistema di governance centralizzata.
10B. Renz, Russia’s Military Revival, Polity Press, Cambridge 2018; sulla «silovarcatura» come classe dirigente: O. Kryshtanovskaya, S. White, Putin’s Militocracy, in «Post-Soviet Affairs», 19 (2003), n. 4, pp. 289-306.
11R. Thornton, The Changing Nature of Modern Warfare, in «RUSI Journal», 160 (2015), n. 4, pp. 40-48. Sull’eredità dell’Armata Rossa nella struttura di comando russa moderna: L. Thomas, Russian Military Thought: Concepts and Elements, MITRE Corporation, McLean 2019.
12Per il testo della Costituzione ucraina del 1996 e le sue garanzie democratiche: https://www.president.gov.ua/en/constitutional-process. Sul processo di democratizzazione post-Euromaidan: A. Wilson, Ukraine Crisis: What It Means for the West, Yale University Press, New Haven 2014; T. Kuzio, Ukraine: Democratization, Corruption, and the New Russian Imperialism, Praeger, Santa Barbara 2015.
13P. D’Anieri, Ukraine and Russia: From Civilized Divorce to Uncivil War, Cambridge University Press, Cambridge 2019, pp. 145-167. Il concetto di «nazione in armi» viene ripreso dalla tradizione repubblicana francese (la nation en armes) e applicato alla mobilitazione ucraina post-2022.
14Adapt, Lead, Win: NCO Lessons from Ukraine, Army University Press, ottobre 2024; NCOs Key to Ukrainian Military Successes Against Russia, U.S. Department of War, https://www.war.gov/News/News-Stories/Article/Article/3313982/
15Sul modello «Be, Know, Do» applicato al corpo dei sottufficiali ucraini: Be-Know-Do, Army University Press, aprile 2026; NATO experts: Ukraine has achieved significant progress in professionalizing military education, MoD News, autunno 2025.
16Clausewitz, Della guerra, cit., Libro I, cap. I, § 2.
17Clausewitz, Della guerra, cit., Libro I, cap. I, § 24. Sull’applicazione del modello duale al conflitto ucraino: H. Strachan, Clausewitz’s On War: A Biography, Atlantic Monthly Press, New York 2007.
18Clausewitz, Della guerra, cit., Libro I, cap. I, § 28: «La potenza di resistenza di un belligerante è espressa dal prodotto di due fattori inseparabili: l’entità dei mezzi a disposizione e la forza della volontà».
19Per l’analisi delle «forze morali» in Clausewitz: P. Paret, Understanding War: Essays on Clausewitz and the History of Military Power, Princeton University Press, Princeton 1992, pp. 100-118.
20M. van Creveld, The Transformation of War, Free Press, New York 1991, pp. 33-62. La critica clausewitziana alla riduzione della guerra a parametri puramente materiali è sviluppata in Libro II, cap. III.
21Clausewitz, Della guerra, cit., Libro I, cap. VII. Il concetto di «attrito» (Friktion) è sviluppato come categoria epistemologica fondamentale: tutto ciò che nella guerra reale diverge dalla guerra pianificata è riconducibile all’attrito.
22Sull’Auftragstaktik come risposta organizzativa all’attrito clausewitziano: D. Zabecki, The German 1918 Offensives: A Case Study in the Operational Level of War, Routledge, London 2006; M. Samuels, Command or Control? Command, Training and Tactics in the British and German Armies, 1888-1918, Frank Cass, London 1995.
23Dobropillia offensive, Wikipedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Dobropillia_offensive; Analysis: Ukraine learns hard lessons from Russia’s evolving tactics after clearing Dobropillia ‘breakthrough’, The Kyiv Independent.
24Dobropillia Counteroffensive Has Thwarted Russia’s Summer Offensive Campaign — the President, https://www.president.gov.ua/en/news/dobropilska-kontrnastupalna-operaciya-zirvala-rosijsku-litny-100693; Russian Offensive Campaign Assessment, October 14, 2025, Institute for the Study of War.
25H. Biddle, Military Power: Explaining Victory and Defeat in Modern Battle, Princeton University Press, Princeton 2004; M. Kofman, F. Lee, Attrition in Modern Warfare: The Russian Experience in Ukraine, CNAS, Washington 2023.
26Ukraine’s National Guard forms two corps led by Azov and Khartiia Brigades commanders, Ukrainska Pravda, 15 aprile 2025; 1st Corps of the National Guard of Ukraine «Azov», https://azov.army/en/; U skladі 1-ho korpusu NHU «Azov» stvoryeno 41-y polk bezpilotnyh system «Pilum», ArmyInform, 4 maggio 2026.
27Ukraine becoming the «Silicon Valley» of defense as startups develop long-range drones and missiles, PBS NewsHour; Ukraine’s Intermediate-Range Strike Campaign, Institute for the Study of War, 2026.
28T.C. Schelling, Arms and Influence, Yale University Press, New Haven 1966, pp. 1-34; L. Freedman, Strategy: A History, Oxford University Press, Oxford 2013, pp. 391-412.
29Clausewitz, Della guerra, cit., Libro VIII, cap. VI B; F. Hoffman, Conflict in the 21st Century: The Rise of Hybrid Wars, Potomac Institute for Policy Studies, Arlington 2007.
30R. Dahl, Democracy and Its Critics, Yale University Press, New Haven 1989; J. Habermas, Faktizität und Geltung, Suhrkamp, Frankfurt 1992 (trad. it. Fatti e norme, Guerini, Milano 1996); M.C. Desch, Power and Military Effectiveness: The Fallacy of Democratic Triumphalism, Johns Hopkins University Press, Baltimore 2008.
31D. Reiter, A.C. Stam, Democracies at War, Princeton University Press, Princeton 2002; D.A. Lake, Powerful Pacifists: Democratic States and War, in «American Political Science Review», 86 (1992), n. 1, pp. 24-37.
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