Sicurezza degli eventi, il controllo che non c’è. E la responsabilità che risale alla committenza
L’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria ha indirizzato al Ministero dell’Interno, ai Sottosegretari competenti, all’Ispettorato Nazionale del Lavoro e alla Guardia di Finanza una segnalazione formale sull’impiego, ai varchi di concerti e manifestazioni, di personale non qualificato al posto degli Addetti ai Servizi di Controllo. Antincendio prestati alla security, tesserini contraffatti, lavoro nero, agenzie senza autorizzazione e pseudovolontariato: un fenomeno che, secondo l’associazione, distorce il mercato e mette a rischio il pubblico.
Scelta singola
Punire severamente gli organizzatori che risparmiano sulla sicurezza degli eventi, cosa ne pensi?
C’è una scena che, secondo l’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria, si ripete con frequenza crescente davanti ai varchi di concerti, festival e manifestazioni all’aperto. Operatori in maglietta e pettorina presidiano gli ingressi, filtrano il pubblico, controllano le borse e indirizzano i flussi verso i settori. In apparenza è un servizio di sicurezza come tanti. Sul piano giuridico, denuncia AISS, in un numero non trascurabile di casi sicurezza non è, perché quel personale non è composto da Addetti ai Servizi di Controllo regolarmente iscritti.
Il fenomeno, sottolinea l’associazione, ha più volti. C’è chi impiega operatori formati esclusivamente come addetti antincendio per svolgere funzioni di controllo che non competono loro. C’è chi esibisce tesserini contraffatti o non conformi, costruiti per richiamare il modello previsto dalla normativa del 2009 ma privi di qualsiasi titolo a monte. C’è il ricorso al lavoro nero e a personale fornito da agenzie prive dell’autorizzazione prefettizia. E c’è il capitolo, particolarmente insidioso, del falso volontariato, ossia associazioni che dovrebbero occuparsi di accoglienza e di assistenza al pubblico, attività riconducibili alla safety, e che invece vengono impiegate per svolgere a tutti gli effetti compiti di security, dal presidio dei varchi al controllo degli accessi.
Su questo quadro l’associazione, che riunisce titolari di aziende autorizzate ai sensi dell’articolo 134 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, ha inviato una segnalazione istituzionale al Ministero dell’Interno e ai Sottosegretari competenti, all’Ispettorato Nazionale del Lavoro e al Comando Generale della Guardia di Finanza, per conoscenza alle Prefetture e alle Questure. La scelta dei destinatari riflette la natura composita del problema, che tocca insieme l’ordine pubblico, la regolarità del lavoro e i profili fiscali e contributivi.
Il cuore giuridico della questione è la non fungibilità tra figure che appartengono a sistemi normativi distinti. L’addetto antincendio nasce nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, trova fondamento nel decreto legislativo 81 del 2008 e nel decreto ministeriale 2 settembre 2021, che articola la formazione su livelli diversi in funzione del rischio incendio, con corsi di quattro, otto e sedici ore. Il suo compito è la prevenzione incendi, la lotta antincendio e la gestione dell’emergenza, secondo la normativa applicabile, incluso, dove ne ricorrano i presupposti, il decreto ministeriale 19 agosto 1996 per i locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo. Quella formazione, di per sé, non abilita a presidiare un varco né a controllare un accesso, e lo stesso vale, a maggior ragione, per i volontari di un’associazione o per chi non possiede alcun titolo.
Sono attività che spettano all’Addetto ai Servizi di Controllo, figura disciplinata dall’articolo 3, commi da 7 a 13, della legge 94 del 2009 e dal decreto attuativo del 6 ottobre 2009, che all’articolo 5 ne elenca le mansioni, dal presidio degli ingressi alla regolamentazione dei flussi, dalla verifica del titolo di accesso al controllo sommario visivo del pubblico. Lo stesso decreto subordina l’impiego dell’addetto all’iscrizione nell’elenco tenuto presso la Prefettura, previa verifica dei requisiti soggettivi. Quando il servizio è affidato all’esterno, il canale previsto è il personale dipendente da istituti autorizzati ai sensi dell’articolo 134 del Testo Unico, ferma restando la possibilità per il gestore di impiegare proprio personale, purché iscritto. È in questa cornice che si colloca la distinzione tra safety e security, chiarita negli indirizzi del Ministero dell’Interno a partire dalla circolare del Capo della Polizia del 7 giugno 2017, dove la prima riguarda i dispositivi e le misure a tutela dell’incolumità delle persone e la seconda i servizi di ordine e sicurezza. È esattamente il confine che, secondo AISS, il falso volontariato valica quando passa dall’accoglienza al controllo.
L’associazione tiene a precisare che non è in discussione l’impiego di addetti antincendio o di volontari per le funzioni loro proprie, indispensabili a ogni manifestazione. Ciò che AISS contesta è l’utilizzo di quel personale, e di chiunque sia privo dell’iscrizione prefettizia prevista per gli ASC, per svolgere il presidio degli ingressi e il controllo degli accessi, mansioni che il decreto del 2009 riconduce espressamente agli addetti ai servizi di controllo. Diverso e più grave, aggiunge l’associazione, è il caso dei tesserini contraffatti, dove all’esercizio abusivo della funzione si somma la falsificazione di un documento di riconoscimento.
È poi sul fronte della responsabilità che la segnalazione introduce l’argomento di maggior peso. Secondo AISS la colpa non si esaurisce nell’agenzia che fornisce personale abusivo né nel singolo operatore privo di titolo, perché la legge guarda anche a chi quel servizio lo commissiona. L’articolo 3, comma 11, della legge 94 del 2009 impone a chi intende avvalersi degli Addetti ai Servizi di Controllo di sceglierli tra gli iscritti e di darne preventiva comunicazione al Prefetto, e il comma 13 stabilisce che alla medesima sanzione amministrativa, da millecinquecento a cinquemila euro, soggiace anche chiunque impieghi per quelle attività soggetti diversi da quelli iscritti. Ne discende, è il ragionamento dell’associazione, che la committenza che si affida a un’agenzia abusiva, a un’associazione di pseudovolontariato o a personale non iscritto per contenere i costi, è destinataria diretta della sanzione, non un terzo estraneo alla violazione.
Le ragioni della deriva, osserva AISS, sono quasi interamente economiche. Produrre un Addetto ai Servizi di Controllo richiede un iter formativo articolato, la verifica dei requisiti, il passaggio dalla Prefettura e un inquadramento contrattuale corretto, mentre un addetto antincendio, un volontario o un lavoratore in nero costano meno e si reperiscono più in fretta. Il risultato è un riposizionamento puramente nominale delle mansioni, per cui ciò che è a tutti gli effetti controllo accessi viene ribattezzato accoglienza, assistenza o instradamento, così da coprire con manodopera più economica un’attività che la legge riserva a operatori iscritti e verificati. Un meccanismo che penalizza le imprese che operano nella legalità e che, soprattutto, indebolisce proprio l’anello destinato a reggere nei momenti critici, quando la differenza tra un presidio adeguato e uno insufficiente può misurarsi in vite umane.
Nel chiudere la segnalazione l’associazione richiama la tragedia di Crans Montana e la memoria delle giovani vittime e del lavoratore della sicurezza che vi ha perso la vita, e chiede che il 2026 sia anche in Italia l’anno di un ripristino effettivo della legalità nella sicurezza degli eventi. In concreto, AISS sollecita controlli più stringenti sul personale realmente impiegato ai varchi, la verifica delle iscrizioni e della comunicazione preventiva al Prefetto, l’accertamento della coerenza tra mansione dichiarata ed effettiva, degli inquadramenti contrattuali e dell’eventuale ricorso al lavoro nero, oltre al corretto dimensionamento dei servizi rispetto all’affluenza e ai varchi. E chiede che la sanzione non si fermi all’agenzia abusiva, all’associazione di comodo e all’operatore privo di titolo, ma risalga la catena fino alla committenza che quel servizio ha scelto e pagato.
L’articolo Sicurezza degli eventi, il controllo che non c’è. E la responsabilità che risale alla committenza proviene da Difesa Online.
L’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria ha indirizzato al Ministero dell’Interno, ai Sottosegretari competenti, all’Ispettorato Nazionale del Lavoro e alla Guardia di…
L’articolo Sicurezza degli eventi, il controllo che non c’è. E la responsabilità che risale alla committenza proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
